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CORTOMETRAGGIO

STARK DUST
INVESTIGATIVO NOIR
Di Avvisato&Silenzi
con
Andrea Cotrone


Un cortometraggio in bianco e nero interpretato da me che potete vedere nei miei video. e lasciare commenti e critiche...
 
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Professione Animatore

Post n°500 pubblicato il 12 Settembre 2009 da kiblyn



Origine: www.professioneanimatore.com
ProfessioneAnimatore è il miglior sito per gli animatori turistici ma soprattuttoper chi desidera in traprendre quest'affascinante carriera. Consiglipratici, dritte, indirizzi e materiale da scaricare sono a tuadisposizione completamente gratis.

 
 
 

Eccomi di ritorno, Buon Anno TUTTI.

Post n°497 pubblicato il 07 Gennaio 2009 da kiblyn

 Questo è un rifacimento di cortometraggio che già vi ho fatto vedere.  Molto carino.

 Una Buona Visione a tutti.




 
 
 

Ricette medioevali

Post n°496 pubblicato il 29 Settembre 2008 da kiblyn


PER FARE
UN SUFFRITTO DE CARNE...



Anche questa ricetta (che non
trascriviamo ma pubblichiamo dal testo stesso), e tratta dal ricettario di Martino da
Como.
Si potrebbe utilizzare anche il coniglio, oltre agli animali che Martino ci indica.

Incominciamo con gli ingredienti: un
pollastrello o un coniglio, gr.100 di lardo, vino bianco, due o tre tuorli d'uovo, brodo
di carne, aceto, prezzemolo, salvia, zafferano, spezie varie, olio, sale. Pulire e lavare
bene l'animale scelto e lasciarlo a bagno in acqua  fredda e un bicchiere di aceto
per circa un'ora. Dopo questa prima fase tagliare a pezzi. In una padella fate soffriggere
per poco il lardo e la salvia,
quindi aggiungervi il pollo o il coniglio facendolo
rosolare bene da ogni  parte; irrorare con un un abbondante bicchiere di vino bianco,
tappare e fare evaporare a fuoco lento, dopo aver salato in giusta quantita. 
Mentre la carne cuoce, sbattete i tuorli
d'uovo aggiungendovi un poco di vino, brodo, una spruzzata d'aceto, lo zafferano e le
spezie (un poco di noce moscata, chiodi di garofano in polvere). Quando la carne sara
cotta si dovra togliere la salvia, scolare il grasso di cottura, quindi versare il
contenuto sbattuto e rimettere sul fuoco  per un paio di minuti, avendo cura di
mescolare bene. Cospargere di prezzemolo tritato e mescolare ancora una volta, quindi
servire ben caldo in un piatto di portata
guarnito di ciuffi di prezzemolo. Come gia detto, il piatto risulta
ottimo se si usa il coniglio oppure, meglio ancora, i piccioni. E' un piatto molto
elegante che potete servire per una cena importante, coinvolgendo i vostri ospiti che,
certamente ve ne chiederanno la ricetta…..


PERE SCIROPPATE AL
VINO



"Piglia una buona
libra della sopradette frutte pelate, eccetto delle marene, che non van pelate senza
picolli, e ponilo in una pigniata con libra meza di zuccaro, e un pezzo di cannella,
intiera, e mezzo bicchiero d'acqua rosata, e quattro oncie di butiro fresco, e ponilo al
fuoco, e falli levare il boglio si che habbi quasi la cotta della salsa reale, e ponelli
poi le frutta, e lascialle boglier  fino che seran cotte."

 La ricetta e tratta dallo
scritto di Messisbugo che fu scalco ed amministratore ducale alla corte degli Estensi di
Ferrara (XVI secolo). La ricetta in originale e anche per altri tipi di frutta fresca
(ciliegie, prugne, ecc.). E' una ricetta molto delicata, di piacevole gusto e raffinata.
Gli ingredienti sono: pere, zuc
chero,
burro, vino rosso, acqua di rose, cannella. Dopo aver pulito le pere, tagliarle in quattro
parti per il lungo, levando il torsolo. Portare ad ebollizione il vino rosso nel quale
deve essere messo il burro, lo zucchero, l'acqua di rose, la cannella. Immergere le pere e
fare cuocere per 20-30 minuti sino a che le stesse pere non sono divenute di un bel colore
rosa. Scolate le pere e servitele.


Queste pere vanno servite fredde, tuttavia potete utilizzare anche il sugo di cottura,
trasformandolo in una crema da versare sulle pere stesse.Dopo aver scolato le pere, nel
brodo di cottura aggiungete farina di mandorle, aggiustate di zucchero (se necessario),
quindi fate bollire sino ad ottenere una crema dalla giusta densita (volendo, potete
aggiungere un liquore aromatizzato…..). Versate questa crema ben calda sulle pere fredde
e servite…..vedrete che avra un gran successo !



 
 
 

Questa sera ci facciamo...

Post n°494 pubblicato il 24 Settembre 2008 da kiblyn

 PAELLA ALLA VALENCIANA 

El pueblo quieto

Enfrente de la iglesia está la casa donde yo nací. Es grande, pesada, majestuosa en su vejez…Tiene unas rejas que suenan a campanas. Cuando niño, mis amiguitos y yo tocábamos en ellas con una barra de hierro y su sonar nos volvía locos de alegría; y simulábamos tocar a fuego, a muerto y a bautizos… Por dentro la casa es fría y baja. En sus balcones las niñas de la enseñanza decían versos y cantares cuando pasaba la Virgen del Amor Hermoso y yo era rey con una bengala en la mano.

Federico García Lorca

Penso che questa sera una bella Paella alla Valenciana si può fare. Ho solo un problema secondo voi che vino ci sta bene?

Dimenticavo siete tutti invitati.

Buona Appetito

 


  • 350 gr. riso

  • 700 gr. pollo

  • 400 gr. coniglio

  • 100 gr. fagioli bianchi grandi

  • 350 gr. taccole (o fagiolini verdi grandi)

  • olio d'oliva

  • 1 spicchio d'aglio pelato

  • 1 pomodoro maturo pelato

  • ½ cucchiaio paprika dolce

  • 300 mg. zafferano

  • rosmarino

  • sale


La ricetta dell'originale Paella a la valenciana – sebbene le varianti siano ormai innumerevoli.

Va cotta in un tegame dal fondo spesso, o comunque...particolare.

Tagliare a pezzi regolari e della stessa grandezza il pollo e il coniglio.

Scaldare in una padella capiente un cucchiaio di olio d'oliva, e mettrevi a soffriggere la carne a fuoco molto lento. E' importante che la carne risulti ben soffritta, ma non bruciata.

Appena la carne risulta ben dorata si aggiungono i fagioli e le taccole, e si lasciano insaporire qualche minuto. Si aggiungono poi l'aglio, la parika ed il pomodoro frullato, e subito dopo si aggiunge 1 litro e mezzo d'acqua circa. Si aggiusta di sale e si lascia cuocere a fuoco lento per circa 30 minuti, aggiungendo acqua se fosse necessario.

Passati i 30 minuti il livello del brodo per la Paella dev'essere ridotto della metà circa.

A questo punto si aggiungono il riso e lo zafferano (va bene sia diluito che direttamente in stami o in polvere). Si mescola uniformemente, evitando di lasciare che il riso esca dal livello del brodo. Si cuoce a fuoco molto vivo per circa 7 minuti, o fino a quando il riso – a metà cottura – inizi ad addensarsi.

A questo punto si abbassa i lfuoco al minimo, si aggiunge – se piace – un rametto di rosmarino sul riso, e si lascia cuocere a fuoco dolcissimo per circa 5 minuti.

Se trascorsi i cinque minuti il riso rimane “brodoso” si farà proseguire la cottura di altri 3-4 minuti a fuoco vivo; se invece risulta più asciutta si lascia cuocere per altri 3-4 minuti a fuoco bassissimo. (La cottura totale del riso sarà di circa 14 – 16 minuti : 7 + 4 + 4).


La tradizione vuole che la si lasci riposare per 5 minuti lontano dal fuoco, perchè il riso termini la cottura e prenda fino in fondo i sapori lasciati dai liquidi della carne e delle verdure.

     A questo punto non ci resta che preparare il tutto e gustare. Ciao


 
 
 

Brasato al barolo e...

Post n°493 pubblicato il 22 Settembre 2008 da kiblyn

Si a pranzo è inutile pensare alla cena. Ma siccome devo fare il brasato al barolo inizio subito. Vediamo come si fà, dimenticavo buona cena a tutti.

 Anticamente la carne veniva cotta sulla brace del focolare domestico su recipienti metallici che venivano completamente immersi nella brace viva per assicurare una cottura più uniforme alla carne. L’aroma del vino veniva dato molto spesso non da una volontà di aromatizzare ma da una tecnica di conservazione della carne che veniva immersa nel vino e negli spiriti per prolungarne la vita. Il brasato piemontese è di regola di carne di Bue, proprio per una tradizione regionale nell’allevare buoi e tori, da cui qualche linguista ha intravisto anche l’origine etimologica del nome di Torino, dal termine latino “taurinorum” ovvero (allevamenti) di tori.

INGREDIENTI: 1 kg di carne bovina nel taglio cosiddetto “cappello di prete” (vedi nei tagli di carne), una bottiglia di Barolo di buona qualità e discretamente invecchiato, una cipolla, una costina di sedano, un paio di carote, un rametto di rosmarino, due o tre foglie di alloro, pepe nero a granuli, 50 gr. di burro, due o tre fette di lardo stagionato abbastanza spesse, due o tre spicchi d’aglio, un cucchiaio di fecola di patate

PREPARAZIONE: Scusate se ribadisco ogni volta questo concetto ma è essenziale capirlo: per realizzare questo piatto - così come ogni ricetta regionale - e godere appieno dei suoi sapori tradizionali occorre utilizzare ingredienti rigorosamente attinenti alla regione di appartenenza, e in questo caso mi riferisco soprattutto al vino più che alla carne. E’ quindi intuibile che voler realizzare un brasato al Barolo utilizzando un vino che non sia Barolo sarebbe come deturpare un quadro di Piero della Francesca. Per cui vi prego calorosamente di procurarvi una buona bottiglia di Barolo tenendo conto di partenza che non sarà proprio economicissima, ma vi assicuro che ne varrà la pena in termini di riuscita rispetto ad un altro vino o ad una qualità dozzinale.

Premesso questo possiamo iniziare marinando la nostra carne versandovi sopra in un recipiente di terracotta (è importante!) l’intera bottiglia di Barolo. Aggiungiamo sedano, carote e cipolle affettate, le foglie di alloro e il pepe a granuli. Lasciamo marinare per almeno un intera giornata in luogo asciutto e caldo, ben coperta. Trascorso questo intervallo di tempo preleveremo la carne dalla marinatura, la asciugheremo per sgocciolamento e la lardelleremo legando con dello spago ben saldamente le fette di lardo alla superficie della carne, quindi la depositeremo in una padella capace con una noce di burro, l’aglio affettato e il rosmarino, avendo cura di rosolarla a fuoco moderato sia da una parte che dall’altra. Nel frattempo andremo a filtrare il vino della marinatura con un colino, liberandolo dagli odori e dagli eventuali depositi della carne. Quindi lo verseremo in una casseruola facendolo bollire mentre gli odori filtrati li passeremo in un passaverdure e li conserveremo a parte. Quando il vino si sarà ridotto di circa un terzo lo verseremo sulla carne che nel frattempo risulterà ben rosolata avendola però prima liberata dalle fette di lardo (che lasceremo in padella) e dallo spago. A questo punto lasceremo il nostro brasato a cuocere placidamente nel vino di marinatura per un paio d’ore a fuoco molto basso, avendo cura di rigirarlo con un forchettone di tanto in tanto. Passate le due ore preleveremo la carne e aggiungeremo al liquido di cottura le verdure passate e un cucchiaio di fecola per addensare la salsa, che lasceremo in cottura a fuoco basso per ulteriori 10 minuti rimestandola dolcemente. A questo punto sul piatto di portata taglieremo con un coltello affilato il nostro brasato irrorandolo con la salsa ottenuta e serviremo ben caldo accompagnando con un purè di patate dolci oppure con un riso Pilaf, ambedue i contorni possono essere conditi con la salsa al Barolo del brasato.

Un vino da abbinare al brasato al Barolo? Naturalmente un vino piemontese, naturalmente un vino di grande carattere e spiccata personalità. In questa direzione io opterei per un Bonarda del Monferrato, un vino dalla decisa gradazione con vellutati toni speziati che non mancheranno di solleticare le esperienze sensoriali appena vissute con il Brasato, e financo di esaltarle ai massimi livelli che il nostro gusto può reggere.

 
 
 
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TERRA DI CONFINE

Terra di confine
regia Cesare Corrales
con Andrea Cotrone e Luca Milesi

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SI VEDENO FRAMMENTI
DELLO SPETTACOLO
 
Alma ausente

No te conoce el toro ni la higuera,
ni caballos ni hormias de tu casa.
No te conoce el niño ni la tarde
porque te has muerto para siempre.

No te conoce el lomo de la piedra,
ni el raso negro donde te destrozas.
No te conoce tu recuerdo mudo
porque te has muerto para siempre.

El Otoño vendrá con caracolas,
uva de niebla y montes agrupados,
pero nadie querrá mirar tus ojos
porque te has muerto para siempre.

Porque te has muerto para siempre,
como todos los muertos de la Tierra,
como todos los muertos que se olvidan
en un montón de perros apagados.

No te conoce nadie. No. Pero yo te canto.
Yo canto para luego tu perfil y tu gracia.
La madurez insigne de tu conocimiento.
Tu apetencia de muerte y el gusto de su boca.
La tristeza que tuvo tu valiente alegría.

Tardará mucho tiempo en nacer, si es que nace,
un andaluz tan claro, tan rico de aventura.
Yo canto su elegancia con palabras que gimen
y recuerdo una brisa triste por los olivos.

Di

Federico García Lorca
 

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EL SILENCIO

Oye, hijo mío, el silencio.
 
Es un silencio ondulado, 
un silencio, 
donde resbalan valles y ecos 
y que inclinan las frentes 
hacia el suelo.

Federico García Lorca