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Curiosità, novità, tendenze, irriverenze....del mondo internet!

Creato da papife il 18/11/2008

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Ritorniamo a sognare...

“Leggere è il cibo della mente: passaparola!è lo slogan della nuova campagna sostenuta dal Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri per incentivare le persone ad avvicinarsi alla lettura.

Lo scopo di questa campagna sarebbe quello di sensibilizzare i cittadini sull’importanza di promuovere ed incentivare la lettura in tutte le sue forme e ad ogni età, quale strumento insostituibile capace di diffondere la conoscenza,  la crescita e lo sviluppo della personalità di ogni individuo ed in particolare dei bambini e dei ragazzi.

La domanda è: ma da questo spot emerge davvero una visione della lettura vista non come un obbligo ma come un piacere capace di arricchire la vita?

Guardando uno spot proveniente dagli Stati Uniti che condivide il medesimo obiettivo viene effettivamente qualche dubbio…

Nello spot italiano sembra che nulla inviti alla lettura: i libri si vedono solo sullo sfondo e sono rappresentati come degli oggetti anonimi, senza nomi, senza dettagli e senza parole. Inoltre non traspare nessuna passione per i libri, nessun palpito del cuore nello sfogliarli, nessuna curiosità. Il messaggio del passaparola è freddo e non evoca nulla così come anche la musica di sottofondo.

Avete notato cosa leggono i personaggi? La bambina l'abbecedario (ma esiste ancora?), la ragazza un libro dell'università (stimolante…), la donna una rivista (molto istruttivo…)…

Si potrebbe affermare che lo spot italiano non miri a mettere in risalto il piacere della lettura, ma l'istituzione promotrice dell’iniziativa, cioè la "Presidenza del Consiglio dei Ministri”.

Guardate invece lo spot americano. Questo spot sembra davvero concepito per stimolare l'interesse alla lettura. Infatti vediamo titoli di libri che evocano ricordi di letture giovanili che hanno toccato il cuore di ogni lettore: il Mago di Oz, Robin Hood, Alice nel Paese delle Meraviglie, Harry Potter… Lo spot è ambientato nel mondo dei sogni in cui gli sguardi incantati dei bambini mettono veramente in luce la magia che i libri trasmettono. I bambini-ascoltatori vengono catturati da questa atmosfera fantastica e vengono catapultati in quei luoghi dai nomi fantastici: Neverland, Oz, Wonderland, Sherwood, Hogwarts… Inoltre la musica di sottofondo è magica, ipnotica e potenzia l'effetto delle immagini stimolando la fantasia ed attirando lo spettatore come faceva il pifferaio di Hamelin con i topolini.

Lo spot statunitense riporta davvero a quello che si dovrebbe provare quando si legge un libro: l'immersione in un altro mondo, un viaggio della mente

Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che è offerto al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in sé stesso”. [Il tempo ritrovato - Marcel Proust]. Sarebbe stato bello che lo spot italiano avesse comunicato quanto afferma nella poesia che lo accompagna:Leggere è un viaggio nel tempo, nello spazio, nella fantasia.Dalle righe di inchiostro arrivano delle emozioni che ci coinvolgono, ci fanno compagnia, ci fanno conoscere meglio noi stessi. Leggere è un invito a un'altra avventura, a un'altra scoperta, un grande privilegio della nostra vita; un modo per informarci, per crescere, per conoscere il mondo”.

Questo vuol dire leggere col cuore e non solo con la mente…

Buona lettura a tutti!

 
 
 

Quando il virus fa solo bene...

Dall’esplosione del fenomeno dei social network si è tanto sentito parlare di viral marketing e la domanda è… il marketing virale è davvero efficace e può essere utile per un’impresa? E soprattutto che cos’è? Come funziona? Vediamo un po’ di capire qualcosa…

Partiamo dalla sua definizione: “il marketing virale è un tipo di marketing non convenzionale che sfrutta la capacità comunicativa di pochi soggetti interessati per trasmettere il messaggio ad un numero esponenziale di utenti finali. È un’evoluzione del passaparola, ma se ne distingue per il fatto di avere un’intenzione volontaria da parte dei promotori della campagna”.

Il viral marketing è dunque un approccio di marketing che permette ad un messaggio di raggiungere in maniera apparentemente autonoma un numero sempre maggiore di persone, proprio come farebbe un virus: una volta iniettato inizia a moltiplicarsi e a diffondersi senza bisogno di ulteriori interventi da parte di chi l’ha generato.

Il Web è il suo terreno privilegiato di sviluppo e la chiave del successo di una campagna di viral marketing risiede nella mente del consumatore perché è lì che nasce la motivazione a rilanciare verso sempre nuovi destinatari il messaggio ricevuto per condividere con i propri amici e conoscenti un’occasione piacevole, un vantaggio tangibile od il puro piacere di aver scoperto qualcosa di nuovo.

Il principio del viral marketing si fonda quindi sull'originalità di un'idea: qualcosa che, a causa della sua natura o del suo contenuto, riesce ad espandersi assai rapidamente in una data popolazione.

In altre parole, il viral marketing è una forma di promozione basata sulla libera circolazione delle idee per mezzo di un semplice processo di passaparola: nel momento in cui ci piace qualcosa è un desiderio consueto il voler condividere le nostre scoperte con le persone che ci circondano. E, a loro volta, anche le persone con cui abbiamo condiviso qualcosa, seguiteranno a fare la stessa cosa con gli altri. Questo vuol dire appunto essere virale.

L’idea di utilizzare il destinatario di un messaggio come propagatore non è nuova ed i primi esempi, non sempre del tutto positivi, sono stati realizzati nel mondo dell’off-line con le cosiddette “catene di S. Antonio”. Il viral è però “esploso” grazie alla diffusione di Internet ed in particolare allo streaming video (si pensi a YouTube), alla posta elettronica e ai social network (Facebook in primis): strumenti che rendono più semplice la diffusione delle informazioni, la rendono più veloci e ne aumentano l’impatto.

Cosa deve fare una strategia di viral marketing per avere successo?

Deve innanzitutto far nascere delle emozioni, in quanto sarà la voglia di condividerle con amici e conoscenti a spingere il consumatore a diffondere il messaggio: si tratta, in sostanza, di edificare un palcoscenico virtuale in cui il consumatore-comunicatore vede la propria posizione riconosciuta e apprezzata.

È quindi fondamentale che il messaggio venga emesso con il linguaggio del portatore-consumatore e non con quello dell’emittente-azienda, pena il calo di plausibilità.

Ma la semplice diffusione del messaggio non è sufficiente, dato che l’azienda deve far sì che l’audience vi si riconosca e che, di conseguenza, lo faccia proprio. Ecco perché è importante il messaggio in se stesso e non solo il canale di diffusione adottato, anche se, certamente, i canali digitali si prestano meglio di altri a questo tipo di marketing. Non va, quindi, trascurata l’importanza di una strategia cross-mediale che accosti ad Internet anche altre modalità di contatto: street marketing, bluetooth, mobile, eventi, per citarne solo alcune.

In generale, con qualche inconsueta eccezione come le campagne HotMail o iPod, il viral marketing rappresenta un supporto comunicativo che si aggiunge, e non sostituisce totalmente, alle campagne tradizionali. Naturalmente se l’idea di base è singolare o particolarmente interessante, la diffusione virale ne sarà agevolata.

Degli esempi di viral marketing?

Un esempio di marketing virale in Rete sono le e-mail contenenti storie divertenti, giochi online, siti web insoliti, che nel giro di pochi giorni possono attrarre milioni di utenti. Spesso si tratta di fenomeni passeggeri, i cosiddetti Internet Meme (Internet phenomenon), che hanno un picco di visite in un periodo delimitato, per poi veder calare il proprio interesse. Tra i "fenomeni" recenti della rete, si può citare il sito The Million Dollar Homepage di Alex Tew, uno studente inglese che, per pagarsi gli studi universitari, ha avuto l'idea di vendere un milione di pixel a un dollaro ciascuno.

E poi non si può non citare un gioco che prese piede dopo la finale berlinese della Coppa del Mondo FIFA 2006. Si trattava di un gioco che vedeva il calciatore Zinédine Zidane colpire con delle testate tante copie dell'avversario Marco Materazzi 

Quante cose permette di fare il viral marketing!

 
 
 

Valentino trionfa dovunque

Spesso, mentre guardiamo una partita di calcio, un gran premio di F1 o di motociclismo, senza rendercene conto memorizziamo lo sponsor presente sulle maglie, le macchine o le moto.

A chi per esempio non viene in mente il logo FIAT pensando alla Yamaha di Valentino Rossi?

Oppure chi non ricorda la maglia dell’Inter dei record del 1991 sponsorizzata dalla Misura?

Questi marchi rimarranno impressi nella mente del pubblico e legati indissolubilmente alle imprese di quel pilota e di quella squadra.

Cos’è esattamente una sponsorizzazione sportiva?

È un’attività di comunicazione intrapresa da un’azienda che versa ad una società sportiva contributi economici legando il proprio nome a quello della società sponsorizzata.

E quali obiettivi ha?

  • testimonianza diretta su un prodotto
  • miglioramento dell’immagine complessiva dell’azienda
  • aumentare la notorietà di un nome o di un marchio
  • aumentare le vendite di quel marchio e/o quei prodotti.

Il primo obiettivo è perseguibile da aziende che sono già presenti in qualche modo all’interno dello sport che intendono sponsorizzare: sono gli sponsor tecnici e di settore dove esiste una coerenza tra lo sport scelto e il prodotto/azienda (es. motociclismo e michelin).

Diverso è il discorso per quanto riguarda gli altri obiettivi che sono perseguiti da aziende svincolate e non coerenti con il tipo di sport prescelto.  La scelta del tipo di sport da sponsorizzare si baserà in questo caso su altri elementi tra cui:

·         il tipo di immagine che si vuole dare al marchio

·         le caratteristiche del target a cui si rivolge il marchio

·         la partecipazione del target di riferimento alle varie attività e manifestazioni sportive.

Pertanto l’azienda deve scegliere uno sport che sia coerente con l’immagine del marchio e che riscuota alti livelli di partecipazione da parte del target.

Il fatto stesso di accostarsi al mondo dello sport, arricchisce infatti l’immagine aziendale di valori positivi ed è comunque importante che l’azienda scelga lo sport affine ai valori che vuole che siano associati al prodotto/marchio.

In sostanza, l’azienda sponsor utilizza la società sportiva come “media comunicativo”.

In che modo questo media può veicolare l’immagine dello sponsor?

  •  In modo diretto verso i contatti finali (consumatori: es gli spettatori di una partita)
  •  in modo indiretto attraverso i media di comunicazione classici: TV, stampa, radio.

Quello delle sponsorizzazioni sportive è un marketing di lungo periodo se si ha l’abilità e la fortuna di scegliere il "cavallo giusto" dove giusto” non significa per forza vincente.

Prendiamo ad esempio Gilles Villenueve che viene considerato uno dei più grandi piloti di F1 nonostante avesse vinto solo sei gran premi e nessun titolo mondiale: se si fosse misurata la bontà di una sponsorizzazione sulle vittorie di Villenueve il bilancio sarebbe stato fallimentare.  Ma Villenueve era un personaggio, faceva parlare di sè nel bene e nel male e le aziende facevano a gara per sponsorizzarlo.

Tutto purché se ne parli: questa è l'unica regola aurea nelle sponsorizzazioni sportive. Valentino Rossi docet.

Teniamo a mente che la società sportiva è e rimane comunque un luogo fatto di persone che condividono la medesima passione.

È quindi principalmente uno straordinario mezzo di aggregazione sociale, oltre che strumento per la diffusione di fondamentali principi morali, formativi e salutistici. La nascita delle società sportive definisce l’essenza stessa degli obiettivi che sono principalmente umani prima ancora che economici. Ciò non toglie che un’organizzazione curata, evoluta e manageriale assicuri una vita più lunga alla società stessa ed infine influisca positivamente sul tempo libero di molte persone.

 
 
 

IL DIAVOLO VESTE PLACEMENT

Post n°68 pubblicato il 01 Settembre 2009 da LadyB_82
 

I contesti di mercato odierni vedono sempre più consumatori critici e refrattari nei confronti dell’advertising tradizionale.

Le aziende, quindi, consce degli scenari in cui si trovano ad agire, sono sempre alla ricerca di nuovi strumenti, valutati non convenzionali per comunicare col proprio target di riferimento.

Uno degli strumenti utilizzati è il product placement che è stato legalizzato nel nostro Paese con il decreto legislativo n° 28 del 22 gennaio 2004 noto come “legge Urbani”.

Ne avete mai sentito parlare?

“Il product placement è una sofisticata tecnica di comunicazione aziendale che consiste nel posizionare un prodotto o un brand all’interno di un contesto narrativo precostituito che può essere una pellicola cinematografica o televisiva, un romanzo, un video musicale, un videogioco, ecc., riuscendo a integrarsi in esso”.

Quali requisiti dovrebbe avere il product placement ideale?

  • deve cercare di inserire il prodotto di marca senza distogliere dallo scopo primario del film che non è quello di vendere i prodotti, ma di intrattenere lo spettatore
  • deve nascere dalla collaborazione tra il management delle imprese inserzioniste e la parte creativa designata dal produttore cinematografico in modo da progettare al meglio l’inserimento e l’integrazione dei prodotti di marca nella storia
  • deve legare il brand ad un particolare personaggio e/o integrarlo nella trama di un film per migliorare la brand image.

Quali potenzialità può avere?

Per farvi capire l’enorme potenzialità comunicativa di un product placement eseguito accuratamente è sufficiente citare quello che viene considerato un “caso da manuale” che ha segnato la storia del product placement: E.T. L’extraterrestre di Steven Spilberg. M&M’s fu contattata dalla compagnia di produzione di Spilberg per posizionare il proprio prodotto in E.T. L’extraterrestre. Le praline di cioccolato sarebbero servite per attirare E.T. da Elliot così da creare il primo incontro con l’alieno. Dato che M&M’s rifiutò il progetto, l’offerta passò alla Hershey per i Reeve’s Pieces, deboli concorrenti delle M&M’s che detenevano una piccola quota di mercato. L’Hershey accettò e in poco tempo, grazie al successo del film e al fatto che le praline di cioccolato avessero fatto nascere l’amicizia tra il bambino e l’alieno, le vendite di Reeve’s Pieces aumentarono del 66%, cominciarono a conquistare le quote di mercato della M&M’s fino a permettersi di competere allo stesso livello.

Quali sono dunque i vantaggi di questo strumento?

Maggiore visibilità e tempo di esposizione del prodotto/brand

  • Più efficacia: la soglia di attenzione del target nei confronti di questo strumento supera quella delle pubblicità tradizionali.
  • Effetto enfasi: il product placement consente di attribuire alla pellicola connotati di aderenza alla realtà, senza interrompere il naturale svolgimento della scena, anzi valorizzandola ed arricchendola di elementi.
  • Presentazione pianificata di prodotti e marche: la collocazione di marche e prodotti all’interno delle pellicole permette un’ambientazione naturale per i prodotti che sono presentati in situazioni concrete di utilizzo, convenzionale o non convenzionale.
  • Interesse attivo dell’audience: l’attenzione con cui le persone seguono lo sviluppo delle scene di un film ed il coinvolgimento emotivo che le rende partecipi dell’azione e del clima ricostruiti sono del tutto irripetibili con altri strumenti di comunicazione aziendale.
  • Elevata segmentazione dell’audience: ciascuna pellicola cinematografica è finalizzata ad attrarre specifiche fasce di pubblico e per questo il product placement è  idoneo a veicolare la comunicazione aziendale a target specifici e ben delineati nel loro profilo distintivo.
  • Rafforza la credibilità del prodotto: pensiamo ad esempio a Tom Hanks in Cast Away che è manager della Fedx e non della Pinco Pallino Wordwide Express.

Il Product Placement è quindi un’incredibile opportunità per dare nuova linfa vitale sia all'industria cinematografica sia agli investitori pubblicitari.

 
 
 

Avete perso o rotto i bagagli? ...Ci pensa YouTube!

YouTube è un fenomeno che ha cambiato il modo in cui funziona il mondo: chiunque può girare un video e pubblicarlo su YouTube in modo da condividerlo con migliaia di persone.

E ciò può essere ovviamente fatto anche per la commercializzazione di un prodotto o servizio.

Ma perché YouTube ha successo?

Youtube ha successo come strumento di marketing perché è virale, cioè la visualizzazione di un utente si moltiplica a catena. La chiave di questo successo è far sì che ciò che si propone sia divertente, ma nello stesso tempo istruttivo.

Spesso si può avere una percezione limitata dei possibili utilizzi di questo new media poiché viene visto specialmente come mero passatempo e, di conseguenza, trascurane alcune potenzialità poco sfruttate.

Chi invece cerca in qualche modo di avvalersi del web per dare nuova linfa vitale al proprio business sa bene che YouTube può servire bene allo scopo: anche in questo caso, però,  talvolta non si hanno ben chiare le molteplici finalità per cui questo strumento può risultare utile.

Teniamo presente che YouTube può essere utile non solo per “vendere” o farsi pubblicità!

Le nuove tecnologie di comunicazione un vero dono per l’umanità”, ha detto Benedetto XVI all’inizio dell’anno parlando proprio di YouTube in occasione del lancio del canale Vaticano. Si può dire quindi che persino il Papa ha voluto santificare questo potente strumento di comunicazione!

Ma quali problemi ci possono essere?

È da tenere presente che il passaparola negativo ha degli effetti estremamente ingigantiti sul Web ed avere dunque una cattiva reputazione in Rete equivale all’insuccesso.

Eccovi un esempio divertente…

Dave Carroll è un cantante folk la cui chitarra è stata danneggiata in un trasferimento aereo della United Airlines. Chiunque abbia mai visto smarriti o danneggiati i propri bagagli in un aeroporto, sa bene come sia difficile farsi riconoscere qualcosa dalle compagnie aeree!

Dopo ben otto mesi di continui rimbalzi da un ufficio ad un altro, Dave Carroll ha pensato bene di produrre non una, ma ben tre canzoni di protesta, fare un video, postarlo su YouTube e distribuirlo sul web.

Il divertente video si chiama “United Breaks Guitars” ed è stato messo online il 6 luglio 2009 ed ha avuto un buon successo in breve tempo.

Solo dopo più di un milione di visite, raggiunte in un paio di giorni, la United Airlines si è finalmente decisa a prendere in mano la situazione.

Il portavoce della United Airlines Robin Urbanski martedì 7 luglio ha dichiarato che  “il suo video è eccellente e si prevede di utilizzarlo internamente come unica opportunità di apprendimento e di formazione al fine di garantire ai nostri clienti un servizio migliore. Questo problema avrebbe dovuto essere risolto molto prima…”

Per cui è veramente il caso di dire compagnia aerea mezza avvisata, compagnia mezza salvata.In qualche modo questo caso è una storia esemplare non solo per la United Airlines, ma per chiunque voglia fare successo: occorre tener presente che il cliente, occasionale o fedele che sia, è il bene più prezioso! E questa è una vicenda esemplare per le organizzazioni e per i venditori di servizi che spesso credono troppo nella propria forza e che hanno difficoltà a riconoscere i proprie errori.

L’idea che nell’e-commerce si possa trattare il cliente come si crede, è quindi del tutto priva di fondamento e questa storia ce l’ha ampiamente dimostrato…