
Sul mio blog trovate settimanalmente i commenti alle partite della Stella Alpina. Su come stia andando il nostro campionato quindi credo non ci sia bisogno di aggiungere molto. Siamo secondi in classifica (nonostante una partita in meno) dopo un giorne d'andata nel quale non si può davvero rimproverare nulla ai ragazzi, sconfitti in una sola occasione, che hanno dato in campo sempre il massimo. Abbiamo anche assaporato, seppure per una sola giornata, la vetta della classifica in una memorabile giornata in cui abbiamo battuto la capolista con un gol all'ultimo minuto. Insomma, una bella cavalcata difficile da riassumere in poche righe ma molto bella da vivere.
Quello che non trovate nella cronaca è tutto quello che contorna le nostre partite e che meriterebbero lunghissimi capitoli descrittivi. Ovviamente le partite più difficili da questo punto di vista sono le partite interne. Quelle partite, per me e Silvio, iniziano già del mattino e si protraggono ben oltre il fischio finale. Al mattino infatti è tempo di tracciare il campo. Un'operazione che, quando non si è costretti a riprendere daccapo le misure, è diventata via via più sempice, soprattutto perché sto prendendo confidenza con l'attrezzatura. Purtroppo capita anche che il campo non sia molto d'accordo ad essere tracciato. Si veda per esempio l'ultima occasione, quando inizialmente era così ghiacciato che le ruote ci slittavano sopra e poi, una volta sciolto il ghiaccio, ci affondavano dentro per il troppo fango. Una situazione da mettere a dura prova i nervi. Alla fine eravamo anche riusciti a tracciare tutto, "peccato" che poi si sia scelto di non giocare. E adesso come adesso tracciare il campo sarà complicato dal momento che c'è sopra mezzo metro di neve. Non ci resta che attendere il disgelo e fare un punto della situazione.
Il capitolo distinte, che essendo da compilare a mano porta sempre via un bel po' di tempo, ha trovato una buona soluzione dal momento che il mister già al mattino mi comunica le sue decisioni permettendomi, a parte magari qualche casella vuota, di compilare tutto con una certa calma. Questo mi permette, una volta arrivato al campo, di pensare a tutto il resto evitando di doverlo fare di corsa: l'acqua, la borsa medica, la distribuzione delle maglie, seguire l'arrivo dell'arbitro etc etc. Il tutto mentre Silvio e i suoi collaboratori seguono mille altre cose simili.
A dire il vero qualcosina in più rispetto alle volte scorse c'è. Durante le sedute d'allenamento abbiamo infatti il piacere di avere le visite di Silvano, massaggiatore, che in più di una occasione a ritirato a lucido alcuni dei nostri ragazzi usciti acciaccati da partite o allenamenti. La sua consulenza è stata senza dubbio molto importante, anche sotto il punto di vista psicologico. Molto spesso ho seguito le sue manovre, anche per accertarmi di persona dello stato di salute dei ragazzi. Ne è nata così una piccola collaborazione che ha portato, visto che lui domenicalmente non può essere presente con noi, a dovermi occupare di alcune mansioni il giorno della partita. Silvano mi ha infatti insegnato come praticare alcune fasciature rinforzanti alle caviglie e altre di supporto per i muscoli delle gambe. Pratiche che pertanto, prima di distribuire le maglie, devo effettuare su alcuni giocatori. Ormai ne ho un paio "fissi" più alcuni che si alternano. Di fatto prima delle partite devo mettere le mani su almeno un paio di persone. Un bel contrappasso per colui che solitamente è quello che ha bisogno di cure mediche. Anche in questo caso, fortunatamente, con la pratica il minutaggio dedicato alla fasciature si è drasticamente ridotto, altrimenti avrei dovuto cominciare a pranzare al campo. E a quanto pare sono correttivi che hanno pure funzionato, almeno a sentire l'opinione dei ragazzi. E anche scaramanticamente le cose non sono andate male: la prima volta che ho fasciato Valerio ha fatto una doppietta, quando ho fasciato Michele ha fatto il gol decisivo che ci aveva portato in vetta alla classifica.
Una volta distribuite le maglie è il mister a prendersi la scena come è giusto che sia. Quando giochiamo in casa difficilmente resto ad ascoltare, preferisco uscire per vedere finire le mie operazioni o aiutare gli altri nelle loro faccende, cercando di evitare di entrare ed uscire dagli spogliatoi per non disturbare. Poi, quando i ragazzi escono dallo spogliatoio, accendo gli altoparlanti ed è tempo di accoglierli con un po' di musica. Un CD che ho fatto con la collaborazione di Giulio, una colonna sonora che mi sembra piuttosto... stimolante. Non ci ho potuto mettere The Game, non volevo esagerare. In quei momenti, che sono circa una mezz'ora prima della partita, cerco sempre di arrivare con poche cose da fare. Difficilmente entro in campo, preferisco guardare un po' del riscaldamento da fuori, cercando di capire come e se i ragazzi hanno la carica giusta, e osservando verso la tribuna, per vedere se si riempe e se ci sono amici venuti a sostenerci.
Inevitabilmente sono momenti in cui la tensione sale. Io vivo la partita già dal mattino, ne assaporo l'intensità con il piacere di chi di certe sensazioni non riesce proprio a farne a meno. E da una parte è un bene che in quei momenti ci sia così tanto da fare o la tensione finirebbe per sopraffarmi.
Quando l'arbitro chiama c'è un pizzico di curiosità. Non mi aspetto mai molto dagli arbitri. In terza categoria o fischia qualcuno non particolarmente dotato oppure qualche ragazzino alle prime esperienze. Quando li vedi arrivare un po' già li inquadri, ma quando entrano negli spogliatoi per fare l'appello è la prova del nove. Si vede di tutto, per lo più ragazzi preoccupati di farti vedere che sono padroni della situazione. Spesso non lo sono, purtroppo. Quest'anno ci sono stati pochi spunti degni di nota, a parte magari qualche lettura errata delle distinte, ma concedo agli arbitri di non avere una calligrafia pulitissima. Di certo la citazione storica risale allo scorso anno quando un arbitro decise di chiamare il nostro portiere, Xausa con il nome Perausa... Scherzi degli sms mi sa. Beh dai, ve ne dico un'altra, sempre dello scorso anno. Arriva un arbitro tenenedo in una mano i nostri cartellini e la nostra distinta, nell'altra mano un'altra distina e un'altra cartellina. Il nostro capitano chiede: "Vuole una mano?" e l'abritro per tutta risposta si infila in bocca quello che reggeva nella mano desta, la porge al capitano farfugliando un soffocato "Piacere!". Non scoppiare a ridere è stato un risultato.
Schizzo fuori dagli spogliatoi perché è tempo di leggere la formazione. Mancano gli olè del pubblico ma io sono sempre emozionato lo stesso. In fondo mancano pochi secondi all'inizio della partita. Ci siamo. Quando esco dal magazzino dopo la lettura, i ragazzi stanno già correndo in mezzo al campo. Mi resta il tempo di afferrare la borsa dei medicinali, la mia fedele cartellina ed avviarmi verso la nostra panchina dove, una volta data la borraccia a Teto che poi se ne corre via verso la sua porta, posso finalmente ritagliarmi un angolino e godermi la partita.
Ok, godermi è un'espressione forte visto che sono perfettamente consapevole di essere una molla pronta a scattare. Ma è il mio modo di vivere la partita, e quindi anche di godermela. 90 minuti che sono meno intensi rispetto alle ore che precedono la partita ma che non passano di certo tranquilli. Si corre in campo con la borraccia magica quando qualcuno si fa male, si annotano diligentemente gli spunti di cronaca (che poi leggete su questo sito), quando è necessario si fanno le sostituzioni. Dal punto di vista tecnico io non ho competenze, il mister è assoluto padrone della situazione. A me fa piacere quando mi spiega cosa intende fare o mi rende partecipe degli eventi. In queste cose ho tutto da imparare, tutti i punti di vista sono piacevoli da ascoltare. Per il resto a volte urlo, a volte me ne sto in un angolino. Non è facile sapere a priori quello che farò, il più delle volte mi lascio completamente andare, cercando di mantenere il controllo per evitare problemi con l'arbitro. Sono corso in campo solo una volta, quando Michele ha segnato il famoso 2-1 contro il La Cervo. Era l'ultimo minuto, si andava verso il pari, c'era molta tensione... Non ci ho visto più, sono corso anche io in campo. Magari non proprio ineccepibile, ma moooolto soddisfacente. Fa bene allo stress, credetemi.
Una volta che la partita finisce molto dipende da come sono andate le cose in campo. Per il momento, visto anche che i risultati sono stati buoni, c'è sempre stato molto entusiasmo. Ed è un bene, perché di lavori da fare ce ne sono sempre parecchi. In ogni caso la fine della partita per me è sempre un bel momento anche perché finalmente si fanno avanti gli amici che hanno seguito la partita e, in attesa che i ragazzi facciano la doccia, c'è spazio per due parole in compagnia.
Raccolto tutto quanto è il momento di attendere le telefonate dei giornali locali per dettare loro i tabellini della partita e dare qualche commento personale. L'Eco di Biella mi chiede anche il migliore. Cerco sempre di fare cose eque, mi piace che tutti si sentano premiati, visto che in tanti ci stanno dando l'anima.
Ovviamente quando si gioca fuori casa molte di queste mansioni non ci sono e per me è molto più rilassante. Peccato che finora le trasferte siano state piuttosto lunghe, se no potrei tranquillamente dire di preferire di gran lunga giocare fuori casa.
Queste sono le mie domeniche, che spesso terminano scrivendo i tabellini e le pagelle, perché farlo a caldo è più semplice e chiaro. Non certo domeniche che si possono definire riposanti. Ma, almeno, sono state finora piene di belle soddisfazioni.
Inviato da: stellugine
il 03/09/2021 alle 11:14
Inviato da: dueoreper1Nick
il 02/01/2012 alle 00:21
Inviato da: stellugine
il 20/06/2011 alle 13:54
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il 24/10/2009 alle 16:01
Inviato da: stellugine
il 05/06/2009 alle 10:13