
Calcio, calcio, calcio. Così tanto calcio amatoriale nella mia vita che ho finito per perdere un po' il gusto per quello dei "grandi", per la serie A, per le coppe. Intendiamoci, la Juventus è e resta sempre in alto ai miei pensieri, non c'è giorno in cui non scruto un qualsiasi notiziario per sapere se ci sono novità, come vanno le cose. Però, soprattutto la domenica, dopo aver passato tutto il giorno con il pensiero fisso ad un pallone che rotola, finisco quasi sempre per guardare i risultati di sfuggita, giusto per sapere se ha segnato qualcuno dei miei calciatori, finendo spesso (eresia!) per non vedere neppure i gol in televisione nonostante su Sky abbia la possibilità di vederli come e quando voglio.
Certo, se c'è la partita della Juve la domenica sera e chi se la perde? Ok, magari ronfando sul divano... Ma è successo spesso che con la partita al sabato sera io esca comunque a cena con gli amici, limitandomi a sapere il risultato da un messaggio o guardandola in condizioni di fortuna. Un po' strano per chi mi conosce bene ma estremamente drammaticamente reale.
E così anche sul blog non avete trovato traccia, ad esempio, dell'orgoglio per Alex Del Piero, il mio capitano, che con i suoi 250 gol ha rafforzato ancora di più la sua presenza storica nella Juventus. E non avete trovato traccia neppure dell'entusiasmo per la vittoria a Madrid, o per il sorteggio di Champion che ci vede contro il Chelsea. Tutti argomenti che non mi hanno certo interessato poco, ma che necessariamente hanno dovuto essere messi in secondo piano.
Si veda l'esempio lampante di Inter-Juve, la partita che in condizioni normali avrei atteso con ansia da settimane. Invece la partita è quasi capitata lì, in mezzo ad un arbitraggio e ad una partita fondamentale dell'USSA, tranquillamente a cena con gli amici e con la televisione quasi accesa per caso. Ho preferito inconsciamente passare la serata a chiaccherare del più e del meno, seguendo molto distrattamente quanto avveniva sul campo. Forse anche perché in fondo quella partita la Juventus manco l'ha giocata. Ho il ricordo vago del gol roccambolesco ma, a differenza di mia madre che era inbufalita con Manninger, io l'ho accolto come se fosse tra l'inevitabile e l'insignificante. Anche se ammetto che è più comodo dire così quando si perde...
Di tutt'altro stampo è stata ovviamente la partita con il Milan. Dico ovviamente perché a differenza della precedente l'ho vissuta allo stadio! Un po' l'atmosfera e un po' la bellezza della partita... beh, se fossi rimasto indifferente pure in quella occasione sarei stato profondamente malato. E a dire il vero malato lo ero veramente. Avevo una febbre paura già da diversi giorni. Ma mica potevo mollare. Ricordo quel weekend molto intensamente. Il Sabato mattino ero andato a fare tutti i regali di Natale. Al pomeriggio ero crollato nel letto, stanchissimo, ma la sera ero di nuovo in pista per la cena di compleanno di Antonella. L'indomani in piedi presto per arbitrare il torneo dei bambini, pranzo veloce al palazzetto, giudice nella seconda fase del torneo dei bambini e partenza sotto l'acqua per Torino insieme al Pres per la partita. Non credo che l'Associazione dei Medici Italiani consigli giornate di questo tipo per guarire dall'influenza.
Ne è però valsa la pena. La partita è stata bellissima, giocata ottimamente dalla Juve ma anche dal Milan. Ho visto dal vivo quello che inevitabilmente è un idolo un po' di tutti, Ronaldinho, vedendogli fare cose nel riscaldamento davvero incredibili con una naturalezza che fa paura. Il risultato è stato ottimo (a mio avviso si poteva fargliene anche qualcuno in più, ma non cerchiamo il pelo nell'uovo), i gol tutti molto belli. Peraltro al gol del 3-1 penso di avere davvero urlato come un disperato. Ricordo che saltellavo come un grillo urlando e abbracciando Luca come un invasato. Ci sono tanti modi di sentirsi felici. Quello è uno.
E poi un aneddoto. Gli amici più cari sanno che io ho sempre detestato Zambrotta, facendo con gli amici juventini immani litigate perché io proprio non riuscivo a farmelo piacere. Quando dicevo a qualcuno che secondo me era sopravvalutato venivo preso per pazzo. A dire il vero io so benissimo che molti juventini la pensavano come me, te ne accorgi allo stadio quando un giocatore è più sopportato che apprezzato. Quando venne Calciopoli Zambrotta fu uno dei primi a mollare la neve. Ognuno ha i suoi motivi, noi non possiamo giudicare, ma io ne sono stato felice. Il suo ritorno a Torino credo sia stato per lui un incubo. Sin dal riscaldamento fischi e cori di scherno. Una cosa a cui io mi sono volentieri unito, anche perché lo avrei voluto fare da anni ma non mi era possibile. L'apoteosi è stata al momento dell'espulsione. Lo stadio è diventata una bolgia, raramente l'ho visto tutto in piedi ad inveire con tanta foga contro un giocatore, specie se un ex-juventino. Possiamo discutere giorni se sia giusto o meno, se sia un mercenario o solo uno che fa il suo lavoro. Ma di certo io ho assaporato il momento che attendevo. Me ne sono stato zitto ad ascoltare l'intero stadio rigettare con forza Zambrotta e quello che i giocatori come lui rappresentano.
I giocatori passano. La maglia resta. E la maglia siamo noi tifosi.
Inviato da: stellugine
il 03/09/2021 alle 11:14
Inviato da: dueoreper1Nick
il 02/01/2012 alle 00:21
Inviato da: stellugine
il 20/06/2011 alle 13:54
Inviato da: prosanctitatect
il 24/10/2009 alle 16:01
Inviato da: stellugine
il 05/06/2009 alle 10:13