Creato da Quenofhearts84 il 08/08/2013

Wonderwall

Il paese delle meraviglie

 

❤❤❤

Post n°95 pubblicato il 30 Dicembre 2019 da Quenofhearts84

 
 
 

✨✨✨✨✨

Post n°94 pubblicato il 21 Dicembre 2019 da Quenofhearts84
 

 
 
 

ஜ۩۞۩ஜ

Post n°93 pubblicato il 02 Maggio 2019 da Quenofhearts84

 

   La crisi della lettura.

 Perché non leggiamo più come una volta?

Quante volte avete sentito parlare in televisione, fra gli insegnanti o semplicemente

dalla gente comune, del fatto che in Italia non si legge più come una volta?

 Effettivamente è un problema non indifferente e da non sottovalutare,

dato che la cultura è ciò che abbiamo di più caro e come,

diceva un tempo un certo Cicerone, ci rende liberi.

Se siete come me, perennemente con un libro in mano e almeno una mezza

dozzina nella testa, potrei anche fermarmi qui,

sapete bene le emozioni date dal leggere.

La letteratura è varia: esiste un genere letterario per qualsiasi

persona alfabetizzata

del pianeta. 

Dalla narrativa classica alla poesia, dalle riviste alle biografie,

dai testi religiosi ai romanzi d’amore,

ogni libro è pronto a catturare la nostra attenzione,

la curiosità e la fantasia. 

Basta spegnere il computer, prendere il nostro nuovo libro e uscire all’aria aperta,

per riempirci l’anima.

 
 
 

Falsità

Post n°91 pubblicato il 07 Aprile 2019 da Quenofhearts84

                                                     Ogni falsità è una maschera,

e per quanto la maschera sia ben fatta,

si arriva sempre, con un po' di attenzione,

a distinguerla dal volto.     

          

 
 
 

♪ ♫ • * ¨ * •♪ ♫ •

Post n°90 pubblicato il 23 Marzo 2019 da Quenofhearts84

                                                      Le parolacce.


Le parolacce dilagano. Ai bambini non le vietiamo più, e i politici ne fanno ampio uso. Il turpiloquio segnala una visione rozza della lingua, blocca i ragionamenti e qualifica chi lo utilizza più di chi ne è bersaglio.

Ma esiste un modo per usarlo bene.

Il turpiloquio dà – neppure un bambino lo ignora – un senso di potere; ti protegge, funzionando a un tempo, specie fra gli agguati del traffico cittadino, da formula di scongiuro, da esclamazione punitiva e da espressione di sdegno. 

Chissà quanti le parolacce le urlano tra sé e sé, dovunque risulti loro più congeniale, insaponandosi sotto la doccia o facendo jogging nel parco, o magari al buio, prima di addormentarsi.

Qualcuno prega Dio, qualcuno insulta un altrettanto insondabile prossimo.

Un v. e sogni d’oro.

La parolaccia, che è fatta per offendere, pretende un pubblico e, va da sé, qualcuno o qualcosa da colpire. Sta al posto di una sberla o di un calcio, o di uno sputo. Aristotele, a ragione, notava che tra l’aischrologhia  e l’azione riprovevole il passo è breve.

Lo si è visto anche troppo dimostrativamente in questi giorni alla televisione. Sia Aristotele sia Platone, dunque, vietavano senz’altro la pratica dell’aischrologhia nel loro stato ideale.


Le parolacce oggi dilagano. Non le si proibisce più neppure ai bambini.

Il fenomeno è osservato dai linguisti e dai commentatori sociali. Dilagano perché dilaga la comunicazione spicciola.

Non vengono senza le loro compagne ideali: le frasi fatte. Basta scorrere qualche scambio di battute su una pagina di Facebook e avremo una campionatura abbastanza rappresentativa della condizione verso cui tende la lingua pubblica. 

L’uso scriteriato di espressioni volgari indica un problema di ordine sociale.

 
 
 

 

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