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Post N° 107

Post n°107 pubblicato il 27 Dicembre 2007 da your_heaven
Foto di your_heaven

Un sogno sotto l’albero

 

 



“Natale coi tuoi…”, dice il proverbio ed in effetti è stato piacevole passarlo con la mia famiglia al gran completo.

Però mi è mancata lei. Forse una parte di me, quella più egoista ma vera, avrebbe voluto trascorrere il Natale solo con lei, tranquilli a casa. A fare l’amore e a fare tutto quello che ci piace fare insieme, coi nostri tempi e nei nostri spazi.

Però il Natale è una di quelle feste in cui non mi dispiace stare con la famiglia. E non per puro obbligo o per tradizione, ma per desiderio.

Ed anche per lei è la stessa cosa. E così abbiamo trascorso il Natale ciascuno con la propria famiglia, divisi solo fisicamente. Uniti da un cellulare.

La prima delle abbuffate natalizie è stata il cenone della vigilia. 16 persone tutte riunite nel salone di casa dei miei.

Mio padre e mio zio che esordiscono nei loro discorsi di rito e poi mio padre che, prima di cominciare la cena, se ne esce così: “spero abbiate spento i cellulari almeno per la cena”.

“No” dice uno dei miei nipoti, “lo zio Andre non lo ha spento, lo tiene nascosto sotto il sedere e continua a mandare messaggi. Perché lui si e noi no?”

La sua fortuna è che mio fratello era seduto tra lui e me e quindi mi ha impedito di strozzarlo.

Ho immaginato che mio padre ne avrebbe tirato fuori una delle sue. Ma lui, con una calma che da sempre lo contraddistingue, risponde a mio nipote: “lo zio Andre ha la mia giustificazione. È un caso di emergenza. Potrebbero cercarlo al lavoro e non può assolutamente spegnerlo”

Non mi sarei mai aspettato una simile risposta. Ho pensato che mi avrebbe sputtanato davanti a tutti. E l’avrei anche messa in conto una presa per il culo da parte sua. Lui ha una capacità di sputtanamento davvero eccezionale e lo fa in modo talmente scherzoso che proprio non ti riesce nemmeno a offendere, anche se ti fa diventare rosso di vergogna.

Ma stavolta era diverso. Stavolta non ha detto nulla. Forse mia madre gli aveva parlato della donna vista a casa mia. O forse la luce di felicità che da un po’ di tempo i miei occhi emanano non riesco a mascherarla più e l’ha vista anche lui.

Non so. So solo che ho alzato lo sguardo verso i suoi occhi, blu come i miei, per ringraziarlo e i suoi occhi mi hanno sorriso. Poi ha fatto un cenno con la testa come per dirmi che era tutto a posto, e mi ha salutato con un occhiolino che voleva dire mille cose, compresa una piccola presa per il culo.

Il cenone, i vini, i regali, l’allegria, le grida giocose dei bambini, i discorsi degli adulti. Le lotte con mio fratello davanti ai nipotini che scommettevano su chi avrebbe vinto (ovvio che vince lui, è un palestrato)

Le gare alla play station sempre con mio fratello (e qui veramente nelle prove di guida il migliore sono sempre io). Le candele, l’albero di natale, la tv accesa ma che parlava a vuoto a una famiglia che aveva come unica gioia lo stare insieme.

E poi il presepe, quello di una vita, quello che se parlasse ne avrebbe da dire su di noi.

Guardo quel presepe ricordando il passato ed ecco che il passato mi tocca improvvisamente una spalla

È mia madre.

Mi chiede come sto.

Gli dico che sto bene, che sto davvero bene.

Che sto bene in casa, con loro e che sto bene anche dentro me

Lei mi dice che se n’è accorta e che ne è felice. E che l’Andre di adesso le piace molto. E mi abbraccia. Un abbraccio che ricambio con affetto infinito.

Poi si allontana sorridendomi e va dagli altri fratelli, come se volesse riservare un gesto di affetto a tutti senza far torto a nessuno.

Il mio cellulare vibra continuamente. È lei. Leggo i suoi messaggi e le rispondo, con ogni tanto lo sguardo di mio padre posato su di me, che punta gli occhi al cielo e poi li riabbassa ridendo.

Anche lei è coi suoi. Ma anche lei con la mia stessa voglia: di restare in contatto con me.

E la penso serena, a casa sua, mentre ride e scherza coi suoi così come io faccio coi miei.

La immagino assorta in discorsi da cui ogni tanto fugge, per arrivare col pensiero proprio qui, da me, che non sto aspettando altro che arrivi.

E il cenone di Natale passa e io staziono a casa dei miei. Per una volta che siamo tutti riuniti mi va anche di starmene da loro a dormire e riprendo per una sera possesso della mia vecchia stanza, in una casa che a natale diventa un campo profughi che ospita ben 16 persone.

E ripenso ai miei natali di bambino. A quando la notte di natale mettevo la sveglia per cercare di beccare babbo natale sotto l’albero e poi percorrevo il lungo corridoio a piedi scalzi, per non farmi sentire da lui, ed arrivato nel salone, sotto l’albero, scoprivo che quel perspicace di babbo natale era già passato.

Non sono più quel bambino che andava scalzo a pedinare babbo natale senza mai scovarlo, ma la notte di natale ho messo una lettera ideale sotto l’albero: una lettera in cui gli parlo di lei

Un vociare di bambini e adulti che piombano sotto l’albero per aprire i loro regali mi sveglia la mattina di Natale. Anche io trovo i miei regali sotto l’albero, ma è lei che vorrei veramente trovare.

La chiamo e parliamo un po’. Le faccio gli auguri e le dico che vorrei aver trovato lei sotto l’albero al posto dei regali ricevuti dai parenti. E lei mi risponde che magari la troverò sotto l’albero prima di quanto io possa immaginare.

E sorrido pensando a come lei abbia il potere di farmi credere ai sogni.

E con quel sogno in tasca inizio un nuovo giorno.

Questi due giorni di festa trascorsi in famiglia sono volati in fretta.

E sono stato bene, così bene che ieri sera non avevo nemmeno voglia di rientrare in casa.

Rientrando sono passato al pub e mi sono fatto un giro di birre con gli amici. Poi verso la mezzanotte ho preso la strada di casa.

Prima di entrare in casa provo a chiamarla, ma il suo telefono è spento. Penso che sia stanca e magari ancora reduce dall’influenza e quindi che sia meglio non tormentarla con le mie chiamate insistenti. Di solito quando non mi risponde mi attacco al telefono e la chiamo anche per ore.

Entro e accendo l’albero di Natale fatto assieme lei e con stupore vedo lei addormentata sotto l’albero. Se avessi saputo che mi avrebbe raggiunto stasera non sarei stato in giro con gli amici a cazzeggiare.

Ma perché non me l’ha detto?

Forse voleva farmi una sorpresa e io ho rovinato tutto.

La mattina di natale, quando mi ha detto che un giorno o l’altro l’avrei trovata sotto l’albero, forse voleva mandarmi un messaggio. Ma io come un cretino non l’ho colto.

Mica sono perfetto (beh..quasi)

La guardo dormire. Dorme beata

Ho paura che appena si svegli si arrabbierà, per essere venuta da me mentre io me ne stavo in giro a divertirmi. Mi  spoglio, prendo un cuscino  e mi metto accanto a lei. Facendomi piccolo piccolo. Sotto la coperta resto ancora a guardarla. Guardo il suo corpo alla luce fioca delle lucine di natale e respiro il profumo della sua pelle, che sa di frutti di bosco.

La guardo e muoio dalla voglia di toccarla. E quella voglia prende il sopravvento anche sul desiderio di lasciarla riposare.

In fondo è lì per me, è il mio dono sotto l’albero.

Levo  la coperta che l’avvolge per guardare il suo corpo nuodo. È avvolto nel pizzo di un intimo rosso che accende in me un desiderio indicibile.

E la voglia di svegliarla è sempre più forte, proprio perché lei ha ormai svegliato l’animale che è in me. ed ha avuto il potere di svegliarlo senza fare niente ma semplicemente dormendo.

La accarezzo e la bacio, ho voglia di lei. E voglio proprio svegliarla. Non importa se mi dirà di tutto per essermene stato in giro fino a tardi. Io non sapevo che mi avrebbe fatto questa bellissima sorpresa, altrimenti sarei volato a casa molto prima.

La sveglio perché voglio. E non mi importa dell’ora.

I miei baci , prima dolci e poi  pieni di foga,  le mie mani  che prima le dedicano un tocco lieve e poi scostano il suo intimo per offrirle carezze sempre più profonde e intime la svegliano.

Ho i suoi occhi puntati contro. Sento che sta per dirmi di tutto per non essere rientrato a un’ora decente. E invece, ridendo, mi dice con sfottò: “almeno adesso recupera il tempo perduto”

Non me lo faccio ripetere due volte.

Il tempo di guardarla e leggere nei suoi occhi la mia stessa voglia. E sono già su di lei, famelico del suo corpo e pazzo di lei.

Lotto col tempo e gli rubo ogni attimo che posso per viverlo di passione con lei.

E lei mi sfama per ore, senza negarsi, senza negarmi nulla.

Non mi serve altro che lei in questa notte gelida.

E lei è qui

È mia

E non è un sogno

È Il mio sogno

Il mio sogno… sotto l’albero.

 

 
 
 
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Data di creazione: 12/10/2007
 
 
 

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