Creato da: gioegian il 17/11/2006
L'unico modo di sparare senza far male a nessuno è...SPARARE CAZZATE!

ACHTUNG - WARNUNG

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SABRINA76DGL: "Perchè apprezzo il suo fine umorismo nell'affrontare argomenti che fanno parte del quotidiano di noi tutti...Un'umorismo pungente ma mai volgare..un sano modo di ironizzare su tutto e tutti senza offendere nessuno...insomma...un blog nel quale ridere."

PERLINA 1972:  "Per il suo meraviglioso modo da scrivere, rendendo il suo Blog una vera "Oasi dell'allegria"."

 

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DONNE... ABBIATE PIETA' DI VOI!!

Post n°277 pubblicato il 11 Luglio 2013 da gioegian
Foto di gioegian

Ve ne prego. So che non dovrei, ma lo faccio. Mi sacrifico per amor di verità e per amor di schiettezza. Poi ognuno faccia ciò che vuole, ma bisogna che qualcuno si esprima su certe cose. Premettiamo che una donna può essere bella e affascinante sia se è una leggiadra pulzella di 50 chili, sia quando è una morbida meraviglia di 80; può esserlo a 20 anni e anche a 70. Ma c’è modo è modo …

Se avet
e il sedere che vi è ormai andato in doppia fila non metteteveli i leggins (se non per andare in palestra). O meglio, metteteveli ma con una maglia che arrivi alle ginocchia, cioè al livello che ormai hanno raggiunto le chiappe. Idem se ci sono terga delle dimensioni di una betoniera. State pur comode con i vostri cosi elasticizzati che si allargano come il tendone del circo Togni e con cui non dovete duellare per abbottonarli, ma in commercio ci sono sfiziosi complementi d’abbigliamento che possono mascherare i vostri quattro fianchi. Anche perché, ricordiamoci (e questo vale anche per le taglie 40) che i leggins NON sono pantaloni ma una specie di calze pesanti da abbinare ad abitini e maglie lunghe! Va bene che gli uomini apprezzano, ma esibire riga posteriore e “camel toe” (se non sapete cos’è pensate alla forma dello zoccoletto del cammello e capirete) trovo sia un po’ imbarazzante…

Non mettetemi le canotte o i top senza reggiseno, soprattutto se non avete più vent’anni, manco trenta e forse nemmeno quaranta. Perché dare la certezza della presenza di due orecchie da cocker? Perché mostrare due buste della spesa dell’Auchan? Donne, almeno l’apparenza salviamola! Anche i monumenti di Roma sono tutti puntellati e rinforzati a pere di cemento, ma hanno sempre il loro fascino. Teniamo su con la giusta impalcatura quel che la gravità porta inesorabilmente giù per conto suo! Però non esageriamo nemmeno con quei push up che fanno pensare che si abbia il doppio mento…

Perché, ditemi perché, se avete dei piedi che sembrano gli zamponi dell’ultimo dell’anno dovete mettervi decolleté dorate, argentate, rosse o bianche, tacco 15 con zeppa e se hanno gli strass tanto meglio? I casi son due: o indossate delle scarpe fatte con le lenticchie (così fanno pendant con lo zampone) o optate per un sobrio decolleté nero, magari senza trampolo annesso.

Sono cattiva lo so, ma se le vene varicose hanno ormai disegnato tutta la topografia di New York sulle vostre gambe, se la pelle delle vostre ginocchia potrebbe essere usata da qualsiasi falegname per scartavetrare il legno, se ogni passo che fate al meteo registrano moto ondoso in aumento perché le vostre cosce ballonzolano e oscillano come il pennino di un sismografo perché mettete gli hot pants e la minigonna ascellare??

Zucca e melone la sua stagione.

Oddio, se il tempo è stato clemente con voi; se saltellando davanti allo specchio non provocate un tornado in Australia (legge del battito d’ali di farfalla) qualcosa potete osare, ma qualcosa.

Va bene l’autostima ma senza esagerare, altrimenti si rischiano una marea di autogol!

 
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I 10 INDIVIDUI CHE RIESCONO A FARTI ANDARE DI TRAVERSO UN CONCERTO

Post n°276 pubblicato il 15 Giugno 2013 da gioegian
Foto di gioegian

10  - IL PALO DELLA LUCE

Dopo aver passato la notte in bianco fuori dai cancelli, dopo pestoni e gomitate hai il posto migliore: praticamente sotto il palco. Ti siedi nell’attesa che esploda il delirio, davanti a te solo un gruppo di giovincelli che, anche loro seduti, attendono il primo attacco. Ed eccolo finalmente! Tutti si alzano all’unisono, compresi i ragazzi che hai dinanzi e, proprio davanti a te, si eleva un campanile di un metro e novanta, con in testa una sproporzionata cofana riccia. Fine dello show: il palco lo vedrai solo parzialmente, anzi lo vedrai tutto, tranne il centro, cioè il punto di maggior interesse. Se ti sposti a destra il palo si sposta a destra e se ti muovi a sinistra, la pertica ti segue inesorabilmente a sinistra. Decidi di cambiare posizione. Ecco allora che senti un “Ma ohhhh!!” dietro le spalle. Dietro di te ce n’è uno che non vede. Anche tu sei il palo della luce di un altro.

9 – IL FUMATORE

Per ragioni di sicurezza non si può fumare, ma c’è quello che non ce la fa, se ne fotte delle regole e si accende la sigaretta. E dove si piazza? Ovvio! Accanto a te. E’ il genio del male in persona: in trenta secondi ti affumica i vestiti e ti intossica pelle, capelli e occhi. Il male però lo esplicita in altro modo. Vedendo lui, altri geniacci, guardandosi intorno e chiedendosi ad alta voce: “Ma si può fumare?” partono all’arrembaggio!

8 - IL DOLMEN DI STONEHENGE CHE NON SI MUOVE DI UN CENTIMETRO

E’ lì. Basta. Non parla, non si muove, fissa il palco. Non accenna a tenere il tempo, non dà segni di vita. Ti aspetti che da un momento all’altro compaia qualche tribù di indigeni a ballargli intorno. Il resto del mondo salta, canta, applaude. Lui non dà segni di vita. E tu che ti dimeni e ti scateni dove te lo ritrovi? Ovvio! Di fianco! E continui a urtarlo o a calpestargli i piedi. Reazioni? Zero. Non si muove: resta lì come una di quelle bacchette che tengono su i pomodori nell’orto. Rigido com’è, ogni volta che ci sbatti contro è un dolore: sarà l’incubo del tuo povero corpo per tutta la sera.

7 - E SE SON CIOCH PURTIM A CA’ CUN LA CARETA! (L’UBRIACONE)

Ha cominciato il concerto due giorni prima, al pub. All’apertura dei cancelli è già pieno come un uovo. Non appena parte la musica, fosse anche un concerto di musica da camera, lui deve pogare per cui attacca a spingere, a saltare e a dar cornate come un caprone. Ha la lattina di birra in mano e, mentre ti spinge, ne rovescia il contenuto sulla tua maglietta o sulle tue scarpe. Per liberartene inizi a spingerlo nelle file dietro, ma le file dietro te lo ribattono davanti e inizia un’allegra partita a ping pong, con questo che continua imperterrito a saltare e tira dei rutti che fanno la permanente di cui faresti sicuramente a meno!

6 - IL BUTTAFUORI

Uno davanti a te ha appena chiesto all’addetto alla sicurezza di potersi spostare più avanti. Ti fai coraggio e glielo domandi anche tu: “Scusi, potrei…” “NO!” “Quello prima però…” “NO!” “Ma guardi che io…” “NO!” Terminator ha spento il cervello e, per quanto tu insista, il monosillabo rimane lo stesso. Anche se gli chiedessi: “Vuoi bene alla tua mamma?” la risposta sarebbe “NO!”

 

5 – LA PAZZA

Ogni concerto che si rispetti ha la sua pazza di turno. Di solito è la tipa del dolmen di Stonehenge (che forse non si muove perché si vergogna come un ladro). Questa urla con una voce da cornacchia e continua a ballare come un’ossessa e a scuotere la testa: anche sui lenti, anche sulla canzone in cui il cantante commemora la morte di suo nonno. Tutti zitti, con la fiammella accesa e lei che sbraita e saltella. Sta volando in una dimensione parallela con il pilota automatico impostato su “demenza”.  Personalmente sogno il giorno in cui il cantante smetterà all’improvviso di cantare la sua ballad , guarderà la pazza di turno e le dirà, davanti alla folla immensa e mentre la regia la inquadra sui maxischermi: “Ma sei scema?”

4 – I LIMONI

In ogni concerto che si rispetti ad un certo punto parte il momento romantico: la canzone d’amore. Ed eccoli lì, davanti a te. Ettolitri di bava, lingue da camaleonti che si attorcigliano ed eseguono una perfetta ispezione odontoiatrica. Mani che si paciugano e si perquisiscono in ogni anfratto meglio della Digos. E ti girano i maroni, non tanto perché li invidi ma perché pensavi di essere a un concerto e non al prequel di un film porno.

3 – LO STONATO PAURA

Hai presente il ronzio della zanzara che si insinua nel padiglione auricolare e che ti fa venire un incazzo esplosivo? Ecco. Lo stesso effetto lo fa lo stonato paura. Un unghia grattata su una lavagna, una forchetta premuta su un piatto, una lama di coltello passata su una bottiglia di vetro. Lo stonato al concerto è uno di quei fastidi a cui non ci si abitua: è come avere Sgarbi tutti i giorni in cucina che ti dà della capra mentre fai la carbonara. Non hai pagato per ascoltare lui eppure la sua voce va oltre l’amplificazione, tocca frequenze inaudite, va negli ultrasuoni: anche se ti allontani ti segue. I cani impazziscono, i pipistrelli perdono l’orientamento e tu, tu che maledetto il momento in cui ci hai fatto caso, tu la senti. E lui non smette. Lo stonato paura sa tutte le canzoni e ti fa anche i cori!!!

2 – IL PUZZONES

Avverti una puzza e la imputi al caso: a quel caso che si chiama scoreggia e che è frutto di un attimo di perdita di controllo di uno dei tuoi vicini. Dopo un attimo ricapita ed è lì che ti rendo conto che non è il tipico odore di peto: è una puzza stagionata, misto stracchino e pattumiera. Ti rendi conto che non hai un vicino con il metorismo (anche se pure quello è una bella calamità) ma hai un vicino che da mesi si mette sotto la doccia ma non apre l’acqua. Inizi a sperare nel vento. Quando l’aria porta lontano l’afrore tu canti spensierato e stai bene. Quando però il vento cambia, ti ritrovi immerso nella putrida realtà mentre con le lacrime agli occhi vedi il tuo vicino con le braccia alzate e con l’ascella radioattiva puntata verso di te come un missile terra – aria. Più si va avanti e più questo puzza, complice il calore della massa e l’inevitabile sudore. Attorno al puzzones si crea il vuoto, nessuno ha il coraggio di dirgli che puzza come una discarica. Dicevo che è deleterio anche quello che non puzza ma che la puzza la produce! Sempre a tradimento, sgancia saette silenziose ma mefitiche e dentro ride perché sa che le scoregge non escono con l’etichetta del nome e quindi la fa comunque franca. Tu fai la faccia schifata ed ecco che qualcuno ti guarda storto: pensa tu stia facendo quella faccia per mascherare la colpa di averla mollata…

1 – IL SOCIAL NETWORK VIVENTE

Giusto che si scatti qualche foto che rimanga a imperitura memoria dell’evento. Va bene anche qualche video che renda vivo il ricordo. Ma non si può passare tutto il concerto col telefonino o la macchina fotografica in mano!! Al posto di vedere il concerto, vedi una foresta di mani e di cellulari. Lucine ovunque di gente che feisbucca e tuitta e che poi, al posto di guardare il palco, controlla se gli amici hanno messo “Mi piace” alle foto o ai video … Già, perché si fa così a godersi i concerti!  

 
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FAUNA DA SUPERMERCATO

Post n°275 pubblicato il 07 Marzo 2013 da gioegian
Foto di gioegian

IL SINGLE: E’ quello con l’aria scazzata tipica di chi sa che la spesa va fatta, è un supplizio obbligato. Ha il carrello pieno di surgelati, piatti pronti e pane confezionato. Esistesse anche la spesa confezionata, da prendere tutta in un blocco, tipo i pacchi della Caritas, ne sarebbe ben felice.

L’INVIATO SPECIALE: Si aggira tra gli scaffali con espressione sgomenta rendendosi conto di aver sottovalutato l’entità dell’incarico assegnatogli. La tremula mano regge un foglietto in cui sono annotati nome, marca, tipologia e caratteristiche specifiche di ogni prodotto. Non riuscirà mai a portare a compimento la missione, così lo si vede attaccato al cellulare conscio che la sua autostima ha conosciuto momenti migliori.

IL POLTERGEIST: E’ l’apparizione. E’ un personaggio che ci troviamo sempre davanti qualunque percorso noi scegliamo e anche decidendo di compiere improvvisi cambi di direzione. Durante una spesa media il Poltergeist lo incrociamo almeno una decina di volte. Si finisce per salutarlo perché, al decimo incontro,ormai è come uno di famiglia.

IL POSTO DI BLOCCO: E’ quell’individuo che al supermercato si sente in diritto di lasciare tranquillamente il carrello in mezzo alle corsie ostacolando il transito. Il migliore è quello che pianta lì il carrello di traverso e se ne va libero e bello per lande sconosciute.

LA SIGNORA PERFETTINI: E’ quella che controlla tutto. Palpa i pacchi di biscotti per essere certa che non siano sbriciolati e così facendo li sbriciola (e li rimette nello scaffale perché non sia mai che prenda un pacco di biscotti sbriciolati), annusa detersivi e ammorbidenti per non rischiare incongruenze tra le diverse fragranze; palpa la frutta e la verdura e, se la ammacca, la ripone nel cesto ad uso e consumo del disgraziato e distratto che passerà dopo di lei. E’ l’incubo del reparto gastronomia: vuole le fette di bresaola tutte uguali e se chiede 60 grammi di affettato devono essere 60 grammi spaccati perché, se sono 65 grammi, fa levare il di più.

LA BUONI PROPOSITI: Parte con le migliori intenzioni. L’idea iniziale è quella di iniziare una dieta e di seguire un regime alimentare irreprensibile. Ma non oggi, da lunedì e non si sa quale lunedì. Pensando a quel lunedì fa scorta di frutta, verdura, yoghurt magro, prodotti dietetici e bevande light. Per il lunedì… perché per il sabato e la domenica riempie il carrello di cioccostronzate, patatine fritte nell’olio esausto, panna spray e merendine da tremile calorie alla briciola.

I RISPARMIATORI: Studiano tutti i volantini promozionali e fanno il pellegrinaggio nei diversi supermercati a caccia di offerte. Comprano seimila rotoli di carta igienica come se ogni componente della loro famiglia avesse tre culi da pulire. Comprano trecento pacchi di croissant e fanno scorta per un anno di sottaceti. Poi tornano a casa e realizzano che non di soli croissant e sottaceti vive l’uomo. Così vanno a farsi fregare nella bottega sotto casa per due etti di salame rancido alla modica cifra di otto euro...

LA SMANDRAPPONA: Al supermercato con minigonna, tacchi a spillo e 30 anni… Per gamba! Dietro liceo e davanti museo. Dal dietro infatti sembra una ragazzina ma, come si gira, la reazione che suscita è la stessa che ha uno che, al cinema, ha appena visto Samara di The Ring saltar fuori dal pozzo.

LA CARIATIDE: Ottuagenaria imperturbabile con la sua bella pelliccetta che puzza di canfora, la sua bella cofana di capelli imbalsamati color fata turchina passata al candeggio, il suo bel mezzo chilo di pane, il suo etto di prosciutto cotto e la scatoletta di cibo per il gatto. Per carità e gentilezza le cedi il posto in coda alla cassa ma non aspettare che ti renda il favore. Se la ritroverai con il carrello pieno e tu le sarai dietro con una lattina di Fanta, lei farà finta di non vederti. Forse per la cataratta o forse solo perché è una vecchia befana.

IL PREVIDENTE: Arriverà la guerra? La fine del mondo? Una catastrofe naturale? Il previdente si premura di avere cibo a sufficienza per cui compare con un carrello che somiglia a uno di quegli autobus messicani affollati, con una tonnellata di valigie legate sul tetto. Ci ha messo due mesi per trascinare il carro vettovaglie alla cassa e ci metterà due mesi a pagare il conto. E’ l’incubo delle cassiere e degli altri clienti che, non appena lo vedono, fuggono a gambe levate!

Poi ci sono le MAMME DISPERATE che non sanno gestire le scimmiette urlatrici che hanno nel carrello, ci sono le COPPIE dove capisci chi è che comanda perché uno dei due è al carrello a gestire e l’altro fa da gregario, ci sono le TRIBU’ DEI MENARELLI IN FESTA, gli adolescenti che riempiono i carrelli di bevande e snack per i loro party, fanno un casino della Madonna e poi arrivano alla cassa, piombano nel mutismo assoluto e devono lasciar giù metà della roba perché non hanno soldi a sufficienza per pagarla. C’è IL PENSIONATO INGENUO che compra tutti i prodotti contrassegnati, convinto che gli facciano tanto sconto alla cassa e invece gli danno i punti per poter avere un pelapatate in omaggio.

Eh, quanto mondo… Quanta vita attorno agli scaffali… Vita con la quale devono fare i conti i normali compratori che se ne escono da supermercato come se avessero affrontato la Parigi – Dakar in monopattino…

 
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EVENTO FINE DEL MONDO IN ITALIA

Post n°274 pubblicato il 20 Dicembre 2012 da gioegian
Foto di gioegian

DALLA MEZZANOTTE: prove di evacuazione. Tutta l’umanità sarà tenuta sveglia e attiva mediante la diffusione in repeat delle canzoni di Nino D’Angelo e Mariano Apicella. Le prove di evacuazione non serviranno a nulla, ma le canzoni di Apicella e di quell’altro serviranno a far accettare la fine del mondo come qualcosa di positivo.

ORE 5.00: in ritardo di 5 ore, dati i problemi del sistema informatico, arriverà la prima delegazione aliena, a bordo del treno navetta di Trenord, quello che arriva a Calolziocorte da Sondrio. Una volta scesi da quella fescia di convoglio, i marziani saranno convinti che la fine del mondo c’è già stata. Anche perché si domanderanno che cacchio ci facevano su un treno e che cacchio ci fanno a Calolziocorte. Con il teletrasporto in sei secondi raggiungono Roma.

ORE 7.00: in ritardo di 7 ore, causa traffico tra Roncobilaccio e Barberino del Mugello, arriverà anche il pullman che porta la delegazione dei Maya. Data la sosta forzata in autogrill, durante la quale il farsi di peyote è stato l’unico passatempo, i Maya si presenteranno all’appuntamento fuori come delle fioriere, ridendo perché il pesce d’aprile del calendario interrotto sta durando fino a dicembre.

ORE 8.00: incontro a Roma con gli esponenti politici. Alieni e Maya si abbracciano e piangono sconsolati. Gli alieni ribadiscono che la fine del mondo da noi c’è già stata. I Maya guardano i nostri politici e, essendo un pochino veggenti e sciamani, controllano se hanno ancora il portafogli in tasca.

ORE 10.00: si sceglie l’inno ufficiale per l’apocalisse. I Maya propongono un lamento tipico della loro tribù, gli alieni optano per una musica sperimentale ottenuta attraverso stringhe alfanumeriche. Berlusconi chiede il trenino di “Meu amigu Charlie Brown” tutti nudi che siamo tutti fratelli. I Maya, nonostante abbiano addosso solo un perizoma, si chiedono chi sia quel pazzo dalla forma gnomica. Gli alieni sono sempre più convinti che da noi la fine del  mondo c’è già stata.

ORE 12.00: viene diffuso un messaggio a tutta la popolazione: quello di mangiare leggero, visti i prossimi eventi. Gli italiani, essendo praticamente con le pezze al culo, si chiedono di chi sia opera quest’affermazione .

 ORE 13.00: inizio della cerimonia per la fine del mondo. Mega concerto a Campovolo con raccolta di offerte non si sa bene per chi. Viene attivato il numero per mandare soldi tramite sms, sempre a chi non si sa. Studio Aperto inizia una diretta con una telecamera puntata in cielo in attesa del primo meteorite, con in sottofondo la musica dell’adagio di Albinoni e il commento straziante di Alessandra Rolla. La diretta viene interrotta per dare la notizia che Belen è andata al cesso.

ORE 14.00: Barbara D’Urso inizia a piangere a comando.

ORE 15.00: Daniele Bossari si caga platealmente addosso durante la puntata Live di Mistero. Intanto sulla RAI Giacobbo conduce una puntata speciale di Voyager. I Maya e gli alieni sono sull’orlo di un esaurimento nervoso. Gli alieni decidono di ripartire: non vogliono più saperne niente di noi. I Maya piangono. Barbara d’Urso li chiama in studio per parlare del loro dolore.

ORE 17.00: Viene assegnato lo scudetto, si fa il Festival di Sanremo in fretta e furia, il concertone del Primo Maggio, la finale di amici, il casting di X – Factor, la parata del 2 giugno e il Giro d’Italia. Tutto in contemporanea perché l’Italia non può perdersi i suoi appuntamenti! Mastrota tenta di vendere gli ultimi materassi della Eminflex con la scusa che da sdraiati sul morbido si muore meglio.

ORE 19.00: I Maya salgono sul pullman e se ne vanno pure loro. Bossi, non appena viene a saperlo, chiede un brindisi: se ne sono andati un bel gruppo di extracomunitari!

ORE 20.00: a tutta la popolazione viene comunicato di sbrigarsi a cenare perché poi ci sarà la distribuzione di occhiali 3D, elmetti , tele cerate e gadget della Campari. Le piazze si riempiono all’inverosimile. La gente si ammazza per i portachiavi gonfiabili a forma di cavatappi.

ORE 21.00: Su maxischermi, messaggio del Presidente della Repubblica. La gente si ammazza per tornare a casa e non sentire le solite baggianate.

ORE 22.00: I parlamentari salgono sull’arca spaziale che si sono comprati con i nostri soldi, ci fanno marameo e partono.

ORE 23.00: la gente torna per strada e si abbraccia. Al Nord si inizia ad andare di salsicce e vin brulè; al Sud impepata di cozze e vino bianco. Partono concerti spontanei, dove tutti suonano “The Final Countdown”.

ORE 24.00: Studio Aperto chiude la diretta proprio mentre in cielo sta spuntando un’unica grande boccia infuocata che scende a gran velocità. Belen è tornata al cesso, la fine del mondo può aspettare. Tutti con il naso all’insù. E’ la fine. Improvvisamente la boccia infuocata colpisce l’arca dei parlamentari che finisce in coriandoli, con tutto il suo contenuto. Grida di esultanza. Parte l’afterhour!!

ORE 00.01: è il 22 dicembre. E’ finito il teatro…

 
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CHI AMA "50 SFUMATURE DI GRIGIO" NON LEGGA ... SONO CATTIVA E VOI NON MERITATE UNA GASTRITE...

Post n°273 pubblicato il 27 Agosto 2012 da gioegian
Foto di gioegian

Non me ne vogliate.

 

Con tutto il rispetto per chi apprezza e si strappa l’anima e il cuore sulle “50 sfumature di grigio” e degli altri colori, farò una recensione nuda e cruda, esattamente come la protagonista del libro e la sua scoperta del sesso. La curiosità mi ha portata a scaricare il libro sull’IPad. Ebbene sì, la mia “dea interiore della scemenza” ha dato un calcio in culo alla mia “dea interiore del buonsenso” e si è accomodata al suo posto sul divano per leggere questo romanzetto. Partiamo dal linguaggio: alcuni miei alunni delle elementari scrivono meglio e con più fantasia. Non è nemmeno colpa dei traduttori, perché leggendo anche la versione in inglese c’è veramente da chiedersi se sia un libro o un breviario di frasi fatte e mal costruite. Se però si può sorvolare sul lato strettamente legato alla forma (non tutti gli scrittori si chiamano Alighieri o D'Annunzio), non si può far finta di niente sui personaggi e soprattutto sulla vicenda. Partiamo dalla sagra della banalità dei protagonisti. Lui è giovane, bellissimo, misterioso, tenebroso, superdotato, con il colpo sempre in canna senza bisogno del fisiologico riposo del guerriero. E' il classico figaccione maledetto, con una vita difficile e, come se non bastasse, ricco sfondato, con un lavoro importante ma che, chissà com'è, non lavora mai. Rappresenta l’ideale erotico di tutte le casalinghe disperate: ha più resistenza fisica di Iron Man e più tenebra di Batman ma psicologicamente è a pezzi a causa di una “Milfona” insoddisfatta che lo ha corrotto e portato sulla via della perdizione, rendendolo una specie di meraviglioso demonio sadico (tuttavia dal cervello irrimediabilmente bollito). Lei è, ovviamente, l’opposto: è l’alter ego di Maria Goretti, bella, pura come l’acqua di fonte, innocente, ingenua e vergine a 21 anni (vedendo come vanno le cose attualmente, rasentiamo il teatro dell’assurdo). E’ una sfigata da record, con i capelli che vanno dove vogliono loro e che devono per questo stare sempre legati, vestita da mercatino delle pulci e con un catorcio di macchina. E' una ciula che cade come una pera ovunque, inciampa nei suoi piedi e fa figure di merda a raffica. Lui invece è un ganzo che guida l’elicottero, l’aliante e suona struggenti melodie di Chopin nel cuore della notte senza che i vicini gli suonino il campanello incazzati come alci, con la struggente voglia di riempirlo di scarpate. Lei è uno zero al quoto, eppure gli occhi dello strafigo le si posano sopra, preda perfetta per la sottomissione. Già, la sottomissione: storia da racconti Harmony già masticata e digerita in ogni salsa. Ricordo casualmente un romanzo da 500 lire, comprato in edicola da mia zia nel Pleistocene Inferiore, dove la frase più intensa e intelligente era: "E lui la possedette con irruenza con il suo fallo turgido". Ma torniamo a noi. Il bellone stipula un contratto con tutte le regole della sottomissione (senza valore legale e già così ditemi che contratto è) e lei ci mette un libro intero e oltre per decidersi ad accettarlo (nel frattempo però si fa mischiare le ossa in tutte le posizioni del Kamasutra). A me sarebbe bastato il titolo: dopo il primo schiaffone preso gli avrei reso un calcio nelle parti basse, talmente forte da fargli finire una palla per tasca. La storia? Intensa e intrigante. Infatti mi intrigherebbe sapere cosa cavolo aveva mangiato la cinquantenne scrittrice quando ha avuto l'idea di partenza del libro, che tipo di problemi ha e, soprattutto, com’è messo quel povero diavolo di suo marito (che tra l'altro le ha fatto il primo editing). Ritorniamo alla vicenda. Lei lo conosce, s’innamora, lui la intorta, poi la maltratta. Lei piange e lo odia. Lui fa il tenero, lei cede, lui la intorta di nuovo e poi la maltratta ancora. Lei ri – piange e lo ri- odia. Si va avanti così per tutta la tiritera, con sullo sfondo un maggiordomo/autista, del tipo Lerch della famiglia Addams, che salta fuori da ogni angolo e che ormai non ha più bisogno di guardare You Porn per darsi sollazzo. Sicuramente da questo intruglio uscirà un film, perché il taglio ce l’ha già e la storia è di quelle che fan trasalire le donnette in età da pancera che ormai hanno solo tristemente a che vedere con un marito che dorme come un Bidone Aspiratutto, con incipiente calvizie, addome in deflagrazione, pelo incolto e amante della domenicale tenuta canottiera e mutanda moscia. Rappresenta il sogno di fuggire dalla routine da “desperate housewife” per ritrovarsi tra le braccia di un tre quarti di manzo dalla chioma ribelle e dal pisello scoppiettante. Che dire? Forse non sarò normale, ma io l’ho trovato un libro comico. Mi ha fatto ridere, soprattutto nella narrazione delle scene di sesso, dove il sesso è tutto un frenetico "ciapa de scià e mola de là". Dialoghi indimenticabili come: “Mi affretto a ingoiare (...). Apre gli occhi e mi fissa. «Ma non ti vengono i conati?» chiede, esterrefatto.” Donne! Sensualità e raffinatezza allo stato puro. Con quella punta di gourmandise che farebbe un baffo allo chef Gordon Ramsay. Escono frasi ad effetto e trovate incredibili: “Christian è l’unico uomo che mi abbia mai comprato biancheria intima. Nemmeno il mio patrigno Ray si è mai cimentato nell’impresa”. Che scoperta!! Mio papà non si è mai permesso di andare al mercato a comprarmi le mutande! Non era affar suo e, nel caso, io sarei pure morta dalla vergogna! Ci sono motti da slogan pubblicitario! Dopo il “Chi ama brucia” dei Pavesini, è arrivato ““Anastasia, io non faccio l’amore, io fotto” di Christian Grey (con questo nome che farebbe concorrenza a quello di Franck Provost sugli shampoo e le spume per capelli). Ecco, lo spessore del libro è quello di una sottiletta su cui si è seduto un elefante. Il pathos generato dalla innegabilmente bella copertina con titolo convincente, colori azzeccati e cravattina intrigante prende la via del cesso già dopo un paio di pagine e va in calando, soprattutto ogni volta che lui, sul più bello della merenda, esplode in un “Oh Ana!" Avesse intonato un “Oh Susanna” o un gospel con battimani incorporato e step laterale, sarebbe stato almeno divertente. Concludiamo: il successo di questi “capolavori al contrario” è dovuto a campagne pubblicitarie milionarie che ti mettono in testa come un chiodo fisso quello che deve piacerti. Alla fine gli ingenui arrivano a credere che le persone siano davvero così, confondendo la realtà con un immaginario che tutti schifiamo, fatto di donne senza cervello e carattere e di uomini violenti e padroni. Io, dopo questo scempio, preferirei leggere il libro che ho usato come immagine per questa nota di recensione …

 
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