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Post N° 116

Post n°116 pubblicato il 03 Gennaio 2008 da your_heaven
Foto di your_heaven

Ubriaco di lei

 





Stamattina non sono nemmeno potuto passare dall’ufficio perché per esigenze di servizio mi dovevo trovare altrove. Rientro adesso mezzo anchilosato dal freddo e a fatica riesco a tenere le dita sui tasti del pc.

È la pausa pranzo e mi mangio un panino e una birra che mi sono preso al volo.

Poi mi arriva un suo messaggio, un mms, con la scritta: “Un bacio fresco come neve e caldo come la passione”, accompagnata da una foto che ritrae un paesaggio tutto innevato e candido

E subito respiro quel suo bacio, fresco, e la mia mente si riempie di ricordi, che mi scorrono davanti come tanti fotogrammi.

Torna il ricordo di un’altra neve, vista insieme a Cortina durante i tre giorni passati con lei a ridosso del capodanno.

È stato un capodanno indimenticabile.

Io non so dire quanto è stato favoloso questo finale d’anno. So solo che ero ubriaco. E non di alcool, anche se ne ho trangugiato tanto

Io ero ubriaco di lei.

La mattina sciavo mentre lei se ne stava in casa e cucinava per tutti. Perché lei non scia né vuole imparare. Il pomeriggio uscivo con lei a farci una camminata e poi verso sera ci cambiavamo e  facevamo tutti insieme uno struscio in centro e ci andavamo a prendere un aperitivo. La sera, poi, lei e le altre ragazze cucinavano e dopo  si usciva tutti in qualche locale.

Lei ed io non è che abbiamo avuto molti momenti di intimità in questi tre giorni, per via del fatto che eravamo prima in 8 e poi in 20 in casa.

Ma quando la voglia di lei si faceva insopportabile non mi facevo troppi problemi: la prendevo per mano, salutavo tutti e dicevo che noi andavamo a dormire, qualciasi ora del giorno fosse, scatenando una risata generale.

Tanto la fama dell’assetato di sesso ormai me l’hanno cucita addosso. E quindi devo portare quella mostrina con dignità ahahahha.

Il giorno della vigilia, prima del cenone, restavano solo poche cose da fare, perché avevamo ordinato quasi tutto pronto alla rosticceria sotto casa. E così tutti gli altri sono usciti a  cazzeggiare per Cortina.

Solo lei ed io siamo rimasti in casa inventando una scusa qualsiasi. Lei con la scusa che voleva preparare un buon sugo per i taglierini e sistemare la pasta da cuocere perché non si attaccasse tutta prima del tempo. Io con la scusa che volevo farmi bello. Ma nessuno mi deve aver creduto perché bello già lo sono.

Era una scusa del cazzo la mia, nel senso vero del termine (ahaahha), perché in effetti io volevo restare con lei.

Seduto nel salone, mi guardavo lei che in cucina cantava e cucinava. Non distoglievo gli occhi da lei, che si accorgeva di essere guardata e si voltava a regalarmi un sorriso. Temevo che fosse stanca di un giorno passato in cucina e così l’ho raggiunta e mi sono messo il grembiule anche io. Devo  dire che è stato bello, per uno imbranato come me ai fornelli, aiutarla come potevo.

Mi ha fatto perfino tritare la cipolla per il sugo, cosa che mi ha fatto piangere come quando da piccolo mi ha punto un intero sciame di vespe a cui ero andato a rompere le palle.

Quando l’ho vista prendere la farina per sistemare la pasta sulla tavola, mi è tornato in mente come in un flash back una sequenza del film “il postino suona sempre due volte” , quella scena mirabile in cui i due protagonisti fanno sesso sul tavolo della cucina tutti infarinati.

E devo dire che non ci ho messo due volte a girare un remake di quel film. E lei distesa sulla tavola, col corpo mezzo nudo e infarinato, mi faceva morire di eccitazione. E devo dire che io ero più scatenato di Nicholson e lei più conturbante della Lange.

Un magico impasto di nostri umori e farina, che solo una doccia ci ha lavato di dosso ma non di dentro. Una doccia in cui l’acqua non ha assopito i sensi ma li ha risvegliati ancora e ancora. E ci siamo ritrovati sul letto a scopare.

L’orologio come sempre ci ha riportato alla realtà, al fatto che gli altri sarebbero rientrati ben presto e così ci siamo dati una parvenza di normalità, cambiandoci per bene, anche se sui nostri visi i segni di un pomeriggio di desiderio erano ancora vivi e vividi.

Lei era bellissima in nero e oro. Ed era bella in quel suo viso arrossato dopo l’amore. E sereno e sorridente. Amo vederla sorridere.

La cena di capodanno è stata un delirio di cibo, risate tra amici, allegria,  vino e alccol a fiumi.

E io non mi sono certo limitato nel bere. Sentivo l’ebbrezza nelle vene, ma l’ebbrezza più grande era quella che mi dava lei quando, di nascosto da tutti, si leccava le labbra per eccitarmi o mi faceva piedino da sotto il tavolo.

Ero ubriaco di lei. Perdutamente ubriaco di lei.

A mezzanotte un brindisi generale e poi un fuggi fuggi per strada a sparare i botti. Franz ha portato un vero e proprio arsenale. E tutti partecipavano estasiati a quello spettacolo pirotecnico.

Nessuno si è accorto, o forse nessuno ha fatto finta di accorgersi, che mancavamo solo io e lei.

Mentre tutti scendevano per strada, infatti, io la prendevo per mano e la portavo in stanza.

Finalmente soli.

Ho tirato fuori dall’armadio una bottiglia di krug che avevo preso solo per noi due e l’ho stappata.

Dopo il brindisi tutti insieme volevo un brindisi solo con lei.

Lei non se l’aspettava ed era delizioso guardare il suo visino sorpreso da tutto questo.

Le ho fatto mangiare dodici chicchi d’uva, uno per ogni mese, dandole ogni acino con la mia mano. E lei ricambiava con una succhiata alle mie dita che mi faceva eccitare. Poi è stata la volta di lei. Che mi passava con le sue dita altrettanti acini d’uva, mentre io, con altrettanta voglia, le tenevo il dito prigioniero nella mia bocca e lo succhiavo vedendo anche in lei crescere il desiderio.

Poi  ho passato un sorso di krug dalla mia bocca alla sua e mi sono perso in un bacio ebbro di sensualità

Io invece ho voluto bere in modo diverso: dal suo corpo.

Non è stato difficle levarle il vestito  e in un attimo le bellissime fossette delle sue clavicole erano piene di champagne che la mia lingua leccava vidamente, mentre le mie mani si insinuvano tra le sue cosce per cercare il mio paradiso. E dopo essermi dissetato di vino sono sceso a dissetarmi di lei, il mio fiume, che mi ha inebriato di piacere.

Ero ubriaco di lei, perdutamente ubriaco di lei. E nel suo fiume di ebbrezza sono entrato col mio sesso. Fiume nel fiume.

Le sue grida di piacere erano forti ma mi paicevano e mi accendevano ancora di più e poi nessuno le avrebbe sentite nel frastuono dei botti.

Il nuovo anno è iniziato con me ubriaco di lei e lei che si dissetava di me e del mio piacere, che mi succhiava anche l’anima, eccitata fino allo spasimo.

Dopo che i nostri sensi si sono calmati, ci siamo sistemati e scesi in strada anche noi a festeggiare.

Gli amici ii hanno offerto altro alcool che si erano portati in strada, ma è stata l’unica volta in cui ho rifiutato,perché avevo il suo sapore in bocca e quello volevo ancora tenere, come auspicio per il nuovo anno.

E anche lei ha rifiutato di bere ancora. Perché voleva conservare in bocca il sapore del mio succo. E quando ha rifiutato il prezioso champagne che le offrivano e si è girata verso di me per sorridermi, facendomi capire con quel suo sorriso che ero la sua bevanda migliore, ho sentito di amarla con tutto me stesso. La mia donna e la mia puttana.  La mia santità e la mia dannazione. La mia razionalità e la mia follia.

E intanto il vecchio anno coi suoi casini finiva. E iniziava un anno nuovo.

Un nuovo anno in cui ero perdutamente ubriaco di lei

Lei,  il regalo più bello che la vita mi potesse riservare.

Ero ubriaco di lei

Sono ubriaco di lei.

Perdutamente ebbro di lei.

 
 
 
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Un blog di: your_heaven
Data di creazione: 12/10/2007
 
 
 

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