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Post N° 122

Post n°122 pubblicato il 07 Gennaio 2008 da your_heaven
Foto di your_heaven

Lei… La mia fotografia vivente

 





L’epifania si è davvero portata via tutte le feste e si è portata via anche lei.

L’ho appena accompagnata in stazione e poi sono andato al lavoro.

Ricomincia una nuova settimana e io, che stanotte non ho dormito gran che, stamane devo anche inforcare gli occhiali.

Mi sembra ieri che lei è arrivata da me sabato sera ed ora è già lunedi. Il tempo è stronzo  a volte. Mi vola sempre quando c’è lei con me.

Sabato sera sono uscito dall’ufficio dopo le 19. Volavo per i corridoi perché era tardi e io dovevo ancora andarla a prendere. Ma  appena sono salito sulla black e le ho scritto un sms per dirle che sarei arrivato il prima possibile, lei mi ha risposto che era già a casa mia e stava cucinando.

Con la sua consueta discrezione mi ha chiesto scusa per aver usato le chiavi di casa senza dirmelo.Io invece ero al settimo cielo che fosse già arrivata e stesse ad aspettarmi, perché mi aveva risparmiato un viaggio, regalandomi un po’ di tempo in più per stare con lei; ma soprattutto ero felice che lei si sentisse libera di venire da me.

Tornando a casa mi sono fermato  qualche minuto dai miei per lasciare un saluto veloce. Poi sono passato da un fiorista a comprare una rosa blu per la mia befanetta e infine sono volato a casa.

Dio che bello entrare e vedere le luci accese, la tavola apparecchiata, sentire profumo di cibo e vedere lei che con il supo sorriso più bello mi viene incontro e mi abbraccia

Lei è sorpresa vedendomi con la rosa. Ma io sono ancora più sorpreso vedendola davvero vestita da befana sexy come mi aveva promesso:  abito nero corto con autoreggenti nere e cappello da strega.

Le do la rosa e le dico che lei è più profumata e poi la bacio. Anche io devo mantenere la mia promessa: quella di strapparle i vestiti per renderla una vera befana. Mi dispiace però strapparle il vestito, e lei capisce il mio indugiare e mi dice che è un abito vecchio, che non le piace nemmeno, e che posso strapparlo.

Non me lo faccio dire due volte ed in meno di un attimo la mia donna è la befanetta più stracciata di tutte, ma è bellissima. Anzi è trmendamente eccitante quel suo corpo che si intravede tra gli strappi.

Ed è quel corpo che io voglio. Lo voglio da impazzire. Perché quel suo corpo è la via per arrivare alla sua anima e fonderla con la mia.

Con passione, foga, fantasia e voglia lei sfama la mia carne che ha fame di lei e poi sfama anche il mio corpo affamato di cibo. E poi sfama ancora la mia voglia.

Nella notte dei desideri non ho bisogno di chiedere niente, perché il mio desiderio è già tra le mie braccia e gode di me e con me. Tutta la notte e anche il giorno seguente

Mentre il tempo è sempre più stronzo e passa inesorabile.

Ieri sera abbiamo disfatto l’albero di Natale. L’ha voluto disfare per non lasciare a me l’incombenza nei giorni seguenti. Allora l’ho aiutata ed abbiamo riposto ogni cosa con cura in uno scatolone, che poi ho sigillato per portare in soffitta.

“Un giorno farai così anche con me?” mi dice lei a bruciapelo mentre richiudo quella scatola

“Così come?”, le rispondo io sorpreso

E lei: “Un giorno metterai tutte le mie cose in una scatola, tutti i miei regali, tutte le mie foto, le migliaia di foto che ho fatto per te. Poi chiuderai la scatola e la metterai in soffitta, assieme agli addobbi di Natale. Con la differenza che gli addobbi di Natale almeno una volta l’anno li tirerai fuori. Io sarò invece solo un ingombrante ricordo che tu forse nemmeno tirerai più fuori dalla soffitta, perché sarai già felice con un’altra”

Ho avvertito una sorta di morsa alla bocca dello stomaco a quelle parole. Una specie di stilettata sottile ma bruciante. Dio se bruciavano le sue parole!

Mi stava facendo pensare a una cosa a cui mai avrei voluto pensare: mi stava facendo pensare alla fine di questa nostra storia.

E non vi avevo mai pensato.  E non vi volevo pensare. Era l’ultimo dei miei pensieri.

Ma lei mi ci ha messo davanti e ho anche immaginato la situazione opposta. Cioè che sia lei un giorno  a mettere tutto quello che oggi è vivo e bello in uno scatolone da relegare in una polverosa soffitta.

 E non voglio pensarci. Non voglio pensare che un giorno io potrei mettere in soffitta quella che oggi è la sola persona che è riuscita a farmi davvero felice in vita mia. E non voglio nemmeno pensare che sia lei a mettere in soffitta me e tutto quello che stiamo vivendo.

La stringo. Forte. Ancora più forte.

Le prendo il viso tra le mani e le rubo un bacio. Glielo rubo con tale forza da farle quasi male.

Voglio farle capire che non mi è mai passato per la testa di pensare a quel giorno E allora la rassicuro così: “Perché mai un costruttore dovrebbe pensare a quando crollerà il palazzo che sta costruendo? Se mai pensa a quanto sarà bello vedere come la sua costruzione diviene ogni giorno più bella”.

“Ma tu mi hai sempre detto che non vuoi costruire”, ribatte lei spiazzandomi, “ Mi hai sempre detto che hai vissuto alla giornata. Che i palazzi ti soffocano, che le storie ti imprigionano”

“Ma lo vuoi capire che non voglio pensare a quel giorno? Tu non sei una prigione. Tu sei prigione solo quando non ci sei. Tu sei libertà e fantasia. Tu sei la cosa più bella che mi potesse capitare di vivere”.

Mi sforzo di farle capire che l’Andre di un tempo, il fancazzista che scappava dai legami quando diventavano troppo stretti, adesso è diverso:

Ma non riesco con le parole a dirglielo come vorrei.

E mi prende una tale incazzatura che anche il mio stomaco percepisce, perché sembra attorciagliarsi

Allora accendo il pc e la faccio sedere sulla sedia della mia scrivania.

“Start”, “documenti”, “immagini”. E compaiono tantissime cartelle.

Le apro tutte ad una ad una.

Ci sono tutte le sue foto

Tutte.

Non ne manca nessuna. Dalla prima che mi ha mandato finao a quella che mi aveva mandato la sera precedente, prima che la raggiungessi a casa.

Ci sono persino tutte le foto che ho preso senza il suo permesso. Che ho rubato dai suoi profili nei cinque mesi in cui le sono stato dietro. Ogni foto che lei inseriva nel profilo io la salvavo immediatamente sul mio pc

E gliele mostro tutte.

Ci sono le foto che lei si è fatta per me in questi due mesi, sono oltre mille foto. Anche doppie o simili, ma le ho tenute tutte.

E in un’altra cartella ci sono le foto che le ho fatto io

E in un’altra ancora ci sono le foto che ci siamo fatti con l’autoscatto mentre scopavamo o prima o dopo l’amore.

Lei è stupita. Ma non voglio il suo stupore. Voglio che mi creda. Che creda che non ho mai pensato a metterla in soffitta.

Allora faccio di più. Accendo la stampante e schiacchio su “stampa”, con la rabbia di chi ha paura di non essere capito e con la fermezza di chi vuole essere creduto

In un attimo la stampante sforna decine e decine di sue foto a colori su carta fotografica. E le foto, a mano a mano, scivolano dal contenitore e vanno per terra.

Una dietro l’altra.

Le gliele dispongo per tutto il pavimento

Credo che lei mi abbia preso per pazzo all’inizio. Ma pazzo non lo sono. Sì, lo sono, ma di lei.

La stanza si riempie di foto sue. La mia donna  centuplicata.

 “Le tue foto le ho dappertutto” le dico “sul pc, su varie pen drive, su vari cd. E ora sono anche stampate e sono qui davanti a me. Ma soprattutto le tue foto io ormai le ho stampate dentro di me”.

Lei mi guarda e sorride. Ha capito. Finalmente ha capito

Ma io continuo: “Sono pazzo di te. Perché devi pensare al futuro? Perchè devi pensare che butterò via tutte le tue foto? Perchè poi devi pensare che tutto questo finirà? Vivimi, amore mio. Vivimi”

E mentre glielo dico raccolgo una di quelle foto.

È  bella, anzi, favolosa

Le dico anche con precisione quando me l’ha fatta. L’ha fatta una sera che ero ingrifato come un cammello e le avevo detto che volevo una foto di lei mentre si toccava. E guardando quella foto mi ritorna la stessa eccitazione che avevo quella sera in cui gliela chiesi..

Lei lo capisce

Ed ora è il suo turno di tranquillizzare me.

Seduta sul divano apre le gambe e con le mani ripete esattamente la sequenza di quella foto.

Mi trovo tra le mani una foto della mia donna che si tocca e davanti ai miei occhi c’è la mia donna che si tocca nello stesso modo.

Ma la mia donna, a differenza di quell’immagine, è vitale.

Le sue mani animano la foto. Le sue mani che si insinuano dove voglio esserci io.

“Vivimi”, mi dice con la voce di una donna eccitata che sta implorando il suo uomo di farla sua.

Non resisto più. La raggiungo al divano e infilo la mia testa tra le sue cosce e lascio che la mia lingua prenda il posto delle sue dita. E la mia lingua, che non sa mai dire le cose che vorrebbe dire, al suo corpo adesso gliene sta dicendo milioni di cose

E il suo corpo le capisce, eccome se le capisce.

Me ne accorgo da quanto lei si bagna e gode. E quando mi implora di entrare dentro di lei, prendo la mia fotografia vivente e la porto a letto. Accendendo la videocamera e la scopo con foga mentre la videocamera riprende la nostra notte.

Stamattina mi sveglia al suo solito modo. Con le sue labbra sul mio sesso. Adoro essere svegliato così.

“Preferisci bere me prima del caffè?” le dico, ma tanto so già la sua risposta e la disseto, godendo nella sua bocca.

Lei va a fare colazione e quando me la porta ho giò collegato la video alla tv e le faccio vedere il nostro film.

“Ma siamo veramente noi?” dice lei sorpresa

“certo che siamo noi”

“mamma mia che due animali” ribatte lei.

Non ha torto. Il suo corpo mi fa impazzire, mi trasforma, mi rende istintivo e animalesco. Per un attimo penso che forse lei vorrebbe da me più dolcezza, ma le sue mani che frugano sul mio corpo mi tranquillizzano.Le vado bene così come sono (anche perchè sono il massimo  ahahhaha)

E ritorniamo istintivi a scopare.

E stavolta le regalo e mi regalo una scopata dolcissima. Lenta, come una ninna nanna. La bacio. Mi muovo  come a rallentatore e lei ancora più piano di me. E quando sto per esplodere di piacere mi fermo, stando sempre dentro di lei. Poi la guardo a lungo e ricomincio. È bellissimo questo gioco. Un gioco lungo che ci fa godere insieme. Resto in lei ancora, dopo l’amore, perché non voglio uscire da lei.

Pura estasi.

Allungo una mano sul comodino. Prendo la digitale. La accendo, metto l’autoscatto, la rimetto sul comodino e lascio che ci scatti un fotogramma.

Io e lei, sfiniti dopo l’amore

Io e lei, uno dentro l’altra

Io e lei, una persona sola

Io e lei, in una fotografia vivente

 
 
 
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