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Post N° 125

Post n°125 pubblicato il 11 Gennaio 2008 da your_heaven
Foto di your_heaven

Passione riflessa

 





Nel traffico della tangenziale la black si districa con rapidità

L’aria è pungente e la nebbia mi offre un paesaggio desolato, ma dentro me un arcobaleno di colori tinge il cuore, lo stomaco, il cervello , la mente, i pensieri.

Lei, la pittrice delle mie emozioni, se n’è appena andata lasciandomi dentro i colori che con la sua passione ha dipinto dentro me stanotte.

E il quadro di Andrea, che si riflette nello specchio della vetrina del bar dove si è fermato per fare colazione, è il quadro di un uomo sereno e appagato.

E quell’uomo riflesso nella vetrina di un locale gli ricorda un altro specchio, quello in cui ieri sera erano riflessi  lui e la sua donna mentre facevano l’amore.

E il sangue ribolle e vince il freddo di questo mattino.

Ieri sera ho dovuto fare la balia a mio fratello Tuatankamon, che, dopo la caduta sulle nevi svizzere, una spalla rotta e tre costole fuori uso, è costretto a letto. I miei se ne sono partiti per capo Verde ieri mattina. La sua ragazza lavora e a me tocca fargli da balia.

Ieri sera me ne sarei andato volentieri da lei. Avevo voglia di vederla, di sentirla, di toccarla, di stringerla, di scoparla.

Ma dove cavolo parcheggiavo mio fratello?

Lei ha capito la situazione e ieri pomeriggio, quando le ho detto che non l’avrei raggiunta, era lei che tranquillizzava me.

Se non fosse stato per la decenza le avrei cheisto di raggiungermi e stanziarsi in casa dei miei, considerato che loro sono fuori, e farmi compagnia mentre mi tocca accudire l’infermo. In fondo mio fratello si porta a casa dei miei chiunque e perché io non potrei portarci lei?

Ma ho preferito lasciare perdere, perché se fosse venuta qui avrebbe dovuto sicuramente cucinare per tutti e non voglio che si affatichi in questo periodo che per lei è già di superlavoro.

Ieri ho staccato un’ora prima proprio per andare a cucinare qualcosa per me e il fratellino.

Entrato a casa sento un casino bestiale provenire dalla stanza di Ale. Riconosco una voce.

Lei!

Lei?

Ma cosa ci fa lei qui? Spero che non sia come penso o faccio a pezzi mio fratello.

Entro e scopro che invece è proprio come penso. Ale le ha mandato un messaggio nel pomeriggio. Un messaggio con scritto proprio: “SOS. Aiuta due poveri disperati fratelli, uno solo e l’altro malato”

E lei non ci ha pensato due volte. Ha annullato la sua agenda di lavoro ed è partita per venire da noi.

L’è andata a prendere in stazione Raffy, la ragazza di Ale, e l’ha portata a casa dei miei, visto che lei non ci era mai stata.

Se non ci fosse stata Raffy ad Ale gli avrei rotto l’altra spalla, ma in fondo, a pensarci bene non mi aveva fatto un torto. Anzi. Era riuscito dove io non avevo osato: chiedere a lei di raggiungermi a casa dei miei.

Mi avvicino ad Ale per dirgli all’orecchio quanto io sia incazzato e Ale mi spiazza precedendomi: “ti costringo a stare con me che sto imbalsamato a letto, ma almeno ho fatto in modo di farti trovare lei qui. È bella, Andre. Ma soprattutto è bella dentro. Se le fai del male sarò io a spaccarti il culo, dovessi rimetterci l’altra spalla”

Allora non dico altro. Tranquillizzo Ale e lo ringrazio con un occhiolino e poi vado da lei a baciarla.

Che bello vederla. Fa in tempo solo a regalarmi un sorriso e un bacio che la ragazza di ale la porta in cucina e si mettono a spentolare insieme. Preparano una cena veloce perchè poi raffaella deve andare al lavoro e ci lascia il pupo (tutankamon) da custodire.

Ceniamo tutti insieme. È bello. Non è mai successo, nemmeno quando ero sposato e Ale fidanzato, che stessimo insieme non solo come fratelli ma anche come amici. E con le rispettive donne.

E mentre ceniamo guardo lei, allungo il piede da sotto il tavolo facendole capire che ho voglia di scoparla. E il suo occhiolino mi dice la stessa cosa.

Quando abbiamo messo a riposo Ale e gli abbiamo dato il telecomando in mano lo salutiamo e ce ne andiamo.

Dobbiamo trovare un posto per dormire, ma soprattutto per stare insieme, soli, chiudendo il mondo fuori dalla porta.

Ale ci chiede se dormiremo nella stanza dei vecchi e lo dice ridendo. Non ci penso nemmeno a dormire nel letto dei miei. Con la voglia che ho di lei rischierei di strappare qualche pezzo di lenzuolo. Non penso nemmeno di dormire in una delle stanze degli ospiti che non mi sono mai piaciute nemmeno da piccolo. Vorrei essere a casa mia con lei. Vorrei essere nel nostro letto (che buffo, non è la prima volta che uso la parola “nostro” e mi piace). Vorrei le cose che divido con lei quando è con me: il bagno, la doccia, la birra nel frigo, gli spazzolini da denti.

Qui non c’è nulla di noi. Anche se c’è tanto di Andre.

E dove c’è più di Andre se non nella sua vecchia stanza da letto?

Le propongo allora un’idea stupida ma che mi piace. Di dormire nella mia vecchia stanza, nel mio vecchio letto a una piazza. Il letto dove dormiva Andre da ragazzo.

E lei è proprio lì che vuole dormire.

Ed infatti è li che dormiamo.

Beh, dormire è una parola grossa.

Se a 15 anni, quando le donne ancora me le sognavo, e l’autoerotismo non era un optional, qualcuno mi avesse detto che a 40 anni avrei scopato come un riccio nel mio letto d’infanzaia gli avrei riso in faccia.

E invece abbiamo passato una notte di sesso nello spazio ristretto di un letto a una piazza.

Mentre il freddo di una Milano uggiosa mi entra nelle ossa passando da sotto il giubbotto, ripenso alla sua carne bruciante che ieri sera incendiava la mia.

Messi di fianco, lei davanti e io dietro,  in quel letto accostato alla parete e con di fronte lo specchio dell’armadio, potevo stringere la mia donna e al tempo stesso vederla riflessa nello specchio di fronte.

Lo spazio era angusto, ma ci bastava. Perché ad essere sconfinata era la voglia che io avevo di lei e lei di me.

Voglia che sentivo dal suo corpo che si abbandonava alle mie carezze.

Voglia che leggevo nei sui occhi, non direttamente, perché lei mi dava le spalle. La sua voglia la leggevo dai suoi occhi riflessi nello specchio.

Non distoglievo le mani da quel corpo avvinto al mio e non distraevo lo sguardo da quello specchio che mi regalava un’altra immagine della mia donna. Vedevo la sua lingua passare sulle sue labbra. Vedevo come si mordeva le labbra mentre le mie mani la toccavano facendo vibrare le corde del suo piacere.

Mi eccitava da morire scoparla standole dietro,e al tempo stesso guardarla allo specchio.

Mi guardavo allo specchio mentre con le mie mani giocavo col suo sesso, paradiso di piacere sconfinato, e sentivo il suo caldo fiume scorrere tra le mie dita che le provocavano gemiti interminabili.

Il suo godere lo sentivo e lo vedevo allo specchio.

Pura estasi. Eccitazione allo stato puro

E l’eccitazione diventava stordimento quando dallo specchio guardavo  la sua mano che percorreva il mio corpo, e si fermava al mio sesso. E ci giocava facendolo diventare di marmo, per poi sedersi  su di lui  mentre io ammiravo lo stupendo sedere di lei che si alzava e si abbassava guidato dal ritmo della mia mano. E che bella mentre si contorceva di piacere.

Vedevo il suo godimento attraverso i suoi occhi. E  lo vedevo nello specchio che mi offriva l’immagine della sua schiena inarcata e della sua testa reclinata all’indietro coi capelli che scendevano sciolti e liberi mossi solo dai suoi brividi di piacere.

E quando la sua bocca si è posata sul mio sesso, allora era lei che alternava lo sguardo; un po’ lo rivolgeva a me e mi guardava negli occhi per mostrarmi coi suoi la sua voglia sconfinata di me e un po’ lo rivolgeva allo specchio, per guardarsi e guardare come stava succhiando il suo uomo.

E  il mio sesso a quella bocca  bollente come un fuoco non ha resistito e le ha regalato il suo nettare, che lei ha raccolto con la sua lingua fino all’ultma goccia, come se fosse immortale ambrosia, mentre io mi guardavo estasiato allo specchio la mia donna che si nutriva di me e le stringevo forte i capelli per dirle, senza parlare, che lei era mia. Che lei è mia.

Ale stamattina si è accorto che non abbiamo dormito molto. Perché uscendo di casa, dopo averlo lasciato nelle mani di Raffy che nel frattempo era rientrata, mi ha detto di mettere gli occhiali da vista. E non aveva torto.  Non mi servono solo gli occhiali, ma anche un bombardino, perché sento le gambe fare giacomo giacomo.  Il minimo, dopo una notte passata a scopare su un letto a una piazza.

Lei è andata via e sto andando al lavoro

Fuori fa freddo ma il mio sangue bolle mentre ripenso a questa notte.

Questa notte in cui la sua pelle bollente è stata la mia coperta, i suoi seni il mio cuscino e il suo sesso il mio riparo.

Mentre lo specchio, testimone muto e complice, rifletteva la nostra passione.

 

 

 
 
 
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Un blog di: your_heaven
Data di creazione: 12/10/2007
 
 
 

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