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Post n°19 pubblicato il 13 Febbraio 2009 da Nean.856
"Come paleontologo di professione e (davvero avrò il coraggio di dirlo?) liberal con tanto di tessera, ho trovato divertente, ma anche un po' mortificante, la moda attualmente diffusa negli ambienti intellettuali conservatori di invocare Charles Darwin – la fondamentale icona del mio mondo professionale – come un flagello o, a seconda dei casi, come un alleato a sostegno delle proprie amate dottrine. Poiché, com'è logico, Darwin non può coprire entrambi i ruoli simultaneamente, e poiché il dato di fatto dell'evoluzione in generale (e la teoria della selezione naturale in particolare) non può, in ogni caso, offrire un legittimo sostegno a nessuna particolare filosofia morale o sociale, ho fiducia che egli – grandissimo fra tutti i biologi – rimarrà silenzioso, a prescindere dal volume delle voci conservatrici che si leveranno a evocarlo.
A un estremo, la flagellazione di Darwin – l'idea che se lo cacceremo lontano da noi, allora potremo risvegliarci – ha animato una fazione religiosa che considera fondamentale, per un governo stabile e una società ordinata, il revival cristiano vecchio stile. In Slouching Towards Gomorrah, per esempio, Robert Bork scrive: «Il principale ostacolo che si oppone a un rinnovamento religioso è rappresentato dalle classi intellettuali le quali credono che la scienza abbia lasciato soltanto l'ateismo quale unica posizione intellettuale rispettabile. Stando alle descrizioni convenzionali, Freud, Marx e Darwin hanno messo in rotta i credenti. Oggi gli intellettuali hanno smesso di considerare Freud e Marx irrefutabili, e pare che ormai sia giunto anche per Darwin il momento di subire una svalutazione». di Stephen Jay Gould
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Post n°18 pubblicato il 03 Febbraio 2009 da Nean.856
Uno studio sui piccoli di scimpanzé conferma l'importanza delle prime cure parentali sullo sviluppo delle capacità cognitive e affettive dei piccoli
"Il sistema di attaccamento dei piccoli di scimpanzé appare sorprendentemente simile a quello dei piccoli della nostra specie. Le prime esperienze relative a una risposta parentale calda o a una deprivazione hanno un impatto drammatico sugli esiti affettivi e cognitivi sia nello scimpanzé sia nell'uomo". |
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Ecco quello di Archaios:
Source: downloadblog.it save save |
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Post n°14 pubblicato il 19 Gennaio 2009 da Nean.856
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Post n°13 pubblicato il 18 Gennaio 2009 da Nean.856
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Post n°12 pubblicato il 17 Gennaio 2009 da Nean.856
Raro fossile vivente: mezzo squalo e mezzo serpente E’ stato un tranquillo pescatore giapponese ad avvistare questa strana creatura in mare, apparsa all’improvviso davanti ai suoi occhi, ma dopo questo primo ragionevole stupore ha scoperto che il “mostro” era emerso dagli abissi per andare a morire proprio nei pressi delle coste nipponiche. Infatti, una volta catturato, è morto dopo poche ore. In effetti l’aspetto dell’animale è dei più inquietanti: un’anguilla gigantesca con la testa da pescecane, l’occhio agguerrito, l’enorme bocca piena di denti affilati e sfrangiati come coralli molto taglienti. Consegnato immediatamente agli esperti della Marina giapponese, è stato portato nel Parco Marino Awashima e lì filmato: il corpo del pescione si è così rivelato essere quello di una femmina, appartenente ad una rarissima specie chiamata “squalo arricciato”, una sorta di fossile vivente rimasto uguale dalla preistoria a oggi, con una lunghezza totale di 1,6 metri ed un peso di 7,5 chili. L’esistenza di questo raro esemplare risalirebbe addirittura a 80 milioni di anni fa ed il problema di questa specie, che vive solo a più di 600 metri di profondità è che, una volta giunti in superficie, hanno scarsissime possibilità di sopravvivere. ![]() Si tratta dello Squalo serpente o Squalo arricciato (Chlamydoselachus anguineus, Garman, 1884), in inglese Frilled shark. Distribuzione - Diffuso largamente ma con una distribuzione irregolare. Oceano indiano occidentale: al largo del Sud Africa. Pacifico occidentale: al largo del Giappone fino alla Nuova Zelanda. Pacifico orientale: dalla California meridionale al Cile settentrionale. Atlantico orientale: dalla Norvegia settentrionale alla Namibia settentrionale, forse fino al Capo di Buona Speranza, Sud Africa. Tre esemplari sono stati registrati dall'Atlantico occidentale. Morfologia - Uno squalo simile ad una anguilla con 6 branchie; le estremità inferiori della prima branchia sono connesse l'una con l'altra attraverso la gola. Di colore marrone scuro o grigio, a volte è più pallido inferiormente. La pinna dorsale è piccola e lobata; la pinna anale è più larga della pinna dorsale. Le pinne pettorali sono piccole e a forma di paletta. La pinna caudale ha un esile lobo ventrale e manca della tacca terminale. Presenta una bocca dotata di denti tricuspidati su entrambe le mascelle. Biologia - E' un raro squalo primitivo, trovato su piattaforme continentali e insulari e pendenze di solito tra i 120 e i 1280 metri, ma catturato occasionalmente in superfice. Si nutre di altri squali, calamari e pesci liscosi. E' ovoviviparo e il numero dei nati va da 2 a 10. Non è pericoloso ma possiede denti che sono taglienti abbastanza da infliggere lacerazioni alle mani degli scienziati che ne esaminano la bocca. Accidentale nelle reti a strascico, è utilizzato come farina di pesce o cibo per pesci. (dal web) Link: Espresso Multimedia AcquaticaScuba AtlantideSub Frilled Shark Chlamydoselachidae |
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Post n°11 pubblicato il 10 Gennaio 2009 da Nean.856
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Post n°10 pubblicato il 21 Dicembre 2008 da Nean.856
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Post n°9 pubblicato il 21 Dicembre 2008 da Nean.856
Tag: Antropologia Molecolare, Cava el Sidron, Convergenza Evolutiva, DNA Nucleare, DNA Preistorico, Espressione Genetica, Evoluzionismo, Genoma, Italia, MC1r, Melanina, Monti Lessini, Neanderthal, Paleontologia Umana, Paloantropologia, Pigmentazione, Sapiens, Scoperte, Spagna, Teoria dell'Evoluzione, Variabilità Genetica, Variante, Vitamina D
"Quanto ci somigliavano i Neanderthal? Ridevano, parlavano, piangevano come noi?" Svante Paabo Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori tedeschi, italiani e spagnoli e coordinato in Italia da David Caramelli, docente di Antropologia Molecolare del Dipartimento di Biologia Animale e Genetica dell'Università di Firenze, e recentemente pubblicato sulla rivista Science, conferma per la prima volta l'ipotesi che L'Uomo di Neanderthal avesse capelli rossi e pelle chiara simili a quelli degli uomini moderni. Le analisi, nonostante le difficoltà legare alla fragilità ed al rischio di contaminazione tipici del DNA preistorico, sono state eseguite in parallelo sul DNA nucleare recuperato da reperti ossei di due esemplari di Neanderthal, uno vissuto sui Monti Lessini (Verona, Riparo Mezzena) circa 50 mila anni fa e conservato presso il Museo di Storia Naturale di Verona, e l'altro, di 8 mila anni più giovane, vissuto in una grotta delle Asturie (Spagna, Cava El Sidron). "I risultati - spiega Caramelli - hanno portato alle stesse conclusioni: i due individui Neanderthal avevano i capelli rossi e la pelle chiara. I due reperti già in passato avevano fornito informazioni interessanti relative alla variabilità genetica nei Neanderthal; è dell'anno scorso infatti la scoperta pubblicata sulla rivista Current Biology, che riportava come il Neanderthaliano dei Monti Lessini fosse geneticamente molto più variabile di quanto fino a oggi osservato in altre popolazioni neanderthaliane". La scoperta dei tre team di ricercatori nasce dallo studio del gene MC1r, responsabile della regolazione della pigmentazione nell'uomo e nei vertebrati. che Varianti di questo genene riducono la funzionalità, sono associate a individui con pelle chiara e capelli rossi. I due Neanderthal analizzati hanno mostrato varianti particolari di questo gene, varianti che non compaiono in nessun essere umano attuale. Le analisi funzionali su queste varianti hanno mostrato che le funzionalità dell’espressione in questo gene erano ridotte e per tanto, chi le possedeva, aveva i capelli rossi e la pelle chiara. "I Neanderthal che frequentavano le grotte del veronese, quindi - afferma Laura Longo, conservatore presso il Museo di Verona e coordinatrice del progetto di revisione e valorizzazione dei resti fossili umani del veronese - non solo condividevano le stesse caratteristiche culturali dei cugini spagnoli, ma anche alcuni tratti somatici". "Il fatto importante da sottolineare - spiega ancora Caramelli, che con altri colleghi antropologi fa parte di un gruppo di punta in Italia per le ricerche sull’origine e l’evoluzione dell’uomo - è che i capelli rossi e la pelle chiara dei Neanderthal non sono dovuti allo stesso tratto fenotipico del gene MC1r che determinano gli stessi caratteri nell'Homo sapiens, cioè alla specie alla quale apparteniamo in noi. È una variante, un'espressione diversa dello stesso gene". Ciò significa che per rispondere alla stessa esigenza (necessità di avere la pelle chiara per far fronte alla scarsità di luce solare delle alte latitudini) due specie diverse hanno sviluppato le stesse caratteristiche, ma partendo da tratti diversi del proprio patrimonio genetico. Si tratterebbe dunque di un chiaro esempio di convergenza evolutiva ovvero di come l’evoluzione abbia agito in modo indipendente in due specie che, a causa delle elevate latitudini alle quali entrambe vivevano, avevano necessità di sviluppare caratteristiche tali che consentissero loro di assorbire più raggi solari (pelle chiara) e quindi evitare gli scompensi dovuti alla scarsa produzione di vitamina D. Inoltre, l'evoluzione indipendente di queste caratteristiche da parte dei Neanderthal rispetto ai Sapiens mostra come sia possibile escludere sia l'evoluzione di una specie dall'altra (Sapiens da Neanderthal), sia eventuali flussi genici tra le due specie e dunque anche fenomeni di incrocio, in seguito ai quali ci sarebbero stati discendenti con caratteri misti. Tutti i Neanderthal avevano i capelli rossi? "È difficile dirlo - risponde Caramelli - I reperti ben conservati dai quali ricavare materiale genetico adeguato sono pochissimi. Quel che è certo è che su due campioni, entrambi presentano le stesse caratteristiche. Esemplari che sono vissuti a migliaia di chilometri di distanza e a 8 mila anni l'uno dall'altro"."Quelli fatti - ha aggiunto Caramelli - sono i primi passi che ci potranno portare, in futuro, a identificare tutta una serie di caratteristiche somatiche dei Neanderthal e a stabilire inoltre quali sono quelle uniche della nostra specie. Le ricerche su questa fase delle evoluzione umana (e sulle fasi più antiche) sono senza dubbio tra le più affascinanti per capire come, quando e in che tempi si è originato il nostro genere Homo e la nostra specie Homo sapiens". Rimane sempre la domanda sul come e perché i Neanderthal si siano estinti. Le ultime ricerche tendono a escludere il clima quale causa dell'estinzione. Probabilmente si è trattato di una superiore adattabilità dei Sapiens al cambio repentino di clima (fine della glaciazione) che ha portato a un migliore accesso alle risorse nelle stesse nicchie ecologiche nelle quali le due specie convivevano, ipotizza Caramelli. Lo diranno le prossime ricerche sul Dna dei Neanderthal, sperando nel frattempo di scoprire esemplari meglio conservati. Source: - LaStampa.it - Corriere.it |
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Post n°7 pubblicato il 20 Dicembre 2008 da Nean.856
La storia della specie umana ha visto i bambini svilupparsi più precocemente di quanto facciano oggi. Due milioni di anni fa i nostri antenati avevano un'infanzia molto più breve. Agli albori della nostra storia, i bambini non esistevano. O meglio, non esisteva l'infanzia, che sarebbe un'invenzione relativamente recente, al massimo di due milioni, un milione e mezzo di anni fa. Lo sostiene un gruppo di ricerca internazionale guidato da Jean-Jacques Hublin del Max-Planck-Institut di antropologia evolutiva di Lipsia, sulla base di uno studio effettuato sui crani dei nostri antenati. I suoi risultati sono stati pubblicati sulla rivista "Nature".L'uomo è l'unico tra i primati ad avere un'infanzia così prolungata: a nascere tanto immaturo e a poter godere di un così lungo periodo durante il quale crescere e imparare. Ma fino a oggi non era stato ancora chiarito a quando risalisse questo privilegio. Per scoprirlo, Hublin e colleghi hanno analizzato il cranio del cosiddetto Bambino di Mojokerto, un fossile di Homo erectus rinvenuto a Giava e risalente a circa 1,8 milioni di anni fa. Gli antropologi hanno poi confrontato le tomografie computerizzate di questo con quelle di altri crani, di bambini moderni e di piccoli di scimpanzé. I risultati hanno mostrato che il bambino di Mojokerto, che al momento della morte aveva un anno, possedeva già tre quarti (tra il 75% e l'80%) della capacità cranica di un Homo erectus adulto. Al contrario sappiamo che il cervello di un bambino di Homo sapiens all'età di un anno deve fare ancora molta strada prima di poter essere paragonabile a quello di un adulto della stessa specie. Anzi, come scrive su "Nature" Hublin "un'importante caratteristica dello sviluppo umano è proprio la persistenza di schemi fetali di crescita del cervello anche dopo la nascita". Per questo, secondo i ricercatori, l'infanzia deve essere nata dopo l'Homo erectus e non è mai stata presente nelle specie antichi progenitrici dell'uomo. Source: ScienzaEsperienza (16 Settembre 2004) |
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Post n°6 pubblicato il 20 Dicembre 2008 da Nean.856
Gli ominidi hanno cominciato a camminare in modo eretto circa due milioni di anni prima di quanto pensato fino a oggi. |
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Post n°5 pubblicato il 20 Dicembre 2008 da Nean.856
Dichiarazione generale sui Diritti dei Popoli Indigeni delle Nazioni Unite
- Premessa Affermando che i popoli indigeni sono uguali a tutti gli altri popoli, pur riconoscendo il diritto di tutti i popoli ad essere diversi, a considerarsi diversi, e ad essere rispettatati come tali, Riaffermando che tutti i popoli contribuiscono alla diversità e ricchezza delle civiltà e delle culture, che costituiscono parte integrante del comune patrimonio dell'umanità, Affermando inoltre che tutte le dottrine, politiche e pratiche che si basano o che sostengono la superiorità dei popoli o degli individui sulla base dell'origine nazionale, razziale, religiosa, etnica o di differenze culturali sono razziste, scientificamente false, giuridicamente nulle, moralmente esecrabili e socialmente ingiuste, Riaffermando anche che i popoli indigeni, nell'esercizio dei propri diritti, devono essere liberi da ogni discriminazione di qualunque tipo, Preoccupati per i popoli indigeni che hanno sofferto di ingiustizie storiche in seguito, fra gli altri eventi, alla colonizzazione e all'espropriazione delle loro terre, dei loro territori e delle loro risorse, impedendo così loro di esercitare, in particolare, il loro diritto allo sviluppo nel rispetto delle proprie esigenze e dei propri interessi [..] Solennemente si proclama la seguente Dichiarazione sui Diritti dei Popoli Indigeni delle Nazioni Unite: - Estratto Articolo 8 1. I popoli e gli individui indigeni hanno il diritto di non essere fatti oggetto di assimilazione forzata e della distruzione della loro cultura. 2. Gli Stati dovranno predisporre efficaci meccanismi per la prevenzione e il rimedio di: (a) Qualsivoglia azione con la finalità o l'effetto di privarli della loro integrità come popolo distinto, o dei loro valori culturali o identità etnica; (b) Qualsivoglia azione con la finalità o l'effetto di spossessarli delle loro terre, territori o risorse (c) Qualsivoglia forma di trasferimento forzato della popolazione con la finalità o l'effetto di violare o indebolire i suoi diritti; (d) Qualsivoglia forma di assimilazione forzata o integrazione da parte di altre culture o stili di vita imposti alla popolazione tramite misure legislative, amministrative o di altro tipo; (e) Qualsiasi forma di propaganda volta a promuovere o istigare discriminazioni razziali o etniche contro di loro. Articolo 11 1. I popoli indigeni hanno il diritto di praticare e di rivitalizzare i propri costumi e tradizioni culturali. Questo diritto comprende il diritto a mantenere, tutelare e sviluppare le manifestazioni passate, presenti e future della loro cultura, i siti archeologici e storici, gli artefatti, gli stili, le cerimonie, le tecnologie, le arti visive e dello spettacolo e la letteratura. [..] Articolo 12 1. I popoli indigeni hanno il diritto di manifestare, praticare, sviluppare e insegnare le loro tradizioni spirituali e religiose, i loro costumi e cerimonie; hanno il diritto di preservare e di accedere ai propri siti religiosi e culturali, con la dovuta intimità; hanno il diritto di utilizzare e di mantenere il controllo dei propri oggetti cerimoniali; hanno altresì il diritto al rimpatrio delle loro salme. [..] Articolo 13 1. I popoli indigeni hanno il diritto di rivitalizzare, utilizzare, sviluppare e trasmettere alle future generazioni la loro storia, lingue, tradizioni orali, filosofia, sistemi di scrittura e letteratura, e di designare e poi mantenere le proprie designazioni di comunità, luoghi persone. [..] Articolo 24 1. I popoli indigeni hanno il diritto alle proprie medicine tradizionali e a mantenere le proprie pratiche sanitarie, compresa la conservazione di piante, animali e minerali medicinali di importanza vitale. Gli individui indigeni hanno parimenti il diritto di accedere, senza alcuna discriminazione, a tutti i servizi sociali e sanitari. [..] Articolo 25 I popoli indigeni hanno diritto a mantenere e rafforzare il loro particolare rapporto spirituale con le terre, i territori, le acque, le coste e altre risorse tradizionalmente posseduti o altrimenti occupati e di difendere le loro responsabilità per le future generazioni a questo riguardo. Articolo 26 1. I popoli indigeni hanno il diritto alle terre, territori e risorse che hanno tradizionalmente posseduto, occupato o altrimenti utilizzato o acquisito. 2. I popoli indigeni hanno il diritto di possedere, utilizzare, sviluppare e controllare le terre, territori e risorse da essi posseduti in ragione del loro tradizionale possesso o di altra occupazione o uso tradizionale, e hanno parimenti il diritto a quelli altrimenti acquisiti. Articolo 28 1. I popoli indigeni hanno il diritto ad un risarcimento, sottoforma di restituzione, o quando questo non sia possibile, di una giusta, congrua ed equa compensazione, per le terre, territori e risorse che hanno tradizionalmente posseduto, o altrimenti occupato o utilizzato e che sono stati confiscati, presi, occupati, utilizzati o danneggiati senza il loro previo libero consenso informato. 2. Se non altrimenti concordato liberamente dai popoli interessati, la compensazione dovrà essere erogata sotto forma di terre, territori e risorse pari in qualità, dimensione e status giuridico o di una compensazione monetaria o altre forme di risarcimento. Articolo 31 1. I popoli indigeni hanno il diritto di mantenere, controllare, proteggere e sviluppare il proprio patrimonio culturale, la propria conoscenza tradizionale, espressioni culturali tradizionali, così come le manifestazioni delle loro scienze, tecnologie e culture, comprese le risorse umane e genetiche, le sementi, le medicine, la conoscenza delle proprietà della fauna e della flora, le tradizioni orali, la letteratura, gli stili. [..] Articolo 34 I popoli indigeni hanno il diritto di promuovere, sviluppare e mantenere le proprie strutture istituzionali e i propri specifici costumi, spiritualità, tradizioni, procedure, pratiche e, nel caso in cui esistano, sistemi o consuetudini giuridiche, in accordo con gli standard internazionali sui diritti umani. [..] Link di riferimento: - Testo completo della Dichiarazione - UNPFII - Permanent Forum - Vittoria politica storica - Survival International - Luci e ombre - Unimondo.org - Forumeditrice.it - Popoli indigeni, popoli minacciati save |
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Post n°4 pubblicato il 20 Dicembre 2008 da Nean.856
Tag: Australopitecus, Conquista del Fuoco, Evoluzione a Cespuglio, Homo Antecessor, Homo Erectus, Homo Ergaster, Homo Habilis, Homo Heidelbergensis, Homo Neanderthalensis, Homo Rudolfensis, Homo Sapiens, Lago Turkana, Mary Leakey, Massa Cerebrale, Olduvai, Paleontologia Umana, Paloantropologia, Richard Leakey, Tanzania Breve storia delle scoperte che hanno portato a definire la nostra specie Homo sapiens e all sua origine relativamente recente nel cuore dell'Africa. (1,75 milioni di anni fa; capacità cranica: 848cc) Tra 1,2 e 1,7 milioni di anni fa questo ominine cominciò a spingersi verso oriente. Testimonianze del suo passaggio sono state rinvenute a Dmanisi in Georgia e nella Valle del Giordano in Israele. Durante la migrazione verso levante, alcuni individui impararono ad allestire accampamenti all’aperto e sperimentarono l’organizzazione sociale. Le loro ossa craniche si allungarono permettendo l’ulteriore accrescimento del cervello che raggiungeva ormai i 1000 centimetri cubici. La faccia divenne piatta e l’andatura più dritta. Homo ergaster era diventato Homo Erectus, come dimostrato dai resti trovati a Giava alla fine del secolo scorso e da a quelli scoperti vicino a Pechino nella prima metà del Novecento. L’Europa non sembra essere stata toccata da questa prima ondata migratoria. L’ascesa degli ominini verso il bacino del mediterraneo prima, e nei territori europei in seguito, si deve a un altro discendente di ergaster, diverso da erectus. Il responsabile di questa seconda colonizzazione al contrario fu Homo Antecessor. A lui sembrano appartenere i resti fossili – di un’età compresa tra gli 800.000 e i 900.000 anni – portati alla luce a Ceprano, in Italia e a Burgao, in Spagna. Per la verità i paleoantropologi non si trovano in pieno accordo sul fatto di considerarlo una specie a sé. Alcuni sostengono infatti che esso sia solo una forma arcaica del suo diretto discendente, Homo Heidelbergensis, l’ominine che a sua volta diede origine a Homo Neanderthalens, specie che per molto tempo abbiamo considerato nostra antenata e che ora invece si è dimostrata essere stata un ramo morto dell’evoluzione. L’uomo moderno o Homo Sapiens, ha iniziato la sua storia evolutiva in epoca recente, circa 200.000 anni fa a partire da antenati di origine sicuramente africana. di Tullia Costa, da: ScienzaEsperienza |
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Post n°3 pubblicato il 10 Dicembre 2008 da Nean.856
![]() Le persone e gli eventi fondamentali della vita del grande scienziato il cui anniversario della nascita si festeggia il 12 febbraio. Un ritratto di uno scienziato umano, profondo, consapevole, attento e rispettoso della natura e del lavoro dei suoi colleghi.Il nonno di Charles, Erasmus Darwin era un medico, famoso sia per le sue capacità che per la sua generosità: dalle famiglie povere non solo non voleva essere pagato ma dava loro dei soldi per aiutarli. Era talmente grasso che si fece costruire un tavolo con una rientranza tonda per poter mangiare più comodamente, altrimenti con una tale pancia non sarebbe riuscito ad avvicinarsi al cibo. Erasmus, inoltre, fu uno dei primi ad abbozzare una teoria dell’evoluzione. Il nonno materno Josiah Wedgewood, invece, era un industriale affascinato dai nuovi macchinari a vapore. I due nonni Erasmus e Josiah fondarono la Lunar Society, un club di inventori, scienziati e pensatori, i cui soci si chiamavano “lunatici”. Robert, figlio di Erasmus anche lui medico e altrettanto grasso, e Susannah, figlia di Josiah, si innamorarono e si sposarono.Charles nacque il 12 febbraio 1809, in un ambiente benestante e vivace, pieno di idee e frequentato da persone intelligenti. Malgrado ciò da bambino e da ragazzo Charles era un pigrone e dello studio non si interessava minimamente. Il padre fu addirittura costretto a ritirarlo da scuola per scarso rendimento e per comportamento scorretto. D’altra parte la scuola di Shrewbury, frequentata da Charles e da suo fratello, era un posto terribile, malgrado fosse una delle più rispettabili del tempo: “i ragazzi vengono picchiati se non hanno fatto i compiti o se prendono dei brutti voti” si lamentava Charles. A un certo punto della sua vita, Charles pensò che da grande avrebbe fatto il gentiluomo, che a quel tempo significava “consumare i soldi di famiglia e vivere una vita di piaceri e di ozio”. Suo padre non sapeva più che cosa fare di lui: non voleva un figlio perditempo. Finalmente all’Università di Cambridge, Charles incontrò un professore di botanica, John Stevens Henslow, che lo mise sulla giusta strada: Henslow gli insegnò il metodo scientifico e riuscì, cosa ancora più importante, a far emergere il suo profondo interesse per la natura. A quel tempo Charles era un bel ragazzo di 22 anni, alto e forte, pieno di energia e con una bella faccia, naso piccolo, fronte spaziosa e occhi intelligenti. I suoi interessi erano le escursioni naturalistiche e la caccia. Il suo sogno? andare alle isole Canarie, il paradiso dei naturalisti. ![]() L’occasione della vita arrivò un po’ per caso, come spesso capita. Era il 29 agosto 1831, Charles tornava a casa a Shrewsbury dopo una lunga escursione naturalistica. La stagione della caccia, la sua attività preferita, stava per cominciare e non voleva perdersene nemmeno un giorno. Con sorpresa trovò un plico che lo stava aspettando. Contieneva due lettere che gli avrebbero cambiato la vita. Il governo britannico cercava un naturalista per un viaggio di due anni che il brigantino Beagle avrebbe fatto intorno al mondo. John Stevens Henslow, interrogato dal consulente del governo, suggerì il suo studente preferito: Charles Darwin. Prima tappa: le isole Canarie! Charles non poteva crederci e, senza pensarci su granché, chiese l’autorizzazione a suo padre. “NO!” rispose categoricamente il dottor Robert, esasperato dal comportamento poco serio di suo figlio “Ti proibisco di andare. Troverai un lavoro e diventerai una persona rispettabile. Basta con questi progetti sconclusionati.” Così con la tristezza nel cuore, Charles scrisse una lettera per rifiutare l’offerta e la spedì immediatamente. Il giorno dopo andò a caccia con suo zio Jos, con il quale si sfogò e si lamentò della sua sorte. Lo zio si rese conto che Charles stava per perdere l’occasione della sua vita, scrisse al padre una lettera con una serie di ragionevoli e sensate motivazioni perché Charles dovesse accettare di imbarcasi sul Beagle. Con sorpresa di tutti il padre si convinse subito a lasciarlo partire. E la lettera di rifiuto che aveva spedito il giorno prima? Magari era già arrivata a destinazione? “Forse è già troppo tardi, forse hanno già trovato qualcun altro”, pensava Charles nella sua corsa verso Cambridge per comunicare a Henslow che aveva cambiato idea e che voleva imbarcarsi sul Beagle…Per fortuna il posto era ancora libero. C’era un mese di tempo per i preparativi. E innanzitutto doveva andare a conoscere il capitano del Beagle, Robert FitzRoy. La spedizione, infatti, aveva già un naturalista ufficiale, e il principale compito di Darwin a bordo sarebbe stato fare compagnia al giovane capitano che, secondo l’etichetta della Marina britannica, non poteva familiarizzare con l’equipaggio. Charles andò quindi a incontrare il capitano, con la speranza di ottenere la sua approvazione… A FitzRoy non piacque il naso di Darwin, perché — disse — con un naso così un uomo non può certamente essere capace di combinare niente di buono. Tuttavia alla fine i due uomini si piacquero, e il capitano accettò di ospitare Darwin a bordo del Beagle. ![]() Finalmente, dopo alcuni tentativi falliti, il 27 dicembre 1831 il Beagle partì per il suo viaggio che sarebbe durato quasi cinque anni, invece dei due previsti. Il cielo era sereno e l’equipaggio di 72 uomini si era ripreso dall’ultima sbronza. Il mal di mare fu peggio di quanto Darwin si aspettasse! E la tappa alle Canarie una vera delusione: per paura di un’epidemia di colera, in quel periodo le autorità non autorizzavano l’ingresso nel porto a nessuna nave britannica. Darwin, dal ponte del Beagle, vide svanire all’orizzonte il sogno di una vita…Ma fu questa l’unica delusione del viaggio che lo avrebbe portato a circumnavigare e a esplorare l’America del Sud, con una puntata in Australia, Nuova Zelanda e Sud Africa. La tappa che più delle altre segnò il suo pensiero e la sua vita futura fu alle Galápagos: la straordinaria biodiversità delle isole permise a Darwin di capire come le diverse forme di vita si sono sviluppate le une dalle altre, e gli fornirono anche la prova della correttezza di questa sua intuizione.A ogni tappa del viaggio Darwin spediva a casa estratti del suo diario e i reperti che raccoglieva nelle sue esplorazioni, e che venivano poi analizzati con cura dai suoi amici scienziati. Quando attraccò al porto di Falmouth, in Inghilterra, nell’ottobre 1836, Darwin era già uno scienziato famoso. Poco dopo si sposò con Emma, che fu una compagna affettuosa e attenta e gli rimase sempre molto vicina. Insieme ebbero dieci figli. Darwin passò il resto della sua vita ritirato in casa a scrivere libri sulla biologia e sulla geologia e a condurre esperimenti per confermare le sue teorie. Lasciò ad altri il difficile compito di combattere per affermare la validità del suo pensiero. Morì il 19 aprile 1882. Durante il famoso viaggio, Charles compì delle osservazioni naturalistiche sulla geologia, sugli animali e sulle piante, e sulle popolazioni che incontrava con una passione e una professionalità rare. Leggendo il suo diario di viaggio è facile immaginare il suo stato d’animo e il suo desiderio di conoscere. Da queste osservazioni, tutte scritte e documentate, Darwin riuscì a sviluppare importanti teorie nel campo della geologia e soprattutto quella che è ancora oggi il fondamento di tutta la biologia: la Teoria dell’Evoluzione. Altri Link: - 5000 Darwin letters go online - Darwin Bio |
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Post n°1 pubblicato il 04 Dicembre 2008 da Nean.856
J. Douglas MacDougall, Storia della Terra |
DARWIN 2009
"Il 2009 è un anno singolare per il darwinismo e la teoria dell'evoluzione biologica, il presupposto di fondo di tutte le scienze della vita. Ricorrono infatti 200 anni dalla nascita di Charles Darwin e 150 anni dalla pubblicazione del suo Origine delle specie, il testo che sancisce l'avvento della moderna visione evoluzionistica, uno dei paradigmi scientifici che hanno più influenzato la trasformazione di tutte le discipline scientifiche ma anche della cultura e del modo di pensare del mondo contemporaneo."










































Inviato da: cassetta2
il 04/11/2020 alle 10:15
Inviato da: marco parisi
il 13/07/2019 alle 10:08