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Ipazia di Alessandria - Parte 2 - Chi era Ipazia

Post n°60 pubblicato il 06 Gennaio 2010 da leonardo377
 

Ipazia di Alessandria

All'inizio del V secolo i pagani non avevano più ne templi, né clero, né statue, ne potevano esercitare riti. Rimaneva però spazio ancora alla scienza e alla filosofia, il problema era che pur avendo distrutto la base del sapere e dei riti rimanevano le teste. Si sa che non è facile far cambiare idea alla gente, e il mezzo più efficace, che ancora oggi, purtroppo, in qualche paese viene ancora utilizzato, è quello della eliminazione fisica. Chi non si adeguava veniva ucciso. Pertanto, pur avendo cancellato le prove della cultura scientifica, l'opera non era completa. L'eredità di 700 anni di evoluzione e di ricerche continuavano a vivere nelle persone, in particolare di uno scienziato, perfino donna, Ipazia di Alessandria (370-415 d.C.). Come si permetteva di essere intelligente, lei che avrebbe dovuto essere solo un animale al servizio dell'uomo, che avrebbe dovuto solo essere una schiava come moglie e madre? L'offesa non poteva essere più alta, poche donne avevano, fino allora, osato tanto. Era necessario dare un esempio affinché si capisse quale fosse il ruolo delle donne all'interno della religione cristiana: non un essere umano, ma un oggetto; che rappresentava la colpa del peccato originale e quindi doveva espiare tale orrendo delitto per tutta l'esistenza degli uomini. Ma chi era Ipazia? Vissuta al tempo dell'imperatore d'Oriente Arcadio (377-408 d.C.) e di suo figlio Teodosio II (401-450 d.C.), era così ben vista, e la sua storia ebbe una risonanza così elevata, che appena a 20 anni dalla morte, vennero scritte diverse biografie. Due storici della Chiesa come Socrate Scolastico (380-450 d.C.) di religione cristiana, avvocato di professione, nei 7 libri della sua "Historia Ecclesiastica" e Filostorgio, rischiarono  non poco, dato che quando scrissero l'opera, gli attori  della vicenda erano ancora in vita. Ulteriori informazioni le troviamo in altre biografie scritte successivamente da parte di Damascio  (480-550 d.C.), filosofo neoplatonico, ultimo direttore della Accademia di Atene, il quale scrisse "Vita di Isidoro" riprodotta nel Suda, l'enciclopedia bizantina del X secolo. Ma abbiamo altre informazioni anche grazie al vescovo monofisita cristiano bizantino Giovanni di Nikiu (fine VII secolo) che ricorda le vicende di Ipazia nella "Cronaca". Così sappiamo che era figlia d'arte di un noto astronomo, matematico e filosofo, Teone di Alessandria, ultimo direttore del Museo della città omonima. Fu istruita dal padre all'arte della scienza diventando la prima donna matematica della storia. Il padre riuscì così bene nell'impresa da essere fiero di affermare di aver fatto di Ipazia "un perfetto essere umano", (a quei tempi le donne erano considerate talmente inferiori che erano considerate anche peggio di animali) che divenne una scienziata, filosofa, astronoma, meccanica, politica, a tal punto da essere considerata l'ultima depositaria e divulgatrice del sapere greco della scuola di Platonismo, dopo Platone (Atene 427 - 347 a.C.) e Plotino (Licopoli 203 c.a. - 270 d.C. ca. Campania). Era molto conosciuta per la sua intelligenza e bellezza, si recò perfino a Roma e ad Atene a mostrare le sue capacità. Il padre Teone nell'intestazione del III libro del suo commentario al Sistema Matematico di Tolomeo rammenta il contributo e la posizione della figlia: "Commento di Teone di Alessandria al terzo libro del sistema matematico di Tolomeo. Edizione controllata dalla filosofa Ipazia, mia figlia." Una delle discipline in cui seppe distinguersi maggiormente era l'astronomia. Da Filostorgio apprendiamo che eseguì interessanti scoperte sul moto degli astri riportate sul suo libro "Canone Asrtronomico". Ipazia scrisse un opera in 13 volumi sul padre dell'algebra "Commentario sull'aritmetica di Diofanto di Alessandria". Un'altra importante opera in 8 volumi il "Commentario sulle coniche di Apollonio di Perga", il quale introdusse gli epicicli e deferenti per spiegare il moto apparente delle orbite dei pianeti. Al suo curriculum vanno aggiunte altre opere come un trattato su Euclide, una raccolta di tavole sui corpi celesti il "corpus astronomico". Inoltre si applicò anche alla meccanica e tecnologia, costruendo  strumenti scientifici come un idroscopio, uno strumento per misurare il livello dell’acqua e un apparato per distillarlo ed un idrometro di ottone per determinare la gravità (densità) di un liquido, un anemometro, un planisfero e inventò un astrolabio piano.

 

Nella pittura: “La Scuola di Atene” (1509-10) affresco dipinto da Raffaello per la stanza della Segnatura nei Palazzi Vaticani.

La Scuola di Atene” (1509-10) affresco dipinto da Raffaello

Zoom su Ipazia      Ipazia nella Scuola di Atene

 
 
 
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