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sotto:
presentazione della mostra Armonie di luglio e settembre 2015.
CLICCA SULLE TRE PAGINE CHE SEGUONO PER LEGGERE LA PRESENTAZIONE 

 


PITTURA E DECORAZIONE

 

GLICINI E ORTENSIE
E. Neri 
finta finestra su tavola 

dipinto di Elisabetta Neri

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I colori dell'architettura, parte 4: il tufo biondo scuro della Tuscia

Post n°29 pubblicato il 10 Ottobre 2016 da ciaobettina0
 

 

foto Elisabetta Neri
Pitigliano (GR); muro realizzato con blocchi di tufo

Denominatore comune del paesaggio collinare che va da Roma ai confini della Toscana e dell'Umbria, è il color "biondo scuro" dei molti pittoreschi paesi che si ergono in cima a pareti rocciose scoscese. Questo caratteristico colore  è quello del tufo, pietra vulcanica porosa, leggera e resistente, facilmente scalfibile e modellabile, tanto da permettere già agli Etruschi, nel VII e nel VI secolo a.C., di realizzare elaborati ambienti interamente scavavti nella pietra, come le tombe della necropoli di Cerveteri. La tomba degli Scudi e delle Sedie, nella necropoli della Banditaccia, riproduce ogni dettaglio di un ambiente domestico: dalle travi del soffitto, alle cornici delle porte, alle sedie, agli scudi appesi alle pareti.
La zona che, fin dall'antichità, ha visto nel tufo un'importante risorsa per la realizzazione di ambienti in cui abitare è la Tuscia, che si estende dal territorio laziale a nord di Roma al sud della Toscana e alla zona sud ovest dell'Umbria.

foto Elisabetta Neri
Pitigliano (GR)

Pitigliano, in Toscana, sorge su una collina tufacea e le sue case, alte e strette, appaiono come una prosecuzione delle pareti rocciose verticali dal colore caldo, contrastante con il verde della vegetazione circostante. Vista dall'esterno la città offre un panorama mozzafiato, soprattutto al tramonto, quando la luce rossastra scalda ulteriormente la tonalità della roccia e degli edifici. Il tufo a Pitigliano e dintorni caratterizza anche le vie cave. Pitigliano, Sorano e Sovana vengono chiamati borghi del tufo.

foto Elisabetta Neri
Bomarzo (VT)

Bomarzo, nell'alto Lazio, conosciuta soprattutto per il celebre Parco dei Mostri, presenta un abitato di origine medievale nel quale prevalgono le costruzioni in tufo. (per vedere altre foto di Bomarzo clicca QUI).
Anche il Lazio ha le sue città del tufo, alcune molto conosciute come Civita di Bagnoregio, altre meno note ma ugualmente spettacolari.
Cuore del territorio laziale della Tuscia è Viterbo: anche qui la malleabile pietra vulcanica assume il ruolo di protagonista sia nel Palazzo dei Papi che nel quartiere medievale di San Pellegrino. Parlando di questo quartiere non si può non accennare agli splenfdidi esempi di profferlo qui presenti, ovvero la scala esterna terminante con un ballatoio tipica dell'architettura medievale della zona. 
Il profferlo è visibile anche in case d'abitazione più comuni, come quelle delle immagini in basso. 

foto di Elisabetta Neri
esempio di profferlo a Bomarzo (VT)

foto di Elisabetta Neri
esempio di profferlo a Montefiascone (VT)

foto di Elisabetta Neri
esempio di profferlo a Roccalvecce (VT)

foto di Elisabetta Neri
B&B "Il Profferlo" a Pitigliano (GR)

Spostandoci in Umbria, ad Orvieto il tufo è stato utilizzato in maniera mirabile in una serie di importanti palazzi medievali , come ad esempio nel Palazzo del Popolo, di cui le foto che seguono mostrano due particolari: il profferlo e una trifora con la cornice finemente intagliata.

foto di Elisabetta Neri

foto di Elisabetta Neri
Palazzo del Popolo, Orvieto (TR)


Il tufo è stato utilizzato fin da epoche remote per realizzare grossi blocchi squadrati impiegabili come materiale da costruzione, ma spesso, scavando direttamente in questa tenera roccia, sono stati ricavati ambienti utilizzati come cantine, come ricovero per attrezzi, o, più raramente, come abitazioni.

foto Elisabetta Neri
Pitigliano, accessi ad ambienti scavati nel tufo

foto Elisabetta Neri
Pitigliano

foto Elisabetta Neri
Roccalvecce (VT), cantina in Vicolo delle Campane

L'ultima delle tre immagini rappresenta un ricordo della mia infanzia: è l'accesso ad un ambiente sotterraneo ricavato nella roccia. I miei ricordi sono piuttosto vaghi, ma mi è rimasta impressa una lunga scala dai gradini consumati che s'inoltrava nelle buie viscere della terra. Questa cantina apparteneva alla famiglia di mia nonna e il mio prozio qui preparava il vino... mi sembra di sentire ancora il profumo che si avvertiva scendendo verso l'oscurità. 
Sì, perchè la Tuscia (cuore della zona del tufo) è terra di vigneti e di uliveti: il terreno è infatti è molto fertile, essendo di origine vulcanica; tutta la zona è infatti punteggiata di laghi di forma tondeggiante, un tempo caldere vulcaniche e ora azzurrissimi laghi incorniciati da un "patchwork" di terreni coltivati. Nell'immagine in basso il Lago di Bolsena, che vanta il primato di essere il lago di origine vulcanica più grande d'Europa, è visto dalla Porta di Borgheriglia a Montefiascone (VT).

foto Elisabetta Neri
il Lago di Bolsena visto da Montefiascone (VT)

nella Tuscia il tufo viene utilizzato in ogni epoca: dal Medioevo, al Rinascimento, al Settecento, fino ai giorni nostri; talvolta la sua ruvida superficie dialoga con altri materiali: l'esempio più noto di questo abbinamento sono le raffinate chiese romaniche di Tuscania (VT), ovvero San Pietro e Santa Maria Maggiore, nelle qualil il colore bianco della pietra utilizzata per i decori contrasta con il marrrone della struttura in tufo.
Nella foto in basso, sulla facciata settecentesca della chiesa parrocchiale di Roccalvecce (VT), l'abbinamento si inverte: sulla facciata intonacata spiccano gli elementi decorativi realizzati con la pietra vulcanica locale.

foto di Elisabetta Neri
capitello sulla facciata della chiesa parrocchiale di Roccalvecce (VT)

foto di Elisabetta Neri
volùta sulla facciata della chiesa parrocchiale di Roccalvecce

foto Elisabetta Neri
Montefiascone (VT), chiesa di Sant'Andrea in Campo

A Montefiascone, oltre alla magnifica basilica di San Flaviano, mi ha colpita in maniera particolare la chiesa di Sant'Andrea in Campo, in uno stile romanico che ha conservato l'originaria semplicità, nonostante le trasformazioni subite dall'edificio nel tempo. Osservando la facciata di questa chiesina si nota che alcuni dei grossi blocchi di pietra che la compongono, erosi nel tempo dagli agenti atmosferici,  risultano concavi, perchè evidentemente costituiti da un materiale più morbido rispetto a quello dei giunti, come si può notare nella foto in basso.

foto di Elisabetta Neri

foto di Elisabetta Neri
Pitigliano (GR)

foto Elisabetta Neri
Roccalvecce (VT)

Essendo una pietra piuttosto morbida, con il trascorrere dei secoli il tufo subisce un processo di erosione; nella seconda di queste tre immagini risulta eroso e graffiato; nella terza, invece, si nota un aumento della sua naturale porosità.

Ho tentato di riprodurre il vecchio tufo in diversi dipinti:

Oasi tra i colli del Viterbese...

dipinto di Elisabetta Neri

...Belvedere sulla Rocca...

dipinto di Elisabetta Neri

... e La finestrina nel tufo.

dipinto di Elisabetta Neri

Per riprodurre la superficie ruvida del tufo, su una base marrone più chiaro ho spruzzato, utilizzando una spazzola, del colore marrone scuro molto liquido. Successivamente all'asciugatura ho creato i punti luce sulle macchioline scure ottenute, in modo da conferire l'oro profondità:

dipinto e foto di Elisabetta Neri

per vedere altre mie foto sulle "città di tufo" clicca sui link che seguono:

PASSEGGIANDO PER PITIGLIANO

MONTEFIASCONE

ROCCALVECCE

 
 
 
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