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 Rod Coronado 

Post n°17 pubblicato il 31 Maggio 2006 da Bodybag
Foto di Bodybag

"Ci battiamo per la sopravvivenza dei popoli indigeni e le loro culture e per la vita degli animali. E credo che quando guardiamo la bellezza di un animale che non viene cacciato e lo osserviamo nella purezza del suo ambiente, quando impariamo come si sostentano gli indigeni che ancora vivono in armonia nel loro ambiente, come siano immuni dalle malattie psicologiche e fisiche che ci affliggono, sia un risultato importante da ottenere attraverso la lotta, diversamente da chi si limita a combattere per la Terra rimanendo entro le leggi e adeguandosi a quel sistema.
Molti Nativi dicono che dovremo chiedere aiuto agli animali, e quando lo faremo loro ci verranno incontro. Non per noi stessi ma per la sopravvivenza di tutti. Quando venni incriminato per le azioni contro l'industria dei visoni mi ritirai a vivere nelle pianure. Era il territorio di un anziano. Era la prima volta che provavo la vita dei miei antenati, la vita delle mie relazioni animali, da individuo cacciato. Ho pregato molto e chiesto guida e sostegno- vivevo nella paura, avevo una pistola perché avevo visto in che modo l'FBI aveva cercato di fermare l'American Indian Movement e le Pantere Nere, immaginavo che mi avrebbero potuto uccidere. Un giorno camminavo per le praterie chiuso nei miei tristi pensieri, quando, cercando aiuto, incontrai un coyote e un falco. Sembrava che mi stessero guardando, ma invece di dire qualcosa sentii come un enorme peso che veniva rimosso e nel vento potevo ascoltare una voce che ripeteva "Sei uno di noi adesso, sei una preda, proprio come noi, e ogni volta che avrai bisogno d'aiuto non hai che da chiedere, e noi saremo li, ma non potremo aiutarti se ti fiderai più di loro che di noi". Quell'episodio contribuì a rafforzare la mia fede.
C'era ancora una azione da fare. Durante alcuni appostamenti nelle indagini sugli allevamenti di visoni avevamo scoperto un centro di ricerca per lo sviluppo di trappole, veleni e tecniche di controllo dei coyote per difendere l'industria di bestiame. La struttura consisteva in una serie di recinti dove i coyote venivano rinchiusi e lasciati a digiuno e in seguito sfamati con esche avvelenate. Avevo ancora queste immagini nella memoria quando andai a pregare ed incontrai quel coyote. Mi resi conto che quegli animali rinchiusi erano la sua gente e la mia, e per loro bisognava agire. Raccolsi alcuni amici, e sebbene fossi latitante andai al laboratorio per un sopralluogo; si decise di bruciare il Predator Research Facility.
La sera dell'azione abbiamo pregato. Prima di allora non avevo mai pregato seriamente- mi preoccupavano soprattutto le questioni logistiche. Ma quella volta ci siamo raccolti in preghiera invocando la nazione dei coyote perchè ci guidasse nell'azione. La notte dell'azione io ero stato scelto per entrare dentro il PRF, e pensavo di trovare un passaggio che al momento opportuno era impraticabile. Dovevo cercare un altra via d'accesso. C'era una finestra che poteva andare bene, ma per entrarci bisognava spostare un infisso che avrebbe sicuramente svegliato il guardiano del posto. Stavo per chiedere aiuto agli spiriti dei coyote quando si levò un coro di ululati, provenienti dalle gabbie dentro l'edificio e dai recinti esterni. Il rumore fu tale da permettermi di levare quella cornice ed entrare a sistemare il congegno incendiario. Quella stessa sera del PRF rimasero solo macerie fumanti.
Lasciando que posto mi riunii ai due compagni che nel frattempo avevano tagliato le reti dei recinti per liberare i coyote. Confinando col territorio della National Forest gli animali avrebbero avuto una rapida e sicura fuga. I compagni erano ancora scossi e commossi vedendo come i coyote si fossero impegnati a scavare in prossimità delle reti per contribuire alla riuscita dell'azione. Per me era un'altra dimostrazione del potere che abbiamo. Io vengo dalla nazione Yaqui, vicino a Tucson, Arizona, e la bandiera americana per me rappresenta la stessa cosa che ad un ebreo potrebbe suscitare la vista di una bandiera nazista. Quella bandiera ha guidato gli eserciti alla distruzione della mia gente, ancora oggi lo sta facendo e si ripeterà in futuro contro altri popoli indigeni. Quel comportamento è lo stesso adottato da sempre dagli USA; in questo modo sono stati fondati e così intendono mantenere il controllo e il potere non solo sulla nostra tribù e gli altri popoli al mondo, ma sulla natura in tutte le sue forme.
Solo trent'anni fa il Movimento degli Indiani d'America (American Indian Movement) subiva il peso maggiore della repressione USA per difendere il diritto al territorio, alla cultura e alle tradizioni. Vivere in una nazione in cui ci sono ancora persone in armonia col loro territorio e che tramandano una visione del mondo che considera animali e Terra in un legame di congiunzione, rende più semplice trovare la continuità della nostra resistenza. E' logico vedere che i combattenti indigeni di questo secolo si riconoscono nei movimenti ambientalisti radicali e per i diritti animali, nel movimento anti-globalizzazione e in quelli anti-razzisti. E' la stessa lotta in difesa di quella visione di mondo per cui hanno combattuto a lungo e duramente i nostri antenati. Durante il periodo in cui dovetti fuggire per darmi alla latitanza trovai dei santuari fra quelle persone i cui padri erano morti nella stessa lotta che stavo combattendo. Anche se erano perlopiù estranei ai termini di ambientalismo radicale o diritti animali, i principi erano identici.I nostri antenati ci parlavano del mondo che esisteva prima, quando nel Nord-America più di 40 milioni di bisonti ricoprivano le pianure così fittamente da far esclamare ai primi esploratori che tutto ciò che si poteva vedere era una montagna di animali in movimento. Un mondo in cui uno scoiattolo lungo il fiume Missisipi poteva percorrere 400 miglia fino alla costa orientale degli Stati Uniti, senza toccare terra. La macchia della foresta era così spessa e densa da creare un suo ecosistema, simile a quelli del sud America. Un paragone fra la popolazione di uccelli d'allora e oggi non può essere fatto. Alcune testimonianze di colonizzatori e viaggiatori giunte fino a noi, parlano di stormi di oche selvatiche così enormi da oscurare la luce del sole per alcuni giorni al loro passaggio. Di uno stormo di piccioni viaggiatori, specie oggi estinta, un testimone afferma di aver atteso cinque giorni per la fine del suo passaggio. Sono bastati solo 125 anni perchè scomparissero del tutto. Le balene, animali sacri alla mia gente e per me in particolare, erano una popolazione così prolifica che gli europei le consideravano un pericolo per la navigazione.

Questo era il mondo che esisteva prima e non mento quando dico di credere che potra' esistere ancora ."                                                       

 
 
 
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