Creato da virginiagrey il 02/12/2008

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Ti vedooooooooooo ^____^
Inviato da: Vince198
il 26/05/2022 alle 09:00
 
E Lanšome? .. ahahahaha ... Abbraccio grande ^__________^
Inviato da: Vince198
il 20/09/2021 alle 18:18
 
Ok, ma non mi assumo alcuna responsabilitÓ: non so nemmeno...
Inviato da: virginiagrey
il 11/12/2019 alle 12:06
 
Che meraviglia: vedere scritto tutto in dialetto patavino...
Inviato da: Vince198
il 11/12/2019 alle 01:11
 
Smackkkkkkkkkkk,buona serata
Inviato da: giramondo595
il 13/12/2015 alle 00:56
 
 

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IL MIO AMARCORD

Post n°1920 pubblicato il 24 Febbraio 2015 da virginiagrey
 

 

Avevo appena compiuto sei anni, e mi trovavo in campagna, dove la nonna e la zia avevano affittato una casa per le vacanze.

Non so dire se mi piacesse trovarmi in quel paesino sperduto nell’entroterra genovese, talmente arretrato che gli abitanti non tenevano conto dell’ora legale.

Mi piaceva seguire i contadini che portavano le mucche al pascolo, o che caricavano il fieno sulle slitte trainate dai buoi.

Mi piaceva avere anch’io un rastrello, che il prozio aveva appositamente confezionato per me.

Imitavo i contadini, tutti più o meno parenti alla lontana della nonna.

Tutti o quasi portavano lo stesso cognome.

La sera, il giradischi veniva piazzato su una sedia, davanti all’uscio di una casa, e tutti ascoltavamo le canzoni di Johnny Dorelli: Carissimo Pinocchio, Le viole sono blu, le rose rosse amor... Io sbagliavo sempre, e cantando dicevo le rose sono blu.

Mi piaceva cantare, amavo terribilmente ballare. Accanto alla nostra casa, c’era un campo di erba medica, che non si doveva affatto rovinare, perché il raccolto era destinato alla pastura dei conigli.

Io trasgredivo l’ordine, e la sera, dopo cena, mi piazzavo in mezzo al campo e cantavo a squarciagola: era il mio giardino; lo chiamavo così.

SECONDA ELEMENTARE

Alla maestra piaceva farci esibire in una sorta di ava di quella che sarebbe diventata l’indimenticabile CORRIDA, condotta da Corrado.

Ognuna di noi, a turno, si piazzava di fronte alla classe, le spalle alla  grande lavagna che odorava di gesso e si esibiva in quello che più le aggradava.

Non ricordo in cosa io stessa mi esibii, ma mi viene in mente che un’improvvisa sghignazzata sguaiata, di pancia, di gola, di diaframma... insomma una risata ventrale risalì dalle parti più nascoste del mio essere, esplodendo senza ritegno davanti all’improponibile gorgheggio di quello che sarebbe dovuto essere un  canto lirico.

Ancora ho nelle orecchie gli acuti della compagna e con la mente rivedo il mio corpo piegato sul banco che senza ritegno esprimeva il suo “apprezzamento”.

Fossi stato un imperatore romano, avrei rovesciato il pollice senza pietà.

 

 

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