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"SIATE CATTIVI A NATALE, BUONI TUTTO L'ANNO"
Post n°1190 pubblicato il 23 Dicembre 2011 da DgVoice
Forse e sottolineo forse, perché mai vorrei urtare la sensibilità di qualcuno di voi, ci sarà chi dirà ma che vogliono questi di radio DgVoice, che a natale, il natale della recessione peraltro (così com'è stato definito dalla stampa nazionale questo del 2011), ce la stanno menando e cantando in tutti i modi questa cosa della fame del mondo, del fatto che ogni 5/6 secondi in Africa un bambino muore di fame; nulla non vogliamo nulla, soltanto richiamare i vostri cuori ed unirli ai nostri, affinché come diceva il cantante canadese Norman Brookh "Il Natale è per sempre, non soltanto per un giorno, l'amare, il condividere, il dare, non sono da mettere da parte come i campanellini, le luci e i fili d'argento in qualche scatola su uno scaffale. Il bene che fai per gli altri è bene che fai a te stesso." L'articolo a seguire è tratto da "Il grido dei poveri", mensile di riflessione nonviolenta. Non è nostra intenzione rattristarvi ma semplicemente invitarvi ad essere se lo desiderate, CATTIVI A NATALE MA BUONI TUTTO L'ANNO! FATE SILENZIO E ASCOLTATE!!! E' capitato all'autore di un libro, scrittore di cui purtroppo non ricordo il nome, camminando per le strade di una grande città addobbata e scintillante per le imminenti festività natalizie, di imbattersi in un poveruomo, un barbone, seduto sul marciapiede accanto alla porta di una boutique di lusso. L'uomo aveva tra le mani un cartello con su scritto: "Siate cattivi a Natale, buoni tutto l'anno". Una frase inconsueta, con il chiaro obiettivo di provocare, di infastidire i passanti; ultimo disperato tentativo di far breccia nelle loro esistenze refrattarie alle richieste dei propri simili nel bisogno. A Natale, lo sanno anche i bambini, si ha il dovere di essere buoni, di dare fondo agli esuberi del nostro buon cuore, di pensare un po' agli altri, ai poveri, agli sventurati della terra, a tutti coloro che, continuamente "sassati e castrati", sono fuori dal nostro universo di lussi e privilegi. In prossimità delle feste natalizie riemergono dai recessi sinuosi delle nostre coscienze sopite parole inflazionate, svuotate di senso: bontà, amore, solidarietà, altruismo. E ci ritroviamo, al tepore delle serate in famiglia a contemplare, con occhi pieni di compassione, un Gesù Bambino nudo, al freddo di una grotta, nel tentativo, peraltro vano, di rimuovere i sensi di colpa per esserci anche quest'anno impegnati a "fabbricare i poveri": una sorta di auto-catarsi di un anno di cattiverie. A Natale imperversa in tv la sindrome solidaristica. Una serie di programmi ci invitano ad essere buoni, a dare qualche spicciolo delle tredicesime dei nostri stipendi multipli in elemosine a chi è più sfortunato di noi. Dopo le gozzoviglie dei cenoni natalizi, suvvia, dobbiamo anche essere generosi! Che senso ha questo esercizio ipocrita di una solidarietà ad orologeria imposta dalle scadenze di calendario? Che farsene della posticcia bontà natalizia, dei regali, degli auguri e dei sorrisi di circostanza quando non operiamo ogni giorno per costruire un mondo migliore per tutti? Quando tutto l'anno la nostra vita è stata totalmente assorbita dall'idolatria delle cose, dagli affanni del possesso e dalla devozione all'estratto conto bancario che senso ha la bontà di un giorno, il dare ciò che ci sopravanza, per poi rituffarsi nell'indifferenza? Festeggiamo il natale del Gesù Bambino e non vediamo l'immensa tragedia dei poveri del mondo, i milioni di bambini che ogni anno muoiono di fame, di malattie assolutamente curabili o di diarrea. Basterebbe così poco per far cessare le loro sofferenze. Si è calcolato che, se la popolazione del Nord del mondo rinunciasse per dieci anni a bere la birra e devolvesse i soldi così risparmiati per interventi mirati nei paesi del sottosviluppo, la fame nel mondo in dieci anni sarebbe sconfitta. Questo in teoria. La realtà è ben diversa. Il nostro egoismo vieta di farci idee sconvenienti che possano turbare il piatto fluire delle nostre vite tranquille. L'auto-gratificazione delle elemosine natalizie, la sonnolenta tranquillità delle nostre vite e il colpevole silenzio sull'ingiustizia, sovrani per tutto il corso dell'anno, sono la più alta forma di cattiveria verso i poveri. Le nostre gioie preconfezionate, l'albero natalizio - simbolo del consumismo - le inutilità chiamate regali, le abbuffate mangerecce sono un pugno nello stomaco, una beffa per i poveri della terra. CARI SALUTI A TUTTI VOI DALLO STAFF DI RADIO DGVOICE. |
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