Creato da Darkness.Mind il 27/08/2010

A Dark Mind

Io, con i miei pensieri e le mie paure. Come nebbie mi avvolgono nel buio della notte per liberarmi quasi subito ai primi rosei e candidi barlumi di luce mattutina. Mi ritrovo quì, nelle cobaltee fragranze di luce a raccontare di me e dei miei pensieri. Io, con le mie paure e i miei pensieri...

 

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DARKNESS

Post n°169 pubblicato il 14 Marzo 2011 da Darkness.Mind
 


darkness

Alzandosi dall’umidità del  pavimento lei rabbrividì nuovamente. Si strizzò gli occhi, guardando fuori dalla propria cella riuscì a scorgere tre o quattro figure, ombre nel buio. Loro non le prestarono la benché minima attenzione, anche lei non la voleva minimamente. Lei fissò quegli uomini. L’individuo il cui puzzo dei suoi stivali era giunto fino a lei esordì:“Cosa vi avevo detto, mi hanno dato solo due pence!” dal tono della voce pareva infuriato, con la smorfia di un crudele sorriso sul suo viso. Gli individui che erano con lui fecero un cenno di consenso col capo. “E tu cos’hai da guardare , puttana insanguinata?” le chiese uno degli uomini, affrontandola e facendole capire di essere osservata. Lei non disse niente. A quel punto tutti gli individui che erano presenti si voltarono, si avvicinarono e cominciarono a sbraitarle contro, e lei potè guardarli meglio vedendo il bianco pallido dei loro occhi. “È soltanto una fuorilegge, l’hanno scovata mentre si aggirava nei pressi del campo di battaglia per rubare gli approvvigionamenti, è stata catturata da un cavaliere, date un’occhiata al suo braccio.” Disse un’altro, puntando il dito lurido di escrementi verso il suo braccio insanguinato, rivolto all’insù e blu. “Dev’essere anche un’assassina, a giudicare dalle macchie del suo abito insanguinato.” Esclamò l'altro dei tre.
Lei li fissò con uno sguardo assente, non ascoltando realmente quello che essi stavano dicendo. Se lei non fosse stata d’accordo non avrebbe fatto alcuna differenza e quindi, si concentrò nel cercare le chiavi della cella in cui era rinchiusa, e lo faceva osservando l’uomo più inguardabile del gruppo. Conosceva bene l’inglese, ma scelse di restarsene sulle sue. A parte il fatto che a lei non piaceva parlare con i suoi nemici, questi uomini non meritavano di ricevere parola alcuna. Loro continuarono a guardarla, e lei sentì crescere un dolore acuto ai denti, intenso, che cercava di uscire dalle sue labbra. Ma non accennò ad alcun fremito. Lei volle e ci riuscì, a mantenere un'espressione neutrale, ma lei sapeva cosa le era appena accaduto. Concupiscenza di sangue, questo era accaduto. Uno degli uomini, gli altri lo avevano chiamato Forest, fissandola le disse: “Parla, chi sei?” Lei notò come la sua pronuncia era composta da una vocalizzazione allungata, proprio come la sua. Ma ancora non disse nulla. L’uomo sbattè e prese a calci i suoi piedi. Lei sentì il ringhio di Aerien, e si ricordò che anche lui come lei era stato catturato ed ora stava nella cella accanto. Lo aveva dimenticato. Lei parlò al grande lupo, e mentre gli diceva di stare tranquillo gli disse che aveva in mente un piano, i soldati le diedero un'occhiata strana. Cominciarono a mormorare tra di loro, non accorgendosi che lei poteva udire da molto lontano, era dotata di un udito migliore delle persone normali. Anche questa volta lei non si aspettò che loro capissero questo.

Li sentì parlare di stregoneria, streghe malvagie e incantesimi crudeli, e dovette soffocare un piccolo sorriso di scherno, pensò a quanto erano sciocchi. Lei girò i suoi occhi all’interno. Persone senza senso! Si girò nella direzione in cui giunse un suono starnazzante. Attraverso la finestra si introdusse una forma scura i cui occhi brillavano con un'aria demoniaca. Ma per lei, era soltanto un leggero riflesso degli occhi. Lei ghignò e disse: “Perché sei uscito così presto?” Buttando un’occhiata al sole morente. “Perché sarei arrivato,comunque, non ti piace che io sia uscito?” Disse la creatura sogghignando, aprendo le ali coriacee e svolazzando verso di lei. Atterrò, se così si può dire, in modo preciso accanto a lei, su una catena appesa innocentemente dal soffitto. Lei si chiese se le guardie si stessero domandando con chi stava parlando, visto che loro non avevano potuto vedere niente di quello che era appena accaduto. La creatura rimase appesa alla rovescia tenuta dai propri artigli, mentre fissandola intensamente spostò il corpo dal volo alla prigione.

... continua

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