Creato da bios1543 il 07/06/2007

Dove nasce la Vita

Appunti divulgativi sull'Universo

 

 

Event Horizon 

Post n°19 pubblicato il 21 Marzo 2008 da bios1543
 


 

 
 
 

Buco nero in provetta 

Foto di bios1543


Creato un “orizzonte degli eventi” artificiale


Non è semplice fare esperimenti con i buchi neri. Sono lontani e difficili da maneggiare. Per questo motivo gli scienziati già da qualche anno creano dei modelli di buco nero, da far girare sul computer, con i quali eseguire esperimenti virtuali. Ora un gruppo di scienziati dell'Università di St. Andrews in Scozia, hanno messo a punto un nuovo modello di “orizzonte degli eventi”.


Gli scienziati hanno iniziato sparando un flusso di impulsi laser brevi e intensi dentro delle fibre ottiche. Allo steso tempo hanno mandato giù, sempre nelle stesse fibre ottiche, un fascio continuo di luce infrarossa. Questo raggio ha creato delle onde che sono state raggiunte dal flusso laser: questa situazione ha simulato il modo in cui nei buchi neri reali le onde di luce sono catturate dall'attrazione gravitazionale, proprio in corrispondenza dell'orizzonte degli eventi.

“La cosa sorprendente è quanto sia davvero semplice creare un orizzonte degli eventi artificiale” ha raccontato Ulf Leonhardt, scienziato a capo del team. Lo studio è apparso su numero di Science dello scorso 7 marzo.
Già altri scienziati avevano proposto dei modelli di orizzonte degli eventi, ma nessuno sinora era apparso soddisfacente. Quello creato da Leonardt e colleghi potrebbe aiutare ora i ricercatori di tutto il mondo a esplorare le caratteristiche di questi bizzarri fenomeni naturali.

Leonardt suggerisce che per esempio potrebbe essere utile per studiare il fenomeno della radiazione che si crede che i buchi neri emettano. I buchi neri infatti non sono del tutto neri: pare infatti che emettano quella che viene chiamata “radiazione di Hawking” anche se nessuno finora è stato in grado di osservarla, perchè sarebbe nascosa dalla radiazione di fondo dell'universo, l'energia residua che rimane dall scoppio del Big Bang.


Fonte: Ulisse.Sissa.it

 
 
 

Un universo di stelle sopra di noi: SegaToys HomeStar 

Post n°17 pubblicato il 18 Marzo 2008 da bios1543
 
Foto di bios1543



Da sempre il cielo e le stelle sono state per l'uomo un punto di incredibile fascino, di sogni e anche speranze. Sedere all'aperto sotto un cielo stellato e godersi questo infinito universo sopra la nostra testa è un'esperienza unica: emozioni a non finire.
Ma purtroppo sta diventando sempre più difficile poter mirare un cielo stellato pulito, senza inquinamento (polveri e luci artificiali).
C'e' quindi chi ha pensato di ricrearlo virtualmente, in un'esperienza che sembra essere veramente strabiliante.
Il prodotto di cui vogliamo parlarvi si chiama HomeStar.


Capace di proiettare fino a 10.000 stelle sul soffitto della vostra stanza, ha dimensioni particolarmente contenute: poco meno di 30 cm. Ma la sua efficacia e il suo dettaglio dovrebbero lasciare senza fiato.
E' in tutto e per tutto un mini-planetarium.
Ha la sezione educativa, in quanto mostra - su richiesta - le costellazioni e i segni zodiacali, così come simula (in un arco di 6 minuti) la rotazione della volta stellare.
Animazioni come cadute di stelle comete completano l'imperdibile spettacolo.



Si adatta perfettamente al soffitto (con una distanza focale ottimale tra i 2 e i 2,30 metri), ma la proiezione può essere realizzata anche su una parete verticale.

E' dotata di spegnimento automatico (così si può andare a dormire sotto un cielo stellato), la luce di proiezione è assicurata da un potente LED (non riscalda) e la volta celeste può essere sostituita grazie a dischetti intercambiabili.
Per chi non volesse la volta stellata, c'e' ache la possibilità di mirare la luna.


Fonte: ICT Blog

 
 
 

Un’opale per processore 

Foto di bios1543

Sempre più vicina la tecnologia dei computer ottici


I computer ottici del futuro si baseranno su materiali innovativi come i cristalli fotonici. Un team di ricercatori recentemente non solo ha sviluppato una metodologia versatile e a basso costo per produrre questi dispositivi, ma ha anche trovato un modo innovativo di combinarli con i processori al silicio convenzionali.
I cristalli fotonici sono materiali in cui le proprietà ottiche, nella scala di solo poche centinaia di nanometri, variano in maniera regolare e ripetitiva. Un cristallo fotonico per esempio può essere progettato in modo che trasmetta luce a una particolare lunghezza d’onda, mentre blocca tutte le altre.

La forma più semplice di questi materiali è quella “a strati”, come per esempio un sottile film di olio che galleggia sull’acqua. Strutture monodimensionali come questa vengono usate per specchi, coperture non riflettenti e vernici che cambiano colore con il punto di vista. Un esempio naturale di cristallo fotonico è l’opale, una pietra semipreziosa dai colori cangianti.

Il progetto è stato chiamato PHAT (Photonic hybrid architecture on two and three dimensional sylicon photonic crystals), ed è stato sviluppato dal Tyndall National Institute dell’università di Cork, in Irlanda.

Oggi il mercato richiede processori sempre più veloci e sempre più piccoli, rendendo i comuni processori al silicio ormai obsoleti. I fotoni, le particelle della luce, rappresentano i naturali sostituti dell’elettrone, perché possono veicolare maggiore informazione in minore spazio.

La tecnologia della comunicazone è stata rivoluzionata da dispositivi elettro-ottici basati su materiali semiconduttori, come l’arseniuro di gallio (GaAs) e il fosfato di indio (InP), e sulle fibre ottiche. Come però sottolinea Gudrun Kocher, portavoce di PHAT, questi dispositivi finiscono per essere più grandi delle componenti usate per fare i normali processori. Il GaAs e l’InP inoltre sono materiali piuttosto costosi.

Una combinazione di cristalli fotonici tridimensionali con delle guide per le onde magnetiche bidimensionali potrebbe produrre strumenti che sono da dieci a cento volte più piccoli di quelli disponibili al momento, che potrebbero essere usati per assemblare processori completamente ottici fatti interamente di silice, cioè degli opali artificiali chiamati “opali diretti”.

Nel progetto PHAT oltre al Tyndall National Institute ci sono altri la Commissione Francese per l’Energia Atomica, l’Università of Montpellier II, in Francia, la Mainz University, in Germania, e il Centro per la Ricerca Tecnica finlandese. “Era un progetto ambizioso, e non siamo riusciti a portare a termine tutto quello che ci proponevamo,” ha speigato Kocher. “E stato comunque un passo in avanti significativo verso la produzione di un computer ottico.”


Fonte: Ulisse.Sissa.it

 
 
 

Mars Landscape Pictures 

Post n°15 pubblicato il 15 Marzo 2008 da bios1543
 
Foto di bios1543







 
 
 
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