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RHO CRISTIANA

UN CONFRONTO SUI PROBLEMI DELLA VITA

 

LA PORTA SICURA

Post n°662 pubblicato il 31 Gennaio 2016 da fra873

«In verità, in verità vi dico che chi non entra per la porta nell’ovile delle pecore, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Ma colui che entra per la porta è il pastore delle pecore. A lui apre il portinaio, e le pecore ascoltano la sua voce, ed egli chiama le proprie pecore per nome e le conduce fuori. Quando ha messo fuori tutte le sue pecore, va davanti a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce. Ma un estraneo non lo seguiranno; anzi, fuggiranno via da lui perché non conoscono la voce degli estranei».
Questa similitudine disse loro Gesù; ma essi non capirono quali fossero le cose che diceva loro.
Perciò Gesù di nuovo disse loro: «In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti quelli che sono venuti prima di me, sono stati ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta; se uno entra per me, sarà salvato, entrerà e uscirà, e troverà pastura. Il ladro non viene se non per rubare, ammazzare e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.

(Giovanni 10:1-10 – La Bibbia)                                             

 

Quando Gesù parlava, usava spesso similitudini, parabole, iperboli, allegorie per trasmettere il suo pensiero. Attraverso varie figure retoriche egli era in grado di rivelare realtà spirituali molto profonde con un linguaggio semplice e comprensibile.

La similitudine che Gesù utilizzò in questo brano era caratterizzata da elementi ben noti ai suoi interlocutori: un ovile con un portinaio, una porta, un pastore e delle pecore. Il racconto era semplice e logico da comprendere nel suo significato immediato, ma gli ascoltatori di Gesù non riuscivano a comprenderne l’applicazione, non riuscivano a capire il significato spirituale di ciascuno degli elementi utilizzati da Gesù. Chi erano le pecore? Chi era la porta? chi era il buon pastore a cui il portinaio apriva? E chi erano i briganti e mercenari?

La loro difficoltà costrinse Gesù a spiegare meglio questi elementi e ciò aiuta anche noi a comprendere meglio il brano.

In un prossimo pensiero ci occuperemo della seconda parte del brano in cui Gesù si paragonò al buon pastore e spiegò il contrasto con i falsi pastori, mercenari, ladri, briganti.
Prima di questo però, Gesù sentì il bisogno di spiegare anche il significato della porta e affermò: “io sono la porta delle pecore”.

Egli si paragonò quindi al passaggio attraverso cui le pecore e il pastore si incontrano. Solo il pastore può utilizzare la porta, il passaggio lecito, per venire in contatto con le pecore, mentre i ladri sono costretti a cercare altri passaggi. L’uso della porta è quindi il primo criterio attraverso cui distinguere il buon pastore dai ladri. Il pastore delle pecore, essendo colui che gestisce l’ovile, ha la chiave della porta e non ha bisogno di trovare varchi alternativi. Nel racconto di Gesù c’è un portinaio, ovvero un collaboratore del pastore che apre la porta al suo arrivo, ma ciò non cambia la sostanza. Coloro che hanno bisogno invece di ingressi alternativi all’ovile possono solo essere mercenari e briganti, estranei che vogliono appropriarsi indebitamente delle pecore. Il portinaio, collaboratore del pastore, non aprirebbe mai ai ladri e briganti. Non solo, ma le pecore stesse non ascolterebbero la voce di un estraneo.

Gesù utilizzando questo racconto richiamò un contesto che i suoi interlocutori avrebbero dovuto conoscere bene dalle scritture. Infatti in Ezechiele 34:2-15 Dio stesso dichiarò di essere il pastore del suo popolo di Israele e si contrappose proprio ai falsi e cattivi pastori di Israele, le guide del popolo che avevano traviato il popolo e lo avevano posto sotto il giudizio di Dio culminato poi nella caduta di Gerusalemme nel 586 a.c.e nella deportazione in Babilonia.

La storia dell’ovile di Israele era quindi stata caratterizzato da guide politiche e spirituali che avevano danneggiato il popolo impedendogli di avere una corretta relazione con Dio.

Ora Gesù stava affermando che quella relazione corretta tra il pastore e le pecore, tra Dio e il suo popolo, poteva essere stabilita attraverso l’unica porta possibile: lui stesso, il Messia.

Gesù sapeva che nel popolo di Israele c’erano sempre state pecore che non si erano lasciate fuorviare dai falsi pastori e non si sarebbero lasciate fuorviare neanche da quei farisei che si stavano opponendo a Gesù. Infatti, come le scritture dell’antico testamento testimoniavano, era sempre rimasto un residuo nel popolo di Israele (es. Is 10:20-22) che aveva continuato a confidare in Dio, aspettando il regno del Messia e la realizzazione delle promesse fatte ad Abramo e a Davide. Gesù sapeva che le vere pecore lo avrebbero riconosciuto.

Quelle pecore inoltre avrebbero riconosciuto che c’era una sola porta, un solo passaggio attraverso il quale sarebbe stato possibile essere salvati. Come le pecore potevano sopravvivere solo passando attraverso la porta per andare a procurarsi il cibo necessario per vivere, così c’era una sola porta della salvezza per le pecore della casa di Israele e quella porta sarebbe stata il loro Messia Gesù.

Ancora una volta, come in altri brani di questo evangelo, Gesù mise l’accento sul fatto che le vere pecore in Israele, ovvero coloro che avevano un rapporto con il Padre, avrebbero riconosciuto la voce di Dio e avrebbero riconosciuto anche il Messia, passando attraverso l’unica porta della salvezza per ricevere vero cibo spirituale che conferisce vita eterna.

Le vere pecore avrebbero accolto il buon pastore e sarebbero passate attraverso quella porta. Non si sarebbero lasciate ingannare da altre voci, non avrebbero seguito false guide. Chi conosceva la voce di Dio avrebbe udito quella voce anche ascoltando Gesù. Gli altri, come molti di quei farisei che gli stavano davanti, avrebbero continuato a cercare scuse per non credere in lui e avrebbero anche impedito ad altri di andare a Gesù diventando, invece di portinai e collaboratori del buon pastore, dei cattivi e falsi pastori, dei ladri e briganti che danneggiavano il popolo di Dio invece di portarlo verso la salvezza.

Gesù era venuto per dare vita in abbondanza, infatti egli avrebbe dato la vita eterna a coloro che lo avessero riconosciuto come Messia e avrebbero in seguito compreso la portata della sua opera che avrebbe raggiunto il culmine nella sua morte e nella sua risurrezione. Egli avrebbe dato vita eterna a coloro che fossero passati attraverso l’unica porta della salvezza. E tu, sei già passato attraverso quella porta?

 

 
 
 

IO SONO LA LUCE DEL MONDO

Post n°661 pubblicato il 23 Gennaio 2016 da fra873

Gesù parlò loro di nuovo, dicendo: «Io sono la luce del mondo; chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita».
Allora i farisei gli dissero: «Tu testimoni di te stesso; la tua testimonianza non è vera». Gesù rispose loro: «Anche se io testimonio di me stesso, la mia testimonianza è vera, perché so da dove sono venuto e dove vado; ma voi non sapete da dove io vengo né dove vado. Voi giudicate secondo la carne; io non giudico nessuno. Anche se giudico, il mio giudizio è veritiero, perché non sono solo, ma sono io con il Padre che mi ha mandato. D’altronde nella vostra legge è scritto che la testimonianza di due uomini è vera. Or sono io a testimoniare di me stesso, e anche il Padre che mi ha mandato testimonia di me». Essi perciò gli dissero: «Dov’è tuo Padre?» Gesù rispose: «Voi non conoscete né me né il Padre mio; se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio». Queste parole disse Gesù nella sala del tesoro, insegnando nel tempio; e nessuno lo arrestò, perché l’ora sua non era ancora venuta.

(Giovanni 8:12-20 – La Bibbia)

 

La tradizione ebraica riporta che durante la festa delle capanne (detta anche dei tabernacoli), il tempio veniva illuminato in maniera particolare. C’erano dei candelabri molto grandi che venivano posti all’interno del tempio. Erano candelabri che venivano alimentati ad olio, alti circa 20 metri, quindi possiamo immaginare quale luce facessero! Rendevano il tempio illuminato e ben visibile anche da lontano, anche perché il tempio era in una zona elevata della città.

Tutto ciò, insieme ai canti, alle preghiere di riconoscenza, alla lode al Signore per il raccolto contribuiva all’atmosfera gioiosa che caratterizzava la festa.

Vari brani delle scritture associavano Dio alla luce e alla restaurazione di Israele nell’era in cui il suo Messia l’avrebbe visitata. Si pensi ad esempio al bellissimo brano di Isaia 60:1-3:

Sorgi, risplendi, poiché la tua luce è giunta, e la gloria del SIGNORE è spuntata sopra di te!
Infatti, ecco, le tenebre coprono la terra e una fitta oscurità avvolge i popoli;
ma su di te sorge il SIGNORE e la sua gloria appare su di te.
Le nazioni cammineranno alla tua luce, i re allo splendore della tua aurora.

Il tempio illuminato contribuiva quindi a ricordare alle persone la presenza di Dio in mezzo al popolo proprio nel tempio, nel luogo in cui Egli aveva garantito che avrebbe abitato in mezzo a loro ed anche la futura restaurazione ai tempi del Messia in cui il Signore sarebbe ancora stato in mezzo a loro in maniera evidente.

Non ci stupisce quindi che Gesù, approfittando di tale usanza, volle attirare ancora una volta l’attenzione su di sé. Quelle luci nel tempio, che ricordavano la presenza di Dio in mezzo a loro, diventavano poca cosa se confrontate alla presenza di Gesù stesso, l’Emanuele, che significa proprio “Dio con noi”! Egli era la luce del mondo, la luce della vita, ed era lì per tirarli fuori una volta per tutte dalle tenebre per farli godere in maniera continuativa della comunione con Dio. Essi avrebbero colto l’opportunità di essere illuminati davvero dalla sua luce o sarebbero rimasti nelle tenebre?

Purtroppo la risposta dei suoi immediati interlocutori non fu positiva. Essi lo accusarono di essere un bugiardo, di dire quelle cose di sé stesso senza alcuna prova a supporto. Ma era davvero così?

Egli non aveva bisogno della testimonianza di nessuno perché nella sua divinità egli conosceva e diceva solo la verità! Il suo giudizio poteva solo essere veritiero. Egli conosceva bene la sua provenienza celeste e il suo destino quando sarebbe tornato al Padre. Essi invece continuavano a valutare le cose solo da un punto di vista umano e stavano trascurando tutti i segni che il Padre aveva fatto attraverso Gesù proprio per testimoniare di Lui. La testimonianza del Padre e quella del Figlio coincidevano e questo doveva servire a quegli uomini a comprendere che Gesù stava dicendo la verità.

I loro occhi erano chiusi di fronte a tutti i segni che Gesù aveva fatto e, nella loro cecità spirituale, dimostrarono di non aver capito ciò di cui Gesù stava parlando. Chiesero infatti: «Dov’è tuo Padre?». Dimostrarono quindi che essi stavano indurendo i loro cuori di fronte ai segni piuttosto che accoglierli come una testimonianza di Dio del fatto che Gesù era il Messia. Il loro atteggiamento verso Gesù evidenziava che non avevano un rapporto con il Padre: «Voi non conoscete né me né il Padre mio; se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio».

Nonostante la loro opposizione, anche questa volta nessuno lo arrestò, perché non era ancora il momento stabilito da Dio, l’ora sua non era ancora venuta.

Gesù è la luce del mondo. Egli solo può dare un senso alle nostre vite, illuminando il nostro cammino e facendoci vedere che c’è di più oltre le tenebre in cui viviamo. C’è una vita eterna che egli vuole donare a tutti coloro che confidano in lui. Il Padre aveva testimoniato di lui attraverso i segni che Gesù aveva fatto, eppure molti lo avevano rifiutato. E tu cosa farai? Rimarrai nelle tenebre o accoglierai la luce nella tua vita?

 
 
 

LA VERITA' VI RENDERA' LIBERI

Post n°660 pubblicato il 10 Gennaio 2016 da fra873

Mentre egli parlava così, molti credettero in lui. Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: «Se perseverate nella mia parola, siete veramente miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Essi gli risposero: «Noi siamo discendenti d’Abraamo, e non siamo mai stati schiavi di nessuno; come puoi tu dire: “Voi diverrete liberi”?» Gesù rispose loro: «In verità, in verità vi dico che chi commette il peccato è schiavo del peccato. Ora lo schiavo non dimora per sempre nella casa: il figlio vi dimora per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete veramente liberi. So che siete discendenti d’Abraamo; ma cercate di uccidermi, perché la mia parola non penetra in voi. Io dico quel che ho visto presso il Padre mio; e voi pure fate le cose che avete udite dal padre vostro».
Essi gli risposero: «Nostro padre è Abraamo». Gesù disse loro: «Se foste figli di Abraamo, fareste le opere di Abraamo; ma ora cercate di uccidermi, perché vi ho detto la verità che ho udita da Dio; Abraamo non fece così. Voi fate le opere del padre vostro».
Essi gli dissero: «Noi non siamo nati da fornicazione; abbiamo un solo Padre: Dio». Gesù disse loro: «Se Dio fosse vostro Padre, mi amereste, perché io sono proceduto e vengo da Dio; infatti io non sono venuto da me, ma è lui che mi ha mandato.
Perché non comprendete il mio parlare? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. Voi siete figli del diavolo, che è vostro padre, e volete fare i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin dal principio e non si è attenuto alla verità, perché non c’è verità in lui. Quando dice il falso, parla di quel che è suo perché è bugiardo e padre della menzogna. A me, perché io dico la verità, voi non credete. Chi di voi mi convince di peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non le ascoltate; perché non siete da Dio».

(Giovanni 8:30-47 – La Bibbia)

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Le cose non sono sempre come sembrano.

Questo brano comincia infatti con una notizia che sembra molto buona. C’erano dei Giudei che dopo averlo ascoltato credettero in Gesù. Ma Gesù conosceva molto bene cosa c’era dentro di loro.

Ancora una volta, come spesso abbiamo visto leggendo questo evangelo, Gesù si trovava di fronte a persone che magari erano disposte ad accettarlo come Messia, ma purtroppo non avevano capito il senso più profondo della sua missione. Egli era venuto per redimerli dagli effetti del peccato, non solo dall’oppressione romana, ma loro non riuscivano a comprendere di averne bisogno! Essi credevano in lui ma non credevano davvero alla sua parola! Vedevano solo una mezza verità, quella che Satana permetteva loro di vedere.

Gesù lo sapeva bene e mise in evidenza il loro vero bisogno. Essi avevano bisogno di essere liberati e ciò sarebbe avvenuto solo se avessero conosciuto la verità, la verità che scaturiva dalla sua parola. Avrebbero essi cominciato ad ascoltarlo davvero o avrebbero continuato a credere in un Messia che rispondesse solo alle loro aspettative? Avrebbero accettato la verità che egli stava proclamando? Avrebbero accettato la croce? Avrebbero riconosciuto il loro peccato e il loro bisogno di redenzione?

La loro risposta dimostrò ancora una volta la loro insensibilità spirituale. Essi credevano di non aver bisogno di essere liberati, perché non erano mai stati schiavi di nessuno.

Gesù invece dichiarò ai suoi interlocutori che erano schiavi del peccato ed era proprio quel tipo di schiavitù quella da cui Lui li avrebbe liberati.
Solo il Figlio di Dio avrebbe potuto liberarli da tale schiavitù ma avrebbero dovuto rendersene conto…

Chi commette il peccato è schiavo del peccato. La bibbia afferma che ogni uomo è peccatore. Dal primo all’ultimo tutti siamo peccatori e quindi tutti abbiamo bisogno di essere liberati. Se non ci rendiamo conto del nostro bisogno di liberazione, non andremo all’unico che può liberarci, Gesù Cristo. Facendo così, rimarremo nel peccato e ne porteremo le conseguenze. Non avremo vita eterna “perché il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore” (Ro 6:23).

Gli interlocutori di Gesù erano figli d’Abramo, discendenti di Abramo, e pensavano che questo bastasse. Inoltre, essi spiritualmente ritenevano di essere figli di Dio non essendo dediti all’adorazione di altri dei, non essendo dediti quindi a fornicazione spirituale. Ma Gesù li mise davanti alla scioccante verità che non volevano accettare: spiritualmente essi erano figli del diavolo come gli altri e sottoposti al peccato come gli altri. Essi seguivano le orme del diavolo e lo dimostravano con le loro azioni. In particolare lo dimostrarono proprio alla fine di questa conversazione quando, come vedremo in Gv 8:59, avrebbero tentato di ucciderlo.
Ancora una volta ritroviamo il ritornello che si ripete in tutto l’evangelo di Giovanni. Come Gesù affermò, il loro atteggiamento nei suoi confronti dimostrava proprio chi era loro padre. Se fossero stati figli di Dio avrebbero amato Gesù e avrebbero ascoltato davvero la sua parola, fino in fondo.

Essi non riuscivano a comprendere il senso delle parole di Gesù e continuavano a fraintenderlo proprio perché non avevano un vero rapporto con Dio. Essi erano convinti di conoscere tutto sul Messia ma non era così. Avevano bisogno che Gesù spiegasse loro le scritture e illuminasse i loro occhi affinché potessero comprendere la vera redenzione che il Messia stava per compiere.

Gesù diceva loro la verità. Egli non era un bugiardo, non potevano convincerlo di peccato, eppure essi non credevano. Avevano già la loro religione, le loro tradizioni e questo sembrava bastare loro. Ma se avessero davvero avuto un rapporto con Dio, egli avrebbe illuminato i loro cuori per comprendere. La legge illustrava il bisogno di redenzione dell’uomo e passi come Isaia 53 facevano comprendere la necessità di un servo sofferente che desse la sua vita per i peccati del popolo.

Se essi fossero stati attenti alle parole di Dio, se fossero stati in comunione con lui, lo avrebbero compreso. Ma essi non erano da Dio e non potevano ascoltare le parole di Dio. Erano invece figli del diavolo e ascoltavano le parole dell’avversario. Rimanevano sotto l’influenza dell’avversario di Dio, di Satana, abile nella menzogna, che offuscava le loro menti con le sue mezze verità permettendo loro allo stesso tempo di credere in Gesù come Messia eppure non permettendo loro di appropriarsi della salvezza che Gesù poteva dare loro. Satana li teneva lontani da quella verità sulla loro condizione di peccatori e sul loro bisogno di redenzione, quella verità che poteva renderli veramente liberi. In quel modo essi, senza rendersene conto, assecondavano i desideri del padre loro.

Anche l’uomo moderno reagisce al vangelo come quei Giudei: “Non abbiamo bisogno di Gesù, non abbiamo bisogno di Dio, non abbiamo bisogno della religione, siamo già liberi!”

Eppure la diagnosi che Gesù fece ai suoi interlocutori nel primo secolo, sarebbe la medesima oggi. L’uomo crede di essere libero ma il suo modo di vivere questa cosiddetta libertà, dimostra che è schiavo del peccato. Basta guardarsi intorno e vedere che l’uomo con tutta la sua libertà non fa che esasperare l’ingiustizia, la violenza, l’inquinamento, la fame, tutte conseguenze del peccato. Ci illudiamo di essere liberi ma il peccato ha portato l’uomo a costruire una società dove non c’è posto per Dio. Le nostre scelte, il nostro modo di condurre gli affari, la famiglia, la politica, l’intera società, dimostrano l’influenza del peccato.

L’uomo vive credendo di non aver bisogno di Dio e dei suoi insegnamenti, eppure, proprio violando la parola di Dio e non avendo un rapporto con il suo creatore, l’uomo sta andando di male in peggio. Abbiamo benessere e tecnologia, ma senza  un rapporto con il nostro Creatore, non saremo mai liberi.

Vuoi essere libero? Allora rivolgiti a Gesù. Riconosci il tuo stato di peccatore e il tuo bisogno di essere liberato e riconosci che solo Gesù può liberarti dalla tua condizione.

Riconosci che la sua parola è verità e segui la verità. Ti si apriranno gli occhi, vedrai il vero senso della vita. La verità ti renderà veramente libero.

 
 
 

DI COSA HAI PAURA?

Post n°659 pubblicato il 02 Gennaio 2016 da fra873

La vita di ogni giorno può essere di per se stessa abbastanza paurosa: terremoti, uragani, maremoti, o la preoccupazione costante dovuta all’incertezza dell’economia. Molte cose ci possono portare ansia e timore.

Ultimamente, per esempio, lo hanno fatto gli alti e bassi della borsa. L’innalzamento e la caduta della borsa, in realtà, poco hanno a che vedere con quello che sta succedendo in questo periodo; piuttosto dipendono da quello che gli esperti decidono, ovvero elaborano mossi dalla paura di ciò che potrà succedere in futuro. Notizie e voci possono lanciare il caos fra gli investitori di tutto il mondo.

Ognuno di noi prova paura qualche volta. Di che cosa hai più paura? Della prospettiva di perdere l’impiego? Della diminuzione drammatica degli affari? Di non recuperare rapidamente dopo la caduta del volume di affari? Vedere un collega promosso a un’ambita promozione, al tuo posto? Perdere qualcuno di importante dell’équipe – e non riuscire a trovare un sostituto idoneo?

Quando riconosciamo che una circostanza è al di là del nostro controllo e prevediamo risultati indesiderabili, il timore è la risposta naturale. Ma se potessimo avere la speranza che le circostanze sono sotto controllo e che sono guidate da qualcuno che ha in mente il meglio per noi, questo diminuirebbe – o perfino eliminerebbe la paura che sentiamo? Guarda che cosa ha da dire la Bibbia riguardo alla paura e come noi dobbiamo affrontarla:

Noi non siamo soli. Quando affrontiamo tempi difficili o prevediamo avversità, il nostro maggior timore è di affrontare da soli queste circostanze. Dio ha promesso a quelli che hanno fiducia in Lui che sarà sempre con loro. “Tu, non temere, perché io sono con te; non ti smarrire, perché io sono il tuo Dio; io ti fortifico, io ti soccorro, io ti sostengo con la destra della mia giustizia”. (Isaia 41:10) “Dio stesso ha detto: «Io non ti lascerò e non ti abbandonerò»”. (Ebrei 13:5)

Abbiamo una guida. È confortante essere accompagnati da qualcuno che conosce l’ambiente e la situazione di difficoltà che stiamo affrontando, così come il pastore che conosce il terreno, a volte pericoloso, dove conduce la sua pecora. “Quand'anche camminassi nella valle dell'ombra della morte, io non temerei alcun male, perché tu sei con me”. (Salmi 23:4)

La paura non è la migliore scelta. Se abbiamo fede nella provvidenza, nella protezione e nel compenso di Dio, possiamo avere la sicurezza che sapremo vincere la paura o la disperazione indipendentemente da quanto il presente o il futuro possano apparire scoraggiante. “Dio infatti ci ha dato uno spirito non di timidezza, ma di forza, d'amore e di autocontrollo”. (2 Timoteo 1:7) “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo”. (Matteo 11:28)

TU CARO AMICO / VISITATORE, HAI AFFIDATO LA TUA VITA A GESU' ?

SE NON LO HAI ANCORA FATTO QUESTO E' IO MOMENTO. GESU' TI AMA E VUOLE CONOSCERTI

 
 
 
 
 

PENSIERI PER IL NUOVO ANNO

Post n°658 pubblicato il 30 Dicembre 2015 da fra873

PENSIERI DI PACE PER DARVI UNìAVVENIRE E UNA SPERANZA

"Infatti Io so i pensieri che medito per voi, dice il Signore: pensieri di pace e non di male, per darvi un avvenire e una speranza. Voi m'invocherete, verrete a pregarmi a Io vi esaudirò. Voi mi cercherete e mi troverete perchè mi cercherete con tutto il vostro cuore; Io mi lascerò trovare da voi, dice il Signore..." (Geremia 29:11-14)

Qualcuno si domanderà com'è possibile. Com'è possibile, dando anche uno breve sguardo all'anno che sta passando, coltivare sereni pensieri di pace e non di male? Com'è possibile parlare fiduciosi di un avvenire e di una speranza considerando le guerre e i rumori di guerre, vedendo le calamità naturali, le malattie, le tragedie famigliari, che colpiscono con sempre maggior frequenza e violenza la nostra generazione e le nostre case?. "Non mi sembra proprio il caso" obietterà qualcuno.

Dovremmo piuttosto preparaci, "incattivirci", tirar fuori le unghie, guardare a noi stessi, sospettare di tutto e di tutti, indossare una corazza che ci permetta di affrontare con indifferenza quanto sta accadendo attorno a noi.

Si potrebbe continuare con una lunga ed inutile lista di problemi, difficoltà ed angosce che affliggono in parte ognuno di noi.

Si potrebbe fare un altrettanto lunga ed inutile lista di analisi e psudo-soluzioni proposte da molti uomini.

Si potrebbe pensare a ciò che accade come dimostrazione che Dio non esiste, oppure che sia completamente disinteressato alla nostra esistenza. Si potrebbe continuare a rivolgere lo sguardo ad ascoltare queste voci. Si potrebbe continuare a fare questo ed altro ancora...

Però io scrivo queste poche righe per dirti che puoi anche fare qualcos'altro, puoi rivolgere la tua attenzione in un'altra direzione: puoi udire un'altra opinione.  Non preoccuparti, non è una nuova imposizione, non sono parole urlate: forse è solo un suono dolce e sommessoi, un invito ad ascoltare ciò che pensa Dio di te e della tua situazione.

Conosci bene i tuoi pensieri, hai udito i pensieri degli uomini, ma Dio che pensieri ha? E' veramente lontano e disinteressato alle nostre difficoltà, ai nostri dolori?

Le parole scritte all'inizio non sono parole di un Dio disinteressato, ma di un Padre pieno d'amore e di compassione per le Sue creature che vede continuamente scegliere una vita sempre più lontana da Lui:

Non è un Dio che se ne sta lontano, è l'uomo che lo ri fiuta, che si disinteressa a Lui e che vive ignorando o trasgredendo volutamente la Sua volotà.

Però l'invito è chiaro: "Se vuoi, puoi cercarmi ed Io mi lascerò trovare da te!"

Non troverai Dio con studi profondi, non lo conoscerai con la sapienza umana, non lo inclinerai a te con penitenze, sacrifici o buone opere.

Lo potrai incontrare nel tuo cammino se il tuo cuore si arrende a Lui, se ammetti le tue colpe personali senza cecare scusanti, se come un fanciullo scegli di fidarti di Lui, invocandolo ed accogliendolo nel tuo cuore come tuo personale Saklvatore e Signore.

Nella tua vita sei stato forse disposto a cercare aiuto in varie direzioni; perchè rifiutare ora l'aiuto più sicuro? Perchè rifiutare il sostegno più forte ed affidabile che ti sia mai stato offerto?

Qualcunoisi chiederà : "Ho passato tutta la mia vita lontano da Dio ed ora Egli dovrebbe avere pensieri di pace per me? Per quale motivo Dio dovrebbe assicurarmi un'avvenire ed una speranza?"

La Bibbia, la Parola di Dio, ci rivela il motivo per il quale Dio assicura il Suo aiuto ad ogni uomo che rimette la sua fiducia nel Figlio Sua, Gesù Cristo il Signore.

Gesù è stato il più grande dono che Dio abbia dato all'uomo: Isaia scrive "Egli è stato trafitto a causadelle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo la pace, è caduto su di Lui.. " (Isaia 53:5).

Il Signore Gesù non è venuto tra di noi solo per lasciarcio un buon esempio e degli importanti insegnamenti; Egli è venuto con lo scopo principale di farsi volontariamente carico delle nostre colpe, del nostro castigo, pagandono il prezzo sulla croce con la Sua vita preziosa.

Egli ancora oggi vuole farsi carico dei tuoi pesi e delle tue ansietà, per offrirti in cambio la Sua pace, un avvenire ed una speranza che non verranno mai meno.

Nella Bibbia le parole "non temere" sono contenute ben 366 volte. Un per ogni giorno dell'anno (anche per gli anni bisestili come questo). 

Mentre Gesù ci ricorda che senza di Lui non possiamo far nulla, ci  invita a "...non siate in ansia dicendo: che mangeremo, che berremo,. di che ci vestiremo....Cercate prima il regno e la giustizia di Dio e tutte queste cose vi saranno date in più" (Matteo &:31-33).

Che meravigliose promesse per tutti coloro che vorranno affidare la propria vita al Signore. Ci siamo più volte arrovellati, affaticati in battaglie inutili, snervanti, che ci hanno lasciato l'amaro in bocca ed il cuore afflitto.

Liberiamo il nostro cuore da questi pesi portando ogni cosa alla croce. Egli se ne prenderà cura e la grazia e la pace regnerà in voi.

GESU' TI AMA!!!

Fai oggi la tua scelta; invita Gesù a venire ad abitare nel tuo cuore. Gesù oggi vive in mezzo a noi e desidera incontrarti. Se dici di conoscere Dio e dici di credere in Gesù, fatti questa semplice domanda: IO HO LA VITA ETERNA? SONO SALVATO? HO LA PACE DI CRISTO NEL MIO CUORE?  Se la risposta è negativa, allora significa che non hai veramente conosciuto Dio e non hai veramente incontrato Gesù.

 
 
 
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