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Creato da fesper il 01/07/2011
emozioni un velo sull'anima
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da ''POESIE'' di Tristan CORBIERE
EPITAFFIO
S'uccise a furia d'ardore, o morì di pigrizia.
Se vive, è grazie all'oblio. Ecco ciò che per sè lascia:
-Il suo solo rimpianto fu di non esser la propria amante.-
Non nacque per scopo alcuno,
fu sempre incalzato dal vento in prua:
piatto misto di rimasugli,
d'ogni cosa adultero miscuglio.
Del non so che - ma senza saper dove;
dell'oro - ma senza un soldo;
dei nervi - senza nerbo: vigore senza forza;
dello slancio - con una storta;
dell'anima - e nessun violino;
dell'amore - ma pessimo stallone.
Troppi nomi, per avere un nome.
Venturiero d'ideali - senza idea;
rima ricca - e mai rimata;
senza essere stato - ritornato,
si ritrovava dovunque perduto.
Poeta, a dispetto dei suoi versi;
artista senza arte - a rovescio;
filosofo - per dritto e per traverso.
Un buffo tipo serio - niente buffo;
attore: non sapeva la sua parte;
pittore: suonava la cornamusa;
e musicista: con la tavolozza.
Una testa! - ma senza testa;
troppo pazzo per saper essere stupido;
prendeva per un trait la parola très.
- I suoi versi falsi furono i soli veri.
Uccello raro - e di paccottiglia;
molto maschio - e talvolta molto femmina;
capace di tutto e buono a niente,
acciarpava bene il male, male il bene.
Prodigo come il figlio
del Testamento - senza testamento.
Intrepido: e talora, per paura del ''piatto''
cacciava i piedi nel piatto.
Colorista furioso - ma smorto;
incompreso - soprattutto da se stesso;
pianse, cantò con stonature perfette;
- e fu un difetto senza difetti.
Non seppe esser qualcuno, nè qualcosa.
La sua naturalezza era la posa.
Affatto posatore, posava per l'unica;
troppo ingenuo, mentr'era troppo cinico;
completamente incredulo, mentre credeva a tutto.
- Ciò che gli dava gusto era il disgusto.
Troppo crudo - perchè fu troppo cotto,
a nulla meno somigliante che a se stesso,
si divertì con la propria noia
fino a svegliarsi la notte.
Vagabondo al largo, alla deriva,
relitto che mai non arriva...
Troppo se stesso per potersi sopportare,
con lo spirito a secco e la testa ubriaca,
finito ma incapace di finire,
morì nell'attesa di vivere
e visse nell'attesa di morire.
Qui giace, cuore senza cuore, isterilito:
troppo riuscito - come fallito.
TRISTAN CORBIERE
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il 12/07/2020 alle 18:18