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emozioni un velo sull'anima

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da ''POESIE'' di Tristan CORBIERE

Post n°10 pubblicato il 09 Luglio 2011 da fesper
Foto di fesper

EPITAFFIO

S'uccise a furia d'ardore, o morì di pigrizia.

Se vive, è grazie all'oblio. Ecco ciò che per sè lascia:

-Il suo solo rimpianto fu di non esser la propria amante.-

Non nacque per scopo alcuno,

fu sempre incalzato dal vento in prua:

piatto misto di rimasugli,

d'ogni cosa adultero miscuglio.

Del non so che - ma senza saper dove;

dell'oro - ma senza un soldo;

dei nervi - senza nerbo: vigore senza forza;

dello slancio - con una storta;

dell'anima - e nessun violino;

dell'amore - ma pessimo stallone.

Troppi nomi, per avere un nome.

Venturiero d'ideali - senza idea;

rima ricca - e mai rimata;

senza essere stato - ritornato,

si ritrovava dovunque perduto.

Poeta, a dispetto dei suoi versi;

artista senza arte - a rovescio;

filosofo - per dritto e per traverso.

Un buffo tipo serio - niente buffo;

attore: non sapeva la sua parte;

pittore: suonava la cornamusa;

e musicista: con la tavolozza.

Una testa! - ma senza testa;

troppo pazzo per saper essere stupido;

prendeva per un trait la parola très.

- I suoi versi falsi furono i soli veri.

Uccello raro - e di paccottiglia;

molto maschio - e talvolta molto femmina;

capace di tutto e buono a niente,

acciarpava bene il male, male il bene.

Prodigo come il figlio

del Testamento - senza testamento.

Intrepido: e talora, per paura del ''piatto''

cacciava i piedi nel piatto.

Colorista furioso - ma smorto;

incompreso - soprattutto da se stesso;

pianse, cantò con stonature perfette;

- e fu un difetto senza difetti.

Non seppe esser qualcuno, nè qualcosa.

La sua naturalezza era la posa.

Affatto posatore, posava per l'unica;

troppo ingenuo, mentr'era troppo cinico;

completamente incredulo, mentre credeva a tutto.

- Ciò che gli dava gusto era il disgusto.

Troppo crudo - perchè fu troppo cotto,

a nulla meno somigliante che a se stesso,

si divertì con la propria noia

fino a svegliarsi la notte.

Vagabondo al largo, alla deriva,

relitto che mai non arriva...

Troppo se stesso per potersi sopportare,

con lo spirito a secco e la testa ubriaca,

finito ma incapace di finire,

morì nell'attesa di vivere

e visse nell'attesa di morire.

Qui giace, cuore senza cuore, isterilito:

troppo riuscito - come fallito.

          TRISTAN CORBIERE

 
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