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Il più grande sbaglio nella vita è quello di avere sempre paura di sbagliare.

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IL MILLEPIEDI

Un millepiedi viveva sereno e tranquillo.
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"In che ordine metti i piedi l'uno dietro l'altro?". Il millepiedi incominciò a lambiccarsi
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« Che fine fa papà Orso?una pillola al giorno »

Perchè è così difficile cambiare abitudini?

Post n°1499 pubblicato il 22 Settembre 2010 da otreblasus
 

 

Perché è così difficile cambiare abitudini? Come è possibile che gli esseri umani si ostinino a ripetere coattivamente azioni controproducenti, anziché modificare il proprio comportamento e o il proprio punto di vista? Evidentemente queste abitudini, a cui siamo così legati, soddisfano in qualche modo un nostro bisogno e sono per così dire “ecologiche”. Detto in altri termini, rappresentano il modo migliore che abbiamo trovato in un dato momento per mantenere il nostro sistema in equilibrio. Il problema sorge quando queste abitudini portano con sé anche effetti collaterali, che si manifesteranno prima o poi, e faranno sentire con vigore la necessità di un cambiamento.

Quando sentiamo che è arrivata finalmente l’ora di voltare pagina e ci impegniamo a cambiare non ci troviamo quindi a lottare solo contro un comportamento o un’abitudine che non ci va più bene, ma abbiamo a che fare con l’intero sistema all’interno del quale questo comportamento svolge una funzione ben precisa. Questo è uno dei motivi per cui cambiare è così difficile e per cui molti tentativi, dopo un successo iniziale, vengono riassorbiti dal sistema e non producono il risultato sperato.

Per avere successo nel tentativo di superare il vecchio equilibrio e di trovarne uno nuovo, che sia più soddisfacente per noi, abbiamo bisogno di identificare le connessioni giuste, di individuare il punto esatto su cui fare leva e agire con il timing appropriato. E se questo avviene, allora può esserci la magia, può accadere inaspettatamente il cambiamento. Ed è quello che può avvenire nel coaching, piuttosto che nel counseling o in un percorso di terapia.

L’idea di fare leva rimanda al concetto di riuscire a spostare un macigno facendo un minimo sforzo, se sappiamo come farlo. E a questo proposito mi viene in mente l’aneddoto del meccanico che, chiamato a far ripartire il motore di una vecchia nave che nessuno riusciva a riparare, esamina accuratamente la situazione e poi assesta una decisa martellata in un punto della caldaia: il motore riparte. Prima di andarsene prepara la fattura: 1.000 dollari, 1 dollaro per la martellata e 999 dollari per aver saputo dove e quando tirarla.

Spesso il punto dove intervenire per riuscire a far leva, possiamo individuarlo a livello delle convinzioni e delle credenze personali. Si tratta di idee, a volte molto radicate in noi, che ostacolano il cambiamento, impedendoci di vedere le soluzioni e limitando di fatto il nostro potere di scelta.

Ed è qui che entrano in gioco alcuni strumenti fondamentali per “aiutarci a vedere” all’interno della complessità in cui siamo immersi. Si tratta delle domande sistemiche, un tipo particolare di domande che rappresentano la leva per spostare il nostro punto di equilibrio. Sono domande estremamente efficaci che aiutano le persone a spostare il proprio punto di osservazione e a modificare in questo modo alcune convinzioni che ostacolano il processo di cambiamento.

Alcune caratteristiche delle domande sistemiche (secondo S. Radatz):

sono sempre domande aperte, e non chiuse (con risposta “sì” o “no”);

portano la persona a riflettere, anziché placare la curiosità di chi domanda;

si focalizzano sul significato “interno” che una persona attribuisce ad un evento, piuttosto che al significato “esterno” che utilizza per nominarlo;

non sono mai domande che suggeriscono una risposta;

sono orientate alle soluzioni e non alla comprensione del problema;

sono spesso delle contro-domande.

Le domande sistemiche sono domande potenti che possono essere usate con successo in un processo di coaching per aiutare il cliente ad arricchire la propria “mappa del mondo” ed ampliare così la gamma delle possibilità a sua disposizione.

Ci sono diverse tipologie di domande sistemiche, eccone alcune:

domande orientate agli obiettivi, alle soluzioni, alle risorse (es: “da cosa ti accorgi che il tuo obiettivo è stato raggiunto?”)

domande comportamentali (es: “cosa fai tu per creare questa situazione?”)

domande sulle differenze (es: “cosa hai fatto di diverso rispetto alle volte precedenti?”

domande dissociative (es: “come spiegherebbe la cosa una persona che osserva da fuori?”)

domande paradossali (es: “come potresti fare a sprecare ancora altre occasioni?”)

Questi sono solo alcuni esempi di domande sistemiche.

Fonte: http://www.psicolab.net/2010/pensiero-sistemico-abitudini/

 
 
 
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Un blog di: otreblasus
Data di creazione: 15/10/2006
 

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DECALOGO DEL RISPARMIO ENERGETICO

1. Spegnere le luci quando non servono;
2. Spegnere e non lasciare in stand by gli apparecchi elettronici;
3. Sbrinare frequentemente il frigorifero: tenere la serpentina pulita e distanziata dal muro in modo che possa circolare l’aria;
4. Mettere il coperchio sulle pentole quando si bolle l’acqua ed evitare sempre che la fiamma sia più ampia del fondo della pentola;
5. Se si ha troppo caldo abbassare i termosifoni invece di aprire le finestre;
6. Ridurre gli spifferi degli infissi riempiendoli di materiale che non lascia passare aria;
7. Utilizzare le tende per creare intercapedini davanti ai vetri, gli infissi, le porte esterne;
8. Non lasciare tende chiuse davanti ai termosifoni;
9. Inserire apposite pellicole isolanti e riflettenti tra i muri esterni e i termosifoni;
10. Utilizzare l’automobile il meno possibile e se necessario condividerla con chi fa lo stesso tragitto.

 

NOI POSSIAMO TUTTO CIÒ...

 

 

in ricordo di chi la terra s'è portato via

 

LA TUA VITA PUÒ CAMBIARE - PJ

 

IN MEZZO A TANTE...TROVERÒ ANCHE IO LA MIA...


Se saprai starmi vicino,
e potremo essere diversi,
se il sole illuminerà entrambi
senza che le nostre ombre si sovrappongano,
se riusciremo ad essere "noi" in mezzo al mondo
e insieme al mondo, piangere, ridere, vivere.

Se ogni giorno sarà scoprire quello che siamo
e non il ricordo di come eravamo,
se sapremo darci l'un l'altro
senza sapere chi sarà il primo e chi l'ultimo
se il tuo corpo canterà con il mio perché insieme è gioia...

Allora sarà amore
e non sarà stato vano aspettarsi tanto.

P.Neruda

 

 

AH SI'?


Il maestro di Zen Hakuin era decantato dai vicini per la purezza della sua vita.
Accanto a lui abitava una bella ragazza giapponese, i cui genitori avevano un negozio di alimentari. Un giorno, come un fulmine a ciel sereno, i genitori scoprirono che era incinta.
La cosa mandò i genitori su tutte le furie. La ragazza non voleva confessare chi fosse l'uomo, ma quando non ne poté più di tutte quelle insistenze, finì col dire che era stato Hakuin.
I genitori furibondi andarono dal maestro. "Ah sì? " disse lui come tutta risposta.
Quando il bambino nacque, lo portarono da Hakuin. Ormai lui aveva perso la reputazione, cosa che lo lasciava indifferente, ma si occupò del bambino con grande sollecitudine. Si procurava dai vicini il latte e tutto quello che occorreva al piccolo.
Dopo un anno la ragazza madre non resistette più. Disse ai genitori la verità: il vero padre del bambino era un giovanotto che lavorava al mercato del pesce.
La madre e il padre della ragazza andarono subito da Hakuin a chiedergli perdono, a fargli tutte le loro scuse e a riprendersi il bambino.
Hakuin non fece obiezioni. Nel cedere il bambino, tutto quello che disse fu: "Ah sì?".
 

(Tratto da: "101 Storie Zen" a cura di Nyogen Senzaki e Paul Reps, Adelphi Edizioni, Milano, 1973)

 
 

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