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GIRO INTORNO AL MONDO IN BARCA A VELA
 

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DANA-FELICIA

Post n°64 pubblicato il 22 Giugno 2009 da lukyll
Foto di lukyll

DANA-FELICIA

 

La barca è lunga 19,95 metri, tutta in alluminio, ha una bella linea filante, ed è attrezzatissima. Ma potete vederla anche nel sito: www.dana-felicia.dk

Sven è figlio di pescatori, suo padre aveva due pescherecci, da generazioni, così come la madre  era vissuta in un ambiente di pescatori . Si laurea in ingegneria e lavora per una piccola impresa che produce impianti per disidratare, eliminare l’acqua. Il caffè solubile in polvere od il latte in polvere ecc. Evidentemente è bravo e si fa un sacco di soldi, beato lui! Nel duemila circa lascia il lavoro e si dedica per cinque anni alla progettazione della Sua barca, quella dei sogni, che però lui riesce a realizzare. Non bada a spese. Tutto quello che c’è di meglio è qui dentro,non solo di attrezzature nautiche ma anche congelatore, microonde e lavatrice, come quella di casa. Avere la possibilità della corrente a 220 V è una gran risorsa per un’abitabilità decente per lunghi periodi. Per esempio ti puoi abbrustolire il pane da mettere nella zuppa! E se si rompe una pompa per l’acqua? Nessun problema c’è n’è un’altra già installata, basta girare una valvola.- Insomma quasi tutto doppio, almeno delle cose indispensabili. Per esempi ha tre piloti automatici. Non ha il motore, ma una sala macchine dove si può stare in piedi ed un tavolo da lavoro con tutta l’attrezzatura possibile o quasi. Queste cose mi fanno impazzire !! Aprendo un gavone si vedono le ordinate che tengono il fasciame della barca, sono vicine, segno di grande robustezza. 4 mm di spessore delle lastre di alluminio ma in certi punti anche  10 mm. Insomma una barca strasicura.

L’interno poi è tutto in tek, chiaro, bellissimo, il colore da’ luminosità e respiro agli ambienti. Tutto progettato al computer, compreso gli interni. Ogni pezzettino di legno progettato, tagliato con il laser e numerato per l’applicazione. Un lavoro da certosini che dice gli è costato un occhio della testa. Ma si sa quando si fa per se stessi si vuole il meglio, possibilità permettendo. Ha detto che si è divertito come un matto per cinque anni a progettare la barca nei suoi minimi particolari. Andava dall’ingegnere navale 3 volte a settimana per discutere del suo progetto. Ed in effetti ha pensato proprio a tutto! Anche le poltroncine che sono nella timoneria esterna alzandole si possono girare e servire come sedile per tirare su i pesci …. quando abboccano.

A prua la cabina armatoriale con bagno e doccia, grande, il salone con divani ad u per 6 persone, un tavolo da studio grande con computer utilizzato anche per vedere  films in compact disc. La cucina, una cabina ospiti che è collegata con la sala macchine contenente due cuccette, ed un’altra cabina, la mia, con due cuccette ed il bagno con doccia accanto ma in comune con gli altri ospiti. La parte più bella, e che piace molto anche a me e che avrei anch’io voluto così, è la pilot house con tavolo da carteggio e con tutta la strumentazione necessaria in alto, con  una  finestratura dalla quale, stando seduti, si può ammirare l’esterno. Qui non ci si sente chiusi, è come nel soggiorno di casa, anzi, con vista mare! Naturalmente c’è un tavolo dove possiamo mangiare ma adesso, per la navigazione seria, è stato tolto perché serve il sostegno per appoggiare i piedi quando la barca è sbandata.. Pensato a tutto! 8 posti nei divani della pilot house.

Ottimo il riscaldamento, ad acqua ma ventilato, 10 minuti ed è tutto caldo. C’è naturalmente anche l’aria condizionata ma ancora non l’abbiamo usata. Molto bello è lo spazio vuoto sopra il salone da pranzo che da’ grandissimo respiro a tutti gli ambienti, il tutto quasi un monovolume con la parte superiore. E’ ovvio che si può pilotare la barca dall’interno, agendo sul pilota automatico.

Il pozzetto è grande e ben proporzionato, tubo centrale per appoggiare i piedi e con il tavolo apribile. Due ruote del timone con il rinvio della strumentazione interna. Il tutto riparato, in questo momento dalla pioggia, da un lungo tendalino che servirà soprattutto per il sole.

L’unica modernità non desiderata è stata la randa  avvolgibile che, ormai, quasi tutte le grandi barche adottano. Sinceramente molto comoda. Schiacci un bottone e la randa si avvolge, potresti non uscire mai dalla cabina. Invece Sven ritiene che possa dare problemi e che è meglio così. Certo quando si deve ridurre la tela perché c’è troppo vento si deve andare a prua per prendere una mano di terzaroli e qualcuno deve stare ad aiutare nel pozzetto. Credo sia difficile portare la barca da soli, anche se si può fare sicuramente.

Insomma una gran bella barca, sicura, comoda, con tutto ciò che serve per stare bene e godersi la vita. Mi piace proprio. Fa freddo? Piove? Tutti nella pilot house, chi legge, chi scrive, si beve una birra si fanno due chiacchiere mentre dalla vetrata il mare scorre veloce, con le sue onde ed i suoi spruzzi. Altro che villa!!!!

Immagino quanto si sarà divertito Sven a progettare questa sua creatura, infatti ogni tanto, quando gli dico che ha una bella barca mi risponde  entusiasta “ oh,  fantastic”!

 

 

 

 

 

 

L’EQUIPAGGIO

 

Jola.

Appena arrivato a Whangarei mi è gentilmente venuta a prendere con la macchina, con quei bagagli non so come avrei fatto. La figlia, Kika, intanto preparava la cena in barca, peperoni ripieni e vino. Buoni veramente. Accoglienza cordiale da parte di entrambe. Jola è polacca di nascita ma ben presto, subito dopo Solidarnosc, si è trasferita in Germania lavorando a progetti sulle eliche delle navi. Infatti è ingegnere. Ha due figli, Kika ed un maschio che attualmente studia e lavora in Australia. Lei è partita 4 anni fa, credo con amici, per la traversata dell’Atlantico, poi a Trinidad o in altra isola caraibica vicina, ha incontrato Sven e adesso naviga con la sua barca.

E’ tranquilla e dolce, sempre disponibile ad aiutare e sorridente. Mi aiuta per l’inglese, alle volte mi ripete quando non ho capito bene le cose importanti.Ha 54 anni circa.

Prima che tornasse Sven dalla Danimarca ha pulito alla perfezione la barca, insomma, oltre ad aiutare a portare la barca fa anche la donna di casa. Cucina e lava. Certo lo facciamo a turno, adesso che ci siamo anche noi, cuciniamo un po’ ciascuno e a turno laviamo i piatti. E il Comandante? … è il Comandante e basta! Esentato dai servizi ed anche dai turni di guardia. Jola è anche brava in cucina e tutti i minestroni che fa sono buoni. Ma anche il resto.

 

Sven.

 Danese, 65 anni circa, ha studiato ingegneria, ha lavorato in marina come militare e poi ha lavorato in una industria che realizza impianti di disidratazione. Evidentemente bravo si è fatto dei soldi che ha usato per realizzare il suo sogno: Una barca come piaceva, voluta e progettata nei minimi particolari da lui stesso.

Ha avuto da sempre la passione per il mare che per i genitori era una professione da generazioni, pescatori e quando il mare da lavoro e vita non si dimentica. La famiglia possedeva 2 pescherecci, grandi, da Atlantico, quindi credo benestanti.  Sven tiene molto ad un orologio che ad ogni ora suona avvisando quanto manca per il nuovo turno di guardia, glielo ha regalato suo padre quando aveva 25 anni, lo ha fatto ripulire e rilucidare e adesso fa bella mostra di se nel salone di Dana-Felicia. In questo momento ha fatto 39 nodi di vento! Allegria!! Ma torniamo al Comandante. Appena arrivato mi sembrava molto serio, forse stanco dal viaggio, ed ho pensato che forse poteva essere peggiore di Main Kaptain. Invece il giorno dopo ha fatto anche qualche sorriso e poi, sistemate le cose urgenti della barca prima della partenza, che evidentemente lo preoccupavano, si è disteso, è cordiale anche se non espansivo, e molto tranquillo. Una persona con la quale si sta bene. Poi è ingegnere e questo basta. Nel senso che abbiamo una mentalità razionale e ci capiamo quasi al volo. Si fa per dire! Con il mio inglese!!

Gli piace la fisica ed ha grande ammirazione per Newton, io per il pisano Galilei, chissà perché!

Abbiamo alcune cose in comune, per esempio non sta tanto fermo e spesso va a regolare le vele, a sistemare questo o quest’altro, amante del fai da te ha un’officina nella sala macchine e spesso, almeno prima di partire stava a pulire, oliare, cambiare i filtri dell’acqua ecc.

Amante di una regolazione delle vele seria e ragionata, fa esattamente quello che anche io farei. Riduzione equilibrata sia della randa che del fiocco, quando necessario in modo che la barca sia sempre ben bilanciata ed il timone non sia sottoposto a sforzi eccessivi.  Insomma una persona molto competente : un ingegnere!

A Sven, nome vichingo dal significato sconosciuto, piace mangiare bene e bere, ma con moderazione. Preferisce i vini italiani perché hanno un buon rapporto qualità –prezzo e soprattutto il Brunello, il Chianti, il Nobile di Montepulciano ecc. Mi trova perfettamente d’accordo! E’ anche un buon mangiatore, rifinisce sempre tutto, con appetito.

Beve una birra a mezzogiorno prima di mangiare, si pranza alle 13-14, a pranzo non beve nessuno, poi a Whangarei verso le 5 si beveva l’aperitivo, Ginger e Rhum, adesso in navigazione l’abitudine è stata dimenticata, pazienza, infine per cena un bicchiere di vino. Bevuta equilibrata. Avremo imbarcato quasi 100 litri di vino, senza considerare la birra, diversi scatoloni da 12 bottiglie. Va bene così. Teniamo conto che dovranno stare sei mesi a zonzo per queste isole prima di tornare in N.Z. a fine novembre o inizio dicembre.

 

 

Peter.

 Neozelandese, 52 passati da un paio di anni, non alto, dal fisico atletico, pratica la canoa, braccia robuste, come ho già detto un po’ da Big Gym.  Parla con una tonalità di voce bassa  e profonda, sembra che non esca dalla faringe ma dal duodeno. Capelli pochi ed il mento pronunciato. Parla un inglese che non riesco a ben capire, ovvio, si sa, ma più difficile con quelle lettere pronunciate in maniera indefinibile, un misto fra le vocali a, e, i. Insomma proprio giusto per me che non ci capisco più niente!

Però sembra disponibile, sa fare bene in barca, almeno fino a che stava bene. Certo che appena partiti si è sentito male e da allora, sono passati ormai 5-6 giorni, non si è più ripreso. Non ha mangiato per tre giorni, poi ha ricominciato ma sta male, passa la giornata sulla sua cuccetta a dormire o sdraiato nel pozzetto. Mi dispiace. Cerco di farlo sorridere,  di dargli la mia solidarietà ma non so fino a che punto ci riesco. Certo che si trova in una situazione imbarazzante, imbarcato per aiutare si ritrova ad essere un po’ di peso a tutti. Meno male che fa i turni di guardia, per il resto pazienza. Speriamo gli passi e non gli ritorni.

 

 

 
 
 

AUCKLAND

Post n°63 pubblicato il 13 Giugno 2009 da lukyll
Foto di lukyll

AUCKLAND

 

La città, per quello che ho potuto vedere, non mi sembra entusiasmante. E’ bello lo skyline dei grattacieli, per altro non alti, con la torre delle comunicazioni, il simbolo della città e della NZ. Ho visitato solo il centro commerciale ed il porto perché i più affollati. La città, come tutte quella della NZ non ha centro storico.

Il centro commerciale è una grande strada, 400-500 m, dove scorrono anche le auto, con i negozi più belli e qualche grande magazzino. I negozi sono belli esternamente anche perché sono moderni e sono al piano terra dei grattacieli. Lasciamo da parte il contenuto dei negozi di vestiario e scarpe. La strada, guardandola dal fondo, è bella perché riflettono i vetri colorati dei grandi palazzi che nell’insieme certamente danno un’idea di modernità, ricchezza e gran fermento, con le grandi scritte delle banche,delle  assicurazioni, delle  grandi imprese internazionali. Eccetto questa strada non c’è altro se non una trasversale con un discreto palazzo fine 800 rimesso a nuovo, con i negozi delle grandi firme internazionali di moda, Prada, Gucci ecc.

Il lungomare è costituito per il 90% dal porto industriale, mentre corrispondente alla strada commerciale c’è il Waterfront, cioè la stazione dei traghetti per le isole vicine, anche questo  palazzo è della fine ‘800.

Quindi il porticciolo turistico, ma per ricchi … barche minimo 25 metri e 2  barche di New Zealand dell’America’s Cup a disposizione per gite turistiche, ovviamente per amanti della vela … 2 ore 75 €. Le ho viste ritornare e filavano come razzi con il solo fiocco; sinceramente se fossi stato ad Auckland e non a Whangarei, a 160 km di distanza e tre ore di bus, una giratina l’avrei fatta volentieri. In compenso ho preso il depliant ..!!

Per essere sicuro di non essermi perso niente della città, oltre agli opuscoli turistici all’aeroporto, sono andato a vedere le cartolina in vendita, solo panorami, l’uccelino Kiwi, la torre, la strada principale …. e basta. Nient’altro da vedere. 4 ore in tutto.

 

 
 
 

PREPARATIVI PER LA PARTENZA

Post n°62 pubblicato il 09 Giugno 2009 da lukyll
Foto di lukyll

LUNEDI’ 07 GIUGNO

 

E’ tutto il giorno che piove, ci stiamo preparando per la partenza ma il tempo non sembra bello per qualche giorno. Ieri abbiamo sistemato il gommone a prua, pulito il ponte con la scopa e sapone, come veri mozzi, anzi proprio mozzi veri !!

Sabato fatta la spesa che è costata 1374 dollari, circa 800 euro. 3 carrelli pieni, 50 litri di vino e diverse scatole di birra sono state aggiunto in seguito,praticamente una spesuccia di 1000 euro, una giornata di lavoro non è bastata per sistemare tutto nei gavoni. Ho fatto comprare olio, acciughe, farina bianca, formaggi tipo francese (Camembert e Brie ) Parmesan ( surrogato del Parmigiano ) e pasta nonché caffè Lavazza.

Ho fatto la lavatrice, quella a gettoni e stirate le camicie e polo, e il pieno di acqua nella barca. Partenza domani mattina per l’ufficio della dogana e della polizia. Poi aspettiamo il momento giusto per il salto di mille miglia verso le isole del Pacifico. Quale non si sa, dipende quale si raggiunge più facilmente con il vento che abbiamo. Speriamo bene.

I prossimi messaggi da qualche isola fra 8-10 giorni

 

ARRIVEDERCI ….. speriamo !!

 

 

9 GIUGNO

 

Partenza rinviata. previsioni pessime con possibili venti fino a 45 nodi, 80 Km/h circa. Grazie, preferisco di no.

Piove tutto il giorno e ne ho approfittato per scrivere sul blog le ultime cose da un internet point.  Oggi altra spesa, carne formaggi e vini. Riempita la barca come un uovo. Credo sia piu' il vino del gasolio.  Nuovo combustibile ecologico ?!! A me va bene.

Partiremo venerdi' o sabato, sempre tempo permettendo....

Tutto procede bene... e pazienza per questi 3 giorni persi qui, all'umido ed in questa citta' con poche attrazioni, almeno per me.

Compagnia cordiale, si sta bene.... ma raccontero' nella prossima puntata.

 

 

 
 
 

ROTORUA

Post n°61 pubblicato il 09 Giugno 2009 da lukyll
Foto di lukyll

ROTORUA

 

Pensare di visitare la Nuova Zelanda in pochi giorni è assurdo. Non c’è niente di particolare da vedere se non la natura che richiede molto tempo per gustarla. In Italia si può vedere Venezia poi Firenze e Roma e sicuramente qualche idea del nostro paese l’abbiamo. La N.Z. invece va gustata con discreto tempo a disposizione. Sarebbe come andare a vedere le Dolomiti o il mare della Sardegna per poche ore. Certi ambienti vanno vissuti e gustati con calma.

Comunque per avere un’idea di questo paese ho cercato la città più facile da visitare in pochi giorni. A Rotorua, 6-7 ore di pullman da qui, si possono vedere dei siti geotermici e sapere qualcosa del popolo dei Maori.

Sabato 30 Maggio mi sono alzato di buon ora, bel tempo, preso il bus per Rotorua che si trova al centro dell’isola del nord e dopo diverse ore sono arrivato nella cittadina. Pioggia fine e fitta! Cerco un motel per dormire ma tutto pieno e così per gli altri motel vicini. Finalmente trovo un hotel per 50 euro circa. Bello per quel prezzo. La stazione termale di Rotorua era piena di turisti che andavano a fare i bagni termali perché quello era un weekend lungo. Cioè compreso il lunedì che era festa. Il compleanno della Regina Elisabetta d’Inghilterra, siamo nel Commonwealth.  Tutto il mondo è paese, tutte le scuse sono buone per fare festa!!

Per fortuna riesco ad organizzare la visita al sito geotermico, al ritorno la visita al museo e alla sera al villaggio dei Maori. Giornata piena.

La N.Z. è situata sopra il confine fra due piattaforme terrestri, quella indo oceanica e quella del pacifico, che si scontrano e dalle fessure esce il magma che alimenta i vulcani. Zona vulcanica quindi. Ce ne sono di attivi così come nelle isole vicine famose per le recenti imponenti eruzioni. Per esempio il Pinatubo.

 In città salgono colonne di vapore quasi dappertutto, dai giardini, dagli alberghi che ne sfruttano il calore, dai tombini delle strade, è tutto un vapore che sale dalla città.

Il pulmino turistico con una quindicina di persone di varie nazionalità ci accompagna a vedere le Mud Ball, le bolle nei fanghi, argilla che bolle, cioè escono bolle di vapore. Tanto vapore, puzza di acido solfidrico, di uova marce, due foto e via. Perché alle 10,15, puntuale, il geyser emette un getto di acqua e vapore e non si può perdere l’appuntamento. Arrivati mi siedo su uno scalino per vedere meglio ed un signore spiega quello che succederà. Alla fine mette un poco di sapone dentro la bocca del geyser e subito inizia ad uscire la schiuma e poco dopo un getto di acqua e vapore alto 10 metri che dura un quarto d’ora. In una cavità si raccoglie acqua che il vapore continuamente riscalda. L’acqua fa da tappo ed il vapore all’interno aumenta di pressione. Quando la cavità è piena esce un poco di acqua bollente dalla bocca, la pressione dell’acqua liquida diminuisce ed il vapore adesso può uscire con violenza portandosi dietro anche l’acqua.  Il sapone è un trucco per innescare il geyser. Si formano bolle, leggere, che fanno volume e riempiono in breve la cavità ancora libera, esce della schiuma con acqua, la pressione diminuisce e parte il getto di acqua e vapore. Bello. Da la sensazione di una terra viva anche sotto la crosta terrestre, uno starnuto della terra, un ansimare giornaliero, uno sbuffo del mondo. Si sarà scocciato di qualcosa? Alla fine un raggio di sole genera un piccolo e piacevole arcobaleno e molti turisti lo indicano con il dito : rainbow !!

La visita prosegue arrivando in un centro ben organizzato, dal quale si parte lungo un percorso che dura due ore. Si vedono vecchi crateri crollati, grossi buchi nella terra da dove esce continuamente vapore, spesso colorati di giallo dello zolfo o di arancione, laghetti di acqua che ribolle, fumante di vapore che il vento ci getta contro, anch’essa con riflessi che vanno dal verde al giallo all’arancio. La terra è di colore bianco e grigio, calcare, ed il tutto immerso in un verdissimo bosco. Sembra di essere all’inferno !

Sicuramente suggestivo e affascinante.

Al ritorno a Rotorua visito un mercatino domenicale con donnine che vendono le loro cianfrusaglie artigianali o vecchie cose dal gusto indefinibile. Tipo mercatino del Calcit.

Il museo dei Maori, situato in una imponente villa di legno fine ottocento, non dice molto. Una sala è riservata ad alcuni inglesi, anche una donna, che hanno fatto da guida ai forestieri inglesi di un secolo fa per far conoscere i costumi e usanze dei Maori. Un’altra riservata ai Maori morti in guerra ed al loro eroismo, e l’ultima ai Maori. Ci sono presentate alcune delle sculture in legno che vengono tenute davanti alla porta di casa o del villaggio per allontanare gli spirito e fare paura ai nemici. Lingue fuori dalla bocca e occhi ingranditi e spiritati con disegni dipinti sul volto.

Qualche secolo dopo Cristo dalla penisola indocinese sono partiti dei popoli alla ricerca di nuove terre, verso le isole del pacifico chiamati poi Polinesiani. Poi, verso il quattordicesimo secolo, già antropizzate quasi tutte le isole sono partiti un popolo, chiamato poi dei Maori, che ha ricercato e trovato nuove terre, l’attuale Nuova Zelanda, sistemandosi definitivamente qui. Non conoscevano i metalli, nemmeno l’oro, che è presente nell’isola ed anche nelle parti abitate da quel popolo. Non avevano vasellame e quindi i reperti archeologici sono inesistenti. Qualche orecchino in osso di pesce o giada e basta. Le armi: di legno e pietra usate con mosse  studiate tipo arti marziali orientali. Insomma poche cose e non molto interessanti.

La sera parto con il bus per il villaggio Maori, ricostruito per turisti. Freddo cane. Prima di essere accettati nel villaggio viene eseguita una rappresentazione di come gli ospiti venivano trattati prima di permettere loro l’ingresso nel villaggio. Venivano atterriti con urla e armi presentate contro e poi alla fine, se accettavano di raccogliere un ramo di foglie, si potevano entrare. Anche noi,finalmente, con quel freddo! Loro erano quasi nudi come in estate. Villaggio con fuochi, capanne, stuoie in terra, sculture alle porte e negli architravi delle capanne. Qualche frettolosa spiegazione in inglese per me ancora incomprensibile, e soprattutto freddolosa !! Infine cena Maori. Del tutto normale. C’era anche la pasta asciutta, le viti, come insalata. Qua si usa così. Proprio per turisti! Lo immaginavo ma qualcosa ed un’idea dovevo pure farmela.

C’è comunque una discreta differenza di come sono trattati i Maori e gli Aborigeni in Australia. Intanto i nomi di quasi tutte le località, dei monti e dei fiumi sono Maori, e questo li fa sentire meno defraudati della loro terra. Poi sono meglio integrati, lavorano, hanno una casa dignitosa in mezzo agli altri, quindi senza ghetti, insomma stanno decentemente bene. Certo che non c’è un grande amore verso gli inglesi, ogni tanto qualche scontro si presenta. In galera il 90% dei prigionieri sono Maori. Per strada si vede qualche disgraziato bianco ma i più sono di origina Maori. Comunque pochi e sicuramente sono stati trattati molto meglio degli Aborigeni rinchiusi praticamente in delle riserve e pochi integrati.

La sostanza cambia poco Entrambi i popoli sono stati espropriati della loro terra e cultura da altri uomini più forti e con più conoscenze. E’ questa una legge naturale?  Certamente, vale per gli uomini primitivi, senza mezzi di sostentamento o quasi, ma non per uomini moderni, nel senso proprio dell’era moderna, che hanno avuto ed hanno sufficienti mezzi di sostentamento, conoscenze e cultura e che permettono almeno più rispetto verso altri uomini ed altre culture. Ma così qui non è stato.

Il giorno dopo ritorno a Whangarei con sosta ad Auckland.

 

 

 
 
 

WHANGAREI

Post n°60 pubblicato il 09 Giugno 2009 da lukyll
Foto di lukyll

 

 WHANGAREI

 

La cittadina, nonostante sia la più importante del nord dell’isola, è abbastanza piccola e alla fine risulta esattamente come le altre. Un centro commerciale,centrale, una strada, con intorno una discreta zona commerciale ma soprattutto  artigianale. Sembra l’interno della zona industriale di via Calamandrei ad Arezzo, ma molto più ruspante. Tutti gli edifici sono ad un piano, Rarissimi quelli a due. E’ descritta bene dai film americani ambientati in provincia.  Le auto hanno per il 60 % il gancio di traino e almeno un terzo sono pikup, cioè hanno il cassone da camioncino. Whangarei è situata nella parte nord dell’isola, in fondo ad una lunga insenatura formata da un fiume. Intorno piccole colline con ville e case sparse nel verde dei prati e delle piante.

La parte più carina è il marina dove sono ormeggiate le barche sulla foce del fiume. Cinque edifici dei primi del novecento, rigorosamente in legno, sono prospicienti al marina. Ristoranti, alcuni negozietti e l’ufficio del porticciolo. I ristoranti sono frequentati da molte persone, il porto è sempre un’attrazione, guardano le barche, si fanno uno di quei panini tripli o una pizza e via. Ho notato che ci sono diverse persone che chiamarle grasse le faremmo un bel complimento. Alcune sono enormi. Il bello è che li trovo al ristorante con piatti enormi di cibo che si ingozzano. Peccato che si riducano così. Anche i Maori sono portati alla obesità o comunque ad essere “robusti”.

Sia la città che la campagna è molto pulita ed ordinata. Un pò meno gli abitanti che sono, come tutti gli inglesi sciattoni e vestiti senza troppa raffinatezza. Le scarpe credo che non le puliscano mai, sono pulite una sola volta nella loro vita: da nuove! Alcuni vestono in maglina anche con un freddo polare. Sul pontile ho visto l’impronta di un piede scalzo sulla brina. Comunque si fanno anche dei bei starnuti ..!! Però questo senso di ordine, di pulizia, fa piacere a vedersi, sembra che la vita sia facile nelle loro strette regole.

Non ci sono negozi di alimentari o macellerie, l’unico a vendere cibo è il grande supermercato, sufficientemente fornito, sopra gli scaffali ci sono altri scaffali con tanti scatoloni contenenti le merci vendute nello scaffale di sotto. Peggio di un nostro discount. La Coop o l’Esselunga sarebbero qui delle boutique. Molti sono i negozi di sport, bici, caccia, pesca e nautica. Lasciamo stare i negozi di vestiti, rarissime sono le donne vestite bene, ancor meno gli uomini.

Per la visita della città bastano 2 ore e c’entra anche il caffè!

Un pomeriggio sono andato in bici risalendo lungo il fiume fino ad una cascata alta 22-25 metri. Niente di che ma piacevole, immersa nel verde, con i soliti prati ben rasati, grandi alberi. 

Tanto per sgranchire le gambe. E ieri, domenica 7 giugno, siamo andati con Peter, l’altro marinaio imbarcato, neozelandese, a fare un’altra passeggiata in bici verso il mare. Ma troppo lontano, non lo abbiamo raggiunto. Al ritorno siamo passati lungo l’insenatura le cui colline sono completamente urbanizzate con delle belle villette, moderne ma con il solito stile.

Ieri c’è stata davanti a noi, sul molo, la premiazione dell’International Rally di Whangarei, dice famoso. Applausi, spumante spruzzato al vento, (che peccato ..!!), e rombo di motori.

 

 
 
 

LA NUOVA ZELANDA

Post n°59 pubblicato il 09 Giugno 2009 da lukyll
Foto di lukyll

LA NUOVA ZELANDA

 

Dall’aereo, venendo da Melburne, la prima cosa che si vede è una montagna a forma di cono, perfetto, di colore bianco, neve, dalla metà fino alla cima. Evidente l’origine vulcanica dell’isola. Durante la fase di atterraggio appare, superate le basse nuvole, una campagna molto mossa, con tante piccole colline, boschetti, e case sparse. L’erba è di un verde brillante che contrasta con quello scuro dei boschi. Macchie bianche e nere sull’erba indicano che vengono allevate pecore e mucche.

La N.Z. ha 4,5 milioni di abitanti e più di 40 milioni di pecore ! Facile il conto: 10 pecore a testa!  La campagna è molto bella, così verde, con gli steccati che separano i vari appezzamenti dove gli animali allevati a rotazione vanno a brucare e casine di legno verniciato, tutte ad un piano, con il loro piccolo giardino ed il garage accanto. Sembrano la casa di Topolino. Lo stile è lo stesso. E così in tutta l’isola che ho visitato. Tutto molto pulito ed ordinato. L’erba, che invidia, è sempre verde, tenero e brillante e, soprattutto sempre rasata, dappertutto, crea  quel tappeto d’erba meraviglioso che in Italia abbiamo solo dopo un mese dalla semina, poi imbastardisce e nasce di tutto. Non ho capito chi taglia l’erba,  mai visto nessuno farlo. La mia in primavera va tagliata minimo 4 volte ed in genere non basta. Mi sono poi meglio informato e dice che il comune la fa tagliare ogni 15 giorni.

Sono venuto  una settimana prima della partenza così da poter visitare questa terra così lontana. All’aeroporto ho preso tutti i depliants turistici che ho trovato, un bel pacco, ma nessuno descriveva le bellezze di quella città, di quella chiesa o museo. Infatti, la Nuova Zelanda, praticamente non ha storia, è una nazione giovanissima, dei primi dell’ottocento anche se scoperta verso la fine del ‘700. Le città non hanno centro storico, nemmeno Auckland. Forse è visibile qualche vecchio edificio in legno dei primi del novecento in alcune  città di provincia come qui a Whangarei o a Russel o nelle città dell’isola del sud aventi nome inglese. Ma certamente di nessun valore artistico.

 Nel centro c’è la strada dei negozi, spesso, nemmeno chiusa al traffico ed intorno uffici, banche ecc ad Auckland mentre qui a Whangarei ci sono semplicemente le officine, i rivenditori di auto, capannoni con centri commerciali ed artigianali. Sinceramente fa un grande effetto non vedere il centro storico, sento che manca qualcosa, come camminassi sospeso nel vuoto, manca la mia storia e poi la città somiglia ad un avamposto nel deserto o l’ultima città di una nuova terra da conquistare, così come in effetti è. Vale anche per Rotorua, città termale, ci sono molti alberghi e motel ma solo due palazzi in legno, a due piani, della fine dell’ottocento.

Gli opuscoli, quindi, invitano i turisti ad attività sportive. Qui viene praticato il Climbing, scalate senza sicurezze e solo con le mani, il rafting, discesa di rapide nei fiumi, il trekking, le gite in bicicletta su strada o in montagna, le corse su barche con potenti motori che fanno le giravolte e schizzano o meglio inzuppano i passeggeri, che ridono gaudenti,voli in elicottero sui vulcani o con idrovolante, il Jamping, cioè si gettano nel vuoto con un elastico legato alle caviglie e spesso finiscono in acqua per poi ovviamente riemergere. Questi sono esempi delle loro attrazioni oltre allo sci e la pesca ecc. Nelle città sono molti i negozi di articoli sportivi, caccia e pesca. Per non parlare degli sport principali, il Rugby e soprattutto la vela che è lo sport nazionale. Basta vedere la foto scattata dal ponte di Auckland.

Il mare è bello, il clima favorevole in quasi tutte le stagioni, le coste frastagliate e ricche di profonde insenature,  rendono facile l’approdo sicuro e soprattutto poco costoso. In questo periodo invernale vedo i cantieri nautici in gran fermento. Molte sono le barche in manutenzione e rifacimento, per non parlare di quelle, come noi, che hanno qui passato l’estate in attesa che finisse la stagione dei cicloni negli arcipelaghi del pacifico, per ripartire a fine maggio o ai primi di giugno, per nuovi viaggi.

 Quindi la Nuova Zelanda è bellissima da godere, per passare le vacanze facendo attività sportive perché gli ambienti e gli scenari sono incomparabili, soprattutto nell’isola del sud per quanto riguarda fiumi laghi e  montagne. Non ha particolari  attrattive artistiche ma solo la natura che le è stata benevola.

 

 
 
 

la partenza

Post n°58 pubblicato il 09 Giugno 2009 da lukyll
Foto di lukyll

 

OCEANO  PACIFICO

 

Dopo 6 mesi dal ritorno dall’Oceano Indiano ho cominciato a sentire la voglia di  riprendere il viaggio, pensare di passare le giornate ad Arezzo mi spaventava. Ormai la ringhiera della mansarda l’avevo già scrostata, dato l’antiruggine e due mani di vernice,  sistemato l’impianto di irrigazione della casa di campagna, fatta la dichiarazione dei redditi, cambiata la bombola del gas dell’auto e fatta la revisione, pagato il bollo dell’altra auto, sistemato il camper, l’assicurazione, cambiata la camera d’aria alla bicicletta di riserva della Daniela e gonfiate tutte le gomme, sistemata l’irrigazione automatica nelle terrazze ….. ecc.

    Quindi pronto per partire di nuovo! Dove?

Da Marzo ho iniziato a frugare su internet per trovare un altro passaggio, dove non aveva molta importanza, basta non nell’Oceano Indiano che ho già traversato. Speravo  di trovare qualche barca che dai Caraibi volesse tornare in Europa ma così non è stato. Dopo due mesi di ricerche finalmente ho trovato un ingegnere Danese che aveva bisogno di una mano, ci siamo contattati e finalmente sono ripartito. Destinazione Nuova Zelanda !!

 Ma dico io: un po’ più vicino non lo potevo trovare? La Nuova Zelanda, nel globo terrestre, è proprio all’opposto dell’Italia! Il posto più lontano immaginabile e possibile!  Ma qualcuno che parte da Marina di Grosseto o da Follonica No? Il fatto è che per l’Oceano Pacifico o si parte da li e dall’Australia oppure dallo stretto di Panama. Ebbene io l’ho trovato che parte dalla Nuova Zelanda !

Sarà colpa del destino ?  Oppure ha avuto delle preveggenze. Perché ricordo bene che tante volte, durante la cena, parlando in famiglia della barca, dicevo ai miei figli: vedete, se faccio un buco nel centro di questa tavola e raggiungo il centro della terra e proseguo fino ad uscirne, ebbene uscirò ad Auckland ! Nella Nuova Zelanda. Ebbene passerò anche da li nel mio giro del mondo ! E questo lo dicevo 30 anni fa.( aggiungendo: chi mi spedirà ogni tanto due salsiccine al finocchio di Foiano  con qualche pallina di polezze?) Sono un uomo molto paziente e prima o poi  il momento giusto arriverà! Non ho la barca? Pazienza, useremo la barca degli altri. Normalmente chi ha la barca non sempre ha un equipaggio disponibile. Basta trovare l’occasione giusta!

Il volo è deciso per lunedì 25 maggio.

 

 
 
 

OCEANO PACIFICO

Post n°57 pubblicato il 09 Giugno 2009 da lukyll
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2009

 

OCEANO PACIFICO

 

 

 

 

ISTRUZIONI PER L’USO DEL BLOG:

 

 

Commenti

Il lettore può inviare commenti, poche righe, e saranno poi pubblicati sul lato destro della pagina riferita al post ( cioè alla  comunicazione ) dopo la mia approvazione. Siate educati ….. almeno!!

 

Messaggi

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Posizione della barca

In queste istruzioni è riportato il sito della barca, www.Dana-Felicia.dk, cliccandoci sopra apparirà la homepage e cliccando su “LOCATION” vi apparirà la carta geografica della zona ed un pallino bianco indicherà la posizione della barca alla data sopra indicata. Viene  aggiornato quando è possibile il collegamento internet.

 

Foto

Se nella prima pagina del blog cliccate in alto su “foto” appariranno nomi e foto di presentazione dei vari album e cliccando su uno di questi a Vostra scelta potrete vedere le foto di quell’album.

 

Questa volta non ci saranno problemi, risponderò a tutti !!!  

 
 
 

PREPARATIVI PER LA PARTENZA

Post n°54 pubblicato il 21 Ottobre 2008 da lukyll
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19-10-08    PREPARATIVI PER LA PARTENZA

 

Stamani sveglia alle 8. Main Kaptain, forse impazzito, mi invita a fare colazione nell’hotel qui vicino. Elegantissimo bar-ristorante con un breakfast internazionale: salmone e pesce spada affumicato, yogurt con frutta varia, 3 bicchieri di succo di frutta tropicale, buono, cappuccino, croissant e tortino. Peccato solo l’ultimo giorno!! Lo ha fatto sicuramente per lasciare un buon ricordo, non potrò dire che non mi ha fatto fare colazione!! E la sera, poi, appena dico che vado a mangiare qualcosa, prima della partenza, si offre di venire a farmi compagnia e naturalmente mi offre la cena. Qualche giorno fa mi ha regalato la maglietta di Annemare, gliela avevo chiesta dicendo che l’avrei pagata, ma poi ha fatto il grande e l’ha regalata. Oggi gli ho portato una bottiglia di Rhum e due arance per mangiarle insieme a polvere di caffè e Rhum. L’alcool è sempre gradito in questa barca!!!! Soprattutto dal proprietario. Fatte le valigie, pulito la cabina come per Pasqua e poi a comprare due cd di musica sega, speriamo gradevole.

Mi rimangono 5 ore e non so cosa fare, scriverò qualcosa.

Mi dispiace lasciare questa isola, sarei potuto rimanere qualche altro giorno, Peter ha trovato un hotel a 20 euro in China Town ed avrei potuto organizzare con lui qualche uscita in spiaggia o tornare a fare qualche immersione. Ma l’altro giorno, solo e con il tempo cattivo, ho pensato di tornare subito anche perché ho visto difficile fare la prenotazione del volo con la mia carta di credito cretina, che qualche volta funziona e qualche volta no! Ma va bene così. Ho visto tutto, non sarà un giorno o due in più di spiaggia a rendere amaro il ritorno.

 

Concludendo: bellissimo viaggio, fatto nel momento che volevo, se ripartirei?: volentieri ma fatemi prima rimettere almeno 2 chili di pancetta!! Rivedere casa, moglie, figlioli e nipotine. Verrà il momento per altre occasioni, il tempo ora non mi manca!

Mi ha fatto molto piacere sentirmi dire,  quando mi presento come italiano, da  tutti, ma proprio tutti,  che in Italia si mangia bene e che il cibo ha sapore. Un tempo l’Italia era apprezzata per l’arte e per l’allegria dei suoi abitanti, ora per il cibo. Teniamolo di conto, non solo per noi che siamo buongustai, ma perché sta diventando una risorsa notevole come attrazione turistica.

L’esperienza di questo viaggio è stata sicuramente positiva, i problemi con il cibo passano, così come quelle con il Komandante, e pure il mare per due settimane insopportabile.  Come ho già detto: ma cosa sono queste difficoltà in confronto all’Oceano Indiano? E rimangono nella mente solo i ricordi belli: il grande desiderio di viaggiare e di scoprire nuovi paesi, genti, colori, suoni così diversi e così belli. I favolosi tramonti, il caldo mare con l’aliseo che ci sospinge delicatamente ( non sempre!), le nitide notti stellate, l’ora della cena con la pasta asciutta, la dolcezza degli abitanti di Bali e l’allegria dei Creoli delle Mauritius con la loro musica calda e ritmica. Un Oceano attraversato, adesso so cosa vuole dire. Specialmente con il tempo che è stato e con il movimento subito. Il mare di uno stupendo azzurro delle Cocos Island, le palme sull’acqua, la capanna degli incontri tra navigatori in cerca di chissà che cosa o in fuga, da chissà che cosa. O forse attraversano l’oceano semplicemente per uno standby, un fermarsi per pensare e poi ripartire, forse in altre direzioni. Una capanna con tanto calore umano, dove ci si incontra, si parla senza conoscere il nome dell’interlocutore, ci si racconta, si ride e ci si aiuta per  i tanti piccoli problemi che le barche ci procurano. Senza diffidenza, non importa il colore della pelle o la nazionalità, se  vecchio o giovane, solo uomini che si incontrano in una spiaggia deserta e sentono il naturale bisogno di fraternizzare.

Mi piace anche conoscere le storie delle persone che partecipano a questa WorldARC, equipaggi di tutte le età con motivazioni diverse. Alex giornalista economico che a 35 anni stacca per un anno o forse più, in cerca di cosa? Luigi, portoghese, separato con figlia, che a 40 anni vende una catena di negozi di articoli sportiva, si riempie le tasche di soldi, compra una barca veloce e parte per il giro del mondo. Dopo? Il mediterraneo, ma con una barca più grande. Giorgio, spagnolo, che lavora in borsa che stacca per un anno o più e poi tornerà al solito lavoro.  Wolfang di Windflower  che lascia l’azienda di trasporto di cemento ai figli, separato ed ora convivente, che compra barca e se ne parte. Un ragazzo di 22 anni di Davos, famosissima ed esclusiva stazione sciistica svizzera, prende l’aereo per Bali e lì cerca un imbarco. Lo trova in una bellissima barca di russi, con skipper cinese, e navigherà fino a Città del Capo  prendendosi tre mesi di vacanza. La ragazza irlandese dai capelli rossi che finita la scuola da infermiera si regala tre mesi di navigazione.  Diversi invece hanno moglie e insieme si divertono a navigare e a visitare paesi nuovi. Insomma, come è normale che sia, un insieme di personaggi e situazioni diverse, ma uniti tutti dalla voglia di attraversare il mare. Ieri nel bus che ci portava al villaggio per l’immersione dicevo all’organizzatore che nel pulmino c’erano rappresentate tante nazionalità e questo era molto bello: un italiano, un francese, un russo, un cinese, una irlandese, un americano, un tedesco e diversi inglesi.

Mi manca un argomento da affrontare ed avevo intenzione di farlo durante la crociera: IL VIAGGIO.

Cosa rappresenta il viaggio per una persona, quanti modi di viaggiare ci sono, cosa ricerca un viaggiatore e cosa lascia. O forse cercare di descriverlo è una utopia, impossibile da realizzare perché vuol dire limitarlo, costringerlo fra le nostre idee e le nostre convenzioni. Invece deve essere aperto alle diverse personalità che lo affrontano, e sempre differente  e vario. Non può essere circoscritto con una definizione, è un errore in partenza, un postulato sbagliato. Libero è, come il vento, ed è il viaggio stesso che ti trasporta e ti conduce, non sei più tu a scegliere le prossime destinazioni, ma sono gli incontri e le situazioni che si verificano.

Quale sarà il mio prossimo viaggio? Chissà, quando troverò un’altra occasione, verso quale parte del mondo spirerà il vento.

 

Ringrazio gli amici che mi hanno seguito e a me hanno fatto tanta compagnia. Scrivere qualcosa alla sera era come stare insieme a tutti voi. Ringrazio la mia famiglia che ha avuto pazienza e mi ha aiutato nei momenti in cui la carta di credito faceva le bizze.

 E soprattutto mia moglie che ha dovuto per quasi due mesi sostituirmi nelle incombenze domestiche: caldaia rotta nella casa di  campagna con ospiti stranieri, fiori e piante da custodire, ecc. Inoltre ha avuto la perdita della madre proprio nei giorni che ero lontano e non ho potuto aiutarla.

Ce la ritroverò a casa??!!

 

 

 

SCUSATE   P.S.: Main Kaptain ha preparate le valigie di Pia che a tutt’ora non è rientrata (ore 16 del 19-10-08) e mi ha detto che va a bere una birra (4 o 5!!) con i suoi amici e che se torna Pia, quelle sono le sue valigie, già pronte. Fuori da Annemare!! Ho cercato di difenderla, scherzandoci sopra: si sa, sono donne, un po’ pazzerelle, in fondo aiuta per l’inglese …..

  Main Kaptain è teutonico! Non si scherza e soprattutto non gli si può mancare di rispetto!! Fuori da Annemare!!

Commento: in 16 metri di lunghezza della imbarcazione la rappresentazione (anche se non completa) di un microcosmo di conflitti che sono molto frequenti nelle barche. Conflitti più forti del mare azzurro, dell’Oceano Indiano, della fratellanza necessaria in una barca, del vento che ci accompagna. I nostri egoismi sono alle volte più forti di tutto e non si fermano davanti a niente.

Per fortuna che io sono venuto proprio per il mare azzurro, per l’Oceano Indiano, per la vita in barca, lasciando i piccoli e miseri egoismi fuori da Annemare. Ben sapendo che non si può mai avere la perfezione.

 

 

Arrivederci alla prossima tappa del “GIROMONDO”.   Gli amici saranno avvisati.

 
 
 

IMMERSIONE SUBACQUEA

Post n°53 pubblicato il 18 Ottobre 2008 da lukyll
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18 -10-08  IMMERSIONE SUBACQUEA

 

Sveglia alle 6,50 !!! Sveglia per modo di dire, camminavo con un occhio solo, l’altro ancora si doveva aprire. Alle 7,30 appuntamento per partire per il centro subacqueo per l’immersione prevista. Si parte, pulmino strapieno di borsoni con tutte le attrezzature. Io bustina dello shopping con costumino, pettinino e asciugamanino. Arriviamo nella spiaggia di Flic e Flac, così si chiama, in un hotel  meraviglioso dove c’è un centro per le immersioni molto serio e ben fornito di attrezzature. Ci fanno subito riempire un foglio e vedono che sono 15 anni che non mi immergo e mi chiedono se ritengo opportuno fare prima un bel ripassino. Li ringrazio e lo ritengo molto opportuno. Per certe cose sono anche fifone e preferisco sbagliare in eccesso di prudenza! Gli altri già si preparano e partono in motoscafo. Io rimango con dei clienti dell’hotel per fare la lezione di ripasso. Cose che già conosco, poi tutti in piscina a fare le manovre più elementari ma sono quelle che danno sicurezza. Tutto OK. Dopo un’ora partiamo in motoscafo, raggiungiamo il punto desiderato, e ci immergiamo. Qui lo spettacolo è decisamente più bello, raggiungiamo piano piano i 14 metri di profondità. Si vedono pesci in gran quantità e molti hanno dei colori stupendi. Gialli a strisce nere, altri piccoli di un blu elettrico accecante, altri grossi e a branchi, anemoni e coralli in crescita anche se piccoli. Insomma 35 minuti fra i fondali della barriere corallina molto belli, affascinanti ed entusiasmanti. Peccato che non posso avere le foto dell’immersione, domani ritorno a casa.

Rientro su Annemare alle tre. Sono con un tè al latte offertomi al centro sub. Dico a Main Kaptain di fare un poco di  pasta. Mi dice subito di no perché ha pulito la cucina e non si può sporcare! E poi a che ora vado via domani, come per dire fai presto! Capissi cosa gli gira in testa a quest’uomo! Se ho fame devo andare fuori a mangiare?!!  Se non me ne vado alla svelta lo infilo dentro al cesso!! Vado nel ristorante indiano vicino all’internet cafè, mangio delle cose abbastanza piccanti, bevo birra e poi al computer a stampare tutti i dati necessari per richiedere il biglietto all’aeroporto. La prenotazione è andata a buon fine! Domani alle ore 22,35 l’avventura finisce. Sono le ore 21, Pia non è ancora rientrata ed il Komandante sbuffa, a Lui non aveva detto niente!!! Gli ho detto allora: ma che Komandante sei se non ti fai rispettare nemmeno dalle donne!!!  Risata amara!!

 
 
 

ILE AUX CERFS

Post n°52 pubblicato il 18 Ottobre 2008 da lukyll
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17-10-08  ILE  AUX  CERFS

 Partenza, come al solito alle 9. Ma io ritardo perché sono andato alla Air Mauritius per prenotare il volo di ritorna ma anche qui la mia carta non ha funzionato. Mi sono sentito quasi un  truffatore. Si parte alle 9,30. 6 persone in macchina, noi quattro più l’autista ed il giovane di Pia che ci fa da accompagnatore, ha già telefonato ai suoi amici per il motoscafo e per il pranzo. Si sa come vanno queste cose, anche Lui avrà il suo guadagno!!  Arriviamo e paghiamo, saliamo in motoscafo ed attraversiamo a tutta birra un tratto di mare corallino molto bello, verde più che azzurro. Raggiungiamo una specie di fiordo con tante barche: in fondo c’è una cascata che si getta sul mare fra le nere rocce vulcaniche. Bello. Anche il tempo oggi è bello. Con le solite nuvolette a batuffolo disperse nel cielo azzurro

Poi ci dirigiamo verso l’isola che effettivamente è incantevole. Verdissima, palme e macchia, sabbia bianca ed un mare che ha colori stupendi, sempre tra il verde e l’azzurro.  Non resisto e mi butto. Maschera e boccaglio, fondale di sabbia, pochi pesciolini scoloriti e poi uno grosso, sarebbe ottimo per la griglia. Il mare è stato un po’ una delusione, ma fuori dall’acqua l’ambiente è incantevole.  Quindi saliamo in altra barca per raggiungere il ristorante da 1000 rupie, 25 €, cifra considerevole per le Mauritius. Sulla spiaggia due tendoni legati agli alberi con lo spago, , un grill fatto di latte da una parte e qualche tavolo tutto storto.  Mi aspetto una fregatura!  Invece ci portano un bel pesce capitano e del pollo alla griglia, vino a volontà, acqua che non ho sentito ed infine, come promesso anche se credevo alla solita balla, delle aragoste alla graticola con burro e aglio. Veramente buone!! Per questa volta è andata bene. Mi piacerebbe un po’ di pennichella ma come si sa, il turista deve lavorare!! E via a fare snorkeling! In mezzo alla laguna, fra due penisolette, ci fanno immergere. L’acqua è verde e non ispira molto. Invece si vedono dei grandi banchi di corallo che stanno crescendo, come una foresta di arbusti, bianchi, lunghi e molto ramificati, anemoni e tanti  pesci che quasi si fanno toccare, ma pochi quelli colorati. Nuotata molto piacevole ed interessante.  Si ritorna all’isola del Cervo per asciugarci ed è sempre più bella,  poi via per il ritorno.

 Alla sera c’è un party organizzato da certi inglesi allegri, per il vino, naturalmente! Si chiama SEGA PARTY. Non ridete ma sega è un tipo di musica locale, come quella caraibica, che si suona esclusivamente nell’isola. Pia aveva fissato ma non pagato. Pertanto decide di tornare al suo alberghetto, guarda caso c’è un party anche nella Grand Baie!!  Si pagano 1000 rupie ma vino e birra a volontà. Prima però vado a scrivere a Luca, mio figlio, che mi prenoti l’aereo con la sua carta di credito sperando che la sua funzioni.

Arrivo al Party alle 20, già due cartoni di vino sono stati aperti ed il bidone con ghiaccio e lattine di birra è già quasi a metà. Mangio 2 bistecchine, del riso e pasta che non sanno di niente e si chiacchiera un po’, in piedi sul molo, davanti alle nostre barche. Main Kaptain si è già ritirato nelle sua barca. Un complesso suona musica internazionale. Ma la sega? Chiedo. Dopo..Dopo. Mi dicono che è arrivata la barca di un italiano, vado a fare la conoscenza. E’ un triestino che ha vissuto un po’ a Roma, divorziato da 30 anni, ha venduto la villa  sulla Cassia e si è comprato una barca di 15 metri e da quattro anni gira il mondo, quasi sempre da solo. Ad Haiti ha trovato una fidanzata di 21 anni e se l’è portata fino in Australia. Poi l’ha rispedita  perché Lei voleva sposarlo. A Città del Capo ne cercherà un’altra. Non sapevo che nel Sud Africa costassero poco! Sono sempre l’ultimo a sapere le cose! E’ stato un anno nei Caraibi, un anno in Polinesia, un anno in Nuova Zelanda e poi Australia, Cocos Island e Mauritius. Da solo. Anni: 72. Mi consolo, ho ancora diversi anni per navigare!! Ed infine musica Sega! Molto calda e ravvivata da due ballerina creole, carine, vestite con i loro colori sgargianti. Proprio come nei Caraibi. Dopo due canzoni arrivano altre quattro ballerine: quattro uomini della compagnia si sono travestiti ed hanno dato spettacolo ballando con le vere ballerine. Risate ed applausi, naturalmente per il coraggio mostrato! Poi gli ultimi bicchieri di vino, del whisky che era al giro e …  a letto caldo!

 
 
 

SPIAGGIA DI POINTE AUX PIMENTS

Post n°51 pubblicato il 18 Ottobre 2008 da lukyll
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16-10.08  SPIGGIA DI  POINTE AUX PEMENTS

 

Sono solo, il tedesco, Didi, che è il diminutivo di Dietrich,  non lo chiamo nemmeno, ieri diceva che era stressato per dover prendere dei bus, per pranzare al ristorante, insomma un depresso! Figuriamoci se lo voglio intorno! Meglio solo. Decido di andare a vedere una spiaggia bella, con tanti alberghi di lusso. Prendo il bus che non era espresso, un’ora di bus per fare 20 Km, scendo  a Pointe aux Piments ma il cielo è nuvoloso. Faccio un giro sulla spiaggia, grandi alberghi, pochi turisti. Non faccio nemmeno il bagno, giornata grigia, con mare grigio, brutta. Risalgo e torno su Annemare. Penso che è meglio incominciare a prenotare l’aereo, se il tempo rimane questo! Vado sul mio sito, expedia.it, per prenotare, , ma non mi viene accettata la carta di credito. Questa carta arrivato ad Arezzo la straccio davanti al direttore della banca: mi ha fatto impazzire. Per fortuna il giorno prima avevo fatto un’altra carta, ma solo bancomat, valevole anche per l’estero. Per fortuna, altrimenti ero ancora in Australia!

Arriva Pia verso le 17 accompagnata dal suo amico e da un autista. Dico se andiamo a vedere, il giorno dopo,  l’isola del Cervo, famosa per il mare stupendo, la più bella spiaggia dell’isola! Fissiamo per le nove del giorno dopo, ci porta il tassista di Pia ed il suo amico. Penso di invitare qualcuno in modo da fare due chiacchiere e dividere il costo del taxi. La sera c’è una cena in un ristorante e chiamo una tedesca,  Miriam, giovane ricercatrice in biologia ed un simpatico giovane americano Alex. Lui ha 35 anni, giornalista di una famosa testata finanziaria americana, la più importante dopo il Financial Time, ha mollato tutto e gira il mondo in aereo o  treno, ha già visitato l’Europa e ci vuole ritornare. Adesso arriverà in barca fino a Cap Town.  Torna a casa quando ha finito i soldi!

 

 
 
 

GRAND BAIE

Post n°50 pubblicato il 18 Ottobre 2008 da lukyll
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14 e 15-10-08  RELAX E GRAND BAIE

 

Il 14 giornata di relax, shopping e computer.

Per il giorno dopo abbiamo programmato con Pia e Didi, un tedesco, di andare a Grand Baie, una bella baia a nord dell’isola. Pia si è fatta fare tatuaggi, girigogoli!, con l’hennè in tutti e due i piedi, in tutte e due gli avambracci ed uno nel braccio. Forse il pittore aveva finito l’hennè altrimenti chissà fin dove si sarebbe fatta dipingere! Inoltre porta un cappello alla cinese, di paglia a tronco di cono, come quelli che lavorano nelle risaie. Li dovevate vedere quei due tedeschi, ho la foto! Didi con cappellino da deserto, di quelli che hanno la pezzolina fino sulla nuca per ripararsi dal sole, stile legione straniera, pantaloni a bracalone e, naturalmente, calzini beige, quelli che piacciono tanto a me! Si parte alle 09 per andare a prendere il bus, espresso, per la baia. Arriviamo e mangiamo io un ananas e gli altri una noce di cocco. Decidiamo di proseguire a piedi sulla spiaggia, Pia trova un grosso fiore rosso e se lo mette dietro l’orecchio. Non lo lascerà per tutta la giornata! Al primo bar Pia si ferma per un cappuccino ed un gelato e poi prendiamo un altro bus per raggiungere Cap Malheureux. Appena arrivati Pia dice di voler andare al ristorante, prende e se ne va. Io vorrei prima fare una nuotata sul reef ma sono solo. Didi va via perché non vuole mangiare ( spendere!) Rimango solo e mi tocca andare al ristorante. Dopo 20 minuti arriva Didi e pranza anche Lui. Per il conto Didi pretende una penna e chiede cosa abbiamo mangiato e bevuto e fa tre conti separati!! Mi va bene, sono quello che ha speso di meno!  Sulla spiaggia arriva una barca, scendono due turisti tedeschi e Didi chiede quanto costa la gita in barca e poi propone la metà al barcaiolo. Questi, visto la scarsità di turisti accetta a malincuore e ci porta sul reef per fare una bella nuotata e vedere i coralli ed i pesci. Lo spettacolo è bello ma lo immaginavo più colorato e ricco di fauna. Il corallo sembrava come un cavolfiore, bello da vedersi.  Al ritorno Pia parla con il barcaiolo e decide, fragandosene degli altri e senza troppe spiegazioni, di rimanere a dormire in albergo nel paese. Si è messa d’accordo con il giovane…. Noi ovviamente torniamo alla nostra barca. Vatti a fidare delle donne!!

 

 

 
 
 

TOUR DELL'ISOLA

Post n°48 pubblicato il 18 Ottobre 2008 da lukyll
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13-10-08

 

TOUR DELL’ISOLA

Giorgio e Luigi, gli amici spagnoli, mi invitano a fare il tour dell’isola con un taxi. Il tassista, appena arrivati, si è fatto avanti proponendo di tutto. Per iniziare è stato scelto il giro dell’isola, tanto per avere un’idea generale. Partenza alle nove. Prima tappa il giardino botanico: belle piante, tanta erba, filodendri che sono alberi, ninfee, palme di tutti i tipi, ecc. E’ stato bello vedere come un uccello ha difeso la sua palma. Camminavamo quando abbiamo visto un discreto topo scendere precipitosamente da una palma ed un uccello che lo inseguiva beccandolo sulla schiena. L’ha rincorso per il prato e poi se ne è tornato nel suo albero.

Quindi siamo andati al più grande tempio Tamil dell’isola. Molto colorato, con tante divinità, alcune persone che pregavano devotamente, con semplicità di movimenti, sempre delicati, e a vederli tanto compresi nel loro compito quotidiano. I colori sono sgargianti, vistosi e pieni di vita e allegria, non sono tristi o sofferenti, viene esaltata la vita, non la morte. Le offerte?  Due banane, una mela, una noce di cocco ed il solito bastoncino profumato acceso.

Tornando al nostro itinerario visitiamo il cratere del  un vulcano ormai spento, qualche cascata d’acqua, ed il lago più grande dell’isola. Piove molto spesso e l’acqua certo non manca, per fortuna, la canna da zucchero, terza fonte di reddito del paese, viene spesso irrigata da queste acque. Poi è la volta della visita del tempio Indù: una statua enorme di Shiva e sotto un delizioso laghetto con isoletta e qualche edificio con colonnato bianco e rosa. Alcune statue rappresentanti le divinità con la solita scimmia rappresentata ovunque. Anche qui i devoti pregano, offrono frutta agli Dei, gettano acqua per tre volte davanti alla frutta, accendono bastoncini profumati ed a colpirmi sono sempre la semplicità, la  delicatezza e l’armonia dei gesti. Ho chiesto all’autista la differenza tra religione Indù e Tamil: quasi tutto uguale, solo che gli Indù hanno la vacca come animale sacro mentre i Tamil hanno la tigre ed il leone. I templi dei primi sono fondamentalmente bianchi e rosa mente quelli Tamil molto colorati con tante figure rappresentate. L’autista cicerone ci ha detto che la popolazione è di 1,2 milioni di abitanti, che il reddito principale è dato dal turismo, poi dall’industria tessile, copie di magliette, e poi dalla canna da zucchero. 5% di disoccupati, stipendio base 3000 rupie al mese, cioè 75 euro, ma ci sono stipendi più bassi, per quei lavoratori importati dall’India o dalla Cina a cui vengono dati 2000 rupie al mese. C’è povertà ma le scuole sono gratuite fino ai 18 anni, ospedali e medicine gratuite, e mi sembra di vedere una economia attiva ed una direzione politica attenta alle varie esigenze. Inoltre ci ha detto che nell’isola sono presenti  molte  persone di razza diversa: Creoli, Pakistani, Indiani, Arabi, Europei ecc e tutti vivono in concordia e senza razzismi. Inoltre convivono ben 5 religioni: mussulmana , tamil, indù, cristiana protestante e quella Creola che non so come si chiami. E sempre senza nessun problema. Ci sono pure matrimoni misti, cioè tra coniugi di differente religione e  senza drammi. Questo dimostra che i popoli sono molto più tolleranti, democratici e saggi di coloro che detengono il potere, politico o religioso che sia, che spesso cercano di utilizzare la differente religione o etnia per creare tensioni ed aumentare il proprio potere.

Pranzo in ristorante indiano: su una grande foglia di banano sono servite diverse verdure, del pesce e del pane più fine di una piadina. La scenografia è bella ed anche il cibo non è male, poco speziato, per turisti. Altre cascate visitate e poi i 7 colori: è del terreno dove abbondano ossidi di ferro e ossidi di alluminio. I colori variano dal rosso ruggine al grigio, quasi all’azzurro, poi al giallo ed all’arancio.  Tanti turisti ma niente di speciale. Si ridiscende dalle montagne e si visitano diverse spiagge con bella sabbia bianca ed il solito bel mare.

Il giorno dopo questi amici partiranno per l’isola francese Le Reunion, hanno problemi alla pompa dell’acqua e là cercheranno di risolverli.

 
 
 

RIPRISTINO VELA DI PRUA

Post n°47 pubblicato il 18 Ottobre 2008 da lukyll
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12-10-08  Ripristino della vela di prua.

 

La mattina ci mettiamo a pulire la barca. Main Kaptain ed io stendiamo la vela di prua sulla banchina e comincio a lavarla con acqua e detersivo. Purtroppo non viene quasi niente e le macchie blu dell’antivegetativa sono ancora tutte li  a far bella mostra. Comunque ci vogliono quasi due ore. Naturalmente io pulivo con lo spazzolone mentre il comandante con la canna dell’acqua risciacquava. Pia ripuliva i cassetti della pasta e dei biscotti mentre io, successivamente, ho pulito il frigo ed il cassetto della frutta. Poi tutti al ristorante, un secondo, mangiare troppo notoriamente fa molto male!,  e via di ritorno. Main Kaptain prepara tutto, seggiolino compreso, per andare in testa d’albero ma ancora non si sa chi andrà. Indovinate!!

“Luciano”, mi sento chiamare, “vieni su che devi salire in testa d’albero”, ad una altezza di almeno 24 metri, a tirare giù l’attaccatura del genoa che è rimasta in cima!  Io ?!  Di tre, guarda caso io? Ma, dato che sono intrepido, mi sono preparato mettendomi scarpe, maglina ed i guanti, trovo sempre qualcosa con cui farmi male! Salire in cima all’albero non è un problema ma se viene qualche onda, anche piccola, in barca si sente una lieve oscillazione ma in cima all’albero corrisponde ad uno spostamento di 3-4-5 metri. Ti senti oscillare e viene subito spontaneo di amare l’albero: lo abbracci stretto fino a che l’oscillazione non si smorza. Poi da lassù vedi la barca piccola piccola e certamente ti senti nel vuoto! Non è proprio un bel godere. Comunque salgo trascinato su da una drizza comandata da un verricello elettrico e con un’altra cima di sicurezza. Insomma una scimmia! Ho fatto il mio lavoro in pochi minuti e poi con grande disinvoltura, come fosse per me cosa quotidiana, sono disceso con gran sicurezza. Credo di essermi guadagnato qualche punto di merito da parte del Komandante. Anche se non me ne importa più di tanto.

Insomma tutto il giorno a pulire anche perché avevo già detto, mettendo le cose in chiaro, che da Lunedì avrei visitato l’isola e quello sarebbe stato l’ultimo giorno a disposizione di Annemmare. Altrimenti ogni giorno me ne inventa una!!