Green Chronicles

Vita, morte (tiè!) e miracoli ... ma soprattutto le assurdità che mi vedono protagonista! (Mi raccomando, non perderti nessuno dei miei TALES FROM THE PAST!), finalmente in alta definizione e aimè overcloccato!

 

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Post N° 342

Post n°342 pubblicato il 12 Settembre 2008 da Mr.Green_76

Sui topini spaziali ed altre disgrazie.



Manca un quarto a mezzanotte, ho un caldo che la metà basta, fuori piove e stò "guardando" un film jugoslavo.

Detto questo, in soldoni, potrei benissimo già chiudere il post dato
che questo dovrebbe dare la dimensione del dramma umano che và
consumandosi ma, giacchè non ho sonno -e ciò è male dato che se non
dormo rimango rimbambito tutto il giorno e se sono rimbambito tutto il
giorno poi divento nervoso- ed il mio lato masochista stasera non ne
vuole proprio sapere di farsi da parte proseguirò nello scrivere.



Siediti, che forse è meglio.



Sui topini spaziali.

Tutto cominciò col boss e le sue chiappe da salvare.

Ok, non proprio.

Ricomincio che è meglio: tutto cominciò con sei topini che, poverelli,
saranno lanciati nello spazio in un cubo di metallo per un centinaio di
giorni.

Ok, neppure così è chiaro ma non ho voglia di ricominciare a scrivere quindi... prendi per buono ciò che ti stò raccontanto.

Lo scopo della missione dei topini è semplicemente quella di
sopravvivere per la durata della missione in questo cubo -detto
habitat- che -almeno negli intenti di quelle testacce dei ricercatori-
dovrebbe essere un posto ideale per un essere vivente.

Vorrei vedere loro in due metri cubi -tenendo le proporzioni- per 100
giorni ad azzannare un pezzetto di biscotto al giorno, aspettandoe la
fine del test scandendo il tempo tra un bisognino e... niente altro
mentre, si è costantemente ripresi da una telecamera.



Comunque torniamo a me ed alla mia missione: validare -attraverso dei test funzionali- le telecamere che andranno nello spazio.

Arrivo dal cliente, un ometto mi viene a recuperare in reception dove due energumeni mi controllano a vista.

Ha la erre moscia. E quando dico "erre moscia" faccio riferimento ad un certo Marco Pisellonio.

Generalmente ci tengo ai formalismi quando lavoro ma ogni volta che apre bocca faccio davvero fatica a non ridere.

Vengo accompagnato a fare la conoscenza del ricercatore che affiancherò nei test.

Appena lo vedo capisco che qualcosa non và: a parte l'età, si muove,
parla e si comporta come quel mio migliore amico che ultimamente ha
fatto outing.

Metto subito in chiaro che per le 15.30 devo ripartire per tornare in
sede. Del resto 6 ore di lavoro per fare due test saranno più che
sufficienti (lo disse anche quel pirla di Gates in riferimento alla
dimensione massima di un programma sotto DOS).



Le mie certezze però si infrangono al contatto con i ricercatori.

Per fare qualsiasi cosa ci vuole mezz'ora: devi avviare il pc?
mezz'ora. Devi cercare un righello? mezz'ora. Bisogna calcolare la
radice quadra di 173? per quello un ora: la prima mezz'ora per avviare
la calcolatrice, la seconda per scrivere 173 seguito dal tasto radice.
Vabbè, ci sarebbe l'altra mezz'ora per ricontrollare il conticino...
sempre che non si sia chiuso il programma...



Dopo un paio di ore i miei nervi e le mie *alle ormai son già belli che frantumati... da almeno un ora.



Il ricercatore NON PUO' cominciare a fare i test se non ha la "minuta"
(di cui avevo sentito parlare solo in Monkey Island). Questa è
costituita da un file Word di cui però non ha l'originale ma solo una
stampata.

Al mio suggerimento di usare la "minuta" stampata apportando le
correzioni a penna per poi -in un secondo momento- apportarle sul
documento Word a video è impensabile: "si perde tempo due volte"
esclama.

Preciso che alla fine la "minuta" non era altro che una tabella su cui
collezionare la lista degli OK scritto ciascheduno accanto ad un al
rispettivo test... su una cosa però non posso dargli torto, con i suoi
tempi di lavoro ti credo che si possa perdere un sacco di tempo.



Finalmente, ticchettando sull'orologio, riesco a convincerlo ad usare
la "minuta" cartacea, correggendo a mano, possiamo quindi passare alla
fase di messa a fuoco delle telecamere.



"L'ultima volta il suo capo ci aveva impiegato 2 ore SOLO per mettere
le telecamere a fuoco" ha esordito il ricercatore proseguendo con un "e
sarà difficile che lei riesca ad andare via per le tre" e dicendo
questo si apre in un largo sorriso.

Ovviamente il sorriso mi fà girare istantaneamente le palle.



"Hai un foglio di carta ed un righello?" gli chiedo.

"Certo" (fortunatmente se li era procurati per correggere la "minuta".



Dieci minuti dopo, fatta la messa a fuoco, eravamo già intenti a cominciare i test.



Ecco quindi che il ricercatore, con aria perplessa, analizza la lista (scritta da lui stesso) dei test da fare.

"Ma è prooprio necessario farli tutti?" farfuglia aggiungendo "ma poi, sarà necessario farli in questo ordine?"

Prima che parta nuovamente per la tangente suggerisco di attenerci al
programma descritto nella "minuta". Guardando l'orologio sono già le 11.



I test si susseguono, quando è mezzo giorno però mi rendo conto che non
siamo neppure a un quarto del lavoro. Propongo di rimanere anche
durante la pausa pranzo, lui sbianca.



"Ma... ma... io senza pranzare... calo di zuccheri!"

"Ok, se per te va bene io rimango e proseguo."

Lui non ci pensa più di un batter di ciglia.

"Ok, ci vediamo dopo allora..."



Mentre sono solo nel bunker sotterraneo dove vengono effettuati i test
(e sono pure imbaccuccato per benino con tanto di
copriscarpe/camice/cuffietta) dato che i test proseguono da soli e
necessitano un controllo manuale ogni 5 minuti, mi guardo attorno.

E' pieno di cose strane.

Non resisto, devo dargli uno sguardo. Quando mi capiterà ancora di vedere da tanto vicino delle cose che andranno nello spazio?

Immediatamente la mia attenzione è catalizzata dall'habitat di cui
premo tutti i bottoni e muovo tutte le leve possibili ed immaginabili.

E' passa un oretta quando rientra il ricercatore.

Mentre i test proseguono del piu e del meno comincia a parlarmi
dell'habitat e del suo progetto. Ci alziamo ed andiamo ad analizzarlo.

Prima di toccarlo lui infila i guanti di lattice. Io penso invece a
quando, pochi minuti prima, la stavo toccacciando tutta a mani nude.



Quando solo le 3 e un quarto finalmente i test si concludono.



Fiero di me comincio a premere perchè mi si lasci libero.

Il ricercatore invece si impunta sul fatto che prima che lasci scriviamo assieme due righe.

Dico solo che per decidere se per far riferimento agli "allegati" alla
relazione fosse meglio scrivere "appendice" o "allegato" appunto ci ha
impiegato mezz'ora.

Gli avrei volentieri aperto la testa ed infilato le "appendici" o gli "allegati" in questione.



All'ultimo (erano già passate le 4) manca solo la firma sul documento.

Ormai bollivo.

Il ricercatore lo salva su una chiavetta usb e la porta nel suo ufficio.

Avvia il PC, lancia la stampa (ovviamente la stampante è in un altro
ufficio), la va  a recuperare, viene da me e me la fa firmare.

"Ma scusi, non erano due copie?" gli chiedo

"Certo, ma adesso andiamo in sala stampa a farci fare una fotocopia e mi firmi anche quella!"

"Ma... non poteva semplicemente stamparne due (*azzo) di copie?"

Mi guarda perplesso: "Beh... si, ma poi avrei dovuto firmare due volte anche io!"



E poi ti chiedi come mai gli Shuttle esplodono...



PS: ne avrei di cose da scrivere ma sono cotto, per cui... buona notte!

 
 
 
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INFO


Un blog di: Mr.Green_76
Data di creazione: 29/05/2006
 
 

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