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Vilma

Post n°358 pubblicato il 02 Febbraio 2009 da Guerrino35
 

Propongo di scrivere un testo a partire da un breve incipit, a cui i partecipanti dovranno attenersi. Writer http://blog.libero.it/AltreLatitudini/"

L’incipit è il seguente:

 “Era una magnifica giornata, tiepida e  trasparente. Le montagne formavano un semicerchio di vette innevate  e sembravano così vicine da poterle toccare allungando un braccio. Le otto del mattino. Pareva impossibile che avesse potuto rovinarsi in quel modo  la sera prima…”

                                                

 

 

Vilma. “In fabbrica le pari opportunità avevano portato un traspallet, così anche noi donne potevamo fare i lavori più pesanti. Fortunatamente non abbiamo il turno di notte, che sindacato e i padroni regalano volentieri.

Normalmente un uomo dopo aver fatto il turno di notte, va a casa a riposare. Alla donna, sulle cui spalle c’è il doppio lavoro della gestione della casa, capita sovente quello che mi ha raccontato una mia amica l’altro ieri: “ Ho fatto il turno di notte, sono smontata alle 6,30. Ho accompagnato i bambini a scuola. Ho fatto la spesa. Ho riordinato la casa. Ho preparato il pranzo. Tornati i bambini, ho controllato i compiti. Sto andando dal dentista. Ne avrò fino alle 18. Nel frattempo arriverà mio marito, che fa il turno centrale. Se tutto va bene mi ricavo due ore di sonno. Alle 21,15 sarò già in strada per ricominciare un’altra notte di lavoro”. 

Le pari opportunità in casa. Alcune mie compagne di lavoro tornano a casa alle 23 e trovavano ancora il tavolo da sparecchiare e i piatti da lavare e il marito che guarda la televisione. Io prenderei la tovaglia e getterei tutto dalla finestra. La casa la lascio in ordine e voglio ritrovarla in ordine. Fortunatamente Eugenio, cresciuto riverito e servito dalla tipica  mamma chioccia, pur essendo molto impegnato nelle attività sindacali della sua fabbrica, collabora moltissimo nella gestione della casa e si è dedica completamente a nostro figlio.

Incontrai Eugenio a 23 anni.

Nei fine settimana mi piaceva andare a ballare. Se andavo il sabato, non mi permettevano di andare alla domenica, perché la gente giudicava negativamente una ragazza, se va a ballare due volte alla settimana. Io, non trovavo giusta questa limitazione e  andavo egualmente. Al rientro mi prendevo botte, ma non cedevo.

Mia madre si preoccupava molto della reputazione e mi ripeteva: “Se tu ti dai, più nessuno ti vuole. Attenta a quello che fai”. In questa raccomandazione c’era la paura tremenda di una maternità prima del matrimonio.

Mi rendevo conto che questo comportarmi  sovvertiva i valori,  ma non accettavo decisioni di altri per me. Ancor più dopo aver incontrato Eugenio.

Le idee di Eugenio chiare, moderne, politicamente evolute, permisero anche a me di crescere.

Ricordo un viaggio a Roma per  Natale con una mia amica e il suo ragazzo, diventato poi suo marito. Mia madre fece di tutto per impedirmelo. Mia suocera mi definì una donna facile. Se fossi stata una ragazza per bene sarei rimasta a casa. Come se avessimo avuto bisogno di andare a Roma per amarci intensamente.

La madre della mia amica si piazzò davanti all’auto con le braccia incrociate, dicendo a sua figlia: “Per andare devi passare sul mio corpo”.

Eravamo nel 1973.

Avevo chiaro il diritto alla sessualità, alla parità. La lotta per migliorare le condizioni di lavoro in fabbrica rafforzava la mia persona e il mio essere donna.

Nell’estate successiva programmai con Eugenio  le ferie al mare. Mia madre, quasi arresa, disse ad Eugenio: “Partite in due, non tornate in tre”.

Eugenio con le valigie in mano disse: “Se permette questi sono problemi miei e di sua figlia”.

Mia madre restò di stucco e mio padre commentò: “Come le allevi, te le ritrovi”.

Noi partimmo felici”.

Gli incipit schizzofrenici c'entrano (o centrano) sempre. Più difficile avere le vette innevate anche in estate.

 

 

 
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