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Un blog creato da Virplatonicus il 19/06/2006

Smisurata preghiera

Vita di un aspirante filosofo, disputazioni e dialoghi, alla ricerca costante di verità e virtù, viaggiando in direzione ostinata e contraria

 
 

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What a dream I had
Pressed in organdy
Clothed in crinoline
Of smoky burgundy
Softer than the rain

I wandered empty streets
Down past the shop displays
I heard cathedral bells
Tripping down the alleyways
As I walked on

And when you ran to me
Your cheeks flushed with the night
We walked on frosted fields
Of juniper and lamplight
I held your hand

And when I woke
And felt you warm and near
I kissed your honey hair
With my grateful tears
Oh I love you girl
Oh I love you

Simon & Garfunkel

 

 

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Interrogazioni sulla Verità

Post n°85 pubblicato il 25 Settembre 2007 da Virplatonicus
 

Recentemente, sono stato a "Pordenone legge". E ho presenziato a conferenze di grandi studiosi, quali Vincenzo Vitiello e Massimo Donà. I quali, più il primo del secondo, hanno sostenuto una bizzarra tesi: ossia che è meglio che il filosofo si faccia interrogare più che interrogare lui in prima persona. Ora, io sono ancora poco inesperto, ma ho dalla mia la passione ardente per questa disciplina, e questa, francamente, mi sembra una tesi per chi si è seduto su sé stesso e ha smesso di fare filosofia.

Vitiello cita a sua difesa un passo evangelico, in cui Gesù chiede ai suoi discepoli: "Ma voi, chi credete che io sia?" (Mt 16, 15) sostenendo che è la Verità che si fa interrogare, chiedendosi cosa sia la Verità. Per questo, conclude, è migliore il filosofo che si fa interrogare rispetto a quello che interroga. A parte il fatto che le due cose non sono coerenti, a mio avviso, in quanto, nel caso in questione, è Gesù che interroga gli altri, secondo il metodo socratico. In secondo luogo, io, da buon eretico, non credo che Gesù sia la Verità. Magari è una verità, non la Verità. Perché, come obietta giustamente Maurizio Ferraris (presente anch'egli al dibattito con Vitiello), Gesù andava in giro a dire di essere il figlio di Dio e il re di Israele (cfr. l'episodio con Pilato: "Sei tu il re di Israele?" "Tu l'hai detto" [Mt 27,11]).

Ora, ripeto, io non ho ancora le conoscenze adeguate. Ci sto lavorando. E non è detto che ci arrivi. Sono assolutamente certo, però, che non è facendomi interrogare che troverò le risposte. Troppo comodo sedersi e aspettare, La filosofia è ricerca, incessante domandare e domandarsi. Ma in prima persona, chiedendo all'altro, a sé stesso, a tutti. Ricercando. Sempre. Non accontentandosi delle mezze verità. Anche se, magari, alla Verità intera non si arriverà mai.

 
 
 
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SMISURATA PREGHIERA (DA “ANIME SALVE”, 1996)

Alta sui naufragi
dai belvedere delle torri
china e distante sugli elementi del disastro
dalle cose che accadono al disopra delle parole
celebrative del nulla
lungo un facile vento
di sazietà di impunità

Sullo scandalo metallico
di armi in uso e in disuso
a guidare la colonna
di dolore e di fumo
che lascia le infinite battaglie al calar della sera
la maggioranza sta la maggioranza sta
recitando un rosario
di ambizioni meschine
di millenarie paure
di inesauribili astuzie

Coltivando tranquilla
l'orribile varietà
delle proprie superbie
la maggioranza sta
come una malattia
come una sfortuna
come un'anestesia
come un'abitudine

per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
col suo marchio speciale di speciale disperazione
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore
di umanità di verità

per chi ad Aqaba curò la lebbra con uno scettro posticcio
e seminò il suo passaggio di gelosie devastatrici e di figli
con improbabili nomi di cantanti di tango
in un vasto programma di eternità

ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti
come una svista
come un'anomalia
come una distrazione
come un dovere

Fabrizio Dé André

 

SHIVA

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SOCRATE

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PLATONE ED ARISTOTELE

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BUDDHA

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DORME, DORME PLACIDO SULLA COLLINA

“… E dov’è Jones, quel vecchio suonatore
che giocò con la vita per tutti i suoi novant’anni,
affrontando la tormenta a petto nudo,
bevendo e facendo chiasso,
senza mai un pensiero né a moglie, né a parenti,
non al denaro, non all'amore, né al cielo?
Eccolo! Ciancia ancora delle porcate di tanti anni fa
delle corse bel boschetto di Clary
di ciò che Abe Lincoln disse una volta a Springfield

(da “La Collina” di E.L. Masters)

 
 
 
 

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