A cosa serve assumere immigrati? Semplice, a mandare a spasso e a sbattere sul lastrico gli Italiani. "Perché i datori di lavoro preferiscono gli immigrati tanto da rimpiazzare gli edili italiani, magari competenti e qualificati? Sulle motivazioni sono tutti d'accordo: sindacati, imprenditori, operai. Il lavoratore straniero è più condizionabile", dice Camillo Ranza, presidente della Cassa edile di Milano, Lodi e Monza, "mentre quello italiano è culturalmente più pronto a far valere i propri diritti". Per saperne di più sul tema continuare la lettura di questo articolo preso dal blog Euroholocaust. Un refrain ripetitivo fino alla nausea: i-lavori-che-gli Italiani-non-vogliono-più-fare. E' un ritornello di sinistra che però piace tanto anche alla destra. Ma chi ha architettato la globalizzazione ha pensato a tutto: perfino alla vulgata e ai luoghi comuni da metterci in bocca. E' singolare constatare come oltre ad avere promosso sfracelli quotidiani da oltre 20 anni, abbia anche preparato una mentalità comunemente diffusa ad accettarli passivamente come "necessari" e "inevitabili". Siamo al famoso "esercito globale di riserva" già preconizzato da Marx e perfettamente realizzato su scala planetaria. Intanto gli Italiani sono "indolenti", "fancazzisti" nonché "bamboccioni", tutta gente da rimpiazzare in fretta. Poi, a quanto pare, sono tutti "comunisti" e pure "cigiellini". Se così fosse, Berlusconi non avrebbe vinto le elezioni per tre volte di seguito, perché non è vero che a votarlo sono solo i nababbi, gli imprenditori e le classi sociali più abbienti.

E siccome gli extracomunitari danno fastidio solo se ad assumerli è il vicino di officina, reo di fare concorrenza "sleale", ecco comparire la sindrome NIMBY (Not in my backyard) anche nella piccola e media impresa. Della serie, io posso farlo, tu no. Può quindi capitare di conoscere il padroncino o il piccolo imprenditore o l'artigianello del Nord Italia che sconsolato allarga le braccia e dice. "Per forza, ho trovato solo questo". Nel 85% dei casi non è vero. Ha voluto assumere di proposito solo il manovale extracomunitario perché lo paga di meno. Per ora. Ed è obbligatorio aggiungere il "per ora", dato che i sindacati sono già in agguato con i loro tesseramenti e indottrinamenti. Poi magari se ne infischia se costui trasforma la sua officina in una moschea pregando verso la Mecca e interrompendo il lavoro più volte al dì, come mi è capitati di vedere davanti ai cancelli della vecchia CAGIVA (fabbrica di motociclette) di Varese. E fa male. Intanto però cominciano a evidenziarsi i primi guasti e le prime crepe nel vicentino e nel padovano: extracomunitari africani a spasso a ciondolare perché nel frattempo il datore di lavoro ha delocalizzato altrove. E questi si arrangiano come possono: o fanno il "nero" o cadono nell'illegalità spacciando alla stazione e dintorni. Ma a casa loro non ci tornano.
Sulle meravigliose opportunities offerte ai giovani Italiani dalla New Economy ci ha fornito la sua testimonianza appassionata Josh nella sezione commmenti del post sottostante. Emerge da questi interventi e dalla vivacità di questo dibattito alcuni dati rilevanti:
- Per trovare un lavoro (anche umile) un Italiano deve fornire currucula, pezze d'appoggio, trafile burocratiche e corsi professionali che invece non sono richiesti agli allogeni, inviati direttamente per il tramite dei consolati in accordo con le associazioni industriali.
- La scuola è diventata per i giovani Italiani un'area di parcheggio lungo a dismisura per ritardare ad hoc l'inserimento nel mercato del lavoro e creare una psicologia poco adatta alla praticità quotidiana.
- La precarizzazione del lavoratore autoctono è inversamente proporzionale alle progressive sicurezze e diritti per il lavoratore allogeno.
- Incentivazione del controllo demografico presso gli autoctoni (pillola, aborto ecc.), politiche familiari carenti per poi lanciare surrettiziamente l'allarme "invecchiamento della popolazione" e giustificare così il ripopolamento allogeno.
- Incremento demografico presso gli allogeni, incoraggiato dalle ricongiunzioni familiari con clan parentali numerosi.
- Vuota retorica sulla presunta "integrazione" e disinteresse totale per le eventuali lotte tra i poveri autoctoni e quelli allogeni. Incuria e insensibilità per gli effetti devastanti dei flussi migratori.
Ecco questi sono solo alcuni punti importanti su cui riflettere prima di intonare il ritornello dei "lavori-che-gli-Italiani-non vogliono-più-fare". Poi però non si capisce perché né come mai, quando andiamo all'estero ci fanno ponti d'oro, lodano la nostra intraprendenza e creatività e si realizza appieno il solito scontato "nemo propheta in patria".
Io un'idea ce l'avrei : vogliono trasformarci di nuovo negli emigranti con le pezze al sedere che eravamo oltre mezzo secolo fa, e recidere il legame affettivo che abbiamo con il nostro Paese. E tutto questo mentre Napolitano si bea di vuoti e melensi cerimoniali sui 150 anni dell'Unità d'Italia, con tanto di drappi tricolore al vento.
http://sauraplesio.blogspot.com/2011/01/il-mantra-sui-lavori-che-gli-italiani.html
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