Creato da fedechiara il 14/11/2014
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Il caos, l'ordine e il diavoletto di Maxwell

Post n°872 pubblicato il 20 Maggio 2019 da fedechiara
 

 

'Amiamo il caos perché ci consente di provare ad ordinarlo.' A. Beardleys

Il diavoletto di Maxwell ci ha insegnato che si può ordinare il moto caotico delle particelle individuandole e sottraendole man mano al loro gioco caotico originario e al loro fastidioso andare a destra e a sinistra e su e giù e in diagonale come caxxo gli pare.
E Shannon ci ha consegnato una fondamentale teoria dell'informazione che, però, non prevede, dannazione! come si può fare a distinguere il vero dal falso e dividere il grano dal loglio negli articoli che ci capita di leggere.

E così non siamo in grado di contrastare in modo scientifico l'uso distorto e tendenzioso che fanno i giornalisti dei giornaloni associati (La Stampa, la Repubblica e Il Corriere in testa) di quanto avviene nel corso di una campagna elettorale, ad esempio. 
Oppure contrastare e correggere e riallineare in una narrazione più reale e prossima al vero i modi e i protagonisti delle presenti migrazioni – presentate ai lettori come tristi ed inevitabili eventi dovuti alla temibile geremiade buonista de 'fame/guerra/carestie' invece di una lotteria (costosa e controversa) di naufragi organizzati da criminali scafisti con la piena coscienza e partecipazione attiva e colpevole di persone che si mettono in mare sapendo il rischio che corrono – e che fanno correre alle loro donne e ai bambini.
Precisazioni e correzioni di una narrazione falsa e tendenziosa che fanno tutta la differenza nel presente dibattito politico e influenzano e informano, se conosciute e diffuse, il libero arbitrio dell'elettore.

E se Salvini, come il diavoletto di Maxell, prova a individuare le particelle caotiche riottose e a sottrarle al gioco caotico dei serissimi pericoli del mettersi in mare scientemente con barconi/gommoni fatiscenti al fine di usare la misericordia dei paesi europei come grimaldello per una assistenza indebita e indifferenziata (tra veri profughi aventi diritto e clandestini che sciamano di là delle frontiere Schengen in barba a leggi e divieti) dovrebbe levarsi un corale peana di approvazione e laudi nei suoi confronti, ma la cattiva e distorta informazione di cui sopra lo trasforma in un Hitler redivivo (vedi il video dei vergognosi studenti e la professoressa incriminata e sospesa) e ci propina le quotidiane, fantasiose e vigliacche accuse di fascismo/razzismo/leghismo - e, una volta di più, influenza e condiziona e distorce i risultati del voto europeo prossimo venturo.

Segno che la scienza non ha ancora percorso per intero il cammino che tutti auspichiamo di dirci dove sta il vero e dove il falso delle tragiche cose e dei luttuosi accadimenti delle cronache, se a destra o a sinistra degli schieramenti politici, se in internet o in televisione – e di ciò ce ne rammarichiamo e sogniamo una futura schiera di scienziati nei campus che ci illumini e metta fine agli stucchevoli e inconcludenti dibattiti in tivù e sulla carta stampata di cui abbiamo piene le scatole, in verità.

Amen e così sia.

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Che la festa cominci.

Post n°871 pubblicato il 19 Maggio 2019 da fedechiara
 

 

"May you live in interesting times" is an English expression purported to be a translation of a traditional Chinese curse. While seemingly a blessing, the expression is normally used ironically, with the clear implication that "uninteresting times" of peace and tranquillity are more life-enhancing than interesting ones, which, from a historical perspective, usually include disorder and conflict.

The nearest related Chinese expression is 寧為太平犬,莫做亂離人; nìng wéi tàipíng quǎn, mò zuò luàn lí rén; which is usually translated as "Better to be a dog in a peaceful time, than to be a human in a chaotic (warring) period."[3] The expression originates from Volume 3 of the 1627 short story collection by Feng Menglong, Stories to Awaken the World.[4]
The basic premise of the curse may also be found in a quote by the German philosopher Hegel:


World history is not the ground of happiness. The periods of happiness are empty pages in her.[5]

— Georg Wilhelm Friedrich Hegel

Sembra che i dirigenti della Biennale abbiano battezzato un nuovo tempo verbale: l'auspicativo.
May you live in interisting times, infatti, può essere tradotta come: 'Possiate vivere in tempi interessanti', oppure, come sopra riportato, essere la notazione ironica, risalente a tempi lontani, in cui si chiosava che : 'E' meglio essere cani in tempi di pace piuttosto che uomini in tempi caotici.'

E non vi è dubbio che i tempi nostri, di noi post moderni abitatori del pianeta Terra, sono tempi interessanti e densi di eventi caotici i cui sviluppi ancora fatichiamo a comprendere. 
E stiamo tenendo a battesimo l'Intelligenza Artificiale, nientemeno – che un poco ci inquieta perché non ci piace l'idea che delle macchine figlie nostre possano 'animarsi' ed entrare in gioco di umanità relativa e competizione virtuosa con noi e magari sostituirci, in amore e in guerra, le due cose che meglio ci riescono. 
E ci intuiamo, in questi nostri tempi interessanti, parecchio fragili, con addosso questo involucro tenerello di carne ed ossa e nervi e tendini soggetti ad usura dopo solo settant'anni di vita e chissà di cosa saranno capaci le macchine che costruiranno altre, più sofisticate, macchine - e Blade Runner è l'orizzonte di riferimento, ma saremo noi a dire, sopraffatti dalle macchine figlie nostre, la famosa frase delle 'navi da combattimento in fiamme sui bastioni di Orione' e 'ho visto cose che voi mutanti neanche immaginate'.

E abbiamo fatto un lungo tratto di strada prima di ipotizzare la nostra estinzione di 'umani' e consegnare l'idea di 'eterno' alle macchine figlie nostre che, di certo, ne faranno buon uso – e chissà se anch'esse/i sapranno produrre, prima o poi, un Rinascimento come quello che abbiamo alle spalle e se nascerà tra loro un Leonardo e/o un Michelangelo che ne uguagli i fasti e la bellezza delle opere.

Ma, per l'intanto, ci accontentiamo di affrontare, piuttosto affannosamente in verità, il globalismo imperfetto dei dazi usati come clave tra nazioni tornate nemiche e le migrazioni massive che producono conflitti quotidiani e vittime innocenti e, di conseguenza i 'sovranismi'. 
Sovranismi e populismi che tanto dispiacciono ai sedicenti anti fascisti e ai buonisti anime belle che chissà che idea di mondo futuro hanno in testa e, per il momento, si limitano a cantare 'Bella Ciao' al passaggio di Salvini - fermi come sono a quegli altri tempi, certo più interessanti, della seconda guerra mondiale dei milioni di morti ammazzati e di una Resistenza tardiva e controversa che non ci risparmiò l'onta della firma di Alcide De Gasperi su di un trattato che ci privava degli storici territori.

Di tutto questo non parlano, è vero, gli artisti invitati alla Biennale, ma troverete, in giro per i vari padiglioni, frequenti accenni ai 'barconi', da parte di artisti tanto sensibili e buoni, forse per l'omaggio dovuto al barcone esibito all'Arsenale del naufragio di 700 vittime degli scafisti e del criminale commercio di vite umane incentivato dal pd di s-governo fino a un anno fa e oggi, finalmente messo sotto stretto controllo e ostacolato dal nostro ministro dell'Interno, - che le urne del 26 maggio ce lo premino (auspicativo presente) e gli consentano di meglio operare contro quegli infami assassini.

Tempi interessanti, i nostri, sicuramente, ma ne verranno di migliori, se i sovranismi prenderanno piede e potranno mostrare 'di che pasta son fatti'. Ad maiora.

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Azzardi riusciti

Post n°870 pubblicato il 18 Maggio 2019 da fedechiara
 

 

17 maggio 2015

E l'azzardo più grosso è proprio quel titolo di una prossima mostra dedicata ai politeismi del bacino mediterraneo che campeggia sulla vetrina del Mucem prossimo alla spiaggia: 'Migrazioni divine'. Che se campeggiasse su una qualche spiaggia di Pozzallo o di Lampedusa farebbe rizzare i capelli in testa e sembrerebbe l'opera stralunata e demente di un artista in cerca di facile e dubbia fama – come quella di un tale del Padiglione dell'Islanda alla Biennale che ha consegnato chiavi in mano agli islamici veneziani una moschea dentro una chiesa cattolica tuttora consacrata e quelli si fregano le mani e sono felicissimi di tutta quella inattesa pubblicità data al loro caso pietoso di vecchi esodati tuttora privi di un luogo di culto.

E cosa abbiano di divino le odierne migrazioni dei presenti 'popoli del mare' - che quelle mitiche degli storici che ci narrano del collasso di antichissime civiltà a causa di quelle sembrano acqua fresca al confronto con quanto accadrà in Europa nei prossimi anni – non è dato di sapere se non visitando la mostra che aprirà il 24 di giugno, ma già quel che si vedeva ieri in città, per le strade e le piazze, racconta del miracolo di un integrazione urbana possibile, se i numeri non esploderanno e ne seguiranno i conflitti assassini.

E camminando di buon mattino per le vie fresche e assolate che menano in collina noti giardini e parchi in fiore di respiro mediterraneo (le jardin de la colline Puget) che ti aprono il cuore e ascolti il respiro sonnacchioso di una piazza stanca della movida serale in cui campeggia la statua dedicata al mito dell'uomo forte, fortissimo: Milone il Crotonese, - un uomo capace di sollevare un toro e ucciderlo con un colpo alla nuca e lottatore formidabile vincitore di gare olimpiche e condottiero vittorioso nella guerra tra Sibari e Crotone.

Ma è la terrazza di una piccola casa che dialoga col cielo azzurro che più ci incanta e manca il levarsi in sottofondo della colonna sonora di una vecchia canzone francese 'de ma jeunesse' che mette le ali ai piedi e dice 'tutta mia la città', in quest'ora in cui molti ancora dormono o s'aggirano per casa mezzo assonnati in attesa che esca il caffè dalla caffettiera e il forno riscaldi le brioches del giorno prima.

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Tremate, tremate, il 26 è sempre più vicino

Post n°869 pubblicato il 17 Maggio 2019 da fedechiara
 

Democrazia in salsa europea. 16 maggio 2018

Intendiamoci. Non sottovaluto i rischi che corriamo come comunità nazionale nello sfidare che abbiamo fatto, alle ultime elezioni, l'Europa dei burocrati – quelli che ci bacchettano ad ogni piè sospinto e che aprono 'procedure d'infrazione' come sacchetti di noccioline sottovuoto.

Davide contro Golia, il nostro paese verifica la tenuta degli elastici della fionda con cui speriamo di colpire alla tempia l'Europa del nostro scontento e indurla a più miti consigli sul debito, sulla annosa e pietosa questione dei migranti – e speriamo che Salvini non faccia la fine di Varufakis, e che la sua camicia fuori dai pantaloni funzioni meglio, nell'ostile consesso delle nazioni, del collo della t-shirt in erezione del professore di economia greco.

Però mi viene in mente che, a tirare troppo la corda, si rischia il collo, se la corda è un cappio economico-finanziario apprestato dai paesi trainanti l'Unione sul patibolo su cui vorrebbero far salire Di Maio e Salvini e giustiziarli come patrioti 'sovranisti/populisti' per dare l'esempio di un populismo e stati sovrani che 'non s'han da fare' – e le linee-guida dell'Unione sono il solo vangelo autorizzato e 'guai ai vinti' di poteri forti che vorrebbero far fare a Di Maio la fine di Masaniello e a Salvini la fine di Ciceruacchio, per citare due luminosi esempi di ribellioni legittime ma 'nondam matura'.

E chissà che ne sarà dei nostri sudati risparmi investiti in bot e buoni fruttiferi postali – e la solfa è sempre la stessa di chi ti impicca e, se cedi e deponi le armi prima che il cappio si tenda, ti grazia, a futura memoria di rivoluzioni che devono essere spente sul nascere perché 'solo noi (poteri forti) siamo l'Europa e voi (sovranisti/populisti) non siete un c....'

Democrazia coniugata all'europea, fatevene una ragione.

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Scelte drammatiche ma non serie

Post n°868 pubblicato il 15 Maggio 2019 da fedechiara
 

 

Il 5 maggio di un anno ormai lontano moriva un grande della terra, quel tal Napoleone che passò per essere il riferimento di ognuno che esagera, si monta la testa e si crede un napoleone, appunto – e la parodia universalmente nota passa per il cappello suo famoso e oggi ridicolo calcato in testa e la mano destra sullo stomaco e la sinistra dietro la schiena imitata dai pazzi dei manicomi che abbiamo voluto lasciarci alle spalle perché ormai 'tutto il mondo è paese' (un unico manicomio) e luogo di pazzie sfrenate e incontrollabili – che, se appena ti azzardi a parlare in pubblico di 'normalità' e tentarne una definizione, a tutti i presenti viene un convulso di ilarità irrefrenabile perché è come la 'verità' e la 'giustizia': che ci sian ciascun lo dice, dove sian nessun lo sa. Arabe fenici.

E in campagna elettorale la pazzia collettiva si scatena come in un carnevale: luogo temporale deputato ad ogni mascheramento, frizzi e lazzi in libertà e 'venghino, siore e siori', più gente partecipa, più bestie si vedono e i ragli si sentono alti e hanno echi in tivù e alimentano le disfide nei 'talks shows' più famosi - e perfino il governo giallo-verde è impazzito come la maionese, che l'uovo e l'olio non legano e si va alle europee in ordine sparso e 'l'un contro l'altro armati' suonano gli uni le loro trombe sinistre e gli rispondono le campane leghiste dei 'tre metri sopra lo spread' e 'dopo di noi il diluvio' e 'chi vivrà vedrà' e 'buonanotte al secchio'.

Questo è quanto avevo in animo di dirvi, miei cari lettori, la scelta che farete è importante, esiziale, decisiva, ma non credetevi dei napoleoni nell'urna. Ci sono tutti gli altri 'aventi diritto' europei degli stati membri che voteranno e la loro scelta moderata e/o sinistra deciderà se avremo una rivoluzione in Europa oppure solo una po' di maretta e, passata la festa, la nuova Commissione continuerà a sparare ad alzo zero sui nostri conti pubblici e i mercati si agiteranno, lo spread salirà e l'Italia non se la passerà un gran bene, a meno che non votiate in massa Salvini e Le Pen e Orban – nel qual caso 'sarà tutta un'altra musica' e l'orizzonte degli eventi mostrerà altri colori e.....

Beh, ci si risente il 27 maggio in tarda mattinata, in alto i cuori.

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