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Congedo dai genitori - ieri accadeva

Post n°433 pubblicato il 10 Dicembre 2017 da fedechiara
 

Di leggende e dintorni – 08 dicembre 2015

Quando prendiamo definitivo congedo dai genitori entriamo e ci stipiamo in quella vasta lounge planetaria dove si smaltisce – con una dolce e ragionata lentezza, per fortuna – la lista d’attesa del nostro stesso congedo corporale. Tocca a noi, ci diciamo – e le notti sono fitte di sogni tormentati e i pensieri molesti, nel dormiveglia, ci spaventano per i troppi misteri del nostro prossimo viaggio e le improbabili e oscure destinazioni, ammesso e non concesso che ve ne siano, – a parte le leggende religiose e le consolanti e/o spaventose figurazioni medioevali che hanno riempito le nostre deboli e condizionabili zucche di bambini fragili e spaventati di tutto.

E’ una lounge confortevole, in verità, con tutti i comforts che la nostra generazione ha saputo/voluto apprestare per i suoi anziani e vecchi: luoghi di cura e di socializzazione un po’ venati di tristezza e rimpianti, ma chi è ‘autosufficiente’ riesce ancora a progettare viaggi e partecipare con un certo impegno e residua autorevolezza alla ‘vita sociale’ – e facebook aiuta, certo, pur se è da usarsi ‘cum grano salis’ e considerarlo un giocattolo un po’ stupido e vanesio, quale effettivamente è per molti, troppi di noi. E pericoloso, se consideriamo l’uso distorto che ne fanno i troppi ‘bulli’ delle nostre scuole e le ‘radicalizzazioni’ para islamiche contorte e stupide che vi avvengono e, finalmente, vengono monitorate dalle ‘intelligences’ dei vari paesi sotto attacco terroristico

E sarà per il fitto calendario funerario dell’ultimo mese appena scorso, durante il quale ho ficcato gli occhi in quelli spaventati dei morituri – e ne coglievo gli angoscianti interrogativi e le segrete paure – la dimensione dell’Ade, dell’Aldilà mi è diventata familiare e, di recente, ho recuperato quel dialogo sapido e pieno di sensatezza filosofica antica di Socrate con i suoi discepoli e l’ho comparato con tutte quelle promesse di Paradisi e Purgatori (gli Inferni no, non sono più di moda, al tempo di Francesco e del suo Giubileo della Misericordia che si celebra in pompa magna e con gran battage pubblicitario dei media servili e ‘più realisti del re’) che mostrano la corda delle nefaste e incorrotte narrazioni medievali. E mi è venuto da sorridere quando un radio-giornalista mi ha spiegato che il riferimento antico della ‘porta santa’ era ad un capro sacrificale – segno che la nostra e le altre religioni non si sono mai troppo distaccate dai tempi mitologici dei popoli pastori che le hanno partorite e riempite delle loro vetuste simbologie e riferimenti rituali e sacrificali, a partire da Isacco, salvato dall’Angelo.

E, per i presenti celebranti e i loro plasmabili ‘fedeli’ dai percorsi mentali labirintici e fittamente nebbiosi, è una manna che la Scienza non abbia saputo produrre altrettanti accattivanti e chiari riferimenti simbolici sostitutivi di quelle leggende fruste e inadeguate a coniugare il presente – che si dibatte, infatti, nei conflitti indotti dallo scontro tra ‘verità rivelate’ (ebraiche, cattoliche e islamiche) da sempre contrapposte e ugualmente riferite alla pastorizia delle origini e ai belati dei caproni sacrificali.

Perché, se la luce della Scienza e relativa Conoscenza, – in questi tormentati decenni di medioevi che ritornano e si scontrano nelle strade di Parigi e nei caffè danesi e musei tunisini e nelle redazioni della libera stampa e negli istituti per handicappati di san Bernardino – se quella luce avesse sfolgorato e prodotto le sue auguste e maestose simbologie di vera e piena Conoscenza non saremmo qui a piangere i nostri morti innocenti e farli benedire in quelle stesse chiese in cui si predicano le verità asfittiche e storicamente violente del nostro scontento (leggetevi la ‘crociata contro gli Albigesi’ o ‘la notte di san Bartolomeo’ e le altre guerre di religione su Wikipedia e ne avrete contezza).

Luce, fate luce!’ si dice che abbia esclamato il Poeta morente. Ce n’è un gran bisogno, in effetti. Non fosse altro che per illuminare il Buio dell’Ade e dirlo il confortante Nulla che ci ha partorito e a cui ritorneremo. Amen e così sia.

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