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Riserve indiane crescono

Post n°1383 pubblicato il 15 Ottobre 2020 da fedechiara
 

15 ottobre 2018  · Le glorie del 'vecio Leon'

Vista con gli occhi dell'esule Venezia è proprio quella 'bella città' pubblicizzata nelle agenzie di viaggio dell'intero pianeta, città sull'acqua, sospesa nella magia delle sue apparizioni (vado bene per un dèpliant?) - e si capisce la pulsione irresistibile, la macchina fotografica come protesi e i gridolini di ammirazione -, e io faccio spazio in vaporetto, sorridendo, a quei turisti in fregola di clic fotografici la cui memoria all'interno delle schede fotografiche registra il Canal grande per intero, metro per metro, da mostrare ad amici e parenti al ritorno. 
Amici e parenti a cui daranno l'indirizzo del loro b§b e/o appartamento affittato su internet: tanto carino - e vedessi la 'camera con vista': su canale interno e/o campiello o cupola di chiesa.
E la città è davvero una 'città di turisti' e li vedi entrare, a gruppi di tre o quattro, con le chiavi in mano negli appartamenti venduti a caro, carissimo prezzo (vendiamo cara la pelle, in effetti, come il povero Bragadin resistente all'assedio dei 'turchi') e riempiono i supermercati perché farsi da mangiare all'interno delle cucine dei veneziani esodati 'non ha prezzo', con o senza mastercard, - e neanche più i fantasmi li perseguitano, questi barbari danarosi, in quelle stanze che hanno registrato il passaggio e le vite illustri 'de' viniziani' di ogni epoca e tempo.
Città neanche più di fantasmi, dicevo, e, se passi davanti all'Arsenale 'de' viniziani' dove 'bolle d'inverno la tenace pece', ascolti la guida turistica non più indigena (ci hanno sottratto con destrezza anche il diritto dell'illustrazione indigena del nostro abbandono - che almeno uno straccio di occupazione la garantiva) la ascolti raccontare al gruppo di turisti estasiati le prodezze guerresche dei soldati della Serenissima che vinsero a Lepanto e nell'Arsenale riparavano 'i legni lor non sani' e commerciavano nel Mediterraneo con i sultani mai domi.
Le glorie del 'vecio Leon': canto sguaiato che neanche più senti risuonare nelle osterie oggi restaurate e fitte dei nuovi ospiti danarosi a cui piace 'la carbonara' e 'la matriciana'(senza la 'a' iniziale), là dove si mangiava la 'spiensa' e la 'tripa ri(s)sa'.
E quelli che hanno piantato le tende davanti alla Vida (no stene cavar 'a Vida) la metaforica vita l'hanno persa nell'ennesima battaglia campale (da 'campo') per la sopravvivenza di quel poco che resta della 'popolarità' di quel campo ormai ridotto a 'riserva indiana' - e tanto vale che si infilino le penne tra i capelli, a mo' dei Sioux o degli Cheyennes, che si vedono nelle foto-ricordo virate in seppia nei campi di prigionia dopo la resa e la consegna delle armi.
E leggere gli striscioni che ieri hanno steso fuori dalle eleganti trifore di Ca' Farsetti (dove si celebrano i matrimoni dei nuovi ospiti asiatici a botte di dollaroni) fa una tristezza, ma una tristezza che 'lèvati!'. 'Basta sfratti!' vi si leggeva. Con il lucro che si ricava da una casa affittata ai turisti anche le cause per sfratto devono aver subito le accelerazioni del caso. Ma è solo un 'ritorno di fiamma' - o un fuoco fatuo, fate voi.
Nessuna descrizione della foto disponibile.

 
 
 
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