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« Guerre del terzo millennioAmorevoli cancellazioni »

Urne di ieri e di oggi

Post n°1475 pubblicato il 14 Gennaio 2021 da fedechiara
 


C'è urna e urna 14 gennaio 2019
'Sol chi non lascia eredità d'affetti poca gioia ha dell'urna: e se pur mira dopo l'esequie, errar vede il suo spirto fra' l compianto....' Ugo Foscolo - I Sepolcri

...che, poi, il gioco virtuale del chi sta con chi, è uno stucchevole levare alta una bandiera e fare schiera e parte di una fazione politica già sconfitta nel marzo dell'anno appena scorso su quel tema e sugli altri del job act e della pretensiosa riforma costituzionale, per chi si fosse messo solo adesso in ascolto.
E possiamo alzare quella e le altre bandiere dell'attualità politica e sociale e dirci 'no tav' o 'pro tav', ma bisognerebbe avere l'onestà intellettuale di riconoscere che in piazza a Torino i 'si tav' hanno racimolato ed esibito ventimila persone (diecimila per la Questura) mentre i 'no tav' ne hanno schierato settantamila (trentacinquemila per la Questura). E allora che fare? Si parte in guerra l'una fazione contro l'altra a trombe levate e campane a stormo e vinca il migliore e il più determinato a menare le mani e a 'dare la vita' per la causa?
E anche la storia dei migranti dovrebbe finalmente uscire dalle bandiere levate e dalle fazioni opposte e plaudenti e anche il Malatesta Baglioni della nobile famiglia perugina dovrebbe essere in grado, - se solo avesse letto i molti articoli di giornale e fiumi di inchiostro corsi sull'annoso argomento -, di notare che le migrazioni che non si potevano fermare – Renzi e Alfano lo dicevano e tutti i suoi renzini buonisti lo ripetevano in coro - sono state fermate, invece, da un Salvini qualsiasi e dai porti chiusi in faccia alle o.n.g. traghetti e taxi del mare.
Che perfino il poeta dell'apocalisse migratoria Domenico Quirico, sulla Stampa, ha dovuto rimangiarsi le sue spaventose predizioni di milioni di migranti in marcia che avrebbero travolto le difese dell'Occidente e riconoscere che la fuga in Africa e l'attraversamento del deserto e lo stiparsi nei lager libici della lotteria del mare e dei naufragi organizzati dagli scafisti criminali si sono ridotti al lumicino per l'effetto di annuncio che il grimaldello buonista del tutti accogliere e salvare in mare si è rotto e non se ne trovano più nei ferramenta e robivecchi della sinistra europea in grave affanno di consensi elettorali.
Con il che si torna alla casella di partenza del gioco dell'oca elettorale – che, se voi buonisti variamente associati e clamanti avete qualche speranza di tornare a vincere e convincere – ditelo e fatecelo sapere dentro all'urna. Che avete capito? L'urna elettorale.
Nessuna descrizione della foto disponibile.
In alto i cuori. 14 gennaio 2021
E il solluchero e la vera e propria gioia interiore che mostravano i giornalisti in tivù – che finalmente potevano mandare in terza fila e in chiusura di tiggì le statistiche dei contagiati e dei morti nelle terapie intensive – fa sembrare questo sgambetto di Matteo-la-peste all'avvocato del popolo un vera e propria crisi di governo; e assisteremo, invece, al ritorno all'ovile del figliol prodigo con il regalo di un ministero di peso a lui e a miss Frangetta sua luogotenente a scapito dei 5s in cerca di autore, - che più malridotti e bastonati non si può e temono le urne come le fiamme dell'inferno che li incenerirà.
Ed era incredibilmente comica la sfilata in video e in voce dei signori nessuno della coalizione di s-governo e dei politici di retrovia incaricati di velina che, con aria compunta e singhiozzi trattenuti, ci dicevano che 'il momento è grave' e non è questo 'l'interesse degli italiani' – frase che passerà alla storia come il più vieto dei tormentoni, alla pari con 'l'Italia è il paese che amo' già passata nel repertorio di Woody Allen.
E il passaggio parlamentare, dopo le forche caudine delle dimissioni del premier e il Grande Discorso di Bruto-Matteo a reti unificate, servirà a farci credere che i rituali e le forme della democrazia sono rispettate, finalmente, come già rivendicava ieri sera, ma siamo, invece, alle solite menate del solito noto che minaccia la crisi con già in tasca i ministeri segretamente pattuiti dai furbi emissari. Chi vivrà vedrà.
E, da bravo prestidigitatore, finirà con il rifilarci il suo ritorno all'ovile come atto dovuto 'nei confronti degli italiani' e del 'grave momento che viviamo' (sic) e suo 'grande senso di responsabilità' – e dovremo organizzare sui social il pernacchio universale, a conclusione della vicenda, quale coro finale della Commedia e laude popolare al Grande Riformatore.
Che doveva togliersi dalle scatole, come promise, già dopo il tonfo al referendum, ma rieccolo più vispo e pimpante che pria finché qualche decisivo evento futuro non ce lo separi. In alto i cuori.
🥴
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