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« Divide et impera.Effimeri diamanti. »

E torneremo insieme a cantare...

Post n°1929 pubblicato il 25 Gennaio 2022 da fedechiara
 

La bella guerra che canteremo a nostra volta.
Mi manca l'esperienza della guerra. Come generazione del mitico '49 (eredi noi di quella del 1899 sul Piave), tra le altre belle cose, oggi mitiche, tipo: 'il posto fisso', 'la casa di proprietà', 'la pensione' (spesso 'anticipata', olè!) abbiamo dribblato bravamente la guerra.
Non ogni guerra, bensintende.
Abbiamo assistito, e seguito appassionatamente e parteggiato (beata gioventù), alla 'guerra dei sei giorni' in Israele – che ha steso e messo a tacere i queruli 'paesi arabi' armati di schioppetti a palla singola - e alle guerricciole di confine sul Kashmir tra due grandi potenze asiatiche (entrambe con l'atomica in saccoccia) e alle guerre eritree e alle varie e diverse scaramucce e/o guerra civili africane – continente oscuro, osceno cuore di tenebra degli impuniti Al Shabab e Al Qaeda, che a tutt'oggi ci spedisce i suoi figli fuggiaschi, malati di guerra e violenza, per il tramite dell'immondo commercio di vite umane dei 'barconi'.
E che la guerra sia una sorta di strana 'igiene del mondo' ce lo conferma il risorgere a grandi balzi e picchi delle economie, dopo gli anni feroci del conflitto bellico, e perfino una dolcissima canzone ci fa presente che 'la guerra è bella anche se fa male / e torneremo ancora a cantare... - che ancora aspetto di incontrarne l'autore per chiedergli: 'In che senso, scusa?'
E consiglio a tutti di rivedere quel bel film della mia giovinezza di uomo sinistro: 'Come imparai ad amare la bomba...' di quel genio cinematografico assoluto di Stanley, il regista del destino ultimo nostro dei viaggi spaziali organizzati 'in socia' con gli ex nemici russi – correva l'anno 2001 di una nuova Odissea gassosa.
E converrete con me che la guerra è una 'botta di vita', in tutti i sensi, fino alla pallottola fatale e/o esplosione atomica che tutto fonde delle nostre fragili carni in una immensa bolla di calore/furore – e chissà che meravigliose 'lettere dal fronte' vi avrei scritto, impantanato nel fango e nelle nevi delle trincee austro-ungariche, a dirvi del commovente stellato fisso del Grande Carro sopra il Lagazuoi – poi mozzato dalla immensa mina sotterranea dei genieri austriaci.
E, forse, chissà, in finale di partita e prima di chiudere gli occhi per sempre, mi verrà rappresentata in video e in voce un'altra guerra fatale – quella tra gli storici nemici di sempre: comunisti versus maccartisti (ben poco 'liberals') – nella versione post moderna del teatro dei pupi siciliani: Putin-l'Atroce-Dittatore contro Biden-il-Sonnachioso.
E non è detto che vinca il primo, con tutte le sue atomiche e i gasdotti chiusi per ripicca, perché il secondo, in realtà, ha studiato coi suoi generali del Pentagono le tattiche dei condottieri romani – che portavano la guerra in Spagna con pochi uomini veterani mentre le legioni di nuovo conio barbaro venivano falcidiate a Canne; ma poi venne Scipione l'Africano a sistemare definitivamente le cose e tornò la pax romana.
In Ucraina sarà lo stesso?
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