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Estati, autunni, inverni, primavere

Post n°1779 pubblicato il 03 Ottobre 2021 da fedechiara
 

Estati, autunni, inverni e primavere.
Le stagioni delle nostre vite corrono, oh se corrono! E, viste dal capolinea, assumono tutte insieme i colori della presente stagione di umori freddi che, dalle radici, scorrono nelle interne vene degli alberi e ci consegnano le tavolozze magnifiche e mozzafiato dell'autunno pittore.
'Non sono mai stato così attaccato alla vita', scriveva Ungaretti – e anch'io, nel mio piccolo, mutatis mutandi delle guerre che toccano ad ogni generazione.
E la sua guerra (di Ungaretti) è sicuramente maggiore della presente virale apparentemente conclusa e non si sono negati niente, i bisnonni, quanto ai milioni di morti della pandemia loro post bellica – passata sotto silenzio e 'senza troppe storie' a causa del 'ritorno alla vita' dei soldati sopravvissuti.
E i cinquanta milioni di morti stimati, milione più milione meno, della mitica 'spagnola' dei bisnonni - con l'umanità che navigava nello spazio sidereo pesando molto, ma molto meno dei 7 miliardi attuali di 'aventi diritto' a chili e chili di imballaggi di plastiche e pannolini/oni e riscaldamento/raffreddamento nelle case ci fanno sembrare delle signorine isteriche al confronto - con i nostri cinque milioni di trapassati causa covid che hanno abbassato di molto poco la vita media planetaria (confrontate i dati); e chissà come faremo senza questo provvidenziale virus che ha reso ricchi i paperoni di 'big pharma' e azzerato i telegiornali embedded e rilanciato a razzo le economie planetarie che già lamentano la scarsità delle terre e dei metalli rari dei 'chip' che condizionano le nostre vite di post moderni viaggiatori.
'I barbari erano una soluzione, dopotutto', scriveva Constantino Kavafis in una sua bella poesia e il confronto con i presenti 'barbari' virali del covid e delle contagiosissime varianti di alfabeto greco è cogente e pertinente.
Non siamo mai stati attaccati alla vita come oggi, mannaggia.
Un fià de guera ve voria, ammoniva mio padre – per dire della perdita di senso delle proporzioni di tutto ciò che attiene alla vita e alla morte di ogni generazione entrante.
Che l'autunno vi sia propizio e vi temperi gli animi per le stagioni future, brava gente. 'Che chissà cossa che ve toccarà.', ammonisce l'indigeno poeta.

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