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I Bastioni del Tempo.

Post n°3137 pubblicato il 16 Aprile 2024 da fedechiara
 

Oltre i Bastioni del Tempo. 16 aprile 2023

E' vero che 'ho visto cose che voi umani...' No, non 'navi da combattimento in fiamme al largo dei Bastioni di Orione', bensì il cigolare da film dell'orrore delle piccole ruote di un carrello improvvisato, una semplice tavola su ruote che avanzava verso di me alle quattro del mattino di una notte afosissima fuori dell'aeroporto di New Delhi e, sopra, quel che restava del corpo di un uomo magrissimo – l'immagine di un 'fachiro' quale ci rappresentiamo noi qui in Occidente.
E quell'uomo dimezzato, un Visconte dell'immensa miseria dell'India, aveva mozzate entrambe le gambe all'altezza delle natiche e si spingeva in avanti, vestito del solo suo 'dhoti', incredulo (tanto quanto lo ero io) di quella arcana, solitaria presenza in abito turistico che gli consentiva di tendere la mano pietosa e di ottenere una banconota da un dollaro – per lui il dono di una impensata ricchezza di quel suo giorno nuovo e meraviglioso che si aprì di lì a poco con un'alba di straordinario fulgore.
E ho conosciuto, in un paesuolo nascosto del nostro Friuli - fitto di foreste e di frazioni di case abbandonate alla loro struggente solitudine dai bis nipoti degli antichi costruttori – un tale Romeo, parrucchiere in quel di Padova, che aveva lasciato grasso e pingue la casa e la moglie (anni più tardi si ricongiunsero per l'incombere della sua malattia) per andare a vivere di poco e di nulla a mezzo servizio in una cooperativa agricola di mezza montagna e ivi si era rigenerato e dimagrito e i muscoli avevano ripreso a guizzare sotto la pelle e i capelli gli erano diventati lunghi e disordinati (lui, un parrucchiere!) come quelli del nostro Corona televisivo.
E quando vi rimisi piedi ormai vecchio, in quel paradiso terrestre della mia prima maturità dove mia figlia di anni quattro sguazzava in una larga pozza del torrente insieme alle altre bambine del luogo, mi condussero alla sua tomba e mi raccontarono di un suo tristissimo declino alcolico e della malattia che ne consegue e della moglie che lo raggiunse e lo consolò e morì qualche mese dopo di lui - e giacciono accanto in quel cimitero di Spoon river che visitavo con sguardo desolato, riconoscendo le lapidi di altra gente conosciuta e degli abitanti del luogo miei coetanei e la Parca mi teneva la mano e mi sorrideva, sempiterna giovinetta, come per un transito annunciato negli anni in questa mia 'recherche' che lentamente incede come un autunno fatale 'e lentamente ci dice addio'.
Lacrime che si confondono con la pioggia del Tempo sui vetri opachi della memoria.

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