Creato da fedechiara il 14/11/2014
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Messaggi del 05/03/2024

Grandi viaggi.

Post n°3049 pubblicato il 05 Marzo 2024 da fedechiara
 

Topiche, Grandi Viaggi e catene. 03 marzo 2023

Le topiche giornalistiche (cataplasmi e unguenti) sono sempre in agguato e colpiscono anche menti preclare come quella di Concita de Gregorio, l'ex direttrice de 'l'Unità' – ex giornale di partito duro a morire e che, forse, tornerà a tirare l'anima con i denti proprio nel corso di questo semestre dopo un ventennio di chiusure e improbabili resurrezioni annunciate.
Scriveva Concita, a ridosso del naufragio sulle spiagge di Crotone e dello spietato j'accuse' del ministro Piantedosi nei confronti di coloro che pagano 5/8000 euro per fare colpevole naufragio nel corso di una loro maledetta 'lotteria del mare', che quel loro azzardo estremo di 'migranti', in fondo, non è molto diverso dagli azzardi di chi prende moglie o marito o mette al mondo un figlio. Ussignur! dicono i Lombardi, gente pratica e senza grilli per la testa e nei piatti.
Trascura, la brava e riflessiva Concita, di prendere in considerazione il finale di partita di quegli azzardi prezzolati: la morte, il naufragio vero, effettivo, la 'strage' - che qualche trinariciuto giornalista dai neuroni infiammati dice 'di Stato', giusto per poter credere di essere vivo e intelligente, in qualche suo segreto modo.
Una arrampicata sugli specchi, il parallelismo tra matrimonio e nascita di un figlio con un naufragio organizzato e opportunamente prezzolato a bordo di un legno marcio che compie l'intero viaggio egeo di Odisseo nel tempestoso montare delle onde, quale mosca o ragno meglio non saprebbe fare, ma tant'è questo è il portato ultimo di un partito preso, il partito del 'buonismo', malattia senile del sinistrismo in quotidiana rotta di collisione con il buonsenso comune.
Migranti di tutto il mondo imbarcatevi senza remore, non avete da perdere che le vostre catene. In fin dei conti il vostro azzardo è un azzardo 'normale', sperimentato in decenni di 'salvataggi' ong che, nella maggior parte dei casi, vi da premio del biglietto vincente dell'accoglienza, dopo il Grande Viaggio e l'appassionante avventura della 'lotteria del mare'.
Nessuna descrizione della foto disponibile.

 
 
 

La mattina del 15 giugno...

Post n°3048 pubblicato il 05 Marzo 2024 da fedechiara
 

(...) La mattina del 15 giugno 1918, gli austriaci arrivando da Pieve di Soligo-Falzè di Piave, riuscirono a conquistare il Montello e il paese di Nervesa. La loro avanzata continuò successivamente sino a Bavaria (sulla direttiva per Arcade), ma furono fermati dalla possente controffensiva italiana, supportata dall'artiglieria francese, mentre le truppe francesi erano stazionate ad Arcade, pronte a intervenire in caso di bisogno. Il Servizio Aeronautico italiano mitragliava il nemico volando a bassa quota per rallentare l'avanzata. In questo teatro di battaglia morì il maggiore Francesco Baracca, il più grande asso dell'aviazione italiana. Le cause della morte non sono mai state univocamente determinate e la versione ufficiale per lungo tempo è stata quella di un colpo di fucile ricevuto da terra da un tiratore austriaco appostato su un campanile. Secondo uno storico anglosassone, invece, da ricerche nei registri austro-ungarici risulterebbe che Baracca venne ucciso dal mitragliere di un biposto austriaco che l'asso italiano stava attaccando dall'alto.[11] Dal Comando supremo militare italiano dipendevano il Raggruppamento Squadriglie da Bombardamento con il IV Gruppo, XI Gruppo e XIV Gruppo oltre al X Gruppo (poi 10º Gruppo).[12] ...

'Entro e ti trovo un pieno di soldati.' Se l'osteria è storica (probabilmente lo è) deve avere avuto questo aspetto di tutto pieno e curiosità per ogni avventore che entra, una sera di pausa della 'battaglia del Solstizio'.
Un pieno di soldati ai tavoli e un sommesso brusio - con qualche scoppio di voci al tavolo di coloro che giocano a carte.
Brusio e lo stagnare di un acre odore di umanità in guerra e di acqua melmosa e terra smossa dall'esplodere degli obici. E il nemico di là del fiume sacro che riorganizza le fila dell'assalto di domani nell'incombere del buio.
E un senso di segreta compunzione di ognuno e tutti i silenziosi convenuti per la morte sovrana di chi già 'è andato avanti' o geme negli ospedali da campo - e i presenti e vivi che li seguiranno nell'offensiva di domani.
Gli eroi immortali sono tutti nominati col loro grado nel vicino Sacrario dei Caduti. Correva l'anno 1918.
Mi fa venire in mente quegli accadimenti lontani oltre un secolo questo assembramento di vecchie persone qui riunite in un paese che, all'esterno, lo diresti socialmente morto. Nessuno a passeggio lungo il viale alberato e solo qualche donna che esce dal bar-pasticceria in piazza o esce dalla farmacia e risale svelta in macchina.
E neanche risuonano, qui dentro, le mitiche 'chiacchiere da bar' del confronto politico acceso o il 'suon di man con elle' dei conflitti personali latenti, perché qui il gioco ai tavoli polarizza e concentra l'attenzione di coloro che assistono a lato - e, nell'angolo di un tavolo in fondo, penzola la testa di uno che mi ricorda l'Assenzio di Degas, ma è il paglierino di una 'ombra' di bianco quello che sorseggia.
Fossi un pittore ci passerei il resto del pomeriggio a disegnare i visi e le mani e i colori scuri degli abiti, che richiamano alla mente la riunione serale dei 'Mangiatori di patate' di Van Gogh - e prevale il viola e il marrone scuro di quest'altro inverno che fronteggia la primavera annunciata dai mandorli in fiore e nessuna cravatta ai colli o cappello sulle teste.
Che fine hanno fatto i cappelli, in questo nostro scorcio di millennio entrante – che se osservi una fotografia di gente riunita in piazza nei favolosi Cinquanta del dopoguerra non ce n'è uno che non lo indossi...
Potrebbe essere un'immagine raffigurante testo

 
 
 
 
 

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