Creato da fedechiara il 14/11/2014
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C'Ŕ latte e latte.

Post n°3143 pubblicato il 22 Aprile 2024 da fedechiara
 

21 aprile 2022
Ci siamo. Apre la Biennale, la gigantesca 'camera dell'eco' del buonismo imperante - che oggi ha nell'Ucraina lo sfogatoio impudico di tutte le lacrime che verseremo per i prodi 'resistenti' e combattenti per la libertà (sic) - incluso l'osceno 'battaglione Azov' delle mille belluinita' commesse nel Donbass contro la popolazione russofona e filo Russia.
E il titolo di dedica di questa Biennale è 'Il latte dei sogni.'
Con il che abbiamo chiuso il cerchio delle pie intenzioni - che la Russia si incaricherà di smentire a suon di bombe e di missili intercontinentali a testata multipla nucleare.
E meglio avrebbero fatto i dirigenti allineati e schierati al Verbo filo Nato a dirla 'Il latte alle ginocchia' visto il pedissequo proporre e proporci il peggio del peggio della produzione onirica di questo scorcio di millennio entrante.
Facciamo come quei 'cretini di talento' che boicottano gli atleti e/o gli artisti russi a teatro e negli stadi: Quest'anno niente visita alla Biennale.
Giratevela e voltavela come piace a voi, buonisti da tre palle un soldo but not in my garden.
A noi piace una narrativa che si nutre di verità e rigettiamo le vostre melense ricostruzioni degli eventi.
Abbiamo già i nostri scaxxi e le arie condizionate da aggiustare a causa vostra e l'inflazione alle stelle.
Andate collettivamente a quel paese.
E restateci sine die. Avete stra rotto, malnati.
Nessuna descrizione della foto disponibile.

 
 
 

I tapini e la noia.

Post n°3142 pubblicato il 22 Aprile 2024 da fedechiara
 

E del 'caso Scurati' e del 'trappolone' montato dalla sinistra per poter gridare, una volta di più 'Al lupo! Al lupo!' non metterebbe conto di parlare perché le compulsioni dei trombati per vocazione e ruolo predefinito e le loro coazioni a ripetere sono noiose, noiosissime, due palle quadre e latte alle ginocchia.
E del fascismo sappiamo tutto, dalla a alla zeta, compresi quanti peli sul petto aveva il 'duce de noantri' esibiti nelle fiere di strapaese di quello splendido paese contadino che eravamo - e sulle casone padane dei braccianti stava scritto: 'Bisogna dare la massima fecondità ad ogni zolla di terra.' presto sostituita da 'Volete burro o cannoni?'
Burro, Benito, burro. Che, a quest'ora saremmo il massimo produttore caseario di Europa se non fosse stato per la tua fissa dei cannoni e l'Impero in terra africana.
Ma allo Scurati de noantri intellettuali da tre palle un soldo non basta questa nostra scienza e coscienza di quanto è avvenuto nel fatale Ventennio. A sentir lui se non ripeti tre volte al dì, prima e dopo i pasti e prima del sonno: 'Siamo tutti tanto, tanto anti fascisti, ficcatevelo nella zucca.' non se ne va fuori e lo stigma ti resta e siamo legittimati, noi fieri abati della Resistenza, a dire a chi ci governa con quotidiane prediche ed ammonimenti severi che 'sono nostalgici del fascismo' e ci restano – lo vogliamo dire in rai ogni secondo giorno a 1500/1800 euro a paginetta e guai ai censori.
Il noioso 25 aprile della sempiterna riscossa 'anti fascista' e rinnovati i voti contro il pd e associati in tutte le regioni e alle prossime europee.
Noia l'ho detto? A giugno ribadiamoglielo, sono di testa dura, i tapini.
Il fascismo lunare dei nostrani anti fascisti. 
...che, poi, c'è monologo e monologo. A me piacciono i monologhi di qualità indubbia che attraversano i secoli. Prendete Amleto, ad esempio. Che si chiedeva se 'Essere o non essere...' Antifascista, ca va sans dire.
E Scurati lo bacchetterebbe a posteriori per la sua ambiguità di solipsista compiaciuto come fa con la Meloni che, a sua volta 'prende l'armi contro un mare di triboli' e glielo pubblica, il controverso monologo, sul suo profilo, segnando il gol decisivo.
Resta il dubbio sulla qualità letteraria di questi frusti monologhi post moderni e fastidiose ammonizioni e coazioni a ripetere. Intervenga la giuria dello Strega, magari aggiungerà qualche migliaio di lettori curiosi dello scoop.
Potrebbe essere un disegno raffigurante 2 persone e il seguente testo "7ချ Essere non essere"

 
 
 

La guaina dell'imbecillitÓ collettiva e le guerre del perdono.

Post n°3141 pubblicato il 20 Aprile 2024 da fedechiara
 

La guaina dell'imbecillità collettiva che tutti ci contiene in questo scorcio di millennio entrante mette in scena il secondo atto della guerra-non guerra tra Israele e i guerrieri teocratici inturbantati dell'Iran 'rivoluzionario'.
'Droni? Chi ha detto droni? Non so, non ho visto, se c'ero dormivo.'
Con la variante della 'voce dal sen fuggita' degli altri pretoni e 'pasdaran' che si affannano a dire al mondo. 'Non risponderemo. Per noi la cosa finisce qua.' Ma dai!
Qualcosa di simile all'evangelico 'Porgi l'altra guancia'. O 'perdona sette volte sette'.
Ma Israele è ben poco evangelica, si sa, e potrebbe divertirsi a lanciare attacchi ripetuti ogni secondo giorno e/o festeggiare ricorrentemente il compleanno di qualche pretone in carica giusto 'per vedere l'effetto che fa' - e divertirsi a stuzzicare il serpente sciita fino al momento in cui quello scatta in avanti a fauci aperte e con il veleno stillante dagli incisivi.
Così vanno le guerre nel presente delle 'guerre per procura' infinite e delle sconfitte annunciate.
E la guaina della imbecillità collettiva contiene già il futuro dei rinnovati armamenti all'Ucraina che moltiplicheranno i bombardamenti dei Russi sulle città nei prossimi mesi ed anni.
Con il lardo dell'atomica megatonica dei pulsanti rossi sempre nei pressi dello zampino della gatta morta Nato che non vuole darsi per vinta - e la pace la farà senza la Russia, bensì con l'Azerbaigian o con i Kashmiri, che lo diranno agli Indiani, che avviseranno i Cinesi ed i Mongoli siberiani che al mercato mio padre incontrò...
Angelo Branduardi - Alla Fiera dell' est...
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Angelo Branduardi - Alla Fiera dell' est...

 
 
 

Del 'dare un nome'.

Post n°3140 pubblicato il 20 Aprile 2024 da fedechiara
 

Non chiamatele 'sostituzioni'. 20 aprile 2023

Non chiamiamola 'sostituzione etnica', non è carino.
Però un nome glielo dobbiamo dare a quel fenomeno corposo, corposissimo, quasi asfissiante che riempie le cronache giornalistiche e televisive tutti i giorni che Dio manda in terra da oltre vent'anni a questa parte: di un assalto alla diligenza, un inseguimento al treno di banditi a cavallo (versione 'western'), un arrembare inarrestabile sulle nostre libere coste, un criminale organizzare, con cifre salatissime pagate ai maledetti trafficanti di vite umane, il proprio naufragio servo assistito dalle solerti o.n.g. che vanno a prenderli, pietose, perfino a poche miglia nautiche dai luoghi di partenza.
'Salvataggi in mare' li dicono, sordi e ciechi quei tassisti, e non intendono le ragioni opposte e l'anomalia rivoltante di un commercio di vite umane da osteggiare e fermare in qualche modo perché così come avviene è l'orrore dei lager, così sono gli annegamenti annunciati e il folle messaggio di 'venite tutti, c'è posto per tutti' lanciato al vento virtuale dell'Africa sub sahariana.
Che nome vogliamo dare allora a questo strano fenomeno sociale e politico, a questo curioso e arrischiatissimo (e organizzato con perfetta coscienza del crimine e della violazione di legalità che si va a commettere) 'naufragare in questo mare' dell'azzardo del poeta dell'Infinito - con conclusione quasi sempre certa a carico del contribuente italiano ed europeo?
La chiamano 'accoglienza', dalle parti del pd e buonisti e 'no borders' associati, con mirabile lancio in alto e abile e furbo rivoltare la frittata politica. Chef politici che fanno un baffo ai più noti televisivi e ci costano molto più cari in quel loro, indigeribile, menù quotidiano.
In realtà quel che si osserva con disincanto e non per partito preso è un disordine sociale in perenne ed esponenziale aumento – come l'entropia degli universi che ci affligge dalla notte dei tempi.
Se volete vi assemblo, dalle emeroteche, una elevata quantità di articoli di giornale che ci descrivono la presenza dei nostri ospiti 'accolti' nelle principali stazioni, nelle case occupate delle periferie urbane e nelle 'piazze dello spaccio' e mendichi fuori dalle porte di ogni supermercato, ma credo che ne abbiate contezza di vostro.
Vogliamo chiamarla, invece, invasione? Se vogliamo stare dalla parte della Elly e dei suoi adoratori pd e buonisti associati anche questa è una parola 'forte' una parola di troppo, da stigmatizzare e sanzionare politicamente, però resta il dato – più forte di tutti – dei 5.1 milioni di immigrati stimati sul suolo patrio, a dire di un 'affluire', di un asfissiante 'migrare' e caotico 'accogliere' (integrare è un parola grossa, grossissima, il sogno di una notte di pieno inverno).
Il dato clamoroso di 'accogliere', dicevo, tutta questa gente di etnie diverse, culture diverse (alcune rancorose e revansciste nei confronti dell'Occidente ospitale), abitudini diverse e nemiche di una serena convivenza.
Per la qual cosa un quartiere cittadino a prevalenza extra comunitaria subisce un picco al ribasso dei valori immobiliari e una fuga a razzo conseguente degli indigeni ai quali si chiede una indigeribile, evangelica coesistenza pacifica. Sentitevi con i consulenti delle agenzie e fatevi dire il valore a metro quadro di questo o quel quartiere.
'Gente che ci è entrata in casa, nel bene e nel male.' scriveva un Gad Lerner d'annata in un suo articolo. Come dire: 'non possiamo farci niente' e subire è d'uopo.
Invasione? No? Troppo forte e fuori misura?
E da tutto ciò esposto scaturisce la 'Soumission' - raccontata pianamente da Houellebecq, noto scrittore francese, nel suo bel libro. Dove si narra di equilibri politici delicatissimi che vengono cambiati d'emblè proprio da quel numero altissimo dei milioni di immigrati che 'ci sono entrati in casa' per il tramite del maledetto grimaldello di una malintesa pietas rivolta ai naufragi organizzati e agli ingressi clandestini e al criminale commercio di vite umane che ne deriva.
Ipotizza Houellebecq che perfino l'approvazione per via parlamentare della 'Sharia' nelle enclaves a prevalenza islamica potrebbe non essere più un tabù, in un futuro prossimo – nello scambio della politica malata di una Francia che ognora si coalizza disordinatamente nell'agone elettorale al fine di arginare un trionfo della Le Pen e dei suoi 'populisti'.
Correva l'anno...
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Mostre gioiose

Post n°3139 pubblicato il 19 Aprile 2024 da fedechiara
 

18 aprile 2015

E' gioioso l'approccio iniziale che si ha con quel Grande Vecchio che è Martial Raysse. Grande Vecchio perché ancora bambino dentro e capace di magie e laboriose fantasie che sintetizzano artisticamente il mondo intero e ne correggono i molti aspetti grotteschi e mortiferi e lo trasfigurano e rivitalizzano.
Un artista, Raysse, che non conoscevo affatto, nel vasto panorama dell'Arte contemporanea, e già il fatto che abbia scelto di vivere in Dordogna, come si legge nella sua biografia, aggiunge gioia a gioia. Perché ti fa venire in mente il gran naso dello spadaccino innamorato di Bergerac - quello de: '...e giusto al fin della licenza io tocco.' - e il fluire di quel fiume dolce che dà il nome alla regione, sulle cui sponde affacciano e si specchiano i meravigliosi villaggi della 'douce France' dei nostri sogni di una vita altra e diversa, delle molte che abbiamo immaginato e ci sono sfuggite tra le dita.
E già all'ingresso, nella corte interna del palazzo che ospita la sua mostra (M.a.r.t.i.a.l R.a.y.s.s.e - Palazzo Grassi – Venezia), ti aggiri tra le teche di un immaginario museo della Conoscenza e della Fantasia dove le statuette di antichi satiri e deità si confondono con i funghetti colorati e le capre e i contadini-ushabti che menano una strana carriola, e con gli altri sogni infantili buffi e grotteschi e le fiabe trasposte in sculture arcane di un Bimbo Meraviglioso capace di proporsi quale Fautore del Mondo Nuovo che tutti abbiamo inseguito da bambini, ma è durato poco, ahinoi e solo ne serbiamo brandelli e sfilacci nella memoria.
E ti colpisce quella statuetta di un tale che cerca di uscire dalla sua scatola angusta aperta a fatica - e dentro si mostra la luce di un inferno da cui cerca di scappare, ma fuori è tutto un fiorire di luce e galli-eroi ritti nelle loro piume che tirano con l'arco e bambini divini che eruttano fontane luminose.
E se un corpo nudo giace sulla pira della sua vita sofferta - che sembra un eroe troiano a cui è stata negata la meta di una Nuova Città da fondare - nella stessa teca gli fanno consolatoria compagnia i funghetti colorati della rigenerazione e trasformazione della materia e un satiro cornuto che porta sulle spalle una divinità gioiosa e un'altra bianca divinità della pace, più in là, con in testa la piccola colomba simbolica del Volo a cui tutti aspiriamo - o Resurrezione, che verrà qualche millennio più avanti.
E sembrano davvero le teche di un museo dell'archeologia minoica, ma rivitalizzato dal Buffo della fantasia infantile che non trascura la meticolosità nella riproduzione delle sculture e statuette e oggettini correlati - e Raysse è autorevole, autorevolissimo nel coinvolgerci in quel suo mondo di fiaba e cento fiabe della Storia e delle odissee e delle eneidi e le dice vere, più vere del vero, e se il mondo fuori dal palazzo è altra cosa e più avvilente e piatto, beh è un nostro problema, di noi che artisti non siamo e la Fantasia che abbiamo avuto in dono è raggrinzita in un angolo delle nostre menti e spaventata e raggrumata – come quel grumo arboreo che si mangia il corpo di una figuretta di donna e viene in mente Dafne e Apollo e il Laurus Nobilis dalle foglie intensamente profumate....

 
 
 
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