Creato da bellicapellidgl3 il 19/11/2014

Pettino Pensieri

Oggi è un giorno perfetto per volare

 

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Post n°18 pubblicato il 22 Gennaio 2015 da bellicapellidgl3

 

 

Sono ossessionata dai dettagli. E non parlo di dettagli estetici, quella almeno è un’ossessione meno radicata. Lo smalto sbeccato, le doppiepunte, il mascara sulla palpebra, i calzini corti. L’uomo che va in giro stropicciato come un exit poll delle primarie.

Parlo di dettagli mossi da quella intelligenza emotiva che non possiamo sempre governare, i piccoli gesti che sono al di fuori del nostro controllo e quindi una cartina al tornasole dei nostri desideri più profondi.

Detesto i gesti plateali. Suscitano in me la più profonda diffidenza. Le iperboli di parole altisonanti dette dopo tre giorni di conoscenza. Mazzi di fiori puzzolenti che mi danno un’emicrania da rigetto e che finiscono direttamente nel cesto dei rifiuti senza passare dal vaso.

Mi spiego meglio.

E’ estate, potremmo andare in vacanza insieme. Ma lui tergiversa. Io invece voglio essere concreta. Bene. Me ne vado per conto mio in vacanza. Però so per certo che non avrà mai più altre vacanze con me.

“Per me è finita” (e questo glielo comunico al telefono dal mio posto di vacanza).

“Come finita?”

“Eh.”

“Ma per questa storia della vacanza? Mica dirai sul serio?”

“Questa storia della vacanza, come la chiami tu, a me pare una cosa seria”

“Non dire cazzate. Prendo un aereo e ti raggiungo”

Ahahah. Un aereo? E perché non una mongolfiera, un sommergibile o l’astronave di Capitan Harlock già che ci siamo?

I gesti plateali arrivano quando manca la terra sotto i piedi o quando vogliamo puntare un obiettivo e calcoliamo. Sono per quelli che credono in un appeal definitivo, anzi micidiale. E, se vogliamo, siamo capaci tutti.

I dettagli non possiamo calcolarli. Sono gesti istintivi ed io ho un rilevatore sofisticatissimo del dettaglio emotivo.

Dobbiamo separarci però ci si spezza il cuore. Sarà per un breve periodo, lo sappiamo, ma, quando sei innamorato, c’è sempre questa sorta di urgenza, questo non poter fare a meno. Baci. Carezze. E’ il momento.

Cammino verso la mia auto, la mente in subbuglio, il cuore in cantina. Lui si allontana dalla parte opposta. Devo voltarmi a guardarlo (lo so, questo è uno scenario che un uomo giudicherebbe molto melodrammatico, ma tant’è). E lui? Lui si volterà? Questo dettaglio per me vale più di dieci ore di volo per raggiungermi.

E c’è una frase che trovo tra le più belle frasi per dichiarare un sentimento, più di tutti i “ti amo” detti, scritti e pensati del mondo. Non a caso l’ha scritta Marquez (il grande Gabo) ne “L’amore ai tempi del colera”.

Quando, ormai anziani, finalmente i protagonisti si ritrovano e si amano in un letto, a lui che sembra distratto lei chiede ( domanda sempre pericolosa e giurerei formulata per lo più dall’universo femminile, domanda che mette in crisi ogni uomo più di quella “Cosa siamo io e te?”).

Insomma, lei chiede, amorevole: ”A che pensi”.

E rincara:” Sembri altrove”

E lui, attenti bene, dice qualcosa di grandioso:” Ti sto pensando altrove”.

Ovunque io sia con la mente, anche quando tu sei qui vicino a me, in qualunque luogo io possa vagare, ci sarai sempre tu.

Beh in molti uomini questa visione innescherebbe un attacco di panico. Ma in pochi altri no. Mi piace la selezione naturale.

 

 

 
 
 
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