Creato da MalinconieSublimi il 07/06/2011

GiulianoPiancastelli

FAENZA ARTE...STUDIO D'ARTE PIANCASTELLI...VICTORIAN ART

 

ROMOLO LIVERANI, Il suo volto e la sua vita

ROMOLO LIVERANI
Il suo volto e la sua vita

romolo liverani

Romolo Liverani iniziò i suoi studi nella scuola comunale di disegno a Faenza, sua città natale, e con l’insegnamento di architettura tenuto da Pietro Tomba, fu scenografo, decoratore e vedutista. Si specializzò nelle decorazioni di soffiti e pareti in molti palazzi e ville dell'alta società. I nobili e i ricchi borghesi anelavano ad avere un soffitto od un'intera stanza decorata  da lui e il fratello. Le scene a soggetto naturalistico o architettonico, e quelle del melodramma erano il suo marchio di fabbrica, ma anche nei sipari e nella stessa architettura di teatri lavorò a Pesaro, Ferrara, Ravenna, Cesena, Rimini, Urbino e Faenza. Di lui, oltre alle scenografie che lo resero l’artista forse più apprezzato a livello nazionale nel mondo del teatro, restano gli album con schizzi riproducenti luoghi di ogni parte della Romagna e delle Marche impregnati di un romanticismo ottocentesco.

IL SUO VOLTO....
ritratto romolo liverani

( Foto di scarsa qualità da me scattata anni fa, nella Pinacoteca Comunale di Faenza )

Il dipinto è conservato alla Pinacoteca comunale di Faenza ed è opera del pittore Bellenghi Lodovico Paolo ( 1815-1891 ). E' un dipinto a olio su tela e misura cm. 102 x70, datato 1840.
Si tratta di una lezione di architettura: quattro uomini sono raccolti intorno al maestro che spiega un disegno di progetto, servendosi di un compasso che tiene in mano. Il maestro è Pietro Tomba; gli allievi da sinistra sono: Federico Argnani, Romolo Liverani, lo stesso Ludovico Bellenghi. Il fondo è scuro.
L'opera, della cui provenienza non si hanno notizie, è di grande interesse storico ed iconografico: tutti gli effigiati hanno ricoperto ruoli di rilievo nel mondo artistico e culturale di Faenza. Pietro Tomba fu maestro di molti pittori faentini dal 1820 fino alla morte avvenuta nel 1846, anzi il fatto che sia ritratto piuttosto anziano ha permesso a Casadei di proporre la datazione del 1840 (Casadei, 1993). Federico Argnani fu il fondatore della Pinacoteca, Romolo Liverani e appunto Ludovico Bellenghi celebri pittori.
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LA SUA VITA
1809. Il dodici settembre nasce Romolo Achille da Gaspare “macchinista del teatro faentino”.
1815-18. Assiste alle operazioni del babbo e degli scenografi durante le stagioni teatrali faentine.
1819. Forse nell’autunno di quest’anno viene iscritto alla Scuola di Disegno diretta da Giuseppe Zauli; partecipa inoltre all’evolversi della formazione artistica del fratello maggiore Antonio che stava perfezionandosi sotto la guida di Pietro Piani.
1820-23. Oltre al disegno d’ornato frequenta le lezioni di architettura e prospettiva nella scuola di Pietro Tomba. Comincia a schizzare vedute e bozzetti scenografici.
1823-25. Perfeziona le sue esperienze artistiche nel campo della prospettiva e scenografia, avendo per esempio il concittadino Clemente Caldesi (allievo del Gonzaga e “gianesco”), prendendo conoscenza anche dei modelli bolognesi del Basoli. Esegue vari albums di vedute del territorio faentino e dintorni, cominciando nel biennio 1824-’25 le prime esperienze professionali di scenografo.
1828. Probabilmente intorno a questo anno fa una puntata a Milano per conoscere il Sanquirico e l’ attività scenografica di quell’ambiente. Del Sanquirico si vanterà di essere stato allievo.
1829. A Bergamo esegue scenografie per quel teatro. E’ quindi documentata l’attività professionale di Romolo fuori di Romagna quando non aveva ancora compiuto il ventesimo anno.
1830. Alterna l’attività di pittore per decorazioni chiesastiche, come i teloni dei Sepolcri o gli sfondi panoramici per Crocifissi, con le stagioni d’opere o di commedie nei teatri di Romagna. L’attività di scenografo nel Teatro faentino, nelle varie stagioni di Carnevale, S. Pietro o d’Autunno, sarà da questo anno in poi pressochè ininterrotta.
1830-35. In uno di questi anni inizia anche l’attività di scenografo per il Teatro di Ravenna che, dopo Faenza e con Pesaro, sarà il luogo preferito dei suoi incontri con il pubblico. Nel 1835 Romolo ha eseguito delle sovraporte di soggetto scenografico nel palazzo di Francesco Casalini sul Corso di Porta Imolese, è co-nosciuto come palazzo Rossi, progettato dal Tomba.
1837. E’ l’anno in cui, il 6 marzo, nasce il figlio Tancredi che se-guirà l’attività paterna.
1840. Inizia l’attività di scenografo al Teatro Nuovo di Pesaro (Teatro Rossini) che, ancor più di Ravenna, gli darà le maggiori soddisfazioni della sua attività teatrale. E’ forse in questo anno che dipinge il secondo scenario, detto Comodino, del Teatro di Faenza, per la stagione in cui eseguì le scene delle opere donizettiane Roberto Devereux e Gemma di Vergy.
1842. Nel settembre di quest’anno termina con le vedute del Ponte delle due Torri travolto dall’alluvione, l’Album di vedute faentine che era stato iniziato nel 1823 e oggi è conservato nella Biblioteca comunale di Faenza. E’ anche l’anno in cui il baritono Tamburini venne a cantare a Faenza la Lucia di Lammermoor e lo Stabat Mater del Rossini; per l’occasione Romolo fece scene in Teatro per la Lucia e il grande fondale nel Salone municipale ove si eseguì, a pochi mesi di distanza dalla trionfale prima esecuzione di Parigi, lo Stabat rossiniano.
1843. Romolo lavora in Teatri della Toscana fra i quali quello di Pisa.
1844-45. Molto attivo a Pesaro ove andrà sposa la figlia maggiore Matilde.

La sera del 31 dicembre del 1844, il pittore Romolo Liverani coi suoi compagni di baldoria: Pasquale Saviotti, Achille Calzi senior, Adriano Baldini e Savino Lega, nell’osteria dell’odierna “Marianaza”, avevano festeggiato con una lauta cena e numerosi fiaschi di vino, la chiusura dell’anno. Quando fu il momento di pagare, si accorsero che i soldi non bastavano e l’oste, che già da tempo faceva credito alla brigata, pensò di chiedere a quegli artisti qualche loro disegno pensando di compensarsi. Il foglio fu chiamato , e servì per pagare il debito...

AFFRESCO ROMOLO LIVERANI
( Particolare di uno dei soffitti da lui affrescati alla Casa Sangiorgi, una delle case in cui abitò a Faenza )

1846. Nel novembre gli muore il padre Gaspare.

1847-50. E’ un periodo critico per Romolo: malattie sue e dei familiari, poco lavoro e contrarietà di ogni genere gli rendono odiosa la vita. Nel 1849 Romolo fece parte della Commissione istituita dalla Repubblica Romana per il Censimento delle Opere d’arte appartenenti a Chiese e Ordini Religiosi.
1851. E’ andato col fratello Antonio a decorare la Sala e preparare le scene del nuovo Teatro di casa Perticari nella loro villa di S. Angelo in Lizzola sopra Pesaro. Aveva collaborato anche alla elaborazione del progetto architettonico. Nello stesso tempo mantiene contatti con l’architetto Meduna che sta ultimando il nuovo Teatro di Ravenna: fa da consulente per l’attrezzatura del palcoscenico.
1852. Dopo quattro anni di assenza per essere stato escluso dall’ attività del vecchio teatro a causa degli intrighi del giovane scenografo ravennate Luigi Ricci, ha potuto avere la soddisfazione di tornare a lavorare a Ravenna per l’inaugurazione del Nuovo Teatro. E’anche l’anno in cui col fratello Antonio inizia la decorazione della Cappella della Immacolata nella chiesa dell’Osservanza di Faenza; il lavoro è in omaggio alla memoria del padre defunto ed ivi sepolto.
1853. Cambia casa: da quella dei Bassi allo Spirito Santo di fronte alla Beneficenza (oggi Casa Savini) passa in quella dei Tomba da Porta Montanara di fronte alla piazzetta di S. Lucia.
1854. Lavora per vari teatri del Veneto: Venezia, Padova, Vicenza, Verona e nel tardo autunno passa a Mantova.
1855. Anno del colera: fugge di casa e si ritira nella Villa Gessi di Sarna ove si diletta a riprodurre i luoghi del paesaggio circostante.
1856. In quest’anno Romolo è impegnato a restaurare e rinnovare l’interno della Chiesa del Suffragio, dove rifà nuovi tutti gli altari, compreso quello principale, da lui progettati; ha fatto eliminare tutti gli stucchi barocchi alle pareti e col fratello Antonio ha dipinto la parete di fondo del presbiterio.
1857. Romolo e Antonio completano la decorazione della cappel-la dell’Immacolata nell’ Osservanza e vi pongono la lapide in memoria del padre.
1858. Sempre in collaborazione col fratello Antonio, Romolo rin-nova e decora la chiesa di San Maglorio. Egli è il direttore anche del restauro architettonico. In primavera Romolo, col figlio Tancredi, era stato a lavorare a Ferrara e poi erano passati a decorare la Sala e preparare gli scenari per il nuovo Teatro di Argenta.
1861. In primavera è nuovamente in crisi: indebitato e senza lavoro fin dall’anno precedente. In estate però lui e il figlio Tancredi vanno a lavorare a Cesena, finito il lavoro a Cesena, Tancredi passa a Forlì per quella stagione d’opera e Romolo in ottobre va ospite del Conte Antonio Gessi alla Villa di Sarna.
1864. In primavera Romolo è disoccupato e arrabbiato contro la Deputazione Teatrale di Faenza, ma spera di rifarsi a Pesaro dove lui e Tancredi, hanno avuto incarico di apprestare tutte le scene per l’opera Guglielmo Tell in occasione della stagione d’opera per l’inaugurazione del monumento a Rossini. Subito dopo passerà a lavorare per il Nuovo Teatro della Fortuna di Fano.
1866. Geremiadi fra lui e l’amico Odoardo Gardella di Ravenna a proposito della situazione economica e sociale della Romagna. Sono tutti disoccupati con grande miseria a Ravenna e Faenza ragion per cui Tancredi pur di avere un soldo da mandare a casa si è fatto soldato. In compenso in casa Liverani aumentano le bocche: è nato il secondogenito di Tancredi (Leonida).
1868. Ormai Romolo è mal ridotto anche fisicamente e confida le sue pene alla Marianna Casalnuovo, cognata dell’amico Gardella, che fu in tempi migliori, una sua allieva prediletta.
1869-72. Romolo fisicamente e moralmente depresso, declina verso la sua fine in piena miseria. Tancredi è emigrato con la famiglia a Roma sperando di trovare lavoro e Romolo con sua moglie si ritira in una misera stanza in fondo a Via Monaldina verso S. Rocco dove muore di stenti al tramonto del 9 ottobre 1872.

PALAZZO MILZETTI...La capanna rustica a trompe l'oeil dei Liverani Romolo e il figlio Tancredi.
A Palazzo Milzetti a Faenza, un piccolo gioiello che testimonia il carattere del giardino “romantico” realizzato presumibilmente all’epoca dell’età Rondinini, forse attorno al 1851.

palazzo milzetti
La struttura in legno di faggio con tetto incannicciato, presenta all’interno una decorazione a tempera di Romolo e Tancredi Liverani di carattere illusionistico che allude alla funzione di servizio al giardino o al giardiniere o ancora di divertimento e riposo. Ed è nel carattere della finzione che si rivela il gusto teatrale del Liverani che ci fa immaginare vero il legno finto, gli oggetti e le suppellettili, i libri e i fogli, gli strumenti di lavoro e soprattutto lo straordinario paesaggio che si rivela oltre un tendaggio come un fondale di palcoscenico aldilà di un sipario sollevato. La conversazione è l’occasione per un confronto e un riferimento ad altri contesti soprattutto di ville del territorio ove Romolo Liverani ha lasciato significative tracce del suo “genio romantico” nelle decorazioni parietali.
capanna rustica milzetti
Le notizie storiche sono state prese da internet.

 
 
 

FAENZA, Casa Sangiorgi e gli affreschi di Romolo Liverani

Post n°188 pubblicato il 24 Gennaio 2018 da MalinconieSublimi
 

ROMOLO LIVERANI

"Casa Sangiorgi e gli affreschi dei fratelli Liverani"

Ora sede di Quazàr, Coworking e spazio eventi.

https://www.facebook.com/CoWorkingFaenza/

Ho avuto la fortuna di diventare un artista noto a livello nazionale, ho fatto videoesposizioni di mie opere al Louvre, ricevuto premi ad Edimburgo in Scozia. L'arte è sempre stato il sangue che mi ha mantenuto in vita. In questo mio blog mi sono spesso preoccupato di segnalare altri colleghi artisti, ma poi ho compreso che un artista vivo, ha sempre più possibilità di far conoscere la propria arte, mentre uno morto...


FACCIATA CASA SANGIORGI


Ho una grande passione per un artista nato nella mia stessa città natale, anche se in un'epoca diversa...Romolo Liverani. Molto famoso ed apprezzato, presente in aste d'arte, collezioni private, ecc. Ma quando si è così "magici" come lui, parlarne non è mai abbastanza. I suoi affreschi poi mi sconvolgono, mi entrano nell'anima, come quelli di Casa Sangiorgi a Faenza.

All’interno del palazzo ci sono vari ambienti affrescati dai fratelli Liverani fra i quali la Sala della Lirica che vi mostro in foto.
Questo ambiente era la sala dove Romolo Liverani, che all’epoca risiedeva qui, riceveva e s’intratteneva con gli amici .

SCALONE INTERNO


L'edificio dalla facciata anonima e severa, tutta in mattoni a vista come era tipico nelle case con secoli di storia sulle spalle, non fa presagire quello che nasconde al suo interno. E' certamente uno dei tanti edifici in cui i fratelli Liverani hanno dato il meglio.

Ringrazio l'Arch. Bianca M. Canepa, per avermi autorizzato a fare questo post.

DECORAZIONI LIVERANI


Il Liverani era l'allievo prediletto di Pietro Tomba nella locale scuola di architettura. Dal 1824 era già attivo come acclamato scenografo nei teatri di Faenza, Ravenna, Senigallia e Lugo. Lavorò in tutta l'Italia settentrionale e centrale presso i più importanti teatri, ma particolarmente in Romagna e a Faenza.


FRATELLI LIVERANI


Straordinario interprete della decorazione faentina dell'Ottocento, proseguì con il fratello maggiore Antonio la tradizione neoclassica inaugurata da Felice Giani arricchendola di stilemi romantici.


INTERNI


Nel 1830 eseguì decorazioni prospettiche nel Palazzo Mazzolani, del 1831 è lo scomparto della Chiesa di San Vitale, del 1837 i decori di Villa Rotonda, nel '39 il convento di San Domenico, nel 1840 decorò lo studiolo di Palazzo Gessi, e del 1842 sono le decorazioni di Palazzo Pasolini Zanelli. Negli stessi anni opera con il fratello Antonio in molti palazzi e case faentine. Nel 1843 fu attivo nelle dimore patrizie di Ravenna.

INTERNI A FAENZA


Verso il 1848 dipinse le lunette dipinte nel Palazzo Laderchi a Faenza raffiguranti le due ville di campagna di proprietà dei Conti Laderchi: villa il “Prato” e la villa di Prada. L'anno 1851 curò la realizzazione del teatrino Perticari di Sant'Angelo in Lizzola. Tra il 1852 e il 1857 eseguì, sempre col fratello, la decorazione della Cappella dell'Immacolata della Chiesa di San Girolamo all'Osservanza di Faenza, dedicandola al padre, morto nel 1848.

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Ringrazio il signor Pietro Baccarini che mi ha autorizzato a pubblicare le sue foto.

Una parte delle notizie storiche sono state prese da internet

 
 
 

Alice's... Portobello Road London

Post n°187 pubblicato il 19 Gennaio 2018 da MalinconieSublimi
 

PORTOBELLO ROAD
e le magiche atmosfere di....
Alice's

portobello road


Ci sono luoghi che quando li attraversi, sembra quasi suscitino una sorta di  benessere agli occhi....e all'anima. Oggi ve ne presento uno...


portobello road


Se si decide di fare un viaggetto a Londra una delle tante mete irrinunciabili è certamente Portobello Road. Famosa nel mondo per il suo mercato antiquario e indipendentemente da questo, già  spettacolare da attraversare a piedi. Le case una di un colore diverso dall'altra, le caratteristiche finestre, i negozietti con le vetrine d'altri tempi, che sembrano uscite da un romanzo di Dickens, insomma, un luogo che certamente vi entrerà nel cuore. La via è piena di negozi storici, ma certamente quello più affascinante  è"ALICES" di fama mondiale, al numero  86 di Portobello Road appunto.


alice's


Fondato nel 1887, è una rinomata azienda a conduzione familiare che si dedica alla vendita di oggetti d'antiquariato, articoli di riproduzione, mobili e opere d'arte. Aperto 5 giorni su 7, da martedì a sabato. Questo posto ha una splendida vetrina rossa  ed è assolutamente da visitare quando si cercano oggetti di antiquariato o semplicemente vecchi, o quando si va a Londra per fare shopping a Portobello Road a Notting Hill. Il negozio è assolutamente stupendo ed è stato spesso utilizzato come location in numerosi film nel corso degli anni, lo si può vedere anche nel film del 2014 Paddington.


alice's


Tantissimi i divi del cinema e della tv, o i politici che negli anni hanno fatto una capatina da Alice's. I prezzi sono abbastanza buoni, ma sappiamo tutti che Londra è carissima. Puoi trovare tutti i tipi di regali, dai vecchi barattoli di marmellata alle vecchie casse, alle ceramiche e alle teiere di chintz più nuove e incredibilmente belle, realizzate nello Staffordshire da Heron Cross Pottery. Ottimo posto per prendere una bella teiera Made in England per meno di 30 sterline. Il negozio è piuttosto stretto all'interno ma ricco di tante cose con quella patina d'altri tempi che fa molto vecchia Inghilterra. Un negozio che ha una lunga storia. Aprì i battenti come già detto nel 1887, è in tanti anni ha anche cambiato vari proprietari, uno di questi fu Alan Carter, nato a High Wycombe in  Inghilterra nel1941, e cresciuto nei dintorni di Portobello Road. Dopo aver lavorato per un anno e mezzo in un'assicurazione, andò a lavorare per un commerciante di antiquariato di portobello road dove rimase per due anni prima di mettersi in affari con suo fratello Kenny.


alice's


Lavorò per un periodo di cinque anni nel commercio dell'antiquariato a Portobello Road, che  è stato seguito da altri 14 anni di commerci nel paese occidentale. Alan Carter è il fratello di Ken Carter che ha lavorato e ha posseduto "Alice" per molti anni, fino alla sfortunata morte di Ken.





Nel 1980 ha trasferito la sua famiglia in Australia dove ora importa pezzi d'antiquariato dall'Inghilterra e pubblica riviste e libri. Ora il negozio è gestito da altri proprietari che lo riempiono fino a svegliare, di oggetti molto British Style. E poco lontano da lì avrete anche modo di gustare degli ottimi arancini Siciliani. Chissà! Forse un giorno ci andrò anch'io a visitarlo! Ma voi...che aspettate a partire?

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Maurizio Mazzocchi...LE ANIME DEGLI ARTISTI

Post n°182 pubblicato il 12 Giugno 2017 da MalinconieSublimi
 

DEDICATO A TUTTI I VERI ARTISTI 




 LE ANIME DEGLI ARTISTI 


Di
MAURIZIO MAZZOCCHI

Oh! quanti figli 
possiede la Morte 
Quante ombre si aggirano  
per le vie della città 
apparentemente piene di vita 
in cerca di un mero successo 
e un falso benessere 
spente dentro i loro cuori 
che non battono più 
Quanti sepolcri 
adorni di fiori appassiti 
Quanti spettri d’argento 
in questo mondo di nebbia 
Oh! quanti figli 
possiede la Morte 
Ci sono farfalle di seta 
rinchiuse 
nei sogni dei fanciulli 
che temono 
 di visitare la Primavera 
perché il mondo 
 è troppo ebbro 
di polline triste 
e di fragranze tediose 
Viviamo tutti dentro 
una teca di cristallo 
dove il tempo inchiodato 
ad un vecchio Pioppo 
è legato ad una corda 
di canapa lacera 
che gira e gira 
come una giostra 
 fino a esaurirsi 
Ma tu che sei figlio della Vita 
un Anima Artista 
segregata nel silenzio 
 e nella dimenticanza 
sei come una rondinella di mare
 che viene da lontano 
 da molto lontano  
oltre questa clessidra di vetro 
oltre l'orizzonte di ghiaccio 
Oh! quanti figli 
possiede la Morte 
Quanti sonnambuli 
rinchiusi nel giardino d’oriente 
senza usignoli 
senza il fruscio della brezza 
senza laghi e ruscelli 
senza lucciole e stelle 
Oh! quante Anime Artiste
 colme di estro e bellezza 
sono scese dall’Azzurro 
per riempire 
 i cieli cenerini 
 e la terra rugginosa 
di versi e canti 
 di musiche e colori 
Le loro opere 
si ispirano alle lacrime di Dio 
versate sul mondo 
Ma i figli della Morte 
senza più linfa 
non si accorgono 
di questi cuori pulsanti 
e continuano a tumulare 
con pietre di giudizio 
e a seppellire 
sotto la terra del disprezzo 
tutte le loro musiche 
 tutti i loro dipinti  
e tutte le loro poesie.
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MAURIZIO MAZZOCCHI

 
 
 

GIULIANO PIANCASTELLI, Un quadro per tre mostre. Palermo, Roma, Palermo

 "KATE, THE LADY OF THE LIGHTHOUSE"

Un dipinto per tre mostre

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Inizio questo post partendo dall'ultima di tre esposizioni interamente dedicate al mio dipinto "KATE, THE LADY OF THE LIGHTHOUSE". L'esposizione conclusiva a cui mi riferisco è il Me Art di Palermo, evento di portata internazionale presentato da Alba Parietti alla presenza del grande critico e scrittore PAOLO LEVI, che mi ha selezionato per partecipare a questo evento. Di seguito le immagini relative alle tre esposizioni... Palermo, Roma, Palermo

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PALERMO

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( PAOLO LEVI, SANDRO SERRADIFALCO E ALBA PARIETTI )

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ROMA

Poi è stata la volta di Roma. L'esposizione nelle prestigiose Sale del Bramante in Piazza del popolo a Roma, ha ottenuto un grande successo di pubblico...

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PALERMO

La mostra di Palermo ha aperto questo trittico espositivo


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Carla Ciani...Dedicato a Mimma

Post n°178 pubblicato il 21 Marzo 2017 da MalinconieSublimi
 

 

"DEDICATO A MIMMA"

di

Carla Ciani

 

Mimma


Molti grandi artisti hanno avuto vari periodi di ispirazione nella loro arte, nella scelta dei soggetti, nel loro modo di dipingere,  vedi per esempio Picasso. Mimma non è stata da meno. A suo modo creativa, amante del cambiamento, del trasformare, ha attraversato vari periodi passando da quello di roditore
di giardiniere
di sadica
di esploratrice
di Arsenio Lupin.
Cominciò il suo periodo di roditore attaccando tutti i piedi e le gambe dei mobili di legno senza dimenticare il portariviste e l’attaccapanni. Non disdegnò di masticare altri materiali come il mio portafoglio e la chiavetta del computer.


MIMMA


Si diede al giardinaggio scavando profonde buche sotto la siepe fino a scoprire le radici e a rannicchiarvisi dentro. Aveva un senso del verde diverso dal mio: toglieva certe piante dai  vasi e, dopo che io le rimettevo a posto, le toglieva di nuovo.
Quando camminavo in cortile, mi seguiva mordendomi i polpacci. Per lei era un gioco, ma io lo trovavo sadico perché i suoi dentini aguzzi lasciavano il segno.
Durante la sua prima estate tenevo le porte interne aperte per far circolare l’aria e mitigare il caldo. Appena poteva, saliva la scala e andava ad esplorare le stanze al piano superiore. Non c’era gommapiuma che si salvasse. Trovavo pezzi dappertutto. Svuotava i peluche lasciando sul pavimento gli involucri afflosciati. Fui costretta a mettere tutto in alto, fuori portata della sua furia distruttrice.
Una sera mi accingevo a mangiare uno dei miei piatti preferiti, le polpette col sugo che avevo preparato con cura. Mi ero appena seduta a tavola quando qualcuno suonò il campanello. Un ragazzo era venuto a ritirare dei dischi che avevo già preparato per lui e glieli consegnai. Ritornai a sedermi. Il piatto era lucido, pulito come dopo il lavaggio. Mi venne il dubbio di non averci messo ancora le polpette, ma non era così. Arsenio Lupin a quattro zampe, ostentando un’aria indifferente, stava  sdraiato e satollo sul suo cuscino. La mia delusione fu grande e dovetti rassegnarmi a cenare con pane e formaggio.
Non mancarono altre imprese del genere, anche se il cibo era posato accanto ai fornelli. Aveva cominciato a crescere e, quando si alzava in piedi, arrivava dappertutto. Altra delusione perché avrei voluto un cane di mezza taglia non una stangona…


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Mio figlio l’aveva presa da un contadino che, per liberarsene, gli aveva detto che sarebbe rimasta piccola. Aveva   due mesi e mezzo, era graziosa col suo pelo rasato lucido nero e bianco e le macchioline marrone sopra gli occhi. Nel suo primo anno di vita fu la mia disperazione, un vero diavolo. Pensavo a come avrei potuto  convivere con quella peste. Forse l’angelo custode dei cani entrò in azione perché Mimma cominciò a calmarsi e a migliorare sempre di più. Divenne la mia compagna preferita, mi seguiva in ogni cosa che facevo, capiva  dove mi accingevo ad andare. “ Andiamo a chiudere le persiane”, “andiamo a vedere se c’è della posta” “andiamo a stendere i panni” “andiamo a guardare il fiume”. A ogni frase lei mi precedeva prendendo la giusta direzione.


Mimma


Ero sola in casa, ma Mimma colmava la mia solitudine. Era una presenza  che riempiva ogni vuoto. Abbiamo  vissuto insieme per 13 anni, giorno e notte. Il suo sguardo dolce mi  diceva quanto era profondo il suo affetto per me. Quando , dopo un’ecografia, seppi che aveva un tumore all’intestino di 20 centimetri di diametro, capii che era giunta alla fine della sua esistenza. Ho cominciato a vivere in un limbo di sofferenza e di estrema tenerezza per lei che mi ricambiava col suo sguardo tenero e qualche leccatina.. Pregavo Dio che la facesse morire nel sonno.” Dio, Mimma mi ha dato tutto di sé, conforto, sicurezza, affetto, vicinanza, condivisione. E’ stata buona oltre ogni dire, premiala per tutto questo, Signore, falla addormentare per non svegliarsi più. Ti prego, se lo è meritato.”
Il primo giorno di agosto il veterinario ha usato la mano di Dio e Mimma si è pian piano addormentata in pace, finalmente libera dal suo male e il suo  cuore generoso ha cessato di battere. Ora ha ritrovato forza e vigore e corre felice nei prati del cielo.


MIMMA


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Mimma era anche amica mia. C'è stato un lungo periodo in cui la vedevo tutte le settimane. Lei sapeva accogliere la gente che conosceva, sempre festosa innondava i visitatori di attenzioni e effusioni, la gioia traspariva dai suoi occhi.

Ripensandoci, sono pochi gli esseri umani che hanno saputo accogliermi con la stessa festosità e sincerità. Lei dava il suo amore senza giudicare chi si trovava davanti...a differenza di noi umani. Belli o brutti, buoni o cattivi, venivano trattati da lei allo stesso modo.

Mi ha fatto sentire amato.

Non sapevo fosse morta. A volte passando in bicicletta guardavo verso il suo giardino...senza vederla più. Ora so che se anche i nostri occhi non possono più vederla, lei continua ad affacciarsi con il muso tra le sbarre della cancellata, curiosa di scoprire se c'è qualcuno da poter innondare di attenzioni...

Ciao Mimma!

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Tutte le morti meritano rispetto, che si tratti di persone o di animali. Anzi, spesso gli animali sanno dare molto di più.


 
 
 

Maurizio Mazzocchi POESIE

Post n°177 pubblicato il 13 Febbraio 2017 da MalinconieSublimi
 

 

"FRAMMENTI D'ANIMA"

Poesie

di

MAURIZIO MAZZOCCHI

 

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SABBIA E VENTO


Questo mondo è un azzurro deserto

uno stagno di arida sabbia

che ospita cigni d’argento

rane di pietra e pesci di legno

Siamo gocce di rugiada

cadute nel limo della tristezza

Lacrime di stella perse nel segreto delle dune

Se ignoriamo la nostra sorgente

moriremo di stenti

e di vani desideri nella ruota del tempo

Anche se tu sei di animo cheto

condividi lo stesso il destino dell’irrequieto

Non tutti veniamo al di là del firmamento

non tutti siamo pegasi caduti

molti di noi sono solo

ombre del deserto ………….. m.m.


 

L'OMBRA DELLA MIA ANIMA


Sono giunto alla soglia del domani
dove le lacrime si mutano in onice
Il labirinto oscuro della vita
di vicoli affumicati che per anni
ha confuso e distratto il lontano sogno
sembra dipanarsi
L'ombra della mia anima
volge lo sguardo verso la luna d'argento
e la sua vaga sonnolenza amabile e rassegnata
sembra perdere ogni allucinazione
Siamo nati tutti dal seno di un Dea
che ha portato alle nostre bocche avide
il latte eterno dell'amore
ma
la paura di perdere il suo dolce sguardo
ci ha portato via tutti i suoi segreti
dal nostro cuore
e rinchiusi in una prigione di stenti e arsura
Sono giunto alla soglia del domani
e dove io vedo ora amore
fra i dolori e le infamie
altri ancora ahimè ignari
si librano con le ali della tristezza
in cerca di sogni senza nido..........m.m.

 

 
 
 

Problemi tecnici

Post n°176 pubblicato il 02 Gennaio 2017 da MalinconieSublimi

NON SONO SPARITO PER MIA SCELTA, MA PER PROBLEMI TECNICI... NON RIESCO A PUBBLICARE FOTO NEI POST, ORMAI DA MESI...

 
 
 

Fognano, Vittorio Sgarbi pubblica Giuliano Piancastelli sul catalogo ITALIANI

Post n°174 pubblicato il 03 Agosto 2016 da MalinconieSublimi
 

 

VITTORIO SGARBI

pubblica Giuliano Piancastelli, sul

catalogo ITALIANI...

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Devo ammettere che questo 2016 è stato un anno intenso di eventi a volte sconcertanti. Le numerose mostre importanti, i premi ricevuti, la mia casa finita su giornali e tv per il video con il fantasma e le voci degli spiriti...e poi arriva anche questa, la selezione e ammissione nel catalogo di Sgarbi. Davvero una grande annata per me!

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Sono già stato pubblicato su un'anteprima del catalogo vero e proprio ( e queste sono le foto ) ma a ottobre verrò pubblicato anche sul catalogo ufficiale...


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Il catalogo Italiani, del Prof. Vittorio Sgarbi è un' opera importantissima, comparire tra quelle pagine è ovviamente un grande onore per me.


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Un doveroso ringraziamento alla EA Edizioni di Palermo, che ormai da anni, mi permette di partecipare ad eventi sempre di altissima qualità.

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GEC, un'artista poliedrica

Post n°173 pubblicato il 09 Luglio 2016 da MalinconieSublimi
 

 

GEC

Un'artista poliedrica

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Diventa complicato parlare di un'artista che sa esprimere la sua arte in mille forme. Un'artista che riesce a regalare emozioni con ogni cosa che crea. Molteplici sono anche i nomi d'arte che ha utilizzato in questi anni per farsi conoscere, forse proprio  perchè lei non è mai una cosa sola, ma è tante facce dell'arte. In primis nasce musicista, ma è anche pittrice, poetessa  e restauratrice...doni che ha ereditato dal padre, anche lui artista e liutaio....

emyly cabor

( Sussurro...opera su legno  30X 40 )

Nelle sue opere è sempre presente una grande profondità ed in particolar modo nei dipinti a carattere figurativo, riesce sempre a raffigurare l'anima dei personaggi che ritrae. Anche le atmosfere mai scontate sono il frutto di emozioni che regala al pubblico senza filtri. Quando dipinge dona la sua sensibilità di artista, con lo stesso impeto di quando si spalanca una finestra, ed il suo mondo privato entra a far parte del mondo che la circonda....

roses d'amore

( Roses d'amore... dipinto legno 60 x 80 )

Che si tratti di un volto, di un fiore o un paesaggio, la sua arte dimostra carattere....personalità e stile. Un suo dipinto messo in mezzo ad altri mille quadri, lo si riconosce subito. Questa per me è la cosa più importante.

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Luci e ombre si alternano sulla tela, linee e colori definiscono l'identikit di un'artista completa.

Per conoscere in modo più approfondito le arti di Gec, allego i links di alcuni suoi blogs...buona visione!

http://ledimoredeltempo.blogspot.it/

http://capriccidarte.blogspot.it/


 
 
 

Marina Ursini Fotografa

MARINA URSINI

Fotografa

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L'arte nella fotografia...


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Le foto sono come una sorta di memoria, per aggiungere dei dettagli a quei ricordi scolpiti nel nostro cuore.....


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Ricordi che possono anche non essere nostri ma esclusivamente di chi ha scattato quella determinata foto......

 

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La grandezza di un fotografo sta proprio nel fatto di farli diventare nostri.......

 

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Così anche luoghi che non abbiamo mai visitato ci entrano nell'anima grazie a chi li ha ritratti....

 


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Con quella macchina Marina Ursini ha viaggiato su tanti volti, in mille scorci di paesaggi, facendola diventare nel tempo il suo strumento di espressione, di emozione interiore e di dialogo con la gente.....

 

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La macchina fotografica è uno strumento semplice, anche il più inesperto può usarla, la sfida consiste nel creare attraverso di essa quella congiunzione tra verità e bellezza chiamata arte.....

 

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E nelle foto di Marina di arte ce n'è tanta.....

 

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Non ferma momenti in un fotogramma come farebbe un freddo cronista, lei lo interpreta ammantandolo di poesia, di colori unici, di emozioni fermate in un attimo.....

 

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Il suo lavoro aspira a rilevare l’anima di un luogo, l’emozione di un evento, di un volto o l’essenza vitale di un oggetto, e allora il cuore  trabocca di felicità e di emozione negli occhi di chi ammira le sue opere.....

 

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Con le sue foto lei ci narra  ciò che prova guardando attraverso l’obiettivo.....

 


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Vi invito ad entrare nelle sue foto, guardarne i mille particolari, le sfumature, l'atmosfera sempre personale.....

 

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Scoprirete così il mondo di Marina, fatto di foto che raccontano la storia di un momento, che non si ripeterà.

 

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SCRITTO DA

Giuliano Piancastelli

 
 
 

Fognano - Roma...Sale del Bramante. Giuliano Piancastelli Arte

Post n°171 pubblicato il 28 Maggio 2016 da MalinconieSublimi
 

 SALE DEL BRAMANTE

Roma

ARTE E IUBILAEUM

dal 19 al 26 maggio

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Da pochi giorni si è conclusa la mia esposizione romana. Sbarcare a Roma con il mio quadro "THE LADY OF EILEAN DONAN CASTLE" devo emmettere che è stata una bella esperienza...


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Più di 200 artisti italiani e internazionali riuniti con il solo scopo di mostrare le tante facce dell'arte, credo che questo sia stato il motivo che mi ha spinto a partecipare... far sentire la propria "voce" e  mostrare la propria anima.

 

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Un quadro è una sorta di specchio in cui si riflette l'animo di un artista.

 

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L'affluenza è stata costante e massiccia, sicuramente un ottimo bagno di folla, ma anche di addetti ai lavori... e devo ammettere che sono già stato contattato da molti galleristi romani.

 

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Per tutto questo, devo ringraziare la EA Edizioni di Palermo, che da due anni mi propone ed organizza eventi espositivi di altissimo livello.

Prossima proposta? Esposizioni al Louvre, Vienna, Roma..

con mega schermi che trasmettono le nostre opere...e consegna del premio a

Palazzo Brancaccio ( ROMA ).

Per il

Primo Trofeo Internazionale

ARTE IMPERO.

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By

Giuliano Piancastelli

 
 
 

Italian Byron Society ( LORD BYRON )

Post n°169 pubblicato il 26 Marzo 2016 da MalinconieSublimi
 

 

ITALIAN BYRON SOCIETY

"In memoria di Lord Byron"

di

Giuliano Piancastelli 

lord byron

Mi ritrovo nuovamente a parlare di Lord Byron. Oltre ad averlo ritratto in un mio quadro, in questo blog mi sono ritrovato spesso a parlare di lui e l'ho fatto con la stessa nostalgia, che si prova quando si raccontano episodi della vita di un amico che non c'è più. Perchè credo che quando si ammirano dei grandi artisti, che siano pittori, scrittori o altro.. diventano un po' dei nostri compagni di vita.

Anche se sono nati in epoche diverse, la loro arte e le loro biografie ci regalo emozioni che entrano a far parte in modo indelebile della nostra esistenza.

Poi una mattina accendi il computer, controlli le email, ed all'improvviso ti rendi conto che il tuo scrivere su questo blog non è andato perso nel vento, ma è stato notato...... e ti viene chiesto di entrare a far parte della "ITALIAN BYRON SOCIETY" che a breve verrà fondata e avrà la sua sede a Ravenna nel prestigioso Palazzo Guiccioli, in cui Lord Byron abitò, per un certo periodo della sua vita.

La mia giornata non poteva iniziare in un modo migliore...ne sono onoratissimo.

Segue mail...

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PALAZZO GUICCIOLI


Gent.mo,
 
la contattiamo perché, essendo a conoscenza del suo interesse a vario titolo per Lord Byron, vogliamo invitarla a far parte della Italian Byron Society (IBS) che siamo in procinto di fondare.
 La ‘casa’ fisica dell’associazione sarà il Museo Byron presso Palazzo Guiccioli, a Ravenna, la cui apertura è prevista per il 2018 e con il quale stiamo collaborando da qualche anno. La sua ‘casa’ virtuale sarà la pagina web dedicata all’IBS sul sito del Museo stesso.
 L’associazione avrà come scopo la promozione della conoscenza e l’approfondimento di temi e questioni relative a Byron, alla letteratura romantica e, in prospettiva allargata, alla presenza di Byron e del romanticismo nella letteratura dall’Ottocento a oggi.
 Al momento intendiamo semplicemente raccogliere adesioni informali di interesse, prima di passare a creare una struttura associativa a tutti gli effetti.
Le chiediamo dunque di inviarci una mail solo nel caso in cui non sia interessato a continuare a ricevere nostri messaggi. In tal caso la cancelleremo dalla mailing list.
 
Stiamo infine organizzando un incontro per tutti i futuri soci a Ravenna (presso la Biblioteca Classense, in attesa che i locali del museo Byron diventino disponibili, una volta aperto) il giorno 01.10.2016. In questa occasione, parleremo dell’associazione, del Museo e, ovviamente, di Byron stesso. Hanno già confermato la loro presenza il Prof. Alan Rawes, dell’Università di Manchester, e co-presidente della International Association of Byron Societies, e la Prof.ssa Jane Stabler, dell’Università di St Andrews, studiosa di Byron che sta lavorando a una nuova edizione critica di Don Juan per Longman.
 
Come detto sopra, se non ci risponderà in senso contrario, riterremo che vuole far parte dell’IBS e continueremo a scriverle.
 
Se vuole diffondere la notizia fra persone interessate ma che non hanno ricevuto questo messaggio, per favore proceda pure.
 
Un caro saluto,
 
Diego Saglia (Università di Parma) e Gregory Dowling (Università di Venezia, Ca’ Foscari)

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DI SEGUITO, TUTTI I POST DEDICATI A BYRON, CHE HO PUBBLICATO SU QUESTO BLOG...

http://blog.libero.it/Piancastelli/12950859.html

http://blog.libero.it/Piancastelli/12033383.html

http://blog.libero.it/Piancastelli/11486997.html




 
 
 

ADELE

Post n°166 pubblicato il 28 Dicembre 2015 da MalinconieSublimi

CREDEVATE DI ESSERVI LIBERATI

DI ME... VERO?

FREGATI!...AH!..AH!

 
 
 

Da Fognano a Edimburgo, DUNDAS STREET GALLERY.. GIULIANO PIANCASTELLI

ALLA " DUNDAS STREET GALLERY" DI EDIMBURGO...

L'Arte di Giuliano Piancastelli

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Presentazione del prestigioso Catalogo internazionale di Arte Moderna.

a cura di Salvatore Russo.

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(Salvatore Russo )

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Sono rimasto molto soddisfatto dalla proposta di far parte degli artisti presenti su questo catalogo, una importante vetrina a livello internazionale, che tra le altre cose è stato presentato nel mio adorato Regno Unito.

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Si è tratto di un'occasione davvero unica per apparire sul più importante libro d'arte contemporanea: “The Best Modern and Contemporary Artists” "I migliori artisti moderni e contemporanei".

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I migliori Artisti al mondo  inseriti sul prestigioso catalogo d’arte “The Best Modern and Contemporary Artists”. Un libro d'arte, dove trovano spazio i più grandi maestri del XX secolo: Jackson Pollock, Mark Rothko, Willem de Kooning, Pablo Picasso, Giorgio de Chirico, Salvador Dalì, Andy Warhol, Joan Miró, Paul Klee, Marc Chagall, Jasper Johns, Henri Matisse, Piet Mondrian, Modigliani, Marino Marini, Roy Lichtenstein, Edward Hopper, Franz Kline, Paul Cézanne, Lee Krasner, insieme ai grandi artisti contemporanei.

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Questo libro vuole essere la più importante vetrina, per ammirare le grandi opere d’arte, che sono destinate a rimanere nella storia. Il volume (21x28 cm) è stato curato da: Salvatore Russo e Francesco Saverio Russo.

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Certamente vedere un mio dipinto pubblicato su un libro così importante è stato molto  gratificante. Ma ha anche significato che il non volermi lasciare influenzare da correnti  artistiche più moderne, e abbandonare l'Accademia delle belle arti di Bologna dopo una sola settimana di frequentazione, è stata la scelta giusta.

L'arte contemporanea ha bisogno di nuovi maestri. Nuove lingue legate sia alla tradizione che alla ricerca astratta/informale.

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Questo è un volume che include artisti figurativi, astratti, informali e concettuali. Un volume che finirà nelle mani di ogni curatore, mercante d’arte, gallerista e direttore museale.

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Il libro è stato presentato ad Edimburgo, nella Galleria Dundas Street Gallery il 15 novembre 2015 alle 17:00

J.P.

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Pensieri al vento

Post n°163 pubblicato il 26 Settembre 2015 da MalinconieSublimi
 

PENSIERI AL VENTO

By

J.Piancastelli

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Mi piace osservare il mondo dall'alto. Sentirne i rumori, gli odori di quest'epoca che non mi appartiene. Forse perchè da lontano tutto sembra meno volgare, anche quello che tu pensi di me.


J.Piancastelli

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Mi diverte passare in mezzo alla gente e fingere di non vederla, non rispondere quando mi chiamano, non reagire agli sguardi.
La mia indifferenza è lo "schiaffo" più pungente sul loro viso.


J.Piancastelli

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Ti illudi di essere al centro dei miei pensieri, di popolare i miei sogni notturni...mentre invece sei come la nebbia d'autunno, che svanisce coi primi raggi di sole.
Non ho bisogno degli altri, per essere felice....Forse è questo che dà più fastidio di me.


J.Piancastelli

 

 
 
 

LA ROCCHETTA MATTEI..Conte Cesare Mattei

 

 

LA ROCCHETTA MATTEI

"La rinascita"

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Conte

CESARE MATTEI

"I frutti di un genio "

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 Chi è dotato di un animo sensibile, non può non rimanere affascinato e commosso davanti a tanta bellezza e genialità, questa è la Rocchetta Mattei. Nemmeno si può rimanere indifferenti davanti alla figura straordinaria del Conte Cesare Mattei.

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Possiamo solo ritenerci onorati di esser suoi connazionali. Ho imparato ad amare la Rocchetta e il genio del Conte Mattei fin da bambino. Anche se vivo nella provincia di Ravenna, ho sentito quei luoghi sempre vicino, grazie ai racconti di Elda Vivarelli e Elvira Cioni, che è la nipote  di quell'Elvira Cioni che per molti anni lavorò alla Rocchetta Mattei, negli anni in cui però il conte era già morto. Chi mi conosce sa quanto amo i luoghi abbandonati, e la rocchetta era splendida anche in rovina, ora che è rinata certamente non ha più quel fascino che l'autenticità degli ambienti e la polvere dell'abbandono dona, ma è certo che senza questo restauro sarebbe scomparsa.

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( la fase dei restauri )

La Rocchetta Mattei è una rocca situata sull'Appennino settentrionale, su di un'altura posta a 407 metri sul livello del mare, in località Savignano nel comune di Grizzana Morandi, sulla strada statale n° 64 (Porrettana), in provincia di Bologna. Costruita nella seconda metà del XIX secolo, mescola stili diversi, dal medievale al moresco.

( gli anni dell'abbandono )

Fu la dimora del conte Cesare Mattei, letterato, politico e medico autodidatta fondatore della medicina elettromeopatica, sulle basi della medicina omeopatica. Il 5 novembre 1850 viene posta la prima pietra della Rocchetta, e già nel 1859 è considerata abitabile, tanto che Cesare Mattei non se ne allontana più. All'interno della Rocchetta il conte conduce una vita da castellano medievale e arriva addirittura a crearsi una corte, con tanto di buffone.

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Il castello voleva essere la sede della nuova medicina mondiale che il Conte divulgò con grande successo in tutto il mondo e ospitava illustri personaggi che arrivavano da ogni dove per farsi curare. La fama della Rocchetta crebbe con quella del Conte e dell'elettromeopatia, nella quale erano riuniti il potere delle erbe con quello dell'elettricità vegetale. Il conte possedeva industrie farmaceutiche in tutto il mondo e da tutto il mondo vennero a farsi curare da ogni tipo di malattia; sembra che, addirittura, ospiti della Rocchetta siano stati Ludovico III di Baviera e lo zar Alessandro II. Nel 1925 è visitata in forma ufficiale da S. A. R. il Principe di Piemonte. Persino Dostoevskji cita il Conte ne I fratelli Karamàzov, quando fa raccontare al diavolo di essere riuscito a guarire da terribili reumatismi grazie a un libro e a delle gocce del Conte Mattei, per non parlare di Sir Arthur Conan Doyle che come il  Conte aveva una passione per lo spiritismo.

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L'insieme di edifici che forma il castello odierno è collocato su un complesso medievale, appartenuto agli imperatori Federico il Barbarossa e Ottone IV e dominio della Contessa Matilde di Canossa. Prima di scegliere come luogo per la costruzione del suo castello la località Ponte, pare che Cesare Mattei avesse visitato diversi luoghi. Il luogo fu preferito per molte ragioni: la comodità dell'accesso, l'isolamento del rialzo roccioso formante un gigantesco piedistallo naturale, la situazione del luogo sulla confluenza dei fiumi Limentra e Reno, le vallate dei quali domina sovrano questo scoglio in faccia al pittoresco gruppo di Montovolo e Monvigese.

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Lo stile prevalente è il moresco, a cui si aggiunge l'architettura italiana medioevale e moderna.

Sopra l'ingresso principale una iscrizione in alto ricorda l'origine e il compimento dell'edificio con le parole seguenti:

« Il Conte Cesare Mattei - sopra le rovine di antica rocca - edificò questo castello dove visse XXV anni - benefico ai poveri - assiduamente studioso - delle virtù mediche dell'erbe - per la qual scienza ebbe nome in Europa - ed era cercato dagli infermi il suo soccorso - Mario Venturoli Mattei - compié l'edificio - e secondo il voto di lui - nel X anno dalla morte - ne portò qui le ceneri - con amore e riconoscenza di figlio - il III Aprile MCMVI »

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Una larga e comoda scala conduce al vestibolo del corpo abitato. Un ippogrifo è a guardia dell'entrata, per la quale si passa in un cortile scavato nella roccia. Due gnomi a guisa di cariatidi sostengono lo stipite di una porta di faccia. Il catino monolite che occupa il centro proviene dalla parrocchiale di Verzuno ove serviva da battesimale. In questo cortile, entrando, nell'angolo sinistro il 5 novembre 1850, alla presenza di pochi amici, Cesare Mattei pose la prima pietra della costruzione, da lui chiamata col vezzeggiativo di Rocchetta. Dallo stesso lato una porta conduce a una scaletta e poi al magnifico loggiato noto come Loggia Carolina in stile orientale. La scala della Torre conduce, attraverso un ponte levatoio, a una stanzetta dalle finestre piccole e dal soffitto a stallatiti, che fu la camera da letto del Conte Cesare Mattei, in cui sono ancora conservati i mobili originali e le pipe di proprietà del conte.

« Finxerat. Haec. Deus. Huc Immissa. Luce. Superne Signavitque. Umbras. Lumine. Ducta. Manus Hisce. Nova. Ex. Herbis. Mundo. Medicina. Paratur Hinc. Vetus. Ella. Fugit. Victima. Strata. Jacet »

 

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Quasi di fronte si trova la scala delle visioni dove una fantasia allegorica nella volta rappresenta la nuova scienza omeopatica che vince la vecchia medicina. Due distici del latinista abate Giordan, nizzardo, amico del Mattei e ospite in Rocchetta, celebrano la vittoria:

 

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La scala conduce alla sala inglese sull'alto del torrione principale. Ritornando nella Loggia Carolina si trovano la camera bianca e la camera turca. Dopo un breve tratto di roccia scoperta, rupe e balcone allo stesso tempo, si trova il cortile dei Leoni, la parte meglio riuscita dell'intero edificio, riproduzione del cortile dell'Alhambra di Granada. A lato del cortile dei Leoni si trova l'ingresso a una specie di vasta cantoria, che sovrasta l'interno della chiesa del castello.

 

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Entro un'arca rivestita di maioliche si trovano le spoglie di Cesare Mattei. L'arca non riporta alcun nome, ma soltanto un'iscrizione:

 

« Anima requiescat in manu dei »
« Diconsi stelle di XVI grandezza e tanto più lontane sono che la luce loro solo dopo XXIV secoli arriva a noi. Visibili furono esse coi telescopi Herschel. Ma chi narrerà delle stelle anche più remote: atomi percettibili solo colle più meravigliose lenti che la scienza possegga o trovi? Quale cifra rappresenterà tale distanza che solo correndo per milioni d'anni la luce alata valicherebbe? Uomini udite: oltre quelle spaziano ancora i confini dell'Universo! »

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Ripassando dal cortile dei Leoni si entra nel salone della pace, così chiamata in omaggio alla fine vittoriosa della Grande Guerra, e successivamente nella sala della musica nella chiesa, imitazione della cattedrale di Cordova. Accanto alla chiesa si trova il salone dei novanta, così chiamato perché il Conte Mattei avrebbe voluto tenervi un banchetto di vecchi nonagenari quando avesse raggiunta questa età.

 

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Morì prima del tempo senza aver vista la sala compiuta, che fu terminata dal figlio adottivo Mario Venturoli Mattei. Si esce nel parco e da qui una elegante scala in macigno conduce alla Porrettana. Varie costruzioni minori, destinate un tempo a locali di servizio e oggi trasformate in villette, coronano il corpo principale.

 

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Durante la guerra le truppe tedesche danneggiano gli interni dell'edificio, tanto che, a conflitto ultimato, l'ultima erede, Iris Boriani, non riuscendo a vendere la Rocchetta, la offre gratuitamente al Comune di Bologna, che però non accetta la donazione. Nel 1959 la Rocchetta viene acquistata da Primo Stefanelli che trasforma una delle costruzioni minori, già adibita a padiglione da caccia, in accogliente albergo con annesso ristorante, dal quale accedere all'adiacente ombroso parco, vera oasi di quiete e serenità. Stefanelli si pone l'obiettivo di riparare i danni per riportare il castello nelle originarie condizioni, per farne una meta turistica di notevole interesse. Nel 1989, Stefanelli muore e la situazione precipita: per problemi vari la Rocchetta è stata definitivamente chiusa al pubblico.

Si racconta che all'interno della Rocchetta Mattei si aggiri ancora il fantasma del conte. Le ricerche hanno affermato che si tratta di una leggenda inventata da Primo Stefanelli per rendere più turisticamente attrattiva la Rocchetta.

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Nel 1997 nasce un comitato per la tutela del castello che, nel totale abbandono dei proprietari e delle istituzioni governative, sembrava destinato alla rovina. Vengono promosse molte iniziative al riguardo, una catena umana attorno alla Rocchetta, conferenze e dibattiti, che riscuotono molto successo.

Nel 2000 viene istituito un museo sul Conte Cesare Mattei, la Rocchetta Mattei e l'Elettromeopatia in Via Nazionale 117 a Riola di Vergato, sede del Comitato "Archivio Museo Cesare Mattei", il quale continua tutt'oggi nella raccolta di reperti storici inerenti alla vita del Conte Cesare Mattei.

Nel 2006 la Fondazione della Cassa di Risparmio in Bologna ha ufficialmente annunciato l'acquisizione della Rocchetta Mattei.

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Il Conte Cesare Mattei

Nacque a Bologna l'11 gennaio 1809 da famiglia agiata, e crebbe a contatto con i massimi pensatori dell'epoca come Minghetti e Andrea Costa. Nel 1837 fu uno dei fondatori della Cassa di Risparmio in Bologna. Ricevette il titolo di Conte nel 1847 da papa Pio IX a fronte di una donazione terriera in quel di Comacchio che avrebbe aiutato lo stato pontificio a fermare l'avanzata austriaca. Venne nominato Deputato al Consiglio di arruolamento della Guardia Civica Bolognese con il grado di tenente colonnello e capo dello Stato Maggiore, carica che venne poi abbandonata in quanto eletto, nel 1848, deputato al Parlamento di Roma. Nel 1850, dopo la morte della madre a causa di un tumore, decise di ritirarsi dalla vita politica per dedicarsi allo studio della medicina. Acquistò i terreni dove sorgevano le rovine dell'antica rocca di Savignano e il 5 novembre dello stesso anno pose la prima pietra del castello che avrebbe chiamato "Rocchetta", dove si stabilì definitivamente a partire dal 1859.

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Andando oltre le teorie di Hahnemann (fondatore dell'omeopatia) elaborò una nuova scienza medica che chiamò Elettromeopatia e nel 1881, benché avversato dalla medicina, iniziò la produzione dei rimedi elettromeopatici esportandoli anche all'estero. Nacque un deposito centrale a Bologna e altri 26 depositi autorizzati in tutto il mondo che crebbero fino a 107 nel 1884, tra i più importanti quelli in Belgio, U.S.A., Haiti e Cina. Negli anni 1887/1888, errate speculazioni finanziarie del nipote Luigi Mattei, predestinato erede e co-intestatario di quasi tutte le proprietà, causarono una gravissima crisi economica alla famiglia. Non riuscendo a far fronte ai debiti e agli altissimi tassi degli usurai, molti beni vennero messi all'asta. La rovina minacciò di sommergere tutto il patrimonio, compresa la Rocchetta. Decise di diseredare il nipote e riuscì a sanare in parte la situazione, coadiuvato dal suo collaboratore Mario Venturoli (1858-1937), che adottò nel 1888 in segno di riconoscenza. Nel 1895, ormai anziano e reso paranoico dalle continue dispute con i medici allopatici, a causa di una incomprensione con la nuora (sospettata di aver tentato di ucciderlo servendogli un caffè avvelenato), cacciò lei e Mario dal castello e in seguito li diseredò.

Morì il 3 aprile 1896 all'età di 87 anni.

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Durante la sua vita trovarono lavoro e benessere tutte le famiglie della zona, e il territorio, povero e poco abitato, conobbe sviluppo e prosperità anche grazie alla costruzione della linea ferroviaria Bologna-Riola da lui voluta. Era sempre caritatevole con i poveri che avevano bisogno di cure ai quali dava i medicinali gratuitamente. Il feretro fu trasportato nella chiesina di Savignano con l'onore della musica di Porretta e circa 2000 persone a seguito. Il 14 aprile 1896 fu celebrato un Ufficio con 60 sacerdoti e più di 6000 persone, che si accalcarono negli spazi intorno alla chiesa per rendergli omaggio.

Nel 1904 il Venturoli riuscì a risultare coerede con i nipoti, terminò i lavori alla Rocchetta, rimodernò case e villini e continuò l'attività elettromeopatica. Nel 1906, come espressamente richiesto nel suo testamento, le spoglie vennero portate in Rocchetta e tumulate nella cappella. Nel 1914, nonostante la sua morte, i depositi aumentarono ancora e divennero ben 266 in tutto il mondo. Nel 1937 morì Mario Venturoli e alla conduzione dell'azienda successe la vedova, Giovanna Maria Longhi, che ereditò anche il segreto dei preparati elettromeopatici e ne continuò la produzione. Negli anni della seconda guerra mondiale avvenne il declino progressivo della azienda elettromeopatica e la Rocchetta subì moltissimi danni e saccheggi. Giovanna Maria Longhi e la figlia Iris Boriani si trasferirono così a Bologna. Nel 1956 morì Giovanna Maria Longhi, che lasciò il segreto alla figlia. L'industria elettromeopatica in breve tempo ridusse l'attività fino alla chiusura. Dopo la morte di Iris Boriani, il segreto dei rimedi Mattei passò alla figlia ed erede, Gianna Fadda Venturoli che lo custodisce tuttora.

LA LANTERNA DELLA ROCCHETTA, TORNA A BRILLARE

Per avere maggiori informazioni sulla Rocchetta Mattei

e sulla vita del Conte Cesare Mattei, potete visitare questo sito ufficiale...

http://www.cesaremattei.com/

Vi invito a cliccare mi piace, sulla pagina facebook ufficiale del Museo Mattei. Ecco il link

https://www.facebook.com/CesareMattei1809?ref=profile

 

 
 
 

Daniela D'Antoni POESIE

Post n°160 pubblicato il 18 Giugno 2015 da MalinconieSublimi
 

 

PAINTING BY

GIULIANO PIANCASTELLI

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AL LARGO

Poesia di

DANIELA D'ANTONI

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Prendi il largo
e poi ti arresti,

in balìa di quelle onde a te moleste:

non ti stacchi
da quel faro che, sicuro,

ti culla assieme alla marea...

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Per leggere altre poesie di Daniela D'Antoni

clicca sul link...

http://blog.libero.it/ETEREA/

 

 

 

 

 
 
 

Maurizio Mazzocchi...Poesia

Post n°159 pubblicato il 05 Giugno 2015 da MalinconieSublimi
 

POESIA

di

Maurizio Mazzocchi

Dovrà pur finire
questo vento freddo
che disperde petali
tra le pietre senza terra.
I miei ricordi
giacciono sotto un giaciglio di marmo.
Torri tristi in lontananza.
Cancelli arrugginiti nei giardini del cuore
La luna pallida è impazzita
solo incubi e turbe tra le stelle.
Dove deporrò il libro dolente della vita
affinchè l'usignolo sappia guardarsi
dalle sue pagine tristi?
Dovrà pur finire questo vento freddo
che si annida tra le rughe del tempo.
Guardo le mie mani
piene di ferite e nettare

 m.m.

 
 
 

JOHN KEATS...Keats-Shelley House

Post n°158 pubblicato il 25 Maggio 2015 da MalinconieSublimi
 

JOHN KEATS

Keats-Shelley House in Rome

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John Keats nacque a Londra il 31 ottobre 1795 da una famiglia di estrazione modestissima. Come tanti artisti non godette il successo in vita, soprattutto  in patria. Oggi John Keats è considerato uno dei più grandi poeti del Romanticismo inglese e alcune delle sue opere, soprattutto le odi, hanno raggiunto la fama immortale. Molti scrittori e artisti, come ad esempio Jorge Luis Borges sono stati profondamente influenzati dalla sua poetica.

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( Una delle case in cui abitò Keats a Londra )


Il padre Thomas, era un garzone di una scuderia a Finsbury, un noto sobborgo di Londra, che sposò la figlia del proprietario, Frances Jennings. John Keats fu il primo di 5 figli: George, Thomas, Edward, Frances. Nel 1803 inizia a frequentare a Enfield la scuola del reverendo John Clarke, ma in un primo momento sembrò preferire la lotta e il pugilato ai libri, tanto che arriva a picchiare un maestro che aveva trattato sgarbatamente il fratellino Tom. Sarà proprio il figlio del reverendo, Charles Cowden Clarke, la cui amicizia lascerà un importante segno nella vita del poeta, a far scaturire il suo amore per la letteratura, iniziandolo a opere che diventeranno per lui fonte d'inesauribile ispirazione, prima fra tutte La Regina delle fate. A soli 8 anni perse il padre che cadde da cavallo e sua madre si risposò con William Rawlings, ma non fu un matrimonio felicissimo.

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( Keats House, la casa Londinese in cui abitò dal 1818 al 1820 )

Nella foto sotto, uno dei ritratti più famosi raffiguranti John Keats, dipinto dal suo amico William Hilton

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In quel periodo particolarmente triste Keats si dedicò con passione alla lettura alzandosi di buona lena, leggeva continuamente, anche durante i pasti. Si narra che se i maestri lo mandavano fuori per un qualche esercizio, camminava leggendo vincendo il suo primo premio scolastico. Nel frattempo la madre pose fine al secondo ed infelice matrimonio e ritornò dai figli, ma ben presto si ammalò di tubercolosi, morendo il 10 marzo del 1810, lasciando i figli in custodia alla nonna. Questa incarica due tutori, John Nowland Sandall e Richard Abbey, di prendersi cura dei ragazzi. Abbey è il principale responsabile del patrimonio dei fratelli Keats, ma lo amministrerà in modo disonesto, tanto da lasciare John in grandi ristrettezze economiche fino alla fine dei suoi giorni. Keats studiò medicina ed ottenne anche l’abilitazione, ma non esercitò mai la professione. Preferì accostarsi alla letteratura, recandosi a teatro e alle idee radicali, misurandosi con poeti come Wordsworth, Byron, Shelley che in quel periodo andavano di moda. Grazie alla sua amicizia con il pittore Benjamin Haydon e John Hamilton Reynolds, riesce a essere presentato a Leigh Hunt, che diventa così il suo principale modello di riferimento poetico degli esordi. Il piccolo circolo di artisti e letterati riunito intorno a Hunt si dimostra molto stimolante per Keats. Sono all'ordine del giorno gare poetiche in cui si deve comporre un sonetto in soli quindici minuti: è l'occasione in cui sono stati scritti Written in Disgust of Vulgar Superstition, On the Grasshopper and Criket e To the Nile. Un giorno, mentre Keats e Hunt siedono in casa con due autocelebrative corone d'alloro in capo, bussa qualcuno. Hunt si toglie subito la corona, ma Keats in preda all'entusiasmo rifiuta e rimane così per tutta la visita, probabilmente delle sorelle di Reynolds. Sull'evento scrive To the Ladies Who Saw Me Crown'd e poi God of the golden bow, in cui chiede scusa ad Apollo, dio della poesia per la sua sfacciataggine.

 


Nel frattempo, dopo essersi trasferito coi fratelli a Cheapside, Keats scrive quella che viene considerato quasi unanimemente la sua prima importante poesia, On First Looking into Chapman's Homer, pubblicata sull'Examiner nel dicembre 1816. Hunt celebra Keats e Shelley come i due più promettenti poeti di quella generazione. Finalmente il 3 marzo 1817 Keats pubblica il suo primo libro di poesie, dal titolo Poems, che tuttavia sotto il punto di vista della critica si rivela un fallimento e lascia gli editori, Charles e James Ollier, insoddisfatti. Keats cambia allora editori, accordandosi con Taylor e Hessey, che pubblicheranno tutte le sue poesie successive. Nell'aprile del 1817 Keats fa un viaggio sull'Isola di Wight, dove, immerso completamente nella propria poesia, inizia a ideare, e poi scrivere, il suo poema, Endymion. Tra i diversi viaggi di quell'estate è importante ricordare quello a Canterbury e Hastings, dove incontra Isabella Jones, di cui si infatua, ma del cui rapporto con il giovane poeta non si sa molto. Fino a quel momento si conosce solo un'altra donna che aveva colpito violentemente l'immaginazione di Keats, una sconosciuta vista di sfuggita nel 1814 a Vauxhall. Pensando a lei, scrive Fill for me a brimming bowl e forse la rievoca anche a anni di distanza in When I have fears that I may cease to be e Time's sea hath been five years at its slow ebb.

 

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Il 28 novembre, quando Endimione è ormai terminato, partecipa a una cena, soprannominata "Immortal dinner", a casa di Haydon, a cui sono presenti anche Wordsworth, Lamb e altri. Durante la serata Haydon chiede a Keats di recitare il delizioso inno a Pan del libro I di Endimione, ma il commento di Wordsworth è piuttosto secco: "Un grazioso pezzo di paganesimo." Keats non glielo perdonerà mai. I primi mesi del 1818 il fratello Tom si ammala e iniziando a perdere sangue in maniera preoccupante. L'altro fratello, George, si sposa con Georgiana Wylie e partono per l'America in cerca di fortuna, mentre poco dopo, a inizio estate, Keats comincia il giro a piedi del Lake District e della Scozia con l'amico Charles Brown. Al suo ritorno trova le condizioni del fratello aggravate. Inoltre Endymion al pari di Poems è stato stroncato dalla critica. Il 1º dicembre1818 Tom Keats muore di tubercolosi e John si trasferisce nella casa di Brown a Londra. Là incontra Fanny Brawne,  Keats si innamora rapidamente, che però non sposa a causa delle sue condizioni economiche poco agiate e della sua salute precaria. La pubblicazione postuma della loro corrispondenza scandalizzerà la società vittoriana. La sua relazione viene troncata quando, nel febbraio del 1820, Keats ha il primo attacco di tubercolosi. Su suggerimento dei suoi medici si lascia alle spalle la fredda aria di Londra e si trasferisce in Italia, invitato da Shelley.

 

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( Roma, Keats Shelley House )

 

Per un anno le sue condizioni sembrano migliorare, ma la sua salute alla fine peggiora.

 

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( Keats in punto di morte )

 


Muore il 23 febbraio del 1821 a Roma, in un appartamento che guarda la celeberrima Piazza di Spagna e viene sepolto nel cimitero acattolico di Roma.

 

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( Roma, cimitero acattolico )

 

La sua ultima richiesta viene rispettata ed è così che sulla sua lapide si legge solo il seguente epitaffio, « Questa tomba contiene i resti mortali di un GIOVANE POETA INGLESE che, sul letto di morte, nell’amarezza del suo cuore, di fronte al potere maligno dei suoi nemici, volle che fossero incise queste parole sulla sua lapide: “Qui giace un uomo il cui nome fu scritto nell'acqua” » .

 

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Le lodi alla poesia di Keats vennero in primo luogo da Oscar Wilde che giunto a Roma, dopo esser stato ricevuto dal papa si distese davanti alla tomba di Keats e lì per lungo tempo venerò il grande poeta. Egli doveva molto a Keats come pure a Walter Pater, primo decadentista.

 

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( Roma, Keats-Shelley house )


Il romanticismo etico di Keats, a differenza di quello dei suoi contemporanei, in particolare quelli della prima generazione Wordsworth e Coleridge) è basato più sul valore della bellezza in genere che su un misticismo naturalistico. La poesia di Keats è caratterizzata per la maggior parte dall'ispirazione ai grandi poeti del passato e spesso si riduce ad un manierismo imitativo.

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Numerosi sono i casi di "ispirazione artificiosa" o di "lessico preso a prestito" copiato ed incollato con stucchevole banalità. Solo raramente in gioventù, o nelle grandi odi della maturità, Keats riuscì a liberarsi da tale manierismo, riuscendo a raggiungere alte vette poetiche ispirate ad una Weltanschauung davvero personale.

 

 Proprio per questo motivo, produce dispiacere la morte precoce, a soli 25 anni. Morte sopraggiunta proprio nel pieno della maturità artistica.

Della Keats-Shelley house è curatore il Dr. Giuseppe Albano, che fa anche  parte del consiglio della fondazione "Charles Dickens Museum"...un altro luogo che mi è entrato nel cuore.

Ecco il link della bellissima  Keats-Shelley House a Roma

http://www.keats-shelley-house.org/it 

 
 
 
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