Creato da RoHarLu il 01/01/2012
L'Infinito Gioco di Ciò che Sempre È [Vita].
 

Messaggi di Giugno 2019

Relazioni di varia densità...

Post n°286 pubblicato il 30 Giugno 2019 da RoHarLu

Noi siamo Amore, noi siamo Luce, e siamo i diretti discendenti del Primo Creatore.

È bene sempre iniziare ogni riflessione, o ragionamento, con questi presupposti, perché, come si è già avuto modo di dire, a qualsiasi conclusione si dovesse giungere, mai dovrà accadere di dimenticare le proprie nobili origini.

Possiamo essere qualsiasi cosa decidiamo di essere, e diventare qualsiasi cosa dovessimo decretare di sperimentare. E tutto dipende solo dalla nostra scelta. Perché tutto è possibile per il creatore, e noi ne possediamo le stesse abilità, perché figli, anzi perché uni e medesimi.

Abbiamo sempre detto che viviamo in una realtà ipercontrollata. Una prigione per molti rispetti. Uscirne è ovviamente possibile, cambiarne le destinazioni e le impostazioni lo è in ugual modo. Ma dobbiamo prenderne coscienza, esprimere le intenzioni necessarie, e agire in maniera determinata in quella direzione.

È estremamente importante che l'intenzione sia sempre seguita da una qualche azione, visto che il messaggio che deve pervenire all'Universo deve essere fortemente chiaro.

Dicono che se facciamo un passo verso dio, lui ne farà centro verso di noi. È in qualche modo vero, al di là delle proporzioni. E l'Universo è quel dio al quale ci riferiamo. Anzi, potremmo aggiungere ancora più precisamente, egli è esattamente il nostro specchio.

Le relazioni tra gli esseri rappresentano in questo sistema una dei processi maggiormente attenzionati dai controllori. Perché, come viene detto, l'unione fa la forza, e perché gli esseri possono guarirsi a vicenda in maniera straordinaria, o trascinarsi nel baratro in modo ancora più singolare.

Esseri particolari, provenienti dallo stesso ceppo animico, o famiglia d'anima, godono di ancora più possibilità e privilegi. E coloro che discendono dalla stessa anima – conosciute come anime gemelle – potrebbero disporre di facoltà e opzioni talmente consistenti da mettere qualsiasi oscurità in seria modalità di panico.

Si dice “potrebbero”, perché le anime gemelle, anche se dovessero incontrarsi nella fisicità, non necessariamente dispongono dello stesso grado di apertura. In verità, una parte potrebbe neanche essere in grado di riconoscere l'altra, o, e si è già argomentato su questo aspetto, non essere ancora pronta all'incontro.

Oltretutto i controllori attivano tutti i mezzi e le tecnologie in proprio possesso – di efficacia inimmaginabile – perché l'incontro non abbia nemmeno luogo, o, se dovesse avvenire, produca, grazie a tutte le manipolazioni, condizionamenti, manovre e contraffazioni, effetti quasi opposti a quelli desiderabili.

Quello delle relazioni è in effetti uno dei punti caldi dell'intero impianto. Dalla fisicità alle emozioni, dagli attaccamenti alle ossessioni, passando per tormenti, angosce e tribolazioni, il “cibo” che ne deriva per coloro che sono all'apice della catena alimentari della struttura – e certamente non siamo noi, malgrado tutte le nostre pseudo-convinzioni,visto che ne costituiamo gli anelli più bassi e più deboli – è una delle parti più consistenti.

Il loro [dei controllori] gioco è quello di far produrre sempre più dramma, e sensi di colpa, e cosiddetto “karma”, in modo che gli individui siano indotti sempre di più al meccanismo delle rinascite forzate [ma sempre “libere”].

Spesso, quando degli esseri hanno trascorsi in comune, essi li portano in laboratori di loro uso, e, utilizzando degli specifici procedimenti, producono degli “intrecci” nei loro campi energetici, amplificando le loro interdipendenze in maniera “patologica”. In tal modo, quando questi esseri si rincontrano nella dimensione fisica, quell'intreccio “garantisce” una sorta di attrazione, la quale tuttavia, poco o nulla [anzi tutt'altro] conserva di “buono”.

In seguito, in un altro tempo, li riportano in quello stesso loro laboratorio, inserendo nelle menti di uno idee, convincimenti, e direzioni dissonanti.

Quindi, “dalla notte al giorno”, per così dire, - a maggior ragione se il legame non è sorretto da una qualche divina volontà – uno dei due non avverte più alcunché per l'altro, arrivando addirittura a percepire forme di indifferenza, o peggio, di avversione, mentre l'altro si ritrova trasferito, senza alcuna spiegazione logica, in un vortice di ossessione.

Anche chi è in qualche modo risvegliato, o ha già iniziato un tale processo, può essere sottoposto a queste forme di “cura”. A volte fanno perfino parte degli accordi iniziali che – seppur assolutamente non validi perché estorti con una qualche forma di adulterazione – si è stati costretti a sottoscrivere al fine di poter partecipare al gioco dimensionale di questo sistema di coordinate.

Tuttavia il risvegliato tende ad accorgersi in qualche modo di ciò che accade, e finanche vedere l'altro concorrente quasi integralmente narcotizzato, potendo testimoniare, seppure ai limiti dell'impotenza, le varie scene susseguentesi davanti ai suoi occhi. Ma poco o nulla poter fare, tranne che l'evenienza di “diffondere” sul piano fisico l'accaduto, seppur raramente l'altro sia mentalmente in grado di dare credito a ciò che gli viene raccontato.

Come si è detto, la cosa può accadere anche ad anime gemelle non ancora esattamente sulla stessa frequenza vibratoria, anche se, nei vari casi specifici, le possibilità di uscita, e relativa guarigione, sono talmente numerose che basterebbe veramente poco, in termini di “fede” per riattivare l'integrale processo.

Da quanto sopra deriva un'enorme tossicità in molteplici connessioni, al punto che raramente oggi si riesce ad assistere a rapporti propriamente liberi e fondati su una reale volontà dei partecipanti. Tra l'altro, nella misura in cui si stabiliscono “raccordi” più intimi, se una delle parti si mostra particolarmente “compromessa”, perché più incline a “trattamenti” di contraffazione, o con più complessità da gestire, tutte le problematicità della parte più “debole” passano inevitabilmente all'altra, che, suo malgrado, si ritrova pertanto a vivere lo stesso inferno dell'altra, senza però poter fare alcunché per risolverlo, atteso che l'altra parte, essendo condizionata, raramente riesce ad accettare un adeguato supporto.

In questi vari casi in verità, ragionando in termini “umani”, si dovrebbe fuggire il più lontano possibile, attendendo – se trattasi ad esempio di anima compagna, o, addirittura di anima gemella – una situazione di maggiore apertura e disponibilità dell'altro.

Eppure, in termini più “spirituali”, le guide raramente spingono in tal senso.

Il fatto è che, essendo profondamente collegati, seppur occorra proteggersi quanto più possibile dalle potenziali “intrusioni”, viene maggiormente in evidenza l'opportunità di preservare in qualche modo l'unione. Almeno fino a quando l'altro lo permetterà, e non disporrà altrimenti.

Per questo, spesso, mentre noi vorremmo allontanarci il più possibile da esseri che, seppur oggetto della nostra più coinvolgente attenzione, si dimostrino risoluti nelle proprie carenze di benevolenza, comprensione e sensibilità, la Luce potrebbe invitarci – inspiegabilmente per noi, condizionati come siamo da orgoglio e suscettibilità – a rimanere nei pressi, almeno fino all'autonoma e risoluta decisione dell'altro di allontanarsi definitivamente.

E solo allora dichiararci liberi di orientarci altrove.

 

Con tutto il Rispetto della Sovranità di ciascuno consentitomi dalla Grazia,

un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita]. Marius L.

Namasté!

 
 
 

La Fonte della Vita...

Post n°285 pubblicato il 28 Giugno 2019 da RoHarLu

Tutto è consapevolezza. Ma la consapevolezza è solo essenza, mentre l'essenza è a sua volta presenza.

Quindi tutto esiste solo perché è “presente”. E perché c'è un “Io”, o un “Sono”.

L'Io Sono è in effetti ciò che tutti quanti tendono a chiamare “Dio”. E l'Io sono è in questi termini il dio di questo Universo.

Potremmo cambiare corpi, che sono poi – come diceva un Maestro - vestiti, e volti, sembianze, figure, forme, ma l'io sono sarà la costante di ogni mutamento e movenza.

Così, se l'io sono è il dio di questo universo, noi stessi siamo quel dio. Ognuno di noi, ogni essere, è quel dio.

Questo dovrebbe farci prendere un po' più sul serio, e garantirci molto più onore, e rispetto, e considerazione, di quanti e quante ce ne riconosciamo, e, ancora di più, di quanti e quante ce ne dovessero tributare gli altri.

Ma la prima azione spetta solo a noi stessi.

Vivendo in una realtà controllata, e manipolata, e gestita sul modello padrone-servo, i pochi che per qualche loro patologia, o anomalia di sistema, desiderano il dominio sui propri simili - avendo optato per il “servizio a se stessi”, in luogo del servizio agli altri - cercano di trovare e usare tutti i mezzi, leciti o molto meno tali, per indurre ciascuno nella convinzione che non possiede valore alcuno, e che non dispone di altro mezzo, e soluzione, che l'accettare una materialità limitata, forgiata da scarsità e carenze, da caos e confusione, da dramma e superstizione.

Questo ha plasmato nei tempi una massa di esseri privi di qualsiasi autostima e spogli di ogni potere – ma semplicemente e solo perché, nella loro piena, pur dimenticata, sovranità, hanno provveduto a trasferirlo ad altri.

Per questo il primo imperativo per tutti noi, è di riprendere il comando della nostra vita, e delle nostre scelte, e rimpadronirci di tutta l'autorità che è diritto divino di nascita di ogni individuo.

E per questo il primo amore, il primo “ti amo” deve essere prioritariamente per noi stessi, in quanto figli dello stesso Creatore, e di ogni sub-Logos da esso originato.

Perché, se dovessimo rivolgerci al Sole Centrale, che è il Logos di questa Galassia, o al Sole Centrale delle Galassie di nostra pertinenza, o al Sole centrale di tutto l'universo manifestato, e gli - o “le”, in quanto madre generatrice – chiedessimo di assisterci, di supportarci nella brama di recupero della nostra maestria, o le chiedessimo di aiutarci ad essere amati, perché, come sembra, appare il modo più semplice per sentirci meno soli, e abbandonati alla periferia di noi stessi, probabilmente nel donarci una splendida sfera di Luce bianco brillante, ci esorterebbe di porgerla delicatamente nella mente, nel cuore, e nelle mani della persona amata a dimostrazione di tutto il nostro Bene, e al fine di rivestirla di tutto il nostro coinvolgimento. Ma, più certamente, ci direbbe anche: “Amato figlio, perché non cominci da te stesso?”. “perché innanzitutto, non riempi d'amore te stesso?.. Perché, come prima impresa, non proclami il tuo eterno amore a te stesso?”.

E questo perché, per noi stessi – senza commettere sacrilegio alcuno – noi siamo - e dovremmo considerarci - gli esseri più importanti in esistenza. Perché non si può amare nessun altro se non si è per se stessi, prima di ogni altro, stracolmi di tutto l'amore che si è in grado di possedere.

È un po' come un antico maestro soleva rispondere sull'anima gemella a tutti coloro che ansavano per ritrovarla, in questo spazio così bisognoso di risanamento. “Visto che la tua anima gemella è te – così si esprimeva quel saggio - come potrebbe amarti se tu per primo, non riesci ad amare te stesso? Come potrebbe essere un grande amante per te, se tu, da parte tua, non lo saresti per te stesso?”.

Ed è in effetti anche per questo che le reunion delle anime gemelle – già osteggiate fino all'inverosimile, e con tutti gli espedienti possibili e immaginabili, dai controllori, che ne sono terrorizzati più di ogni altra cosa – così come paventano, e disprezzano, lo stesso amore romantico - avvengono così di rado, malgrado da questo incontro si riesca a liberare una straordinaria e infinita quantità di guarigione, sia per gli interessati che per l'intero pianeta. Perché gli stessi protagonisti, anche perché manipolati, influenzati, e “adulterati” dalla consapevolezza sociale e dalle tecnologie dei sorveglianti, ingenuamente ne sono spaventati, intimoriti dal maestoso potere che dalla sacra connessione inevitabilmente deriverebbe.

Il fatto è che ci hanno così tanto convinti ad avere paura delle emozioni, dei sentimenti, e della stessa unione, in tutte le fisionomie – dal fisico all'intellettivo, dall'emozionale all'animico, dal cuore al mentale – si dovessero manifestare, e ce li hanno così tante volte, in tante vite, in tante esperienze, associati alla disperazione, all'angoscia, ai dolori estremi, che arriviamo a non lesinare persino ferocia e durezza, e spietatezza, a chi, in qualche modo o senso, avendo deciso prima di noi di “saltare il fosso”, e andare oltre i propri mali, ed incarnare la Luce e lo splendore in ogni aspetto della propria esistenza, ha inteso regalarci quell'attimo di cielo al fine di colorare le nostre realtà.

Però questo non dovrà in alcun modo fermarci, e, ancora meno, bloccarci. Perché se la prima espressione di volontà dell'Ideatore è stata la Luce, subito seguita dall'Amore, è quella – insieme a quest'altro – che rimane sempre base e fondamento dell'intero Cosmo.

Quindi, come possiamo non fidarci di ciò che è nella sostanza l'inizio della Vita?

Con tutto il Rispetto della Sovranità di ciascuno consentitomi dalla Grazia,

un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita]. Marius L.

Namasté!

 
 
 

Quando tutto è Emozione ....

Post n°284 pubblicato il 27 Giugno 2019 da RoHarLu

Tutto ciò che siamo, che possediamo, e che potenzialmente decidiamo di essere o avere, è già nostro, e appena per diritto di nascita.

Ciò che in modo così straordinario siamo nessuno potrà mai metterlo in discussione, e nessuno potrà mai impedirlo.

Niente e nessuno potrà mai toglierci ciò che è sempre stato nostro, e assolutamente non perché qualcuno ce lo abbia concesso, o fornito in prestito.

Noi siamo! Semplicemente. Mentre tutto il resto rimane solo un dettaglio. Anche se, ai fini della manifestazione, si tratta di un dettaglio che fa alla fine ogni differenza immaginabile.

La bellezza di tutto il gioco però, è che lo stesso discorso vale per tutti. Tutti quelli che amiamo, tutti quelli che ci amano, tutti quelli che contano su di noi, e tutti quelli su cui contiamo. Ma anche per coloro che non ci amano, e coloro che amano altro, che hanno compiuto altre scelte, altre modalità di vita, altre forme, forse meno onorevoli, di riverenza.

Nessuna differenza, nessun ostacolo, nessuna difformità, nessuna preferenza.

Questo mondo che conosciamo, e con il quale ci stiamo singolarmente identificando, è il regno dell'emozione.

Sono molti i popoli dell'universo che hanno perso questa caratteristica, come tanti quelli che non l'hanno mai sperimentata. Così, per questo rispetto, c'è molta attenzione nei confronti di questa modalità, o di questo patrimonio, esistenziale.

Le emozioni sono la nostra ricchezza, e la nostra disperazione. In un senso o nell'altro riempiono la nostra vita, la conducono alle stelle, o la sotterrano senza alcuna misericordia. Dominano i nostri tempi, e, spesso, pur non potendone fare a meno, pur non potendo evitare che inondino ogni apparente vuoto delle nostre sostanze, vorremmo sbarazzarcene per sempre, pregando qualsiasi dio perché ce lo consenta, e aiuti a farlo.

Eppure è questo che siamo venuti a fare. È questo che siamo venuti a percepire. E intendere. Forse una o forse milioni di vite fa.

L'emozione è ciò ci collega ad ogni aspetto del nostro peregrinare, ad ogni essere che abbiamo mai conosciuto, e amato, o altro di differente, ad ogni avventura e ad ogni parte che abbiamo avuto l'onore di interpretare.

Spesso, vedendo un essere che abbiamo amato sinceramente e integralmente, in qualche altra versione di noi stessi, ne siamo talmente sommersi che a mala pena riusciamo a controllarci. Così tutto diventa di nuovo presente, che è quel presente, quell' ”Ora” nel quale sempre dovremmo dimorare. Magari si tratta di un figlio, o di una figlia, che abbiamo perso in modo improvviso e inaspettato, senza aver avuto il tempo di poterle dichiarare milioni di volte il nostro affetto, il nostro amore, e garantito la nostra protezione e il nostro rifugio. La riconosciamo subito, e ci sembra di esplodere, tanto non si riesca ad arginare la gioia, la felicità, nello scoprire che nulla è cambiato, che è sempre la cosa più bella che i nostri occhi abbiamo mai visto e possano mai vedere, e tutto sembra esattamente come allora, anche se tutto è così esteriormente diverso.

Anche per questo l'emozione resta il tesoro di questo spazio, creando ponti di ogni genere tra i tempi, i cuori, e le dimensioni.

E questo alla fine spiega perché sono così tanti a fare a gara per venire a guardarci.

E anche perché abbiamo fatto così tanto per essere qui.

Con tutto il Rispetto della Sovranità di ciascuno consentitomi dalla Grazia,

un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita]. Marius L.

Namasté!

 
 
 

Quando tutto è Grazia ....

Post n°283 pubblicato il 26 Giugno 2019 da RoHarLu

Noi discendiamo dall'energia primordiale. Siamo uno con essa, e interagiamo continuamente con tutti gli aspetti della creazione, la quale ultima è l'emanazione più o meno diretta di quella. Attraversiamo tutti gli stadi dell'espressione complessiva che riteniamo dover percorrere, e, sulla base delle nostre scelte in qualche modo, o senso, libere – ma sempre e solo di nostra pertinenza – aggiungiamo altri dati alla comprensione cumulativa del Primo Creatore. Lungo il peregrinare attraverso il cosmo possiamo di tanto in tanto imbatterci in anomalie che, come conseguenza del libero arbitrio accordato a tutte le creature, e portato alle estreme conseguenze, appaiono abili a provocare funzionamenti diversi alla volontà dell'Iniziatore. Si dice che la terza dimensione, che al momento viviamo, ma che ci apprestiamo definitivamente a lasciare – almeno chi sceglierà in tal senso – sia il piano del dolore. E nel dolore, quando sperimentato, solo un folle può decidere di indugiare. Eppure accade. Lo “garantiamo” in modo masochistico a noi stessi, e, forse ancora più spesso, lo “procuriamo” sadicamente anche ad altri. Ciononostante potremmo farne a meno. A dir poco di sperimentarlo ancora e ancora, in un ciclo interminabile di sofferenze e patimenti. Tuttavia questa è una zona di condivisione, e non tutto può essere controllato. Può essere gestita la propria vita, in una certa misura, ammesso che si conoscano chiaramente le leggi universali, ma non possono essere dirette le vite degli altri, ciascuna subordinata alle libere decisioni del proprio autore. Ma, come si è detto, è tutto soggetto alla scelta. Chiunque, con più o meno libertà – e anche la libertà è alla fine un'opzione – può prediligere l'amore invece che la paura, la luce piuttosto che l'ignoranza, la grazia a posto dello smarrimento. E in realtà le varie cose sono connesse. La luce porta l'informazione, l'informazione distrugge la paura, laddove l'apertura che ne deriva assicura ogni inondazione di grazia. La grazia circonda chi sceglie la luce e lo accompagna ad ogni passo, ad ogni sospiro, agevolando e ingentilendo ogni sua movenza. È vero che spesso non si riesce a constatarne la presenza. Ma solo perché si cerca nel posto sbagliato, e perché le credenze non sono esattamente corrette. Perché grazia non significa che tutto il mondo corrisponda precisamente ai nostri convincimenti e/o interessi, perché nessun essere di luce interferirebbe in modo invasivo negli ambiti di chiunque altro. E perché la grazia non decide propriamente i risultati, in ogni caso non a breve termine. Grazia è quando si può vedere tutto ciò che ci accerchia nella sua reale natura, e i corrispondenti esseri nelle loro più celate disposizioni. E grazia è anche quando il rispetto e l'onore tutelano il diritto di questi ultimi di essere qualsiasi cosa essi desiderino. Grazia è quando si può dare un senso a tutto ciò che accade, perché si rinvengono i meccanismi attivati, e le congiunzioni in ogni tempo originate. Grazia è quando non importa del risultato perché tanto abbiamo vinto comunque. E grazia è quando si può scorgere l'amore in una infinità di esseri perché aperti all'amore e a tutto l'universo, o anche solo perché figli dell'amore, o perché innamorati dell'amore, perché, alla fine, in tutto questo non vi è differenza alcuna. Grazia è quando, nel momento in cui tutto appare insostenibile, una semplice vibrazione, un suono, una musica, una qualche parola che segue magicamente ad un'altra, o una qualche forma incantata, riescono a farci sentire talmente vicini al creatore da non scorgere più alcuna distinzione. E grazia è quando si ama e basta, perché non si riesce a fare diversamente. Perché nell'amore siamo nati, e all'amore ritorneremo. Con tutto il Rispetto della Sovranità di ciascuno consentitomi dalla Grazia, un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita]. Marius L. Namasté!

 
 
 

Quando tutto è Bellezza....

Post n°282 pubblicato il 23 Giugno 2019 da RoHarLu

Noi siamo Verità Bontà e Bellezza. Che sono le prime qualificazioni che vengono riconosciute a Dio, secondo come viene comunemente inteso [vale a dire nella sua realtà di Primo Creatore].

Si è detto qualche altra volta che ogni essere conserva un proprio singolare incanto. E non essendoci neanche due gocce perfettamente uguali nell'intero cosmo, ogni magnificenza non può non rimanere che precisamente unica, e perfettamente incomparabile a chiunque e a qualunque altra cosa.

Nel mondo degli opposti, e in una situazione in cui si tenda a prediligere il servizio a se stessi, il potere sugli altri e il controllo, è gioco norma che si miri a plasmare illusoriamente delle categorie in cui si voglia far rientrare ogni individuo, si da potere meglio gestire l'ammasso.

In realtà non esiste una cosa come la bellezza, secondo come la voglia somministrare quella che è conosciuta come la consapevolezza sociale. Perché ogni cuore è talmente stupendo, così eccezionalmente indescrivibile, da riuscire assolutamente impossibile rinvenire un qualche termine di riferimento.

Essendo inquadrati in un sistema di nomi e forme, accumuliamo delle preferenze, e delle pseudo-simpatie. Questo ci farà tendere a favorire una qualche cosa invece di qualcun'altra. Tuttavia questo non dovrà in alcun modo avvenire a discapito di quella.

Ad esempio, chi incarna un'energia preminentemente maschile, dopo l'intenzionale frammentazione della sua anima, ai fini dell'ingresso in una dimensione duale, magari guarderà con occhi diversi, e più “coinvolgenti”, pur nella massima integrità possibile, le energie prettamente femminili. E anche se dovesse avere una qualche disposizione nei confronti di una qualche peculiarità, amerà indistintamente tutte le energie di tale fatta della propria specie, e, forse, fino alla sua completa reunion di genere nella parte profonda di se stesso, di qualsiasi altra specie presente nel multiverso.

Forse sarà soprattutto attratto dalla sua anima gemella, forse sarà intenerito da ogni sue anima compagna, ma tutte le componenti animiche femminili, ogni qualvolta si dovesse soffermare su questo, avranno su di lui una tale reazione di meraviglia da suscitare problemi di incomprensibile amministrazione.

Quindi, tutto è Bellezza nel cosmo. Tutto è Verità, e tutto è Beatitudine. E la prova è proprio nella parte più intima di noi stessi, dove ogni qualificazione trova il suo ideale completamento. E dove ogni forma ritrova la sua essenza, e ogni natura la sua Sorgente.

 

Con tutto il Rispetto della Sovranità di ciascuno consentitomi dalla Grazia,

un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita]. Marius L.

Namasté!

 
 
 

Quando basta solo un accenno....

Post n°281 pubblicato il 23 Giugno 2019 da RoHarLu

Noi siamo consapevolezza, che è ciò che ci rende “svegli”. E siamo amore, che è ciò che ci rende intimamente connessi.

Sembra, come raccontava un maestro antico, che tutto sia cominciato da lì, un chiarore di consapevolezza da una qualche parte, nello spazio profondo. E quando quell'accenno di “presenza” riuscì a specchiarsi in qualcos'altro – che altro non era che se stesso – quello diede inizio all'esplosione di tutto il resto, pur rimanendo lo stesso “quello”.

Così, forse, e questo lo diceva un altro maestro, basterebbe, appena appena, un barlume di quella consapevolezza per cambiare totalmente la propria vita.

Perfino la vita a questo livello di frequenza, e in questa infinitesima porzione di spazio.

Certamente, riferendoci alla durezza di questo sistema, che è nella sostanza una prigione dominata dalla paura, dalle restrizioni, e “ricco” di ogni genere di carenza, dalla povertà all'assenza di onore, compassione, empatia, oltre che governato da cuori chiusi, dimentichi delle proprie origini e delle più elevate connessioni.

Eppure, in tutto questo marasma – che è in verità caratteristico dei “tempi finali” - ogni cuore appena aperto riesce ancora a riportare la speranza, il sorriso anche, e a fare sentire al sicuro, pur per un attimo, e meno solo, ogni altro animo nobile.

Ad esempio un bambino di un colore piacevole, che guardando te negli occhi, e lasciando intravvedere una luce di indescrivibile splendore e di singolare bellezza, e rivolgendosi al padre con dire semplice riesca a sussurrare: “Perché non diventate amici”?

Così, dopo aver faticato così tanto, per cambiare qualcosa nel mondo, per fare un attimo la differenza, non tanto per brama di eroismo, o per rimanere immortalato in qualche albo di memorie, possiamo insomma dire con tranquillità che i nostri fratelli sono al fine arrivati, quegli esseri che, insieme a noi, stavamo aspettando, e che, insieme a noi, cambieranno completamente questo ritaglio di cosmo, restituendolo alla luce, che è poi la sua naturale genitrice.

Pertanto, se un indizio di consapevolezza può cambiare, come in effetti, è, eternamente la nostra vita, un briciolo di amore la potrà segnare per sempre. Garantendole quella preziosità che essa sempre conserva in ogni regione dell'intero creato.

Con tutto il Rispetto della Sovranità di ciascuno consentitomi dalla Grazia,

un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita]. Marius L.

Namasté!

 
 
 

Accontentarsi di non meno del massimo..

Post n°280 pubblicato il 14 Giugno 2019 da RoHarLu

Come diretta espressione del creatore, noi siamo tutto ciò che lui stesso è, e tutto ciò che esattamente significhi.

In effetti non vi è alcuna differenza tra il creatore e la sua manifestazione, visto che lui è ogni singola scena, e, al contempo, l'intero palcoscenico, pur rimanendo ciò che ne sta alla base.

Come suoi “figli” ereditiamo tutte le sue prerogative e le sue infinite possibilità, e, ad un certo punto, possiamo anche agire in sua vece, nell'infinita volta di universi che compongono la rappresentazione complessiva.

Con l'estrema libertà di cui disponiamo, possiamo essere qualsiasi cosa. Compreso il più piccolo dei piccoli, e l'infimo degli infimi. Possiamo essere liberi o schiavi, amore e non amore.

Quindi, dipende da noi qualsiasi scelta, e se assumere o meno quella stessa scelta.

Possiamo trattarci da principi, o vivere da servi, pensare di meritare il meno del meno, oppure pretendere l'estremo dell'apice che riusciamo a concepire.

Noi siamo follemente amati. Il creatore ci ama a tal punto che non riuscirebbe a darci in minor quantità di quanto noi dovessimo chiedere, o esigere, o anelare.

Probabilmente, quando ci guarda vede le creature più splendide che siano mai venute in essere. E questo vale per ogni ente, per ogni organismo, per ogni barlume di consapevolezza. Niente, e nessuno, escluso.

E nessuno è meno bello di qualsiasi altro, perché si tratta sempre di una bellezza unica, incomparabile, indefinibile.

Non c'è competizione. Non c'è più, non c'è meno.

Ma se il creatore ci vede così, perché noi dovremmo immaginarci in modo differente? Perché dobbiamo pensare altrimenti? Perché riteniamo di non essere degni, di non essere abbastanza, di non meritare qualcosa o qualcos'altro? Di non valere soprattutto, tanto da poter essere amati.

Perché l'unico margine -e non potrebbe essere altrimenti - è la volontà di amare. Di vederci, e di vedere ogni essere, così come il creatore stesso ci vede.

E seppure il minimo sia lo stesso massimo, come avviene per il creatore, e seppure non ci sia un esatto minimo, o massimo, rimane tuttavia vero che non ci sono limiti, non possono esserci limiti, su ciò che “meritiamo”, e su ciò che possiamo ottenere.

E se qualcuno dovesse tentare di convincerci del contrario, o di qualcosa di diverso, che abbia la nostra benedizione, con tutta la comprensione possibile. Insieme all'augurio che al più presto, anche lui possa evitare di accontentarsi con meno del massimo.

Sempre che così voglia.

Con tutto il Rispetto della Sovranità di ciascuno consentitomi dalla Grazia,

un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita]. Marius L.

Namasté!

 
 
 

Paura dell’Amore..

Post n°279 pubblicato il 04 Giugno 2019 da RoHarLu

Noi siamo la Vita che origina dalla Vita. Noi siamo l’energia che proviene dall’energia prima.

Noi siamo uno. Noi siamo unione.

Eravamo una cosa sola con il creatore, e mai pensavamo che dall’apparente separazione ne potesse derivare, qualsiasi realtà avessimo vissuto, sperimentato, opzionato - una dolorosa solitudine..

Il sistema di controllo ha tuttavia deciso in un qualche modo per noi, plasmando esseri impauriti, confusi, spaesati. In un mondo, in un cosmo, che altro alla fine non era che la nostra casa.

Così, in questo spazio, che è solo un infinitesimo dell’intero corso, non facciamo altro che annaspare, convinti che non abbiamo alternative.

Eppure noi abbiamo tutte le possibilità del mondo. Noi siamo le stesse possibilità. Noi siamo tutte le scelte ipotizzabili, prevedibili, e immaginabili.

Ma la paura ha la meglio, bloccando ogni iniziativa, ogni passo, ogni occorrenza, ogni evenienza, ogni condizione.

Paura di amare, di soffrire, di essere abbandonati, di essere rifiutati. Paura della solitudine. Paura di non farcela.

La paura è la perfetta antitesi dell’amore. E questo lo sanno bene i controllori.

Per questo ogni cosa, ogni ricordo, ogni pensiero che viene inculcato, tramandato, ogni cibo che viene offerto, è intriso di paura.

Perché questo ci paralizza. Ci rende docili, ammaestrabili. Prigionieri di noi stessi, perché, alla fine, è nostra la decisione. La decisione di vivere l’amore, o il suo puntuale contrapposto, la paura.   

Noi non siamo soli. Anche se dovessimo scegliere di esserlo, per qualche istante di eternità, non lo saremmo comunque, perché la creazione è la semplice manifestazione dell’esatto contrario.

E possiamo sempre scegliere. Scegliere di amare ed essere amati ad esempio. Perché, se nessuno è certamente obbligato a farlo, sono in tanti che custodiscono il desiderio di farlo. E per ognuno che sceglie di non amarci, o [apparentemente] “rifiutarci”, in milioni hanno già scelto l’opposto.  

Basta già il nostro gruppo d’anima, per questa piccola area del multi verso. Tutti esseri dal cuore aperto, e disponibile, per i quali l’amore non è un opzione, e neanche una scelta, ma la stessa ragione di essere. Anzi, l’unica e vera realtà.

E questa non è una speranza. Questa è la certezza dell’esistenza. Della vita.

Di quella vita che, nata dall’amore, in esso ri-troverà il suo perfezionamento.

 

Con tutto il Rispetto della Sovranità di ciascuno consentitomi dalla Grazia,

un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita]. Marius L.  

Namasté!

 
 
 

I “limiti” dei Creatori..

Post n°278 pubblicato il 02 Giugno 2019 da RoHarLu

Tutto è essenza, e tutto è creazione. Perché solo ciò che viene in esistenza, quindi, secondo come lo si intende, “creato”, può essere conosciuto.

L’espressione più diretta del Creatore è la manifestazione. O meglio, l’unica cosa che è possibile apprendere, e comprendere, del Creatore – ovviamente, da se stesso – è proprio la sua diretta espressione.

Quest’ultima è quindi il sogno del Creatore, così come ogni rivelazione dei sub creatori rappresenti nella sostanza il loro sogno.

Qualsiasi apparizione un Creatore – logos o sub-logos – dovesse inventarsi, quello è il suo sogno. Che poi è una sorta di “freno“ dell’energia - pur nell’attivazione del movimento - nella misura in cui quella venga limitata a quella particolare estrinsecazione.

Quella dei “limiti” è quindi una riflessione interessante, atteso che il concetto di “manifestazione” si muove all’unisono con quello di ”limitazione“.

Non si potrebbe avere manifestazione senza costrizione. Il Creatore “confina“ se stesso, e tale processo porta ad una qualche sostanza e, successivamente, a delle forme.

Più il contenimento è portato alle estreme conseguenze, più si assiste ad una maggiore centratura della manifestazione.

Il percorso inverso è altrettanto interessante, visto che prevede la “liberazione“ di tutti i limiti precedentemente imposti, per garantire il ritorno dell’essere primo allo “zero“ che tutto potenzialmente È, mentre nulla di concreto sia esattamente in essere.

Pertanto, se tutto è il Creatore, o meglio, ciò che È prima di esso, prima di un qualunque suo svelarsi, la “limitazione” è alla fine il meccanismo che porta ad ogni opportunità di acquisizione di una qualche frazione della sua globale complessità. Procedimento che può per certi versi essere applicato in un qualche modo ad ogni singola variante della manifestazione e degli stessi sub-creatori.    

 

Con tutto il Rispetto della Sovranità di ciascuno consentitomi dalla Grazia,

un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita]. Marius L.  

Namasté!

 

 
 
 

La squisitezza della guarigione..

Post n°277 pubblicato il 01 Giugno 2019 da RoHarLu

 

Siamo esseri stupendi, straordinari, di una bellezza singolarmente sbalorditiva. E questo perché siamo ed esprimiamo la stessa realtà della Sorgente.

Questo è bene tenerlo sempre in mente, nel Cuore e nell’anima, seppure questi ultimi due dispositivi ne conservano mnemonicamente perfetta e costante cognizione, perché ogni cosa, anche drammatica, o terribilmente prostrante, dovessimo aver deciso di sperimentare, specificamente in questa pseudo-dimensione, così densa ancora, nostro malgrado - di dolore, controllo e manipolazione – perché, anche questo è opportuno prenderlo in seria considerazione, si tratta tutte le volte, in un qualche senso o modo, di nostre scelte, sempre emendabili, correggibili e annullabili – qualsiasi cosa avessimo deciso di preferire e attenzionare, in una qualche coordinata spazio temporale, non cambierà quella verità di base, e non potrà in alcun modo alterare la nostra originaria posizione.

Questo è uno spazio ipercontrollato. L’applicazione invasiva di particolari tipi di tecnologie, molte delle quali poco o assolutamente sconosciute alla quasi totalità della popolazione senziente, rende la gran parte degli esseri completamente intorpidita e anestetizzata ad ogni forma di violenza, ”stupro” e sopruso.

Gli abusi – nel significato più generale e cumulativo del termine – iniziano per ciascuno fin dalla propria comparsa in questa regione, facendo spesso parte degli “accordi” che si è costretti a sottoscrivere – ma che, si badi bene, non sono nella sostanza  esattamente“legali”, perché estorti, in regime di malafede e ricatto – con i “controllori” del sistema, al fine di poter partecipare a questo gioco [decisione che siamo indotti ad assumere per una indefinita pluralità di motivazioni].

Ed essi sono insiti nella quasi totalità delle interazioni che siamo “destinati” ad innescare, atteso che chi subisce l’abuso, quasi sempre, fino a quando non permetta allo stesso [abuso] di arrivare in superficie, non lo riconosca, e, nel perdono, non accondiscenda al suo ”dissolvimento“,  tende a perpetuarlo, e ad applicarlo ad altri in qualche modo consenzienti.

Ma chi subisce abusi nella quasi totalità dei casi non ne è precisamente consapevole. Perché, forse, potrebbe avere avuto bisogno di rimuovere il dolore ad esso associato, o perché le convinzioni lo hanno portato a sottovalutarne l’importanza, o perché, nell’ignoranza della propria genesi e delle proprie possibilità, potrebbe tendere a giustificare qualsiasi cosa, non presupponendo altre modalità esistenziali.

Così, gli abusi, e i traumi che ne sono connessi, rimangono parte dell’essere fino al risanamento, che potrebbe avvenire già all’attimo della loro sommaria individuazione. Ma fino a quell’istante, ogni singola frazione della propria presenza ne apparirà impregnata, generando circoli viziosi dai quali sarà difficilissimo distaccarsi.

Possedere questo tipo di conoscenza sarà pertanto estremamente utile per tutti gli aderenti alla sfida. Lo è sicuramente per chi ha già iniziato in se stesso il processo di guarigione, ma lo sarà ancora di più, per chi, per qualche motivo, dovrà “supportare” altri - perché indirizzato ad interagire con loro, in quanto parti della propria famiglia, o compagni d’anima, o per ogni altra forma di Amore di questo e altri cieli - a venirne fuori.

Utile, come si diceva, perché si dovrà essere coscienti della complessa circostanza che l’altro cercherà di ”difendere” a denti stretti la propria zona di comfort, pur comprensiva e grondante di traumi [più o meno percepiti], e che potrà cercare, più o meno intenzionalmente, di riversare quegli stessi ”abusi” anche su chi manifesterà una gentilezza, una amorevolezza, e una corrispondente apertura alle quali non è più abituato.

Forse, per concludere, così come sosteneva un maestro di altri tempi, il mantra più rappresentativo di questo pezzo di estensione, da ripetere ed assimilare fino all’ultima cellula del proprio essere, dovrebbe essere, pur nelle sue presunte banalità ed esiguità, l’aforisma:“Che io possa amare ed essere amato”. E questo per la sua duplice disposizione di rimedio per ogni male, e di principio per ciascuna autentica condivisione. Perché è l’Amore, per la sua architettura di “inizio e fine” della vita, e l’avvolgimento che si porta dietro, ciò di cui tutti hanno più bisogno.

 

Con tutto il Rispetto della Sovranità di ciascuno consentitomi dalla Grazia,

un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita]. Marius L.  

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