Creato da Webmastervegetariani il 17/03/2007
QUANDO IL GIOCO SI FA DURO... I DURI INIZIANO A GIOCARE !!

BOICOTTA LE UOVA!!!

 

NO ALLE UOVA !!!

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GALLINE IMMOBILIZZATE E SEPPELLITE VIVE

E PULCINI MASCHI GETTATI IN MASSA IN GIGANTESCHI TRITACARNE...DA VIVI!!

Il taglio del becco è pratica diffusissima ANCHE DA NOI, SOPRATTUTTO negli ... CONTINUA QUI
 

2 tipi di alimentazione a cfr.

 

BOLLETTINO CARDIOLOGICO N. 101 / 2001


ALIMENTAZIONE CARNEA
  • La carne è tossica perché produce ptomaine e urati; insieme agli zuccheri raffinati acidifica l'organismo determinando lo sviluppo di candidosi ed osteoporosi;

  • La carne è l'ambiente ideale per la coltura della maggior parte dei germi;

  • Essendo troppo ricca di grassi, la carne favorisce lo sviluppo di tutte le malattie degenerative come quelle cardiovascolari ed il cancro;

  • Essendo troppo ricca di proteine, la carne può essere causa di insufficienza renale;

  • L'alimentazione ricca di albumine e grassi favorisce la proliferazione dei batteri della putrefazione, con malassorbimento delle vitamine e produzione di sostanze cancerogene come il ciclopentantrene;

  • Le feci e le urine delle persone che mangiano la carne contengono sostanze mutagene, capaci, cioè di modificare in modo permanente il patrimonio genetico delle cellule, sostanze che scompaiono passando all'alimentazione vegetariana per ricomparire con la ripresa di una dieta mista

ALIMENTAZIONE VEGETARIANA
  • Aumenta la resistenza fisica grazie ad una notevole presenza di amidi, nei cereali, nei legumi secchi, nella manioca e nelle patate, che vengono depositati come riserva energetica sotto forma di glicogeno nel fegato e nei muscoli;

  • Riduce i rischi di malattie cardiocircolatorie e cancro grazie ad una percentuale di lipidi meno elevata e più equilibrata; riduce il rischio di altre malattie degenerative fra le più comuni della nostra società, come: artrite, artrosi, diabete, obesità, osteoporosi;

  • Spostando l'equilibrio acido-base dell'organismo verso l'alcalinità può prevenire il riacutizzarsi delle patologie cronico-degenerative.

http://www.scienzavegetariana.it/nutrizione/boll_card101.html

 

CON IL FIATO SOSPESO... FINO ALL'ULTIMO!!

 

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E LE PIANTE?

Post n°170 pubblicato il 01 Aprile 2008 da simoveganblu
 

Alcune ricerche hanno messo in evidenza che anche le piante potrebbero provare qualcosa di simile al dolore, ma, sul piano scientifico, niente ancora lo conferma. Sorge così la necessità di scegliere, tra i due, il male minore, dato il fatto che, al contrario, siamo scientificamente certi del dolore che provano gli animali, dotati di un sistema nervoso centrale molto simile (soprattutto in alcune specie) al nostro. Tuttavia, anche considerando l'ipotesi che i vegetali soffrano, voglio sottolineare, sempre nell'ottica del male minore, che per produrre un'unità di proteina carnea sono necessarie di media dieci unità di proteine vegetali. Mangiando solo vegetali, quindi, si causa per questi ultimi una sofferenza dieci volte minore che mangiando carne.

INOLTRE...

http://www.vegan3000.info/DettInfoNutrizionali.asp?Cod=111

Anche l'insalata soffre!?!

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di Emanuela Barbero

Giustificare l'uccisione degli animali per nutrirsene sulla base dell'assunto che "anche i vegetali soffrono" equivale ad affermare che un animale ed un vegetale soffrono allo stesso modo, cosa che invece non ha alcun fondamento scientifico, infatti un animale non può certamente essere equiparato ad un vegetale.

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Da un punto di vista scientifico effettivamente questo sofisma non regge, poiché gli animali hanno un sistema nervoso (del quale fanno parte i nervi sensitivi muniti di recettori del dolore) in grado di percepire il dolore in maniera simile a come lo percepiamo noi umani. Nel caso delle "informazioni" riguardo al dolore che prova un animale, esse arrivano infatti al cervello esattamente come accade per gli esseri umani. Nelle piante invece tutto questo semplicemente non può verificarsi, essendo esse sprovviste di sistema nervoso centrale.

Pertanto la tipologia delle loro "sensazioni" - anch'esse scientificamente dimostrate - non viene in nessun caso elaborata dal sistema nervoso (in esse inesistente), il solo in grado di tradurre queste stesse sensazioni trasformandole in effettivo dolore. La differenza "scientifica" tra animali e vegetali - e della loro conseguente reazione agli stimoli del dolore - è pertanto sostanziale ed inequivocabile.

La logica che, poiché anche i vegetali soffrono nell'essere mangiati giustifica il fatto di continuare a far soffrire e a mangiare assieme ad essi pure gli animali, porta conseguentemente ad accettare, sullo stesso principio, il fatto che, poiché anche gli animali soffrono, è lecito che soffrano pure gli umani. E' una semplice questione di logica, appunto.

Gli animali - uomo compreso - , nel corso della loro evoluzione, hanno sviluppato sistemi come la fuga per sottrarsi agli attacchi e per evitare così il dolore (e di essere uccisi), cosa che le piante non hanno necessità di fare. Tant'è vero che dal punto di vista scientifico gli animali - così come l'uomo - sono considerati esseri senzienti (cioè in grado di "sentire" il dolore) a tutti gli effetti, mentre alle piante questo status è negato.

Un esempio estremamente banale della differente reazione alla violenza da parte degli animali rispetto alle piante, oltre alla fuga, è dato dal fatto che se ad un animale viene amputata una estremità essa non ricresce e l'animale resta pertanto menomato - spesso addirittura incapace di sopravvivere perché non più atto a procurarsi il cibo. Mentre una pianta che subisce una potatura, anche consistente, diventa invece più forte e rigogliosa e non risente quindi affatto delle "menomazioni" subite, bensì ne trae giovamento. Non c'è dunque nessuna ragione logica né tantomeno scientifica per sostenere che il dolore dell'animale e del vegetale siano equivalenti: si tratta invece di un mero assunto capzioso che ha il solo fine di continuare a giustificare la violazione etica di fondo che l'animale uomo commette cibandosi degli altri animali, pur non avendo egli alcuna necessità di farlo per la propria sopravvivenza.

Inoltre, invocando la necessità e giustificando la liceità etica di cibarsi di animali per sopravvivere, si giunge inevitabilmente a giustificare implicitamente di potersi cibare anche di altri esseri umani. E' il nostro senso morale che ci impedisce di farlo, non le leggi di natura da molti invocate e che invece giustificano il cannibalismo. E se il nostro senso morale ha contribuito enormemente al progresso della civiltà umana, non si capisce quindi perché detto senso morale, nell'ottica di una civiltà umana più evoluta, non debba essere esteso anche agli altri animali senzienti.

Del resto non va dimenticato che anche l'uomo appartiene al regno animale e nutrisi di animali è assai più vicino al cannibalismo di quanto non lo sia nutrirsi di vegetali. Mangiare la carne degli altri animali anziché quella umana è una differenza di grado ma non di genere e facendolo restiamo comunque molto più prossimi al cannibalismo che non cibandoci di vegetali.

Le più grandi conquiste della civiltà umana implicano l'estensione di nuove libertà e diritti: citiamo - ad esempio - quelli agli schiavi, alle donne, ai negri, agli omosessuali.

Pertanto, se si ritiene che l'etica sia uno dei pilastri fondamentali dell'evoluzione umana, si dovrà inevitabilmente giungere ad accettare ciò che è eticamente più corretto, e non soltanto ciò che ci fa piacere ritenere tale e che ci fa più comodo continuare a credere e a fare

 
 
 
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