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Pensieri e parole...

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Messaggi del 28/11/2023

AIFA CONFESSA: OK ALLA CIECA SUI VACCINI.

Post n°1675 pubblicato il 28 Novembre 2023 da scricciolo68lbr

Altro interessante articolo di Maddalena Loi, grande penna del quotidiano La Verità del 28 Novembre 2023. Non posso non riportarlo integralmente, poichè a livello istituziomale hanno mentito a tutti gli italiani e questo è piuttosto grave!

"L’Agenzia Italiana del farmaco (Aifa) non ha mai ricevuto da Ema i dati sull’efficacia del vaccino anti covid-19, né quelli su rischi e benefici, tanto meno gli studi a sostegno del fatto che i vaccini impediscano la trasmissione del virus Sars Cov-2". È questa l’incredibile risposta fornita dall’Agenzia italian del farmaco al Tar del Lazio, che ha replicato in questi termini ad un’istanza presentata dal team dell’avvocato italo-tedesco Francesco Golinelli, che si occupa di diritto sanitario.
Per comprendere su quali evidenze scientifiche si fosse basato il governo guidato da Mario
Draghi per imporre il greenpass - governo Draghi che ha privato di istruzione, lavoro e mobilità milioni di italiani - lo studio Golinelli già a luglio 2022 aveva inviato direttamente ad Aifa una "prima richiesta" di accesso agli atti sulle caratteristiche dei preparati anti Covid, alla quale Aifa aveva risposto a dicembre 2022 in maniera sibillina e incompleta, senza fornire alcuna fonte. A questo punto l’avvocato, valutando la risposta di Aifa come un silenzio, ha impugnato la richiesta, cui ha dato seguito il Tar dichiarando tale ricorso infondato con un’argomentazione stupefacente quanto inoppugnabile: "non po-
tete avere accesso a quei documenti semplicemente perché Aifa non li ha". Stando a quanto riportato nella sentenza, Aifa ha dichiarato al Tar che questa documentazione «fa parte del dossier di autorizzazione depositato presso Ema, che Aifa non detiene». «Aifa ha dichiarato» - si legge nell’atto del Tar - di non essere in possesso della documentazione richiesta». Possibile? La procedura di autorizzazione dei farmaci centralizzata è coordinata dall’Agenzia europea per i medicinali (Ema), che lavora con i 27 Stati membri attraverso il suo Comitato scientifico per i medicinali per uso umano (Chmp). Il Chmp è composto dai rappresentanti di ciascuno Stato membro e dai loro vice: il rappresentante italiano, nominato l’11 settembre 2020, era allora il professor Armando Genazzani, membro del Cts di Aifa. E il suo sostituto nel Chmp di Ema era proprio quel Nicola Magrini, direttore generale di Aifa, che è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Roma, insieme con l’allora ministro della
salute Roberto Speranza, per i reati di omicidio, somministrazione di medicinali guasti, somministrazione di medicinali in modo pericoloso per la salute pubblica, falso ideologico e false dichiarazioni.
Entrambi i funzionari Aifa, insomma, erano membri della commissione dell’Ema, che ha preso per buona e condiviso la documentazione fornita da Pfizer, dando il via libera in tutta Europa ai primi vaccini. Appare quindi inverosimile che Aifa «non sia in possesso della documentazione richiesta», ma questo è quanto ha comunicato Aifa al Tar del Lazio. È importante ricordare che il 23 dicembre 2020, in conferenza stampa con Luca Zaia, il neo eletto presidente di Aifa Giorgio Palù dichiarava testualmente: «Questo vaccino previene
addirittura l’infezion e, quindi dà un’immunità sterilizzante, lo stanno già misurando adesso, quindi io vi anticipo dei dati che sono quelli che ci ha trasmesso l’Ema e che noi abbiamo visto in Aifa». Palù parlava proprio dei dati che ha chiesto l’avvocato Golinelli nella sua richiesta e che, stando a quanto ha detto Aifa al Tar del Lazio, l’Agenzia non avrebbe. Un corto-circuito non indifferente da parte dell’organismo guidato da Palù: nel 2020
dichiara di avere i dati da Ema e nel 2021 e 2022, in tutte le comunicazioni ufficiali, conferma tanto l’efficacia quanto la sicurezza dei vaccini sulla base di dati che, nel 2023, dichiara di non avere. Ma i nodi sono ormai venuti al pettine.
Palù allora disse una verità e una doppia bugia. La verità è che Ema i dati li ha evidentemente condivisi con i 27 Stati membri Ue, come da procedura, in seno al Chmp. La doppia bugia è che Ema non può aver inviato i dati sul contagio ad Aifa, né li ha mai «misurati», perché non sono mai stati disponibili. «Non li abbiamo mai fatti», ha testimoniato la rappresentante Pfizer Janine Small al Parlamento europeo già un anno fa; «i rapporti Ema rilevano la mancanza di dati sulla trasmissibilità» ha recentemente confermato l’Agenzia per i medicinali, rispondendo a una lettera inviata da alcuni eurodeputati. Si sapeva già allora, insomma, che questi dati non c’erano, ma forse Aifa non aveva interesse a farlo sapere ai cittadini: tirarli fuori avrebbe significato, allora come oggi, che il green pass imposto da Draghi si basava sul nulla scientifico. «Io sono un garantista, può anche darsi che quel giorno Palù abbia detto la sacrosanta verità e che poi Aifa abbia cercato tra i cassetti e non abbia più trovato i documenti», commenta sarcasticamente l’avvocato Golinelli. C’è di più: «Una mia collega tedesca ha intentato una causa simile direttamente contro Ema - riferisce l’avvocato - e si è trovata di fronte un muro di gomma». Ema, a differenza dell’Fda americana, non richiede alle aziende i dati grezzi né fa le analisi per conto proprio, ma si accontenta di vedere i report presentati dalle stesse aziende, sulla base dei quali poi redige il suo Clinical Study Report. Ebbene - racconta Golinelli - «l’Agenzia europea avrebbe risposto che i dati grezzi sono segretati come i contratti di acquisto», quelli concordati da Ursula von der Leyen direttamente col ceo Pfizer Albert Bourla al di fuori di qualsiasi procedura di trasparenza. Già, la trasparenza: più passa il tempo, più l’opacità sembra aver contrassegnato le decisioni adottate dalle massime autorità scientifiche e politiche del Paese, da Mario Draghi a Roberto Speranza e Pierpaolo Sileri, passando per Giorgio Palù e Nicola Magrini. È forse per questo che, sulla base degli atti acquisiti dalla Procura di Roma, le indagini dovrebbero andare avanti, insieme con i lavori della commissione Covid, le cui ambizioni sono state ridimensionate dopo le dichiarazioni da parte del capo dello Stato Sergio Mattarella . I cittadini italiani, però, sono sempre più in vigile ma impaziente attesa.
 
 
 

QUANDO NAPOLITANO SCELSE IL VINCITORE A SANREMO!

Post n°1674 pubblicato il 28 Novembre 2023 da scricciolo68lbr
 

Invito a leggere questo interessantissimo articolo a firma Maurizio Belpietro, edito sull'edizione odierna 28 Novembre 2023 del quatidiano La Verità.

Da Sanremo a chi fa il premier:
Il Quirinale sceglie per gli italiani!

L’aneddoto di Pupo: «Io ed Emanuele Filiberto eravamo primi a Sanremo ma una telefonata di Napolitano
cambiò la classifica». È un piccolo grande esempio di quant’è fasulla la storia della neutralità presidenziale.
Ci voleva Pupo, al secolo Enzo Ghinazzi,
personaggio poliedrico, cantante, conduttore, paroliere e anche scrittore, oltre che giocatore d’azzardo incallito, per
strappare il velo d’ipocrisia che avvolge il Quirinale e in particolare la figura di (Re ndr) Giorgio Napolitano, primo presidente della Repubblica a essere rieletto per una seconda volta. (Quando la prima agli italiani era più che bastata ndr). Per anni ci hanno raccontato che il capo dello Stato è un’istituzione super partes, che ha il solo compito di rappresentare l’unità della nazione e mai esonda dal proprio ruolo. Beh, in un’intervista a Repubblica,  Pupo racconta che nel 2010, con la canzone Italia amore mio, lui ed Emanuele Filiberto di Savoia, che sul palco dell’Ariston cantava il brano insieme al tenore Luca Canonici, avevano vinto il Festival di Sanremo, ma dal Colle giunse una telefonata che impose agli organizzatori di cambiare, perché un erede del re non poteva conquistare il primo posto. Per di più, il brano era un inno al futuro, alla giustizia e al lavoro, un elogio verso un Paese «più normale» (lontano dagli ideali della sinistra italiana, ndr), con una frase che parlava di chi non poteva tornare pur non avendo fatto niente di male.
Un riferimento che al Quirinale forse qualcuno considerò un po’ troppo monarchico.
Al di là dell’episodio divertente, di una presidenza della Repubblica che si
preoccupa dello «scandalo» di un erede al trono che vince la competizione canora
più importante d’Italia, con la pretesa che il trio destinato al successo sia retrocesso
al secondo posto, la vicenda svela il segreto di Pulcinella. Ovvero che il capo dello Stato è tutt’altro che una figura super partes designato dalla Costituzione a tagliare nastri, ricevere ambasciatori e sollecitare ogni tanto il Parlamento all’unità nazionale e al rispetto dei principi condivisi. Non so come sia stato nel passato, quando al Quirinale c’erano Giuseppe Saragat , Giovanni Leone o Sandro Pertini, ma a partire da Oscar Luigi Scalfaro, passando da Giorgio Napolitano per finire a Sergio Mattarella , con forse l’unica eccezione di Carlo Azeglio Ciam-
pi, i presidenti della Repubblica hanno esercitato spesso un ruolo politico, intervenendo nelle scelte di governo e Parlamento e non di rado condizionandole. Nel 1994, fu Scalfaro a rassicurare Umberto Bossi, promettendogli che non avrebbe sciolto le Camere se lui
avesse tolto l’appoggio al primo governo di Silvio Berlusconi. E fu sempre il Campanaro (così lo chiamavamo a l’Indipendente per quella sua aria un po’ bigotta) a far da ostetrica all’esecutivo di
Lamberto Dini, il cui compito principalmente fu scaldare la sedia in attesa che la occupasse Romano Prodi.
Il più attivo nel manovrare le leve della Repubblica tuttavia, pare sia stato Giorgio Napolitano, che da comunista applaudì l’invasione russa dell’Ungheria per poi trasformarsi in atlantista e applaudire gli aerei americani, inglesi e francesi
che bombardarono la Libia.
Quando è scomparso, tutti si sono affrettati a erigergli un monumento, smentendo che avesse brigato per far
fuori Silvio Berlusconi e mettere al suo posto Mario Monti. Balle. Io stesso ho
raccolto la testimonianza di un importante uomo politico tuttora sulla scena che fu
testimone delle pressioni dii Napolitano su Gianfranco Fini, affinché l’ex leader di
An e all’epoca presidente della Camera togliesse la fiducia al Cavaliere con una
scissione del Pdl. Del resto, Marco Reguzzoni, a quei tempi capogruppo alla Camera della Lega, ha raccontato di aver egli stesso ricevuto pressanti inviti dell’al-
lora capo dello Stato a cambiare cavallo e quando respinse i solleciti ricevette in
cambio una velata minaccia.
Accompagnandolo alla porta, Napolitano gli avrebbe infatti suggerito di non met-
tersi contro. Che l’ex comunista asceso
ai vertici dello Stato fosse solito fare e disfare, peraltro lo ha rivelato proprio ieri lo
stesso capo della Procura di Napoli, Nicola Gratteri. Il magistrato pare fosse stato
scelto da Matteo Renzi come ministro della Giustizia, ma il Colle avrebbe detto no, bocciandolo. Ora scopriamo che Napolitano non solo si intrometteva nella scelta dei ministri (che ancora in qualche misura ci può stare, visto che tocca al presidente della Repubblica nominarli
su indicazione del premier), ma metteva bocca perfino sui vincitori di Sanremo.
Tutto ciò, oltre a essere divertente, mi porta a un paio di considerazioni. La prima
è che non serve fare una riforma del premierato, è più urgente fare la riforma
presidenziale, così almeno saremo noi e non i partiti a scegliere chi deve salire al
Colle. La seconda riflessione riguarda non tanto come siano andati i festival di Sa-
nremo, ma come sarebbe stata l’Italia senza Scalfaro e Napolitano e senza i governi tecnici. Che i capi dello Stato
abbiano spesso scippato agli italiani il diritto a decidere da chi essere governati ormai è assodato. Ma senza i Ciampi, i Dini, i Monti, i Draghi il nostro Paese sarebbe stato padrone del proprio destino e non vittima di scelte fatte da chi, in nome
del bene per l’Italia, ha deciso contro gli italiani (per il proprio bene ndr).
 
 
 

META FACEBOOK E I BAMBINI.

Post n°1673 pubblicato il 28 Novembre 2023 da scricciolo68lbr
 

META HA CONSAPEVOLMENTE PROGETTATO LE SUE PIATTAFORME PER ATTIRARE I BAMBINI 
La società madre di Facebook, Meta Platforms, ha deliberatamente progettato le sue piattaforme social in modo da attirare i bambini e sapeva, senza però mai rivelarlo, di aver ricevuto milioni di reclami sulla presenza di utenti minorenni su Instagram. Meta avrebbe disabilitato solo una piccola parte di quegli account. È quanto emerge da un reclamo legale, la cui esistenza è stata rivelata da due articoli del Wall Street Journal e del New York Times.
La denuncia, originariamente resa pubblica in forma redatta, è stata la salva di apertura di una causa intentata a fine ottobre dai procuratori generali di 33 stati.
Nei documenti aziendali citati nella denuncia diversi funzionari Meta riconoscono che l'azienda ha progettato i suoi prodotti in modo da sfruttare le carenze della psicologia giovanile, come il comportamento impulsivo, la suscettibilità alla pressione dei coetanei e la sottovalutazione dei rischi. Altri hanno riconosciuto che Facebook e Instagram erano popolari anche tra bambini di età inferiore ai 13 anni ai quali, secondo le norme aziendali, non è consentito utilizzare il servizio. 

Fonte: Associated Press

 
 
 

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tante volte rimangono
fanno male anche se dette per rabbia
si ricordano
In qualche modo restano.
Le parole, quante volte rimangono
le parole feriscono
le parole ti cambiano
le parole confortano.
Le parole fanno danni invisibili
sono note che aiutano
e che la notte confortano.
                                  i
 
 

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