Creato da scricciolo68lbr il 17/02/2007

Pensieri e parole...

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Messaggi del 05/12/2023

LA MELONI DOVREBBE IMPARARE AD ASCOLTARE…

Post n°1682 pubblicato il 05 Dicembre 2023 da scricciolo68lbr
 

Pongo alla attenzione oggi questo bell'articolo di Franco Battaglia, rilasciato al quotidiano La Verità di oggi 5 dicembre.

Giorgia Meloni non ha bisogno dei nostri apprezzamenti, che non saranno mai abbastanza, e pur tuttavia vorrà concedere che essa non è perfetta. E guai se lo fosse: non avrebbe spazi per migliorare. Vorrà allora avere la benevolenza di concederci la libertà di esprimere le nostre perplessità sul suo discorso a Dubai. La principale delle quali è, più che altro, problema nostro e non suo. Perché noi siamo di quelli che rimpiangiamo i tempi quando i governanti del mondo parlavano con sì-sì oppure no-no, ritenendo suggerita dal Maligno
ogni superflua parola. Penso ai tempi - si era nel 1979 - quando Margareth Thatcher così si rivolgeva al Consiglio europeo: «We are asking for our money back!». O ai tempi - si era nel 1987 – quando Ronald Reagan, da Berlino, così si rivolgeva al suo collega sovietico: «Tear down this wall, Mr. Gorbaciov!». Oggigiorno si parla per anfibolie, e ognuno capisce quel che gli piace capire. Gran peccato. Comunque sia, veniamo alle cose del discorso di Meloni che ci son piaciute di meno. Esse stanno ove si parla di:
1«Impegno per contenere l’aumento della temperatura globale entro 1.5°C e raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050». Il pianeta non è un frigorifero portatile e non è in alcun modo possibile controllarne le variazioni di temperatura, neanche se si raggiungesse la fantomatica neutralità carbonica. Che in ogni caso non si raggiungerà: anzi, nel 2050 le emissioni saranno superiori alle odierne. Io calcolo del 30% almeno: si accettano scommesse 1 a 1.000.

2«Triplicare la generazione di energia rinnovabile nel mondo». Ma dei 22.000 gigawatt d’energia consumati nel mondo, 2.200 sono da rinnovabili di cui appena 1.000 da eolico e solare, che sono le tecnologie sulle quali si vorrebbe puntare. Arrivare a 6.000 GW avrebbe costi proibitivi senza alcun effetto sul presunto problema.

3«Garantire il diritto a non emigrare». Avrei preferito ascoltare «garantire che non vi
sia alcuna esigenza per emigrare». Come? Dotando di impianti a carbone gli africani:
quasi la metà di essi non hanno accesso all’energia elettrica, la vera ragione per cui migrano.

4«Decarbonizzare l’Italia come si sta facendo con un approccio tecnologicamente neutrale». Non c’è alcun motivo di decarbonizzare e, anzi, dovremmo tutti ringraziare Dio di vivere nell’era del carbonio e non in qualunque altra precedente era, fino a quella della pietra. Inoltre è falso che l’approccio italiano sia tecnologicamente neutrale, visto che ci siamo vietati il nucleare. E proprio per questo dovremmo invece aumentare l’uso del carbone.

5«Perseguire una transizione ecologica e non ideologica». Se vogliamo essere scevri dalle ideologie, allora dobbiamo riconoscere che non c’è alcuna transizione da «perseguire», perché non si può perseguire nulla che sia contro le leggi della fisica e dell’economia.

6«Lavorare per diventare un polo strategico per l’e ne rgi a pulita e dedicare risorse e attenzione ai biocarburanti». Codesto polo sarebbe più un incubo che un sogno: tornare ai tempi quando i combustibili fossili non erano usati significa tornare ai tempi quando la schiavitù era legale. Quanto ai biocarburanti, essi sottraggono prezioso terreno all’agricoltura.

7«Contribuire con 100 milioni di euro al loss and damagefund ». La cifra è meno di un’elemosina, e va benissimo. Ma presuppone una cosa falsa: che noi siamo responsabili degli eventuali danni da eventi meteo severi che i poveri subiscono. Sarebbe il caso di dirlo a voce alta: non siamo noi i responsabili di quei danni, ma i governanti africani che non hanno restituito alla loro gente i trilioni di aiuti ricevuti dai Paesi ricchi. Noi, invece, siamo responsabili dei danni subiti dagli eventi meteo severi in casa nostra, perché è da decenni che spendiamo denaro pubblico con la pretesa di evitare quegli eventi anziché per proteggerci da essi. È da oltre vent’anni che recitiamo a disco rotto le cose sopra dette, ma oggi ce ne dà ragione nientemeno che il presidente della Cop 28, il Sultano Al Jaber, parlando pane al pane e vino al vino: «Non c’è alcuna scienza, né alcuno scenario, che suggerisca che la decarbonizzazione comporti il contenimento del riscaldamento globale a meno di 1.5°C». E, a rincarar la dose, ha aggiunto che «i programmi di decarbonizzazione non permettono alcuno sviluppo sostenibile, a meno che non si voglia riportare il mondo nelle caverne». Rincara la dose Xie Zhenhua,  l’inviato della Cina per il clima: «i programmi di decarbonizzazione sono irrealistici, giacché petrolio, carbone e gas continueranno ad avere un ruolo cruciale per la sicurezza dell’approvvigionamento energetico». Non sono da meno il primo ministro indiano, Narendra Modi: «l’India non è nella posizione di rinunciare all’uso del carbone per il proprio approvvigionamento elettrico in nessun momento del prossimo futuro»; e il suo ministro degli Esteri, Vinay Mohan Kwatra: «Il carbone è sempre stato, è, e resta, un componente essenziale delmix energetico dell’India». Sarebbe il caso che qualcuno – speravo Giorgia Meloni – esorti una volta per tutte a far di quella di Dubai l’ultima delle 28 carnevalate. Non solo perché decarbonizzare non è né possibile, né desiderabile, ed è pure dannoso sia al pianeta che all’umanità. Ma anche perché nessuno dei governati ha dato questo mandato ai governanti. Certamente non l’han fatto gli Italiani, molto oculati ad aver lasciato per 15 anni i Verdi fuori dai Parlamenti nazionali ed Ue. Oggi ci sono, sì, ma sono all’op posizione e quasi invisibili: brillano della sola luce riflessa delle note corruttele addebitate a quel loro sodale, sommerso nel fango dagli stivali in su. Ma anche altrove i Verdi sono irrilevante minoranza: i cittadini del mondo non chiedono la decarbonizzazione. I loro governanti la smettano di perseguire azioni senza alcun mandato. Margareth Thatcher e Ronald Reagan avrebbero senz’altro detto quanto sopra e senza anfibolie: altri tempi, altri uomini, altre donne.

 
 
 

ZUCKERBERG ORMAI RIFILA SOLO COLPI BASSI, LA SUA FINE ECONOMICA È QUANTO MAI CERTA E PROSSIMA!

Post n°1681 pubblicato il 05 Dicembre 2023 da scricciolo68lbr
 

Che l'attività dell'ashchenazita Zuckerberg sia oramai solo fraudolenta e scorretta, è oramai palese. Tutto passa dall'uso improprio che il patron di Meta fa dei dati sensibili dei suoi abbonati, e cioè vendita senza il consenso degli stessi ad aziende di marketing e simili. Eppure le stangate economiche che la sua azienda riceve continuamente dovrebbero farlo desistere da certi atteggiamenti criminali, evidentemente la lezione non è stata ancora appresa. E così è stata comminata una stangata da 1,2 miliardi di euro dell’Unione Europea ai danni di Meta-Facebook. L’autorità garante della privacy irlandese ha deciso di infliggere la multa record alla società di Mark Zuckerberg per violazione delle legge europea sulla riservatezza in seguito al trasferimento dei dati personali agli Stati Uniti.

La sanzione è la più elevata mai applicata in questo campo per simili violazioni nell’Ue, superando la multa di 746 milioni di euro ad Amazon nel 2021. Come spiega il garante europeo per la privacy, l’ordinanza è il risultato dell’indagine condotta sull’attività di Facebook da parte dell’authority irlandese e della decisione assunta il 13 aprile scorso dal Comitato europeo per la protezione dei dati (Edpb). Per la presidente dell’Edpb Andrea Jelinek, la violazione compiuta dall’azienda americana che controlla Facebook, Instagram, WhatsApp e Messenger è «molto grave», poiché riguarda trasferimenti di dati personali «sistematici, continuati e ripetitivi». Facebook, aggiunge, «ha milioni di utenti in Europa e quindi il trasferimento di dati è stato enorme. La multa senza precedenti rappresenta un segnale forte» nei confronti degli autori dell’infrazione per indicare che «gravi violazioni comportano conseguenze di grande portata». La Commissione irlandese per la protezione dei dati, inoltre, ha ordinato a Meta di «sospendere qualsiasi futuro trasferimento di dati personali negli Usa entro cinque mesi» dalla decisione. La società ha già comunicato che ha intenzione di presentare ricorso.
«Faremo appello contro la sentenza e chiederemo una sospensione immediata dei termini di attuazione, considerato il danno che causerebbero anche ai milioni di persone che usano Facebook ogni giorno», affermano Nick Clegg, presidente degli affari globali dell’azienda, e Jennifer Newstead, chief legal officer. I quali assicurano che «non vi è alcuna interruzione immediata del social network in Europa». «Questa decisione è errata, ingiustificata e costituisce un pericoloso precedente per le innumerevoli altre società che trasferiscono dati tra Ue e Stati Uniti - continuano - Non si tratta delle pratiche sulla privacy di un’azienda, esiste un conflitto di leggi tra le regole del governo americano sull’accesso ai dati e il diritto alla privacy europeo, che i responsabili politici dovrebbero risolvere in estate». Ricordando che «migliaia di aziende ed organizzazioni si affidano alla capacità di trasferire dati tra Ue e Usa per operare e fornire servizi quotidiani».
Inoltre, Clegg e Newstead assicurano come «la nostra priorità sia garantire che utenti, inserzionisti, clienti e partner possano continuare a utilizzare Facebook mantenendo i propri dati al sicuro.
Intendiamo impugnare sia la sostanza della sentenza che le richieste, inclusa la multa». La decisione si applica ad informazioni tra cui nomi, e-mail e indirizzi IP, messaggi, cronologia delle visualizzazioni, dati di geolocalizzazione e altre notizie che Meta - così come Google e altri giganti della tecnologia - utilizzano per annunci online mirati. Ed è l’ennesima svolta nella battaglia legale iniziata nel 2013 quando l’avvocato e attivista per la privacy austriaco Max Schrems ha presentato una denuncia sulla gestione dei suoi dati da parte di Facebook in seguito alle rivelazioni di Edward Snowden sui programmi di sorveglianza di massa degli Stati Uniti. Il caso riporta l’attenzione sulla spinta di Washington e Bruxelles per ottenere un nuovo meccanismo di trasferimento dei dati: lo scorso anno hanno trovato un accordo «in linea di principio», ma non è ancora entrato in vigore. Meta spera che questo avvenga prima delle scadenze imposte dall’autorità di regolamentazione irlandese in modo che, spiegano Clegg e Newstead, «i nostri servizi possano proseguire senza alcuna interruzione o impatto sugli utenti».

Meta Inc., la società di Mark Zuckerberg proprietaria di Facebook, WhatsApp e Instagram, dovrà pagare la sanzione di quattro milioni di euro comminata nel 2019 dall'Autorità per la protezione dei dati personali della Repubblica di San Marino per la diffusione, ritenuta indebita, dei dati personali di circa 12.700 sammarinesi. L'azienda di Zuckerberg aveva fatto ricorso dinanzi al Tribunale e poi alla Corte d'Appello di San Marino, confidando nell'annullamento del provvedimento. Ricorso che è stato giudicato inammissibile dalla sentenza n° 3 del 25 gennaio 2023 del giudice di Appello di San Marino. La sanzione diventa quindi esecutiva.

La sentenza riconosce gravi responsabilità nel comportamento di Facebook, che “avrebbe dovuto prendere le opportune misure di sicurezza - si legge nel dispositivo - per prevenire il prelievo dei dati personali degli utenti”. La vicenda dei dati di 533 milioni di utenti (tra cui, appunto, 12.700 sammarinesi), “rubati” dagli hacker e diffusi indebitamente in rete, giunge dunque al capolinea, almeno per quanto riguarda la piccola Repubblica. Il giudice d'Appello di San Marino, Valeria Pierfelici, ha ritenuto di “convenire con l'Autorità che la grande mole dei dati acquisiti da terzi ed il volume del traffico generato doveva essere immediatamente riconosciuta come pericolosa anomalia e avrebbe dovuto innescare meccanismi di prevenzione e di difesa, atti ad evitare il perpetrarsi di qualunque azione potenzialmente lesiva della riservatezza dei dati delle persone che aderiscono al sodalizio virtuale”.

La decisione divenuta definitiva oggi segna un passaggio cruciale nel cammino della difesa dei diritti degli utenti di un social network, come spiega lo stesso Garante della Privacy del piccolo (ma combattivo) Stato: “Il passaggio in giudicato di questa sanzione è rilevante non solo perché per la prima volta viene riconosciuta una infrazione di questa gravità, ma perché a sanzionare il colosso tecnologico è stato il Garante di un piccolo Stato, che nell'occasione ha tutelato la riservatezza dei dati personali di soli 12.700 sammarinesi. In pratica Davide contro Golia”spiega Umberto Rapetto, presidente del Garante della Privacy della piccola Repubblica, che conta poco più di 33 mila abitanti.

“Se la sanzione di quattro milioni di euro comminata da San Marino (che certo non preoccupa il bilancio di Facebook) viene applicata proporzionalmente negli altri Stati, l'importo totale della pena pecuniaria per i complessivi 533 milioni di interessati arriva aritmeticamente a 166 miliardi di euro” calcola Rapetto, che, appunto, non esclude un effetto domino del genere.

L'Autorità per la Privacy irlandese, che si era mossa dopo l'apertura dell'istruttoria a San Marino e utilizzando contatti stabiliti con i colleghi della Repubblica del Titano, ha recentemente sanzionato Facebook per 265 milioni di euro. Anche lì Facebook avrebbe fatto ricorso, ma a questo punto la sentenza sammarinese potrebbe costituire un pericoloso precedente per il social network.

Adesso da ultimo, in conseguenza del fatto che nessuno usa più WhatsApp, la stessa app invia continuamente alerts di mancato recapito di messaggi inviati. Così che l'utente va ad aprire l'app, salvo poi accorgersi che tutto e regokare, ma irami che c'è resta lì ancora a giocare un po' con i messaggini. Tutto questo è sinonimo che Zuckerberg è alla canna del gas, tra multe ed utenti che abbandonano continuamente le sue piattaforme. E questo può significare solo una cosa: che la sua fine economica è quanto mai prossima! Le belle notizie ancora ci sono... non vi pare? 😊

 
 
 

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le parole feriscono
le parole ti cambiano
le parole confortano.
Le parole fanno danni invisibili
sono note che aiutano
e che la notte confortano.
                                  i
 
 

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