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VINCITORI E VINTI

Post n°230 pubblicato il 16 Aprile 2008 da enricolucre
Foto di enricolucre

L’Italia al voto ha dato un risultato netto, chiaro, incontrovertibile. Le riflessioni dei più, che, come al solito vanno a ricercare il positivo anche dove non c’è, per una magra consolazione, equivalgono a zero se messe in correlazione con quanto fuoriuscito dalle urne. La vittoria di Berlusconi è schiacciante, per la mole dei consensi e per le dimensioni del distacco, che nessuno alla vigilia, nonostante i sondaggi lo avessero previsto, avrebbe creduto tale. Del resto, la convinzione che, con l’approssimarsi del voto si assottigliassero le distanze, era ormai consolidata. Il dato finale ha tante possibili riletture: innanzitutto, al di là di quanto i rappresentanti del Pdl in foga orgasmica ostentano, la vittoria è soprattutto della Lega Nord, che con il suo risultato ha condizionato il successo. Gasparri, ieri sera, affermava (ovviamente non contraddetto come spesso avviene nella trasmissione dell’insetto… e come ora avverrà a maggior ragione) che il Pdl avrebbe comunque vinto con uno scarto di 400000 voti; nessuno gli ha fatto notare che, senza la Lega, però, non avrebbero usufruito del premio di maggioranza nelle regioni del Nord, determinanti per la maggioranza al Senato. Il Pdl ha visto sostanzialmente confermato il risultato di An e Fi separate: il positivo è, dunque, nel non aver avuto troppe emorragie di voti; anche se, ad onor di cronaca, dentro al Pdl oggi ci sono realtà come Alternativa Sociale e il movimento di Rotondi. Vince ancora Berlusconi e fa specie sapere che, nel tempo, l’appeal del personaggio sia ancora cos’ alto (ne riparleremo più dettagliatamente). Lo stesso discorso fatto per il Pdl vale per il Pd, che ha sostanzialmente consolidato il risultato dell’Ulivo 2006, passando dal 31% al 33%. Questo è l’unico fatto positivo: per il resto, al di là delle considerazioni ovattate, il Pd ha subito una debacle, perché ha cavalcato per due mesi l’idea di una rimonta che si è rivelata fasulla. Sconfitto anche il progetto veltroniano di andar da soli, per vincere: l’unico risvolto “positivo” dell’operazione è quello di aver eliminato la Sinistra radicale; per il resto, aver distrutto il centro sinistra, per racimolare due punti percentuali in più si è dimostrata un’operazione fallimentare. È stato persino presuntuoso credere che in un sistema elettorale dove comunque vengono tuttora premiate le coalizioni, l’andar da soli (anche se proprio da soli non si andava) potesse rappresentare la chiave della vittoria. La sfida di Veltroni, dentro un sistema elettorale così controverso, sarebbe dovuto essere quello di unire almeno le esperienze ricomponibili dell’area progressista: in tal senso, appare sciocco l’aver escluso la storia socialista, di fatto reale erede del riformismo europeo, da un progetto che, come ampiamente previsto, dimostra ancora di non essere “né carne né pesce”. E ancora una volta, il tanto “sbeffeggiato” Prodi ha mostrato più lungimiranza dei dirigenti degli ex Ds e Margherita: all’indomani della discutibile scelta veltroniana, il professore aveva predetto che quella scelta si sarebbe comunque rivelata sbagliata. Il centro sinistra, in questo sistema, vince solo se unito: la sfida sarebbe stata forse quella di lavorare ad uno schieramento più maturo e moderno. Veltroni ha avuto anche il demerito di permettere una rivalutazione della legge elettorale “porcata”, che oggi permette governabilità grazie alle sue mosse illusorie. Nulla da dire, invece, sulla debacle della sinistra: quando le idee, oltre alle guide, sono vecchie e non coniugate alla modernità, prima o poi si paga. La Sinistra Arcobaleno ha presentato facce: nient’altro. E le riflessioni stupide sulla sconfitta, risolte nel semplicistico riscontro che “mancava la falce e martello sul simbolo”, dimostrano ancora una volta che la riflessione seria non è ancora cominciata. E star fuori dal Parlamento un giro dovrebbe essere sfruttato per capire le vere ragioni di un’impietosa sconfitta.

 
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