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BOKRUG: ovvero il fratello di Dagon e l'anticipazione di Cthulhu

Post n°76 pubblicato il 18 Giugno 2009 da Terpetrus
Foto di Terpetrus

La Rovina di Sarnath è uno dei racconti giovanili di Lovecraft, antecedenti alla Svolta del 1926.

Fu scritto nel 1919.

È quello che si potrebbe dire un racconto di fantasy, ma anticipa per certi aspetti i temi dei racconti del Ciclo di Cthulhu.

Esso si svolge in un passato mitico, alle origini dell’umanità, nell’immaginaria e favolosa terra di Mnar, dove si trova uno strano lago senza emissari né immissari, sulle cui rive sorge la misteriosa città di Ib, abitata da creature non-umane.

Tali creature sono descritte in modo da dare l’idea di una sorta di rospi, mollicci e con grandi occhi sporgenti, e la loro origine è sconosciuta. Si sa solo che da tempo immemorabile vivono là, ancora prima che esistesse l’uomo sulla Terra, e secondo la leggenda essi sarebbero venuti dalla Luna, in una notte in cui l’astro d’argento era in fase calante, e con loro, fra le volute di nebbia, sarebbero venuti anche il lago e la città.

Gli abitanti di Ib, si fa capire nel racconto, sono come un residuo, un resto del mondo pre-umano ormai scomparso, e mantenutosi là a causa del particolare isolamento di quella regione.

Essi adorano un Dio acquatico, chiamato Bokrug, di color verde acqua e rappresentante una specie di “rettile acquatico”, anche se l’aspetto di Bokrug e degli abitanti di Ib non viene descritto più di tanto.

Ma il loro dominio non dura in eterno. Un giorno arriva un popolo di uomini dai capelli e dagli occhi scuri, e fondano un’altra città sulle rive del lago, e la chiamano Sarnath.

Gli uomini di Sarnath odiano e temono gli abitanti di Ib, considerandoli così mostruosi da non essere neanche degni di esistere.

Decidono perciò di sterminarli, nonostante queste creature non abbiano fatto loro alcun male.

I Sarnathiani non hanno alcuna difficoltà a sterminarli, poiché sono creature mollicce e inoffensive, e dopo averle uccise tutte, distruggono la città demolendola e gettandone le pietre nel lago, dopodiché portano l’idolo di Bokrug nella loro città e lo pongono in uno dei loro templi.

Ma la notte seguente vengono avvistate strane luci sul lago, e il giorno dopo il sacerdote che era custode del tempio di Bokrug viene trovato morto, con il volto sconvolto dal terrore.

L’idolo di Bokrug è scomparso, e prima di morire il sacerdote, di nome Taran-Ish, ha tracciato sull’altare un simbolo che rappresenta la distruzione finale.

Passano gli anni. In quel mondo primitivo, Sarnath diventa la capitale della terra di Mnar e capitale di un grande impero, che cresce per mille anni.

La città diventa ricchissima e potentissima, e diventa la meraviglia di quel mondo preistorico e mitico, come una sorta di Roma ante litteram (Lovecraft, come molti anglosassoni, soprattutto americani, era affascinato dagli splendori e dalla gloria passata di Roma antica).

Ma dopo mille anni di progresso e conquista, arriva la caduta improvvisa e subitanea, proprio in una notte di luna calante.

In occasione dei festeggiamenti per il millesimo anniversario della distruzione di Ib, dalle nebbie del lago sorge il terrore, mentre in cielo brilla la luna calante.

Gli abitanti della grande città fuggono in preda al terrore, mentre nella sala reale sono comparse figure mostruose e danzanti: i fantasmi degli antichissimi abitanti di Ib.

Il terrore è tale che la città viene abbandonata e cade in rovina.

Molti anni dopo una spedizione di un popolo completamente diverso dai Sarnathiani, parte alla ricerca delle sue rovine, e scopre che della gloriosa e splendente megalopoli non è rimasto nulla, e il suo posto è ora occupato da una oscura palude, dove però affiora fra le alghe il verde idolo di Bokrug.

L’idolo viene portato in un’altra città di Mnar, e lì viene adorato a ogni luna calante, come a voler scongiurare una sua ulteriore vendetta.

Bokrug, il Dio-Rettile d’Acqua quindi non è altro che un’altra versione di Dagon, il Dio-Pesce. Indicativo è il fatto che mentre Bokrug viene adorato quando la Luna è al suo ultimo quarto, anche Dagon, nel racconto omonimo, viene visto emergere dalle acque proprio sotto la luce della Luna calante.

Cosa significasse per Lovecraft, e di cosa fosse simbolo la Luna calante per Lovecraft, non mi è ancora dato sapere.

Forse non lo sarà mai, ma può darsi che possa trovare un giorno un riferimento a qualche mito in proposito.

Bokrug è una divinità acquatica come Dagon, ma è anche una divinità pre-umana, esattamente come viene immaginato essere Dagon, immagine di esseri acquatici pre-umani.

Nel racconto non viene detto che gli abitanti di Ib sono legati all’acqua, non esplicitamente, ma l’ambiente acquatico caratterizza tutto il loro essere: il lago, il loro Dio acquatico, il loro aspetto che ricorda i rospi, la loro vendetta che sale dal lago stesso.

Ma mentre l’origine di Dagon è del tutto ignota, quella di Bokrug sembra essere aliena: gli abitanti di Ib forse sono discendenti di Seleniti venuti sulla Terra nella preistoria, forse emigrati qui per sfuggire alla desertificazione del loro mondo (a quel tempo si credeva che la Luna potesse essere stata un tempo simile alla Terra, e che a causa della sua piccolezza fosse invecchiata prima, dato che aria e acqua sarebbero svaporati nello spazio molto tempo fa, oltre che essersi solidificata molto prima della Terra).

E in questo assomiglia al successivo Cthulhu, con il quale ha del pari altrettante somiglianze che con Dagon, come vedremo.

L’idolo acquatico e mostruoso, il lago paludoso, il culto preistorico di origine pre-umana e portato avanti dagli Umani stessi, il terrore innominabile che scaturisce da tutto questo, sono tutti elementi tipici dei racconti del Ciclo di Cthulhu, cioè i racconti successivi alla Svolta del 1926.

In modo favolistico, esso anticipa Cthulhu e gli altri racconti dopo il 1926 e ne costituisce l’abbozzo iniziale.

Ma tali visioni nacquero solo dalla fantasia di Lovecraft, o furono ispirate da un mito o più miti di cui Lovecraft era venuto a conoscenza, e che poi ha sviluppato negli anni?

 

 
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