Creato da namy0000 il 04/04/2010

Un mondo nuovo

Come creare un mondo nuovo

 

 

A forza di delusioni

2019, Avvenire 20 agosto.

A forza di delusioni, gli italiani – si parla di tutti noi – hanno l’aria di essere diventati più scettici e disillusi, se non addirittura un po’ cinici. Il che per un popolo tradizionalmente ottimista, fiducioso che "in qualche modo andrà tutto bene", configurerebbe un’autentica mutazione antropologica. Le convulsioni della politica – che tornano moleste e inesorabili come l’anticiclone africano –, con l’evidente incapacità di offrire una prospettiva di ampio respiro a un Paese da troppo tempo a corto di fiato, sembrano condannarci a non poter scorgere cosa ci attende domani se non un altro giro di polemiche, il consueto spettacolo di una reciproca, arroventata ostilità politica che, messa in scena un giorno e un altro ancora, ha come inevitabile esito l’avvitarsi di crisi dagli esiti nebulosi.

E nel mezzo della nuova seria e grave turbolenza politica la sua riflessione su una generazione di donne e uomini «ricchissimi» di «talenti» che però «non vengono riconosciuti», lasciando sospeso in un limbo indefinito chi chiede solo la libertà di poterli esprimere, suona come la metafora di un Paese che ha l’accorato bisogno di una speranza affidabile in cui credere per tornare a costruire futuro senza sentirsi indotto fino a nuovo ordine al piccolo cabotaggio del proprio interesse gelosamente difeso dalle insidie dell’incertezza, del disincanto, del rifiuto dell’altro e persino dei nostri figli e nipoti, i ricchi di futuro che riduciamo a poveri di oggi e di domani.

 
 
 

Storia straordinaria

Post n°3112 pubblicato il 18 Agosto 2019 da namy0000
 

Questa straordinaria storia inizia con l’amicizia fra una giovane donna d’oggi, con il cuore che batte all’unisono con quello dei cavalieri antichi, e una cavalla arabo-aveglinese, saura, la criniera bionda, ‹‹testarda quando vuole, ma gentile quando è l’ora››. Dal 2005 hanno percorso insieme, ogni anno, tra i seicento e i quattromilacinquecento chilometri…

Paola Giacomini ha quarant’anni; Isotta Raminga, la sua amica speciale che ha perso un occhio, ne ha sedici. ‹‹Viviamo sotto il sole e la pioggia, la notte, sotto le stelle. Sappiamo di appartenere a specie diverse, è la nostra forza. Isotta riesce a esplorare il mio cuore, spremendone la musica e spingendolo al coraggio. Sa uscire dalle situazioni più difficili, sembra che si renda conto, in anticipo, di quando stanno per arrivare e diventa seria e concentrata. Quando il pericolo è passato, ritorna allegra e noncurante››.

Paola, da bambina, aveva un sogno: andare a cavallo sulle montagne. A vent’anni quel sogno è diventato un progetto di vita: ‹‹Misi da parte ogni interesse e cominciai a frequentare la scuola di equitazione alpina “Alpitrek”, creata da Mauro Ferraris. È stato lui a insegnarmi che andare con un cavallo sui sentieri alpini non vuole dire soltanto raggiungere una cima, ma incontrare delle persone, scoprire dei modi di vivere che la città non offre››.

Nel 2006, Paola è partita con Isotta da Torino per Santiago di Compostela: ‹‹Durante questo viaggio ho capito che la meta da raggiungere era quella di vivere la quotidianità non in modo scontato, abbandonandomi a meccanismi che all’apparenza garantiscono una tranquillità, ma in realtà oscurano il vero succo della vita. In quegli anni ho esplorato le Alpi occidentali, andando alla ricerca di persone che vivevano isolate e dimenticate, in posti dove non c’era nessuno. Trascorrevo con loro un’intera giornata, abitavo la loro solitudine che entrava a far parte della mia vita. Ritornavo a trovarli un anno dopo››.

Il 2016 fu l’anno dei Sentieri da lupi (è il titolo di uno dei libri scritti da Paola, pubblicato da Blu edizioni) che, dopo essere stati scacciati dalle Alpi, vi stanno ritornando. ‹‹Ripercorrere le loro tracce, incontrare persone che hanno a che fare con loro, è stato come aprire le porte di un castello che, in ogni stanza, riserva sorprese ed emozioni. Nei settatanove giorni di viaggio dalla Slovenia alle Alpi Marittime, ho raccolto un tesoro stupendo di sfide, progetti e condivisioni che mi hanno arricchito enormemente››.

Nel frattempo nel suo cuore si era insinuato un altro sogno: andare in Mongolia per incontrare i cavalli selvaggi, i przwalskii, che dopo avere rischiato l’estinzione sono stati reinseriti nella steppa mongola.

‹‹Il loro nome è Takhi e significa lo Spirito, l’Inaferrabile, la Libertà. I mongoli li ritengono “divini”››, spiega Paola. ‹‹Ho avvertito nei loro confronti una forte attrazione, mi riportavano ai tempi preistorici, a significati che sento di dover riscoprire per il mio progetto di vita››. Grazie alla generosità di uno sponsor, nel 2017 Paola è atterrata in Mongolia, dove per alcuni mesi ha condiviso la vita degli abitanti negli avamposti della steppa: ‹‹La porta della loro yurta, la tenda, era sempre aperta. Si stava per lunghe ore attorno alla stufa, con una tazza di tè e un piatto di carne essiccata: ascoltavo e imparavo molte cose. Dove muri erano crollati e paesi scomparsi, dove pareva che non ci fosse più niente, era rimasto un modo di vivere essenziale››.

‹‹Nelle notti stellate della Mongolia, accanto ai tre cavalli, Graffio, Azimuth, Tgegherè, acquistati fra molte difficoltà burocratiche, ho capito che dovevo testimoniare quanto stavo vivendo. Nel nostro Pianeta ci sono tesori nascosti: sta a noi, cavalieri nomadi di oggi, farli conoscere››.

È nato così “Mare d’erba”, il progetto di un viaggio, sulle tracce di Gengis Khan, dall’antica capitale mongola, Kharkhorin, a Cracovia, attraverso la Siberia e le pianure dei grandi fiumi della Russia: ‹‹La mia speranza è di costruire un ponte ideale fra due culture, fra due mondi molto diversi, l’Oriente e l’Occidente, che attraverso il linguaggio internazionale degli attuali cavalieri e con le  nuove tecnologie, non sono più così, lontani››.

Un’impresa che ha assunto il significato di una missione di pace. Era il 1241, i tartari stavano per piombare su Cracovia, un trombettiere dal campanile della basilica di Santa Maria diede l’allarme con una melodia che fu interrotta dalla freccia di un arciere mongolo che lo uccise. Quella melodia oggi è suonata da un pompiere che si affaccia, ogni ora, ai quattro angoli della torre.

Quando Paola è ripartita da Kharkhorin per la Polonia, con due dei cavalli, ha portato con sé una freccia mongola, donatale dal sindaco.

‹‹Quello che è stato uno strumento di morte e di guerra, oggi vuol essere un segno di pace e di dialogo››, dice Paola che, arrivata in Siberia, vi ha trascorso tre mesi, scoprendo nei piccoli villaggi un’umanità semplice, pronta a condividere con calore la propria vita con l’ospite inatteso.

Dopo altri quattro mesi, in cui i cavalli sono stati ospitati in un monastero ortodosso, ha potuto riprendere il suo pellegrinaggio verso Cracovia, dove spera di arrivare a fine agosto, dopo aver percorso le terre dei cosacchi, risalito il Don fino all’altezza di Mosca e attraversato l’Estonia.

I trombettieri della basilica di Santa Maria l’aspettano con gioia e con stupore (Mariapia Bonanate, FC n. 32 del 11 agosto 2019).

 
 
 

Buon viaggio, Karim

Post n°3111 pubblicato il 17 Agosto 2019 da namy0000
 

Migranti. Buon viaggio, Karim (Lettera di una nonna)

Angelo Petrosino, Avvenire, giovedì 15 agosto 2019

Caro Karim, stai per intraprendere un lungo viaggio, pieno di ostacoli e di pericoli. Ringrazia Dio per averti concesso il privilegio di avere la pelle nera e di averti reso così bello. Devi esserne orgoglioso. Ma se un giorno incontrerai dei bambini bianchi, non vantartene. Anch’essi sono felici di essere come sono. Forse ti invidieranno un po’, e allora può darsi che ti dicano le parole cattive che insegnano loro i grandi perché sono infelici, insicuri e dunque pieni di rancore con gli altri. Cerca di capirli, non arrabbiarti. Se vorranno farti del male, non devi ricambiare, ma non devi nemmeno accettarlo. La tua vita è preziosa come quella di tutti coloro che sono capaci di provare emozioni e sentimenti, gioia e tristezza, felicità e dolore. Dunque, difendi la tua integrità sempre e dappertutto. Conserva i ricordi della tua infanzia tra le persone che ti hanno voluto bene, quelli delle tradizioni con cui sei cresciuto, quelli delle fatiche che ti hanno messo alla prova rendendoti più forte e coraggioso, più pronto ad affrontare la vita senza rinunciare a essere umano con chiunque ti trovi al fianco. Ecco perché sono sicura che se dovrai soffrire la sete e la fame, non cederai subito alla disperazione, se incontrerai la paura saprai tenerla a bada con la speranza, come ti abbiamo insegnato in questi anni. Ma se arriverai al termine del viaggio e la sorte ti sarà benigna, non lasciarti frenare dai ricordi o irretire dalla nostalgia. Sii curioso come sei sempre stato, cerca di conoscere a fondo il mondo nuovo nel quale per necessità sarai stato catapultato. Dappertutto si può fare amicizia, si può amare ed essere amati. Il confronto tra il mondo che hai lasciato e quello che ti accingi ad incontrare ti renderà più umano, più ricco, più forte. Io proverò ad immaginare le strade che dovrai percorrere, le mete nuove cui aspirerai, i sogni che ti faranno battere il cuore. Il sole ti riscalderà con lo stesso conforto, anche se le albe e i tramonti cui hai assistito nella tua infanzia non avranno gli stessi colori e l’aria non avrà la stessa trasparenza. Porta il meglio di te dovunque ti fermerai, raccogli il meglio da quelli che ti verranno incontro con il sorriso e le braccia aperte. Il bene avrà sempre la meglio anche quando molti cercheranno di calpestarlo. Ci sarà sempre qualcuno che lo rimetterà in piedi. Promettimi che tu sarai uno di questi coraggiosi che salveranno il mondo dal male e dall’odio. Buon viaggio, Karim. Tua nonna.

Raccomandazioni immaginarie di una nonna africana al nipote prima che intraprenda il lungo viaggio che lo porterà in Europa. Pensando alla 'nave dei ragazzi' tenuta da giorni in mare aperto e senza indicazioni di un porto sicuro.

 
 
 

Il corpo ci rappresenta ma non è tutto

Il corpo ci rappresenta ma non è tutto

“Purtroppo oggi accettarsi coincide spesso con il rincorrere un ideale di perfezione sui social comunichiamo attraverso delle foto che, se non sono finte, sono comunque la versione più vicina all’immagine che gli altri vorrebbero avere di noi. Tutto ruota intorno a un’idea falsata del significato di accettazione che però non vuol nemmeno dire “passare sopra i difetti”  o decidere che questi non siano più tali. Il riferimento è alla recente moda di pubblicare sui social i primi piani delle proprie smagliature o della cellulite per dimostrare che non rappresentano un problema. Ancora una volta, però, si nega di avere una fragilità perché non ci si può permettere di essere imperfetti. La sfida è quindi imparare a guardarsi e a volersi bene, chiamando per nome i propri difetti. È importante che il parametro estetico non scalzi mai quello medico: il troppo grasso, così come la magrezza eccessiva, è un problema nel momento in cui danneggia gli organi” (FC n. 32 del 11 agosto 2019).

‹‹L’accettazione di un nuovo corpo adulto è uno dei compiti dello sviluppo che da una ventina d’anni è diventato sempre più difficile a causa delle influenze culturali: media e social rimandano l’immagine di corpi perfetti nei confronti dei quali le adolescenti si sentono inadeguate. Queste ultime generazioni, soprattutto le ragazze, fanno fatica ad accettare che il proprio corpo non sia conforme ai modelli imperanti. Le adolescenti sono più sensibili e influenzabili. Un ruolo importante lo gioca anche la famiglia: se anche qui la perfezione viene vista come un valore, la ragazza si sentirà stretta in una morsa. Questo disagio potrà generare paura e dolore, di fronte al quale si può rispondere con una condotta alimentare errata sia nel senso dell’anoressia sia in quello del consumo eccessivo di cibo visto come una compensazione… Anche dal punto di vista dell’educazione alimentare, è sicuramente importante proporre un modello sano, ma senza fanatismi, per non correre il rischio di generare l’effetto contrario, ovvero un’attrazione irresistibile per il cibo spazzatura. È importante un indicatore di tipo medico che stabilisce il confine tra un lieve sovrappeso e l’obesità vera e propria che se non nell’immediato porta in futuro a una serie di disfunzioni e patologie. Davanti all’aumento di peso non occorre né essere allarmisti e ossessionati né sottovalutare la cosa. Qualora il peso risulti eccessivo è necessario un controllo medico che possa prima di tutto stabilire se ci sono delle disfunzioni endocrinologiche. Se invece è il frutto di una condotta alimentare sbagliata, occorre individuare il motivo che conduce ad abbuffarsi. La ragazza va accompagnata a capire le cause del proprio comportamento, senza però farla sentire brutta o inadeguata. È sempre importante accettarsi e comprendere che il corpo ci rappresenta ma non è tutto. È invece tipico del bullismo, di cui possono essere vittima le ragazze sovrappeso, farti sentire una brutta persona perché sei grassa. E i pari hanno un ruolo fondamentale nell’adolescenza: tra amici la forma fisica non deve essere il tema centrale dello stare insieme›› (Emanuela Confalonieri, psicologa, FC n. 32 del 11 agosto 2019 ).

 
 
 

Voglia di disciplina

Post n°3109 pubblicato il 16 Agosto 2019 da namy0000
 

2019, Il Post, 14 agosto.

In Ungheria sempre più adolescenti scelgono di passare le loro estati in campi estivi di addestramento militare. Ci si veste in divisa, si imparano a usare armi simili a quelle vere, ci si allena e si vive rispettando regole, disciplina e usanze dell’esercito, ragazzi e ragazze insieme. Campi estivi di questo tipo non sono una cosa nuova, ma negli ultimi anni – quelli del successo del primo ministro nazionalista Viktor Orbán – sono tornati di moda. Il governo sostiene che aiutino a sviluppare il patriottismo e il senso di appartenenza dei giovani, che passano settimane tra duri allenamenti ed esercitazioni, imparando tecniche di sopravvivenza.

 
 
 
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