Creato da namy0000 il 04/04/2010

Un mondo nuovo

Come creare un mondo nuovo

 

 

Celine

2020, Avvenire 4 luglio.

Caro direttore,​
sono una studentessa di 18 anni che abita a Bergamo. Sono figlia di genitori stranieri: sono nata e cresciuta in Italia. La prima e unica lingua e cultura che i miei genitori mi hanno insegnato da quando sono venuta al mondo è quella italiana. La cultura di origine dei miei genitori mi è quasi completamente estranea. A gennaio, dopo 18 anni, mi hanno consegnato un mio diritto, un diritto molto prezioso per me e per molti altri miei coetanei figli di stranieri residenti: la cittadinanza italiana.

Sin da quando ero piccola, il mio sogno è sempre stato lo stesso: diventare astronauta. Ho sempre saputo che la strada che voglio intraprendere sarebbe stata difficile e, per questo, mi sono impegnata sin dall’inizio in tutto: scuola e sport. I miei genitori hanno fatto (e tutt’ora fanno) molti sacrifici per assicurare a me e ai miei fratelli di poter andare nelle scuole migliori e che in generale non ci mancasse nulla. Dal 2015 al 2018 ho frequentato un liceo scientifico aeronautico: desideravo molto fare esperienze di scambio all’estero dove avrei acquisito un bagaglio culturale linguistico e che mi avrebbe aperto a nuovi orizzonti. Però ogni anno vedevo che tali viaggi erano costosi e i miei genitori non potevano permettersi tale spesa, essendo cinque in famiglia e con mio padre che, ai tempi, non lavorava. Nonostante ciò non ho mollato le ricerche e, grazie alla mia determinazione, ho trovato una scuola che rispecchiava esattamente il mio ideale di scuola: il Collegio del Mondo Unito, 18 scuole internazionali sparse in tutto il mondo dove i ragazzi, provenienti da diverse culture, religioni e situazioni socio-economiche, studiano secondo un programma scolastico internazionale prestigioso (Baccalaureato Internazionale), credendo nell’educazione come una forza che unisce i popoli. Inoltre, il Collegio offre borse di studio in base alla situazione economica della famiglia dello studente. Non ho perso tempo e mi sono iscritta alle selezioni, un processo dove mi sono messa alla prova con ragazzi in gamba provenienti da tutta Italia. Alla fine sono riuscita a entrare nel Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico (UwcAd, Trieste) in un progetto sostenuto dalla Fondazione Cariplo. Questa è stata una grande soddisfazione e manna dal cielo sia per me sia per la mia famiglia: un’opportunità e come primo passo per la realizzazione del mio sogno.
Da poco mi sono diplomata e grazie al Collegio del Mondo Unito ad agosto partirò per gli Stati Uniti, dove studierò Ingegneria Aerospaziale all’Università di Oklahoma con una borsa di studio totale. Desidero molto condividere la mia storia con i miei coetanei e anche con giovani più grandi per ispirarli e incoraggiarli a osare sognare e a non smettere e di combattere per il proprio sogno. Spero, direttore che mi dia l’opportunità di condividere questa storia attraverso il suo giornale. Grazie e cordiali saluti - Celine P. - UwcAd 2018-20

 
 
 

Bene e Male

Post n°3371 pubblicato il 05 Luglio 2020 da namy0000
 

La malvagità, la cattiveria, l’odio possono anche togliere la vita, ma non distruggere l’Amore. Suor Laura Mainetti fu uccisa il 6 giugno 2000, in un rito satanico da 3 ragazzine minorenni che avevano deciso di infierire con 6 coltellate a testa, così da comporre il numero di Satana 666. Per errore fu data una coltellata in più”. ‹‹Mentre le facevamo tutto questo, lei ci ha perdonato. Non posso che avere da parte sua un ricordo d’Amore››. Solo l’Amore vince l’odio e diffonde la luce anche nelle tenebre più intense: il luogo dell’omicidio, segnato da una croce, è diventato luogo di pellegrinaggio; numerosi sono i progetti e le iniziative in tutto il mondo che portano il suo nome (FC n. 27 del 5 luglio 2020).

 
 
 

Razzismo e schiavismo nel mondo e nella storia

Post n°3370 pubblicato il 04 Luglio 2020 da namy0000
 

Razzismo e schiavismo nel mondo e nella storia

Chiarissimo e terribile è il tema del razzismo che ha generato lo schiavismo in tante civiltà. Oggi chi pensa allo schiavismo pensa alle piantagioni di cotone americane e nell’Occidente crudele, perché è in questi termini che ne parlano la maggior parte dei testi di storia nelle scuole. In effetti razzismo e schiavismo dell’Occidente sono verità storica. Trasformata però in un falso storico diabolico e pericoloso. Infatti per il mondo dell’informazione la catena dello schiavismo sembra essere costituita dal solo anello dell’Occidente, mentre in realtà gli anelli sono tre: islamico, africano e occidentale.

Dopo greci e latini, la tratta islamica degli schiavi è cominciata già ai tempi di Maometto, nel 600 dopo Cristo, ed è durata 13 secoli, fino alla prima metà del 1800. Dell’anello africano il caso più significativo è quello degli Ashanti, popolo dell’Africa nera occidentale, che verso il 1300 riuscì a costruire un impero potente commerciando oro e schiavi di altri popoli neri.

L’anello dell’Occidente ha riguardato i secoli dopo la scoperta dell’America per la cosiddetta “rotta atlantica”, gestita dagli schiavisti barbareschi magrebini, che i neri definivano “i bianchi” e non erano gli europei.

Quando parliamo di schiavismo non possiamo tacere che il mondo arabo aveva colonizzato mezza Africa, da cui ha prelevato 17 milioni di schiavi per le rotte verso l’Arabia e il Medio Oriente.

Se è giusto parlare delle crociate che l’Europa ha combattuto dal 1100, si deve parlare anche della colonizzazione araba dell’Africa finalizzata allo schiavismo, praticato in quello stesso periodo.

I nostri studenti sono spesso manipolati da una storiografia ideologica che, per esempio, denuncia giustamente i 30 anni di colonizzazione italiana della Libia, voluta peraltro dai governi della sinistra storica, ma si dimentica di dire che prima la Libia è stata colonia della Turchia per 300 anni.

Se ci poniamo in questa prospettiva completa e non monca, possiamo avere una visione del razzismo e dello schiavismo molto diversa e finalmente veritiera. Le responsabilità per questi fenomeni terribili vanno distribuite a pari demerito tra il mondo islamico, quello dell’Africa nera e il mondo occidentale del colonialismo più recente.

È quindi evidente che il razzismo e lo schiavismo non sono solo una questione economica e politica legata al sistema capitalistico e all’imperialismo. Infatti sono stati generati da popoli diversi, da culture diverse, da sistemi economici diversi. Questo ci permette di capire che l’origine più profonda di questi mali risiede nel cuore dell’uomo, e la soluzione è anche di ordine economico e politico, ma deve passare attraverso la conversione di ogni persona: senza questo passaggio anche il nobile desiderio di dialogo tra culture e fedi diverse rischia di restare sterile, e anche le migliori politiche dell’Onu sono destinate al fallimento.

La rilettura storica nella verità è necessaria perché l’autocritica dell’Occidente si spinge fino all’autolesionismo e suscita nelle università africane un odio distruttivo contro l’Occidente che risulta essere l’unica causa dei mali dell’Africa: la conseguenza è la nascita di movimenti tipo “Boko Haram” che significa “L’istruzione occidentale è vietata”. Una lettura falsa della storia è molto dannosa per la stessa Africa perché arma le menti degli africani e quindi le loro braccia… - Giancarlo S. (FC n. 27 del 5 luglio 2020).

 
 
 

Perché credere

Post n°3369 pubblicato il 04 Luglio 2020 da namy0000
 

‹‹Perché a questo abisso di male, io rispondo con un abisso di amore››, disse Karol Wojtyla.

 
 
 

Un altro tipo di carcere è possibile

Post n°3368 pubblicato il 01 Luglio 2020 da namy0000
 

Un “carcere privo di sbarre e pieno di ulivi”. Con il cancello aperto, dove la pena si sconta imparando il rispetto della legge e, attraverso la condivisione e il lavoro, si riconquista la consapevolezza di sé e la capacità di stare insieme agli altri.

Tutto iniziò un tardo pomeriggio estivo del 1994, quando, in cerca di riflessione, don Ettore, oggi 76 anni, salì sulla collina dove stava un piccolo podere di famiglia e, osservando il tramonto, immaginò quel posto, allora desolatamente brullo, coperto di alberi curati dal lavoro dei giovani che avrebbe strappato alla galera, per dar loro una seconda possibilità.

Così, da un sogno di un prete testardo e visionario, è nata nel Comune di Serdiana, a una ventina di chilometri da Cagliari, “La Collina”, una comunità educativa che da 25 anni ospita minori detenuti per reati gravi ammessi a pene alternative. ‹‹Prima che se li inghiottisca il carcere degli adulti, capace solo di strutturare la devianza››, commenta, secco. ‹‹Devianti non si nasce, si diventa. Altrimenti, direbbe don Milani, me la dovrei prendere con il Padreterno››.

Don Ettore ha speso 52 anni nella sua vocazione sacerdotale e, di questi, 40 con questi ragazzi “difficili”. Lauree in Scienze sociali e Psicologia, cappellano del carcere minorile di Cagliari per 22 anni, ha scelto di interrompere per un anno la docenza, per andare a vivere, giorno e notte, dentro un istituto di pena. ‹‹Da queste esperienze mi sono convinto del fallimento dell’istituto carcerario. Così ho iniziato a pensare a una specie di “carcere alternativo” che è la comunità››. ‹‹I primi due ospiti che il tribunale dei minori mi affidò››, ricorda, ‹‹erano due giovani condannati per omicidio. “Prendili tu, don Ettore”, mi chiese il magistrato, “prima che a 21 anni passino agli adulti, altrimenti li perdiamo per sempre”. Così ho iniziato››.

Prima di avviare il percorso alternativo al carcere i giovani sono invitati a trascorrere un periodo di prova prima di firmare il “contratto”. Le regole sono semplici, ma ferree: sveglia al mattino presto, lavoro per otto ore al giorno nell’azienda agricola, vita comunitaria, accompagnati dagli educatori (uno per ospite) che lavorano a fianco dei giovani, condividendo tutto. Cura insieme a rigore; ascolto insieme a rispetto. ‹‹Dello stipendio, metà la tengono e metà viene versato in cassa comune per le spese della casa. In questo modo›› - spiega il sacerdote ‹‹i ragazzi comprendono la differenza tra il denaro rubato e quello sudato e vengono provocati alla responsabilità e alla legalità›› (FC n. 26 del 28 giugno 2020).

 
 
 
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