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Il coraggio di cambiare

Post n°2976 pubblicato il 20 Marzo 2019 da namy0000
 

È vero che molti di noi impegnati nel recupero dei ragazzi con problemi ci siamo resi disponibili ad aiutarli ma, soprattutto, a cercare di capirli per poi, si spera, trovare vie alternative di uscita. Ma l’iniziativa “Fuori bosco”, un forum del Corriere della Sera che il 5 marzo scorso ha riunito alla Stazione di Milano-Rogoredo istituzioni, esperti e associazioni, ha offerto un’ulteriore occasione per convincerci che l’emergenza droga non solo non è spenta, ma sta assumendo aspetti molto più preoccupanti di decenni fa.

Una massa di giovanissimi “tranquillamente” (fregandosene di tutti, anche di me che avevo fatto un salto nel bosco, per incontrarli) riempie imperterrita il parco di Rogoredo ed esce con la “spesa”. Qualcuno l’abbiamo convinto, forse ridirottato a scuola e al lavoro. Anche in Exodus è venuto qualcuno, ma è durato poco.

Mi faccio due domande: la prima, forse la più facile, riguarda il migliaio di ragazzi salvati, meglio, più che salvati, convinti a uscire: ce la faranno? La seconda, che credo si facciano altri nostri colleghi, riguarda i metodi: quali nuove modalità sarà possibile mettere in atto affinché le fatiche di tutti, e i tempi di recupero, divengano tempi forti, nuovi, attraenti e costanti? Questa folla che compare, scompare, si muove in pochi secondi, è totalmente diversa da quella degli anni passati, da quella dei sottopassi e da quella che noi educatori abbiamo conosciuto e aiutato.

Mi meraviglia positivamente l’impegno che l’intera città di Milano, la stampa, le forze dell’ordine, le comunità di recupero stanno dimostrando.

Ho chiamato a raccolta tutti i miei responsabili, proprio a seguito dei fatti e confrontandoci abbiamo capito che quanto andava bene ieri non è ripetibile. Stiamo mettendo in piedi laboratori di arte, di musica, di agricoltura e abbiamo ripreso “carovane” molto impegnative (3 mesi, 4.000 chilometri in mountain bike, notti tra le cime eccetera) perché ragazzi adolescenti, senza sponde genitoriali e amicali, non è possibile chiuderli in una comunità o metterli subito “a regime”.

Vedremo se qualcosa nascerà e se avremo noi educatori, per primi, il coraggio di cambiare e, nonostante tutto, di sperare (Antonio Mazzi, FC n. 11 del 17 marzo 2019).

 
 
 
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