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Inverno demografico

Lettera firmata a FC n. 24 del 13 giugno 2021

AFFRONTARE LA STAGIONE ESTIVA IN UNA FAMIGLIA CON 4 FIGLI

Le scrivo queste righe dalla ridente cittadina di Monselice, il “ricco” Nord-Est, in provincia di Padova, ma credo che la mia storia possa essere uguale a tante storie di famiglie italiane che tra una manciata di giorni si troverà a dover gestire figli e lavoro. Mancano pochi giorni alla fine della scuola e le chat delle mamme (sembra che queste cose siano solo delle mamme) esplodono di messaggi con volantini di centri estivi: date, età, soldi, attività ludico-sportive, ricreative, danze, teatro, giochi, divertimento, relax.

Nelle altre chat la vita va avanti come se niente fosse. La preoccupazione non arriva, nelle altre chat. Resta confinata tra i chip degli smartphone delle madri che, da imprenditrici e organizzatrici nate, costruiscono gruppi nuovi, broadcast, pagine Facebook dedicate ai centri estivi, calcoli logaritmici dove inseriscono nei fogli Excel tutte le scontistiche possibili immaginabili: sconto secondo e terzo figlio, sconto più settimane, sconto prenotazione anticipata, sconto pasto, sconto in base all’Isee, in base al reddito, alla residenza, alla vicinanza, al lavoro che fai, se fai turni, se viene nonno/nonna/zia/cugina/baby sitter a prenderti il pargolo.

E in tutto questo, i pargoli sono i più bravi: si adattano a qualsiasi situazione, sanno dentro di loro che questa è la vita dei figli. Ma avere figli in Italia è per pochi disperati che non sanno quello che fanno, se le condizioni sono sempre peggio. Giorno dopo giorno, vengono tolti servizi, opportunità, ma non improvvisamente, un po’ alla volta, memori della storia della ra e dell’acqua bollente: la rana si abitua all’acqua sempre più calda, finché finisce bollita senza accorgersene.

E intanto, le settimane estive sono 13. Una famiglia che ha deciso di affrontare l’inverno demografico e di mettere al mondo quattro figli, ora deve gestire, come ogni anno, la lunga estate. Tolte 3 settimane di vacanze (genitori a casa), e tolti i santi nonni, ci sono 10 settimane da gestire. Dalle mie parti il prezzo medio che le associazioni/cooperative/altro propongono è di 90 euro a settimana con pranzo al sacco. La famiglia con quattro figli ed entrambi i genitori che lavorano (la mia famiglia), si troverà a dover spendere: 4 figli x 10 settimane x 90€/settimana = 3.600 euro. Se i figli sono 3, sono 2.700 euro. Se sono 2, sono 1.800 euro. In alcuni Comuni illuminati ti vengono incontro con una riduzione per alcune settimane. Per il resto, ci si arrangia.

Questo, ovviamente, se i genitori lavorano. Se fanno parte del cosiddetto ceto medio (che sembra sparito), è una quota molto alta da pagare. Ma non ci sono altre scelte: se vuoi continuare a lavorare, li devi spendere. Se i genitori non lavorano, l’estate che arriverà tra pochi giorni sarà tragica. Perché i loro figli non potranno permettersi nemmeno una settimana, resteranno a casa, a vivere situazioni difficilissime, a sentire dentro l’animo l’angoscia degli adulti, senza sapervi fare fronte. Questi figli avrebbero diritto più degli altri di vivere un’estate serena.

Davanti a questi numeri, nessuno può fare finta di niente. Dove sono finiti i diritti dei bambini e delle bambine? Dove è finito il nostro Governo delle Larghe Intese, e soprattutto il ministero delle Pari Opportunità e della Famiglia, che dovrebbe aiutare le famiglie a sopravvivere? Dove sono finiti i vari parlamentari di cui vedo il volto nei manifesti dei convegni che parlano di deserto demografico? Dove è finita la mia Regione, il Veneto, che il 28 maggio 2020 ha promulgato con annunci pomposi la Legge Regionale sulla Famiglia atta a promuovere la natalità come valore da perseguire anche con strumenti di sostegno delle politiche familiari? Dove sono finiti i Comuni, che dovrebbero essere in prima fila nell’aiutare le famiglie?

Il deserto demografico si combatte aiutando le famiglie a fare fronte a queste situazioni, non raccontando nei social che cosa si sta facendo, come molti politici fanno. La politica dovrebbe sognare i nostri figli, dovrebbe dare loro un ampio respiro. Invece molti politici cercano solo consenso: parlano, ma non conoscono queste situazioni perché non le vivono: sono lontani anni luce dalle difficoltà delle famiglie. La sfiducia delle famiglie è alta. E quanto ho letto che in Senato, invece di parlare di questi drammi, si trova il tempo per ridare il vitalizio a persone condannate, è spaventoso. Auspico che il Governo faccia qualcosa per aiutare le nostre famiglie a sopravvivere anche in questa estate, qualcosa di strutturale, perché davvero molte delle nostre famiglie non ce la fanno più – Monica Buson – Monselice (Pd)

 
 
 
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