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Costo umano di pc e cellulari

2023, FC n. 5 del 29 gennaio

Vi spiego il costo umano di PC e cellulari

«La sfortuna del mio Paese è di avere un sottosuolo ricchissimo. Ma le risorse naturali, invece che fattore di sviluppo per la gente, sono diventate sinonimo di conflitti armati, milioni di morti e una povertà inaccettabile».

Il Paese di suor Nathalie Kangaji è la Repubblica Democratica del Congo.

I numeri danno ragione alla combattiva religiosa, avvocato, in prima linea nella difesa dell’ambiente e dei connazionali calpestati dalle multinazionali. La Repubblica Democratica del Congo, infatti, dispone dell’80% delle riserve mondiali di coltan, componente essenziale di cellulari e pc. «Inoltre vi si estrae il 60% del cobalto, fondamentale per la produzione delle batterie al litio, indispensabili per le auto elettriche», spiega.

Ma lei non ci sta a chiamarlo «tesoro maledetto». «Dio ha benedetto il mio Paese con queste risorse, per il bene di tutti».

Non inganni il viso dolce di suor Nathalie. La religiosa, 51 anni, è nota a livello internazionale per il suo impegno. Appartiene alle suore di Nostra Signora-Canonesse di Sant’Agostino, congregazione di origine francese, che ha scelto «perché nel suo carisma c’è il desiderio di “rimettere in piedi” gli uomini e le donne». Secondogenita di una famiglia di 6 figli e laureata in Diritto all’Università di Lumumbashi, ha contribuito alla fondazione, nel 2007, del Centro per l’assistenza legale e giudiziaria.

In parallelo al boom minerario nella regione del Katanga, la lotta contro le compagnie impegnate nell’estrazione del cobalto è diventata la priorità. Spiega suor Nathalie: «Le attività di estrazione sono spesso accompagnate da espropri, trasferimenti forzati, inquinamento. A ciò si aggiungono gravi violazioni dei diritti dei lavoratori». L’attività del Centro è preziosa perché «le compagnie minerarie titolari di permessi di esercizio hanno approfittato dell’ignoranza delle comunità locali per svolgere le loro attività a scapito della popolazione». I titoli minerari prevalgono su quelli di proprietà fondiaria, il che significa che «spesso i residenti sono costretti ad andarsene, il più delle volte senza ottenere un equo compenso».

Forse era destino per una come lei, nata a Likasi, una città mineraria. «La nostra missione al Centro consiste nell’assistere le comunità locali e le vittime di abusi e di sfruttamento, offrendo loro assistenza legale e giudiziaria». Lo staff è ridotto all’osso: 5 avvocati (di cui 2 donne), cattolici e protestanti, cui si aggiungono 3 collaboratori. Una realtà piccola ma preziosa, alla quale assicurano sostegno vari soggetti: «La Chiesa locale di Kolwezi, la mia comunità religiosa, ma anche organizzazioni locali e internazionali». Davide contro Golia, è il caso di dirlo: il Centro di suor Nathalie, qualche anno fa, ha incrociato le lame con il colosso svizzero Glencore, tra i principali fornitori al mondo di cobalto, in portafoglio ha clienti come Tesla.

Tra i casi seguiti dalla suora-avvocato c’è quello che ha visto protagoniste, loro malgrado, 26 famiglie contadine i cui campi sono stati inquinati per un anno da fuoriuscite tossiche provenienti dalla Mutanda Mining, filiale locale della Glencore. «Grazie all’azione del nostro Centro, la multinazionale alla fine ha riconosciuto i fatti e ha indennizzato la comunità».

Alla domanda se sia mai stata minacciata o provi paura per il lavoro che svolge, risponde decisa: «L’impegno sociale richiede coraggio e determinazione. Quando si toccano gli interessi dei potenti e dei politici, il rischio è sempre possibile». «Vorremmo che papa Francesco, in questa visita in Africa, dicesse al mondo intero che il popolo congolese ha diritto alla vita e ha bisogno di pace. Che i Paesi implicati nelle atrocità, in particolare il Rwanda e l’Uganda, smettano di uccidere». «Vorremmo che il Papa si rivolgesse anche alle multinazionali, dicendo loro che estrarre i minerali senza violazioni dei diritti umani o danni ambientali è essenziale per un’economia giusta e per la sostenibilità. Infine, mi auguro un messaggio alle autorità congolesi per far sì che, grazie ai proventi delle risorse minerarie, il Governo investa in modo sostenibile nell’interesse di tutti».

Suor Nathalie rivolge, infine, un appello a tutti noi, cittadini del mondo ricco: «La transizione ecologica dev’essere giusta, non costruita sullo spargimento di sangue e sulla distruzione ambientale. Come consumatori potete fare pressione sulle multinazionali per un’economia equa».

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