Creato da namy0000 il 04/04/2010

Un mondo nuovo

Come creare un mondo nuovo

 

Messaggi di Febbraio 2020

Le paure

Post n°3252 pubblicato il 29 Febbraio 2020 da namy0000
 

2020, FC n. 9 del 1 marzo. CORONAVIRUS. Il messaggo di mons. Mario Delpini, arcivescvo di Milano. ‹‹Le emozioni e le paure non siano motivo di confusione, per reazioni istintive e spaventate. La vocazione alla santità ci aiuti anche in questo momento a vincere la mediocrità, a reagire alla banalità, a vivere la carità, a dimorare nella pace››. ‹‹L’apprensione per sé e per i propri cari, forse persino il panico, si diffondono e contagiano il nostro vivere con maggior rapidità e con più gravi danni del contagio del virus››, ha detto Delpini invocando la benedizione del Signore che ‹‹non è una assicurazione sulla vita›› o ‹‹una parola magica che mette al riparo dai pericoli››, ma ‹‹una dichiarazione di alleanza: Dio è alleato del bene, è alleato di chi fa il bene›› ‹‹è alleato degli uomini di scienza che cercano il rimedio per sconfiggere il virus››, ‹‹ogni indicazione data per la prevenzione e per comportamenti prudenti sarà accolta con rigore dalle istituzioni ecclesiastiche››.

Commovente il messaggio rivolto ai fedeli dal parroco di Castiglione d’Adda, don Gabriele: ‹‹Il nostro animo è frastornato. L’emergenza sembrava così lontana, invece è qui in casa nostra. Anche questo fatto ci porta a considerare come nel mondo siamo ormai un’unica grande famiglia. Ora ci dobbiamo attenere alle indicazioni che le autorità preposte hanno stabilito, tra cui la cessazione della celebrazione della santa Messa. È facile in questa situazione lasciarsi andare spiritualmente diventando apatici nei confronti della preghiera, ritenuta inutile. Vi invito invece a incrementare la preghiera che sempre apre le situazioni a Dio. Ci rendiamo conto in congiunture come la presente della nostra impotenza, perciò gridiamo a Dio la nostra sorpresa, la nostra sofferenza, il nostro timore. Non ho vergogna di dirvi che ieri dinanzi al Tabernacolo e alla statua dell’Assunta anch’io ho pianto e vi chiedo di innalzare con me al Signore il grido della nostra preghiera e del nostro pianto. Pregare significa già sperare››.

 
 
 

Grazie a lui possiamo amare veramente

Post n°3251 pubblicato il 21 Febbraio 2020 da namy0000
 

Grazie a lui possiamo amare veramente

Avete inteso che fu detto agli antichi: ‹‹Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio››. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: ‹‹Stupido››, dovrà essere sottoposto al sinedrio (Mt 5,17-37).

‹‹Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli››. Scribi e farisei erano persone ligie all’osservanza della Legge di Mosè. In questo testo non c’è propriamente una critica verso questi pii ebrei, di fronte ai quali c’era da togliersi tanto di cappello per la coerenza e la tenacia nell’obbedienza. Ma la giustizia di coloro che stanno ascoltando Cristo ha bisogno di superare la loro. Eppure era difficile pensare di fare più di questi signori. Allora Gesù inizia a spiegare cosa è questo “di più”.

Non uccidere? Macché, non adirarsi, non offendere, non tenersi un contrasto ma cercare sempre la riconciliazione, e mettersi d’accordo con gli avversari. Non commettere adulterio? Troppo poco: non avere neanche uno sguardo disonesto. La legge ebraica permetteva il ripudio? Niente da fare: non si scioglie il matrimonio e non si torna indietro. Il tuo occhio o la tua mano ti portano a fare il male? Liberatene! E non dire niente che non sia esattamente quel che è, senza giri di parole o manipolazioni.

Chi pensa che il Vangelo sia morbido, legga il testo di questa domenica. Ma non è tutto un po’ esagerato? Non sarà che bisogna leggere contestualizzando, sapendo tradurre – sai com’è – queste parole vanno relativizzate, stiamo attenti ai fondamentalismi, non attacchiamoci alle paroline.

Sarà, e certamente in parte è vero. Ma ognuno di noi spera di trovare qualcuno che ami così. Speri di avere accanto un uomo che ti sia veramente fedele e che non ti molli mai, speri di avere un amico che ti viene a cercare se ha l’impressione che c’è qualcosa di triste tra voi. Speri di avere un fratello che si taglierebbe una mano piuttosto che farti del male, o di trovare qualcuno che preferirebbe morire piuttosto che ingannarti o manipolarti.

Ma forse non lo trovi, perché è molto più facile imbattersi in persone che davanti a questo Vangelo dicono: ‹‹Beh, non esageriamo!››. E non esagerano, come se si potesse amare qualcuno senza esagerare.

Se un figlio non ha mai visto il padre andare oltre il dovuto per lui, ha uno spiffero un po’ freddo nel cuore. Chi può amare veramente senza andare oltre le regole? Chi può perdonare se si attiene alla legge?

Ma se vediamo una madre, un prete, un giovane, una missionaria o qualcun altro andare oltre il dovuto per amore e per prendersi cura di qualcuno, qualcosa si illumina in noi.

Certo. Abbiamo bisogno di non fare sconti a questo testo, e a tutto il Vangelo. Abbiamo bisogno che queste parole siano carne, che qualcuno ami così. Anzi, che questo qualcuno siamo proprio noi.

Difficile? No. Impossibile, da soli.

Infatti il Vangelo inizia dicendo: ‹‹Non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento››. È venuto lui per darci quel “di più”, per questo è il Signore, e solo lui introduce alla vita del regno dei cieli. Non si tratta di essere abbastanza forti per amare così, ma di essere abbastanza semplici da farci condurre. È venuto per questo, per “dare compimento” e permetterci di amare veramente (Fabio Rosini, FC n. 7 del 16 febbr. 2020).

 
 
 

Ho scoperto che fuma spinelli

Post n°3250 pubblicato il 21 Febbraio 2020 da namy0000
 

Prima di scegliere la reazione più opportuna, penso sia opportuno avere chiaro qualche punto fermo. Fumare fa male, qualunque sostanza si fumi, ed è bene averlo presente ed essere coerenti: non possiamo riferirci alla pericolosità di questi comportamenti se siamo noi stessi fumatori. In secondo luogo, fumare canne aggiunge ai rischi del fumo altri elementi. Per esempio, la tendenza a usare la sostanza come anestetico nei confronti di qualche disagio mentale e come fuga davanti agli impegni della vita quotidiana, che aumenta il rischio che si crei dipendenza. Per questi motivi deve essere chiara al ragazzo la nostra posizione di contrarietà come adulti. Questo non significa per forza mettersi a urlare. Anche se certe reazioni dovute alla sorpresa e alla paura possono essere comprensibili, fare dei drammi non aiuta. Meglio poi non considerare il ragazzo come se fosse un tossico incallito, se non è un fumatore abituale. Piuttosto, per capirne di più, può essere utile consultare il medico o un altro specialista, purché esperto di adolescenti. Dopo la prima reazione, non penso sia conveniente fare troppe domande dirette sui motivi profondi, alle quali probabilmente non saprebbe rispondere. Meglio piuttosto valutare il tipo di compagnie che il ragazzo frequenta e considerare la sua tenuta su tutti quei comportamenti che lo aiutano a crescere e che possono fornire l'aiuto più importante per superare questa fase. Per esempio, l'andamento scolastico e il mantenimento degli impegni assunti dal ragazzo, sia in casa che fuori. Solo rafforzando i suoi atteggiamenti più adulti e maturi certi comportamenti possono essere superati. Infine: la scusa del "così fan tutti" non regge perché deresponsabilizza. Occorre ricordare al ragazzo che è lui che sceglie di fumare, non la sua frequentazione di certi amici, che, se sono veri amici e non "compagni di canne", non lo allontaneranno di sicuro anche se decidesse di non fumare più (Fabrizio Fantoni, Psicologo e psicoterapeuta, FC n. 7 del 16 febbr. 2020)

 
 
 

Perché urlo

Post n°3249 pubblicato il 21 Febbraio 2020 da namy0000
 

Nelle ultime settimane non faccio altro che urlare con mio figlio preadolescente e mi interrogo sul mio ruolo genitoriale, sulle mie aspettative e sui miei errori. Sembra che ci sopporti a malapena. Ascolta la musica mentre siamo insieme e si fa gli affari suoi sul telefonino anche quando è in nostra presenza. Sono talmente frustrata ed esasperata che non so più dove stia di casa la gentilezza. Certo non da noi. “Sono un genitore sufficientemente buono?”, mi domando quando con i miei interventi porto mio figlio all’esasperazione. Come posso evitare di logorare ulteriormente il nostro rapporto? – Laura

Cara Laura, ciò che scrivi appartiene all’esperienza di molti tra noi, che siamo genitori di preadolescenti. Dobbiamo essere rompiscatole e al tempo stesso, quando sono arrabbiati e ci trattano male, dobbiamo ricordarci che a parlare è la loro rabbia e non il loro cuore.

Chiarito questo, è importante per noi non sentirci amareggiati, non pensare di essere impotenti o cattivi genitori, ma soltanto genitori che stanno tenendo forte la fune con un figlio preadolescente che tira dall’altra parte con troppa potenza, provando anche a generare uno strappo, laddove possibile. Non serve a niente mettersi in discussione sul proprio ruolo e chiedersi se siamo sufficientemente buoni, come scrivi tu. Lo siamo, anche nei momenti di esasperazione. Dobbiamo però imparare a gestire la situazione senza uscire di senno, senza urlare quanto, se non più, dei nostri stessi figli. Detto questo, nel tuo caso direi che bisogna far scendere in trincea anche il papà.

È fondamentale poi che se metti la regola “niente cellulare a tavola” e questa viene trasgredita, il cellulare venga immediatamente confiscato.

Molte scuole si muovono in questo modo, quando gli studenti non rispettano le regole relative allo smartphone. E per quel che riguarda la gentilezza, è davvero una virtù e un’arte che si è un po’ persa in questa società dominata da media e personaggi pubblici molto cafoni. Io la reinserirei come materia obbligatoria a scuola. A tale proposito invito i genitori dei più piccoli a leggere insieme Il libro delle parole gentili e delle buone maniere (De Agostini ed.) e a praticare gli insegnamenti che il libro suggerisce.

Rispetto invece ai preadolescenti, invito tutti gli adulti a considerarsi modelli di ruolo ed esempi viventi. Se in casa manteniamo uno stile cortese e accogliente è probabile che i figli lo mettano in pratica anch’essi. Per riuscirci, ti consiglio la lettura dell’ottimo: Smettila di urlare. Il metodo rivoluzionario per farsi ascoltare dai figli e mantenere la calma di C. Naumburg (Newton & Compton), ricco di consigli per gestire la rabbia dei figli, ma soprattutto quella di noi genitori (Alberto Pellai, Medico, psicoterapeuta, FC n. 7 del 16 febbr. 2020).

 
 
 

Non ne resta distrutta ma costruisce

Post n°3248 pubblicato il 20 Febbraio 2020 da namy0000
 

2020, Avvenire 19 febbr.

Soncino ( Cremona) Questa è l’ennesima storia di bullismo. Ma non una storia come tutte le altre, di ragazzini vessati a scuola, angosciati, bisognosi di assistenza psicologica, e chissà se si riuscirà riparare il danno. Questa è una storia di buio che genera luce: di una undicenne che guarda in faccia la sua aguzzina, e che nel giorno di San Valentino sceglie il quotidiano locale per inviare alla coetanea una lettera aperta. Accade a Soncino, borgo medievale sul fiume Oglio conosciuto (anche) per la sua rocca. Di qui è provincia di Cremona, appena di là terra bresciana.

E lei è Flavia: studentessa in seconda media in un istituto privato della cittadina, pochi giorni fa vincitrice di una gara con la sua squadra di atletica. Ma il problema è quella sua compagna di classe, che dai primi giorni di quest’anno scolastico inizia a prenderla di mira: all’inizio sono solo parole, poi 'bigliettini' lasciati sul banco. Terribili. E lei? Beninteso: avvisa le insegnanti, che riferiscono al dirigente scolastico, il quale a sua volta attiva il protocollo 'anti bullismo' della scuola. E non reagisce. Ma a Flavia tutto ciò non basta. Vuole lasciare il segno, vuole far sì che la sua vicenda sia monito perché tante altre coetanee non vengano a trovarsi nella sua situazione. E allora scrive a 'La Provincia di Cremona', nella sezione che il quotidiano - avvicinandosi il 14 febbraio - dedica alle lettere di San Valentino. Lei, però, non scrive a nessun fidanzatino.

Chiede quello spazio per rivolgersi alla sua molestatrice, e lo fa con una spavalderia straordinariamente matura, eppure al tempo stesso chiaramente sgorgata dalla penna di undicenne. Le notifica che 'guarda un po’, sono ancora qui, viva e vegeta, sorpresa!', e lo ammette: all’inizio piangeva, 'ma non per paura delle tue minacce', precisa.

Piuttosto, 'perché non capivo, non capivo il perché di questo tuo sentimento (chiamiamolo così)'. Un 'sentimento' che avvicinandosi San Valentino era diventato sempre più 'intenso', con 'bigliettini in cui non vedevi l’ora di vedermi morta, bigliettini in cui esprimi il tuo sentimento di gioia nel giorno del mio funerale, che secondo i tuoi calcoli sarà tra poche settimane, vero?'. Ma attenzione: 'Pensa un po’ – scrive Flavia –, sono convinta invece che questa decisione spetti solo a Dio, e non a una ragazzina delle medie…'.

«Siamo tutti fieri di te», le ha detto il Direttore dell’ufficio scolastico territoriale di Cremona.

E il prefetto della città, che l’ha ricevuta e premiata ieri: «Flavia ha dimostrato grande determinazione e straordinaria nobiltà d’animo, consegnandoci un esempio eccezionale». «Grazie Flavia! Con il tuo coraggio e la tua forza hai alzato un muro e hai creato un ponte. E hai mostrato a tutti noi a noi adulti prima di tutto, che il bullismo non si affronta sommando violenza a violenza, ma rompendo la morsa di silenzio e paure di cui si nutre».

 
 
 

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