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Un mondo nuovo

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Messaggi del 15/02/2021

Un convento su ruote

Dicembre 2020, Laura. G., Scarp de’ tenis

Un convento su ruote che accoglie in fraternità.

A Napoli. Cinque frati e un postulante, cinque vagoni di treno: uno, aperto a tutti per pregare, parlare, confessarsi, messo al centro dell’area foresteria che è un magnifico giardino; gli altri quattro sono le insolite celle dei frati, che ci vivono in preghiera e in comunione, proprio di fronte a Scampia. La regola che osservano è quella di san Francesco, amorevole e spartana, lontana dalla ricchezza eppure profondamente calata nelle bellezze e nei dolori del mondo secolare.

 

La cifra cui tengono è il silenzio: silenziosa è la loro opera e silenziosi sono i loro passi, che pure solcano le strade tutt’intorno dove li conoscono tutti, ma proprio tutti, persino quei ragazzi che, diventati maggiorenni, escono dalle case-famiglia e non hanno più punti di riferimento ma solo un altissimo rischio di perdersi.

 

 

Cosa li guidi fin qui è un mistero. Forse la spiegazione razionale sta nel grande vuoto, legislativo, istituzionale e sociale di un fenomeno che, invece, è fatto di cifre considerevoli e di storie di abbandono che ogni volta rivelano l’assenza di tutti i livelli sociali ed istituzionali.

 

«chi si occupa di questi ragazzi?» si chiede accorato fra’ Giuseppe e lancia attraverso Scarp de’ tenis un appello fraterno e preoccupato. Lui ha 45 anni appena compiuti, è il frate guardiano di questa fraternità, i ragazzi e le ragazze che, concluso il periodo casa-famiglia perché è scoccata la maggiore età, bussano qui, sono suoi fratelli e sorelle minori, nel senso francescano della parola: soli, dimenticati, ignorati.

 

«Chiuso il percorso nella struttura protetta prevista dalla legge che ne è di loro? Chi li accompagna in modo che non prendano una cattiva strada?».

 

Non abbiamo la risposta, ma il dovere di condividere e di dare voce a questo appello ce lo prendiamo in pieno e lo facciamo nostro perché arrivi a quanti sono chiamati a decidere e occuparsi di questi fratelli e sorelle minori che hanno pieno diritto di salire sul treno e di affrontare un viaggio ben accompagnati.

 

Il bello e l’essenziale.

Raccontare la Fraternità dei Frati Minori Rinnovati che vivono la loro missione e vocazione dentro cinque vagoni di treno è un’esperienza personale e narrativa unica.

 

La tentazione di abbellire la scrittura con aggettivi ridondanti è forte, ma è già tutto così bello ed essenziale che aggiungere non serve. Siamo in un’inaspettata campagna napoletana piena dei colori dell’autunno, dove la città non è ancora finita e la periferia non ancora iniziata. All’insolito convento si arriva scendendo una fermata prima del capolinea della Metropolitana dell’Arte, non lontano dalla Facoltà teologica, vicino a Capodimonte e proprio di fronte a Scampia.

 

Punti cardinali dipanati dalla Provvidenza che nel 1976, qui inviò i frati francescani, destinando loro l’uso gratuito di un terreno messo a disposizione da un benefattore del posto.

 

I cinque vagoni

I confratelli si misero all’opera per fondare il convento, e pensarono a due container, ne arrivò uno soltanto. Intento, le Ferrovie dello Stato dismisero i vagoni degli anni Quaranta, il costo non era eccessivo e si decise di prenderne cinque. Sono ancora lì: uno fa da centro d’ascolto e da confessionale, aperto a ricevere chi entra e porta fin qui le cose del mondo e vuole trovare un po’ di pace, il conforto di una parola meditata, l’ascolto dei frati che accolgono, tendono la mano e offrono un sorriso senza giudicare.

 

Gli altri quattro, sono la casa dei cinque frati e del postulante che sta facendo esperienza di vita comunitaria, dalle giornate scandite dalla preghiera, dalla meditazione e dalla condivisione. Qui non si compra nulla, eppure non manca quel che serve, e poiché non c’è il frigorifero, ma le persone generose sono tante, il cibo si divide con le famiglie che bussano alla porta per chiedere sostegno e una parola di conforto. Al netto della poesia del viaggio, i vagoni sono lamiere fredde in inverno e arroventate sotto la calura estiva, ma il sorriso dei frati rende tutto lieve, sopportabile e profondamente vero.

 
 
 

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