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Il Sole di Stagno - Romanzo

 

Il Sole di Stagno - Vincenzo Aiello - con-fine ed. - Bologna, 2006

C'è qualcosa che accomuna questo racconto di Aiello al grandioso romanzo di Walter Siti, Troppi paradisi. Così lontani e tra di loro diversi, entrambi si sono proposti di tematizzare il tempo, fissandolo alla svolta del secolo e del millennio. Per narrare come storia la contemporaneità e la propria stessa esperienza, senza consegnarsi all'autobiografia, bisogna scegliere una lingua e giova inoltre (secondo me) una cornice esplicita di referenti cronologici. Che annunci subito il carattere del testo, di selettiva ricostruzione. Distante dal testo soggettivo della semplice memoria. È il problema che Aiello, nella sua prova d'esordio, ha in parte eluso, affidandosi ai soli dati interni. Quanto alla lingua invece, o meglio alla voce di scrittore, ha usato felicemente, la sua, che nella nuova generazione è una delle più personali.

Lidia De Federicis (L'Indice dei Libri) 

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"La logica è finita ed i fatti non spiegano più niente"

Post n°1022 pubblicato il 13 Giugno 2012 da VincenzoAiello68
 
Foto di VincenzoAiello68

Nel 2009 la scrittrice napoletana Patrizia Rinaldi con “Blanca (pagg. 208, euro 14; Dario Flaccovio editore)” aveva introdotto un nuovo microcosmo investigativo nel Commissariato di Pozzuoli. Ora con “Tre, numero imperfetto (pagg. 192, euro 16; edizioni e/o)” fa ritornare in vita quei personaggi: a partire dal commissario Vincenzo Martusciello che si ritrova tra capo e collo l’omicidio di un neomelodico famoso Jerry Vialdi, anche se in un primo momento per questioni di competenza non se ne vuole occupare. Ma c’è da riempire il vuoto che ha dentro ed anche se “la logica è morta ed i fatti non esistono più” si lancia nell’indagine, nonostante il suo collega Malanò già pensi al nuovo posto di vicequestore. Con lui sempre il mitico ispettore Liguori aristocratico-poliziotto sempre più attratto dal vero protagonista della storia: la sovrintendente ipovedente Blanca Occhiuzzi che vive con sua figlia adottiva Ninì e con sempre meno difese vero il bell'ispettore. E Peppino Carità che la frequentazione di un corso di teatro ha fatto diventare Giuseppe Carita, con una dizione migliore e l’abbandono della supplenza dei caffè commissariali. Gli omicidi aumentano ed al di là della descrizione inziale della scrittrice che farebbe pensare ad un clone di Tony Pagoda di Paolo Sorrentino, la Rinaldi si riprende la scena narrativa confermando le sue maggiori e migliorate qualità: introspezione delle umane passioni, lingua finissima e ritmo narrativo.

Vincenzo Aiello

 
 
 
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